Supergirl è sempre stata un personaggio bistrattato. Nata dalla volontà di DC Comics di capitalizzare sul successo di Superman , di cui è la cugina, Kara Zor-El ha goduto raramente di storie memorabili. Prima degli anni 2010, la Ragazza d’Acciaio era nota soprattutto per la sua morte nel crossover Crisi sulle Terre Infinite e per un ciclo di storie scritto dal compianto Peter David negli anni ’90.
Solo di recente, grazie alla pregevolissima miniserie Supergirl: La donna del domani e all’annuncio del film omonimo in uscita il 25 giugno , l’alter-ego di Kara Danvers è riuscita ad attirare l’interesse del grande pubblico, finalmente interessato a scoprirne le origini.
Essendoci numerose versioni del personaggio – caratteristica tipica dei supereroi DC – ricostruirne la storia è complicato. Di questo se n’è accorto anche l’editore, che nel 2017 commissionò alla scrittrice Mariko Tamaki (E la chiamavano estate ) e alla disegnatrice Joelle Jones (Batman ) una miniserie che fungesse da starting point ideale per la Donna del domani: Supergirl: Diventare Super .
Supergirl alle prese della pubertà
L’approccio alla riscrittura del personaggio adottato in questa miniserie ricalca per certi versi quello di Superman: Alieno Americano , ossia un misto di teen trama e coming of age atto a svecchiare una figura altrimenti troppo camp per il gusto moderno.
In Diventare Super , inizialmente Kara non è a conoscenza né delle sue origini kryptoniane né dell’esistenza di suo cugino Kal-El e tiene nascosti i suoi poteri ad amiche e conoscenti. Gli unici a sapere delle sue doti sono i genitori adottivi, una coppia di contadini della città di Midvale: lui grosso, burbero, ostile nei confronti del governo e forse complottista; lei pingue, amorevole e naive .
Le giornate di Kara sono quelle di una qualsiasi adolescente delle zone rurali degli USA, passate tra scuola, casa e aiuto nei campi. Lei non vuole usare i suoi poteri per uno scopo preciso, solo nasconderli per evitare attenzioni indesiderate . A un certo punto, però, questi poteri vengono meno nel momento del bisogno, traumatizzando la ragazza e spingendola a interrogarsi su sé stessa e il suo essere aliena.
Mariko Tamaki è una sceneggiatrice esperta di drammi adolescenziali in cui il tema dell’identità – spesso intesa come identità sessuale – ha un ruolo centrale. Nelle sue storie l’intreccio è spesso subordinato all’esposizione del travaglio emotivo dei personaggi, e Supergirl: Diventare Super non fa eccezione.
I problemi di Kara con la propria identità sono palesi, ma risultano poco interessanti per il lettore , poiché quasi nessuno di questi trova riscontro in eventi concreti all’interno della storia. La protagonista vuole essere normale, conformarsi, e il suo percorso di crescita consiste nell’accettare la sua intrinseca diversità.
Uno stilema narrativo piuttosto standard, che però cozza terribilmente con la parte supereroistica della narrazione , la quale risulta quasi del tutto distaccata dagli aspetti più emotivi. Gran parte dei problemi interiori di Kara derivano quasi tutti da fattori esterni, e lei non deve fare quasi niente per superarli, dimostrandosi quasi del tutto priva di sfumature e ambiguità .
L’idea che Kara non abbia mai voluto approfondire davvero le proprie origini, pur soffrendo la propria condizione di aliena, la rende un personaggio passivo e di scarso interesse e la priva di uno dei pochi elementi classici veramente funzionali del personaggio: a differenza del più noto cugino, Kara ha vissuto e ricorda Krypton prima della sua distruzione, rendendola molto più legata al proprio retaggio.
Tamaki avrebbe potuto sfruttare questa caratteristica per imbastire un conflitto familiare interessante, e invece ha preferito privarla di questa unicità per avvicinarla a Superman .
Invero l’autrice dissemina qua e là spunti molto interessanti che potrebbero giovare alla sua caratterizzazione, ma non li approfondisce mai . Lo stesso rapporto con il padre – un complottista che si ritrova a essere genitore di un vero alieno – avrebbe potuto essere il perno su cui incentrare l’intera narrazione, anziché dar vita a una banale versione incattivita e monodimensionale di Jonathan Kent.
Purtroppo, anche il comparto grafico della miniserie delude. Lo stile ruvido e graffiante di Joelle Jones , artista che tanto bene aveva fatto su Batman e Catwoman , risulta drammaticamente depotenziato e fuori contesto in una storia che avrebbe necessitato di un tratto più pulito e sintetico, sulla falsariga dei moderni prodotti di Archie Comics .
Spesso espressioni e anatomie risultano poco convincenti e la mancanza di scene dinamiche tarpa ulteriormente le ali all’artista, che trova qualche slancio di brillantezza in tavole di ampio respiro in cui può sperimentare con inquadrature e soluzioni visive. Un tipico caso di disegnatrice giusta sulla miniserie sbagliata .
Il risultato è un lavoro riuscito a metà, che a volte appare raffazzonato, altre volte maldestro, come se davvero Jones non avesse idea di come approcciare il personaggio e il tono della storia , pur riuscendo a portare a casa un lavoro nel complesso dignitoso, ma che non rende giustizia a un’artista capace di ben altre performance.
Supergirl: Diventare Super è una miniserie che nasce da ottimi presupposti : un team artistico di livello; un personaggio poco approfondito sul quale poter ricavare molto; stilemi narrativi ben rodati. Nel complesso, infatti, la storia non è assolutamente da buttare e funziona quel tanto che basta per invogliare i nuovi lettori a recuperare altre storie del personaggio.
Finisce però per non esprimere mai il suo vero potenziale , accontentandosi di una storia semplice, personaggi ancora più semplici e tavole tirate fuori alla bell’e meglio. Probabilmente ciò è dovuto a uno scarso lavoro dal punto di vista editoriale, che hanno funestato il lavoro di due autori già poco assonanti per stile e contenuti.
Resta comunque un utile starting point per conoscere il personaggio e prepararsi al suo esordio sul grande schermo. Qualora però cercaste un punto di vista interessante sul personaggio, o anche solo una storia visivamente accattivante, si consiglia caldamente di guardare altrove .
Supergirl: Diventare Super
Pros
Buona introduzione al personaggio
L'associazione tra la crescita emotiva di Kara e lo sviluppo dei suoi poteri
Qualche tavola di buon livello registico
Nel complesso, il mix teen drama/coming of age funziona
Cons
Dinamiche tra personaggi poco sviluppate
Buone idee messe da parte in favore di argomenti meno interessanti
Comparto visivo poco impattante
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