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D-Topia, la recensione: un futuro non troppo lontano

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Ho inaspettatamente ricevuto la key di D-Topia per PS5, indie sviluppato dallo studio giapponese Marumittu Games e distribuito da Annapurna Interactive. Reduce da quella piccola ma chiacchierata perla chiamata Mixtape, sapevo di trovarmi davanti a un altro videogioco di alta qualità, seppur parecchio diverso. E infatti non sono stata smentita.

D-Topia si presenta come un gentle-paced puzzle adventure, una breve avventura dove il videogiocatore è chiamato a risolvere diversi rompicapi, aiutare i residenti della città e soddisfare le loro richieste. Musiche, ambienti e atmosfere sono tranquille, calme e rilassanti, ma non fatevi ingannare: quando meno ve l’aspettate, D-Topia vi mette davanti a dilemmi etici e filosofici imponenti, che vi obbligano a riflettere su voi stessi e confrontarvi con la società attuale.

Ma come può un gentle-paced puzzle adventure essere così complesso? E perché D-Topia è una piccola chicca da tenere in considerazione?

D-topia | Reveal Trailer

Benvenuto, Numero 046

In un futuro non troppo distante in cui le risorse della Terra sono molto risicate, nasce il progetto Utopia, un mondo perfetto e armonioso governato dall’Intelligenza Artificiale. L’umanità conquista così una nuova tappa evolutiva, caratterizzata da un rapporto sempre più solido con le macchine, da una speranza di vita notevolmente aumentata e da un’alimentazione completamente sintetica. Per garantire una vita comunitaria pacifica, gli esseri umani vengono suddivisi in nuovi distretti ipertecnologici a seconda del loro status sociale: da Z-Topia, quartiere destinato alla correzione e sanzione di determinati comportamenti, fino all’ambito D-Topia, un vero e proprio paradiso digitale guidato dal motto “La felicità per la maggior parte delle persone”.

Nel gioco impersoniamo Shiro, residente numero 046 cui viene designato il ruolo di adiuvante: oltre a lavorare in fabbrica e lasciare il proprio contributo alla società, è chiamato a risolvere e aiutare i residenti del distretto per mantenere alto il livello di felicità. La sua figura è quindi di supporto all’Intelligenza Artificiale; ripara e mantiene le macchine di sorveglianza e risolve piccole questioni dei cittadini. Ma cosa succede quando Shiro si trova davanti a problemi che non richiedono esclusivamente la mera logica?

Clonazione, diritto di vita e di morte, controllo o sfogo delle emozioni, giustizia sociale, interferenza delle macchine nella vita dell’uomo, felicità personale e felicità collettiva: questi sono alcuni dei temi affrontati in un gioco che sembra apparentemente una coccola. Cosa farà Shiro? Rispetterà fermamente le regole imposte dall’IA, o utilizzerà uno schema di ragionamento più umano, fatto di sentimenti, buon senso e intuizione? Sta a noi deciderlo.

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I personaggi principali di D-Topia sono molto diversi, e ognuno porta con sé un proprio bagaglio esperienziale:

  • Eebie è un bambino dispettoso, scontroso e ribelle. È uno smanettone che si diverte a creare e programmare ciò che gli passa per la testa, anche a costo di strappare qualche regola;
  • Pivlof è un artista della Vecchia Era, cioè del mondo per come lo conosciamo oggi, precedente al progetto Utopia. Afflitto da una malattia un tempo incurabile, si è risvegliato secoli dopo dal sonno criogenico in un mondo che non conosce, perdendo anche il desiderio di dipingere;
  • Amane è una misteriosa e taciturna ragazza che utilizza una maschera digitale per nascondere il suo vero volto;
  • Mari è una bellissima ragazza gentile, amorevole e ben rispettata da tutti, ma custode di un grande segreto;
  • Tot è un giovanotto pacifico, ma che fatica a controllare le sue emozioni e si butta sul cibo per sfogarle.

Non li ho menzionati tutti né mi sono dilungata troppo nel descriverli, perché la verità è che vanno vissuti. Infatti, ciò che mi è piaciuto molto di D-Topia è il modo in cui ogni personaggio viene raccontato: pur essendo un’avventura molto breve, è impossibile non affezionarsi subito a ogni singolo personaggio, anche a quello più fastidioso. Questo perché il rapporto tra Shiro e i suoi amici oltrepassa la quarta parete; sono anche i miei amici, perché condividono pensieri, questioni e dilemmi con cui ho empatizzato parecchio e che hanno stimolato in me molte riflessioni diverse. In proporzione alla durata dell’esperienza, è un traguardo davvero strabiliante.

D-Topia

Un’altra fantastica giornata di lavoro!

D-Topia si sviluppa nell’arco di una settimana di lavoro, concludendosi nel giorno libero di Shiro. Poiché riflette una classica giornata quotidiana, il gameplay è abbastanza ripetitivo, seguendo di norma questo schema:

  • Al mattino, Shiro si sveglia e fa colazione. Si lava la faccia, viene sottoposto a dei controlli delle proprie funzioni fisiologiche e si reca al lavoro in fabbrica. Nella strada possono accadere delle piccole questioni da risolvere, che possono fruttare qualche soldo;
  • Shiro arriva in fabbrica e lavora. Qui entra in gioco la componente dei rompicapi: per ogni puzzle risolto viene calcolato un punteggio di rendimento e produttività, che frutterà lo stipendio della giornata -magari fosse così pure nella vita vera, pagano anche di più!-. Il pomeriggio è libero per garantire un felice equilibrio vita-lavoro ai residenti;
  • Nel pomeriggio avvengono i risvolti principali della trama. Shiro è chiamato a risolvere i problemi dei residenti, che allo scorrere del tempo diventano sempre più delicati e impegnativi;
  • La sera Shiro rincasa, cena, si doccia e va a dormire per la giornata successiva.

Questo senso di routine è importante all’interno di D-Topia, perché serve a rafforzare la dissonanza tra una vita perfetta e paradisiaca e una vita da robot. Non a caso, anche gli ambienti del gioco sono veramente esigui: casa, fabbrica, salone, sala centrale, giardino e deposito.

Shiro fa continuamente avanti e indietro da una parte e dall’altra, parlando con la gente e preoccupandosi del corretto funzionamento delle macchine che aggiusta nella Visione Parallela, un sistema di accesso a una realtà alternativa che gli permette di dialogare direttamente con i cosiddetti troidi e scoprire i loro veri pensieri. All’interno di questo spazio si trovano anche i collezionabili del gioco che, ironicamente, sono dei Topi. Effettivamente in un mondo così alienante la distanza tra l’essere umano, il robot e un topo è davvero sottile.

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Un’altra importante componente del gameplay di D-Topia è la Ponderazione. Di fronte a decisioni che impattano lo sviluppo della trama del gioco, Shiro si ferma a riflettere sul da farsi e sviluppa una vera e propria mappa concettuale per schiarirsi le idee sul problema. Il giocatore configura le branches a suo piacimento, a seconda di quello che ritiene più importante o giusto per sé. Sono momenti fondamentali che decreteranno il futuro dell’intera D-Topia, nonché il livello di felicità -reale, non strumentalizzata- dei residenti.

Anche se il decision making non è nulla di innovativo nel panorama videoludico, ho decisamente apprezzato l’originalità della mappa concettuale, uno strumento che vedo più spesso come riassuntiva degli eventi -pensate a Detroit: Become Human o a 000: Virtue’s Last Reward– e non come costitutiva degli stessi. Mi piace anche l’effetto di contrapposizione che crea: un processo prettamente matematico e razionale che consente però di ragionare su valori, sentimenti e temi altamente emotivi e affettivi.

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Dal punto di vista grafico e sonoro, si vede tutta l’impronta del minimalismo tipicamente giapponese: uno stile pulito, predominanza del bianco e musiche che ti immergono in un’atmosfera decisamente corporate, quasi soffocante. Quei pochi colori presenti nel cibo, nell’arredamento o nelle piante del giardino sono schiacciati da una brillantezza anomala e alienante, che rilassa ma solo nell’apparenza.

D-Topia infatti, pur presentandosi come un gioco molto soft e cozy, nasconde dei dettagli incredibilmente disturbanti: piccole telecamere ovunque che seguono Shiro a ogni passo, troidi innaturalmente allegri e positivi nel dialogo con gli esseri umani, piante del giardino sintetiche esattamente come il cibo che viene rigorosamente consegnato a casa seguendo un menù fisso. L’insieme risulta in un’esperienza tranquilla non perché effettivamente rilassante, ma sedata e controllata. È qui che risiede la domanda chiave di D-Topia: cosa siamo disposti ad accettare? A cosa siamo disposti a rinunciare? Qual è il confine tra la felicità individuale e quella collettiva?

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Conclusioni

Un gioco come D-Topia poteva essere sviluppato solo da uno studio giapponese. È un titolo che propone un’imponente critica alla concezione di benessere collettivo, rivendicando la libertà di scelta del singolo e la possibilità di definire un proprio percorso personale nel raggiungimento della felicità. Anche quando decidiamo di rimetterci alle norme dell’Intelligenza Artificiale, lo facciamo con consapevolezza, solo dopo averci ragionato sopra e aver preso una nostra decisione.

È un gioco che si scopre piano piano attraverso il dialogo, e che più volte sottolinea come l’essere umano sia sostanzialmente insostituibile pure a fronte di uno sfrenato progresso tecnologico. È una lettera d’amore all’umanità, un invito a rompere routine che ci sembrano così opprimenti e familiari allo stesso tempo per pensare con la nostra testa e uscire da un’anestesia collettiva. In un certo senso per atmosfere e morale finale mi ricorda un po’ il dungeon di Maruki di Persona 5 Royal; forse è anche per quello che il gioco mi ha affascinato molto.

In sintesi D-Topia, nella sua brevità, si configura come un’esperienza incredibilmente intensa e soprattutto facilmente accessibile in termini di gameplay, di difficoltà degli enigmi, di comprensione degli eventi e della sceneggiatura. Pur essendo ambientato nel futuro, risulta estremamente attuale e vicino alle nostre vite. Se volete vedere uno specchio verosimile del futuro, o riflettere su quanto sta accadendo oggi, giocatelo; ne vale davvero la pena.

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D-Topia
GAMEPLAY E LONGEVITÀ
7.5
COMPARTO GRAFICO E SONORO
9
COERENZA E CURA DEL DETTAGLIO
9
Pros
Esperienza rilassante e al contempo riflessiva
Temi importanti e attuali affrontati con delicatezza
Gameplay intuitivo, con rompicapi sfidanti ma non troppo
Personaggi profondi e molto interessanti
Ottima sceneggiatura
Buona replayability, dovuta a possibilità di scelte diverse
Cons
Qualche piccola imperfezione nella localizzazione
Esplorazione basata su telecamera fissa
Durata media di una partita abbastanza breve e ripetitiva
Troppo back-n-forth tra un luogo e l'altro
Design affascinante, ma decisamente troppo minimal
8.5
VOTO

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Sono cresciuta con pane, videogiochi, anime e arte. Comunicatrice di formazione, la mia passione per le scienze umane e il mio sguardo mi permettono di cogliere le scelte stilistiche di ogni prodotto mediatico e attribuire loro un significato più profondo.

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