Recentemente abbiamo dedicato un bel po’ di spazio, su queste pagine, al mondo di Fallout , ovviamente per l’uscita della seconda stagione della serie live action (qui trovate la nostra recensione ) e ovviamente perché era un bel po’ che il franchise non poteva contare su qualcosa di così ben fatto come questa serie TV , decisamente da ben prima del tanto detestato Fallout 76 dei Bethesda Game Studios , che ricordiamo è uscito ormai parecchi anni fa, nel 2018.
Però recentemente, proprio post-serie TV, ci è balzata alla mente una domanda, un dubbio, pensando anche alla community che il titolo ancora riesce ad attrarre a sé: perché giocare a Fallout 76 nel 2026? Ha ancora senso? Com’è oggi la vita nel West Virginia del 2102 , ovvero 25 anni dopo quel 2077 che segna la guerra atomica che fa da incipit all’intera saga di Fallout ?
Fallout 76: un nuovo inizio Per rispondere a questa domanda, abbiamo riattivato il nostro Game Pass e abbiamo creato da zero un nuovo alter ego, per (ri)vivere la true experience nel West Virginia. Ed è anche stata l’occasione per immergerci in tutti i contenuti spuntati come funghi in questi anni, come l’ultima stagione di contenuti a esser stata lanciata in ordine di tempo, incentrata di nuovo sui criptidi e in particolare sullo scimmiesco Bigfoot , oltre che ai cari, vecchi Zetani, gli alieni della saga (ai quali abbiamo dedicato anche un reel ).
Ovviamente l’incipit è il medesimo che abbiamo sempre visto all’interno del gioco Bethesda: ci svegliamo all’interno del Vault 76 , bunker sotterraneo in cui vive una piccola comunità (noi e il resto dell’utenza del videogame) destinata a ripopolare i monti dell’Appalachia e, da lì, gli interi Stati Uniti d’America .
Dopo il tutorial iniziale e quant’altro, ci prepariamo a uscire dall’enorme porta metallica del Vault 76 per buttarci nelle foreste radioattive e contaminate del West Virginia. Questa volta, però, non abbiamo davanti la solita, lunga scalata attraverso i primi punti esperienza e i primi livelli. Assolutamente no, Fallout 76 consente infatti di partire direttamente dal livello 20 .
Ciò è sicuramente utile e comodo per non arrancare nelle prime ore di gioco, oltre che per ambientarci istantaneamente ai molti contenuti aggiunti nel corso degli anni e per non sentirci troppo sottolivellati rispetto a tutta la community che abbiamo incrociato giocando, con personaggi dal livello 500 in su.
Insomma, dal livello 20 in poi possiamo goderci l’Appalachia e il West Virginia come e anzi meglio di un tempo (ok, forse non ci voleva molto, ma ci siamo capiti).
La più grande scoperta del post-apocalisse: gli NPC NPC , lo sapete, sta per Non-Playable Character o Non-Player Character e fa riferimento a tutti quei personaggi (in game) che non sono controllati direttamente da chi gioca. Molto spesso, al di là di nemici e quant’altro, sono gli NPC a dare missioni, fornire informazioni, diventare companion e molto altro ancora.
Ecco, immaginate di creare un videogame della saga di Fallout (piena di innumerevoli NPC memorabili) e pubblicarlo totalmente sguarnito di NPC di quasi qualunque sorta. Certo, potremmo obiettare che il focus avrebbe dovuto essere il multiplayer, ma insomma: dai alla luce un titolo comunque fortemente ruolistico e ti “dimentichi” gli NPC ?
A quanto pare sì, visto che agli albori di Fallout 76 l’Appalachia era popolata da nemici senza mente, mostri di ogni genere, al massimo robot. E le missioni si ottenevano grazie a registrazioni e computer in game. E sì che in Bethesda avevano già avuto modo di fare pratica con un titolo multigiocatore con The Elder Scrolls Online , uscito ben 4 anni prima di questo Fallout .
Ma no, Bethesda aveva deciso di sbatterci la testa. Di nuovo. Tuttavia, seppur dopo un bel po’, erano arrivati i primi NPC , le prime missioni che non fossero delle mere fetch quest (“vai da A a B, uccidi un tot di nemici, raccogli un determinato oggetto ” e poco altro).
Già così, il West Virginia falloutiano aveva iniziato a cambiare volto. E oggi abbiamo un vero e proprio mondo popolato e decisamente vivo , a prescindere da quanti utenti ci siano attivi nel nostro server.
Possiamo dirlo? Finalmente. Finalmente vediamo i primi movimenti della fascistoide Confraternita d’Acciaio , i vari gruppi di predoni che cercano di sopravvivere a scapito di qualunque altra fazione ed essere umano, i più miti e spesso vittime abitanti dell’Appalachia . E molto altro ancora, come le comunità di ghoul (persone rese pressoché immortali dal contatto con le radiazioni, seppur cedendo in cambio un aspetto orrorifico e una mente sempre più preda della rabbia).
A proposito di ghoul, con un aggiornamento di qualche tempo fa è stato anche introdotto il ghoul per eccellenza, Cooper Howard , co-protagonista della serie live-action di Amazon Prime Video.
Davvero un nuovo inizio: diventare ghoul in Fallout 76 Uno dei motivi che ci ha spinto a tornare a calcare le zone irradiate del West Virginia è stata, dobbiamo ammetterlo, la possibilità di diventare ghoul anche noi che giochiamo.
Si tratta di una feature da sempre preclusa all’utenza , una funzionalità spesso richiesta e finora accessibile solo tramite mod nei titoli precedenti, oppure che potevamo trovare fuori dal medium videoludico rivolgendoci al gioco da tavolo e al gioco di ruolo ufficiali .
E, da qualche tempo, disponibile anche in Fallout 76 . Certo, è necessario raggiungere il livello 50 , ma a quel punto ci basta ascoltare uno specifico segnale radio per far partire la quest.
Tempo qualche missione e potremo anche noi vantarci della nostra pelle cadente , degli occhi vitrei , la necessità di assumere sostanze per tenere a bada la nostra follia. Da qui cambia anche il gameplay: nuovi perk, nuove abilità , mentre altre ci vengono precluse, mentre intanto diventiamo immuni alle radiazioni (che anzi, adesso ci curano), così come siamo immuni alle malattie, alla fame e alla sete.
Perk, abilità, carte: il solito, caro, vecchio Fallout 76 Per il resto, Fallout 76 ci dà, lato gameplay, quello che ci ha sempre dato: sconfiggere nemici, salire di livello, sbloccare punti S.P.E.C.I.A.L. e conseguentemente ottenere carte abilità da equipaggiare in base al nostro stile di gioco.
Su questo in Bethesda, nel corso del tempo, sono rimasti fedeli alla linea . Non ci aspettavamo nulla di diverso, onestamente, ma siamo anche felici così, visto che se c’era una cosa assai efficace, a cavallo fra multiplayer e origini da giochi single-player, era il sistema di perk, carte e abilità.
Giocare a Fallout 76: per tutte le stagioni Neanche il tempo di riabituarci ai vari elementi di gameplay, nonché di prendere la mano alle decine di missioni che ci vengono lanciate costantemente addosso , che attorno a noi il gioco si aggiornava fra stagioni ed eventi sempre nuovi, fra criptidi, la misteriosa Enclave, i predoni, la Confraternita d’Acciaio e tutti gli altri strani abitanti della Zona Contaminata.
Sicuramente apprezziamo l’impegno nel continuare a sostenere il progetto (anche grazie al ritrovato interesse verso la saga legato alla già citata serie in live action) e speriamo che si prosegua verso questa direzione anche nei mesi a venire.
Fallout 1st e tutto quello che non ci piace Tuttavia rimangono alcuni problemi sedimentati nel corso del tempo , problemi che difficilmente spariranno.
Ci riferiamo ad alcune feature, in primis Fallout 1st , abbonamento premium interno a Fallout 76 . L’utilità di questo abbonamento è unicamente quella di poter creare i propri mondi privati , oltre al poter ottenere premi stagionali , elementi esclusivi legati al farming, al camping e alle skin, e simili componenti aggiuntive.
A proposito di premi stagionali , come ormai quasi ogni titolo multiplayer online, anche nel giocare a Fallout 76 abbiamo stagioni a premi , che sblocchiamo man mano che raggiungiamo obiettivi giornalieri, settimanali e via discorrendo. Anche in questo caso non siamo fan di tali modalità ludiche, ma quanto meno pure senza Fallout 1st si possono ottenere skin ed elementi aggiuntivi gradevoli.
In aggiunta ai premi stagionali ci sono pure gli Atom per sbloccare elementi cosmetici e aggiuntivi nello shop in game , così come ulteriori valute online da ottenere con determinati obiettivi, missioni, sfide, spedizioni oppure, ovviamente, con valuta reale . In questo caso, un po’ come per quel che riguarda le stagioni, abbiamo comunque notato che, se non vogliamo ottenere proprio tutto tutto, ma giusto qualcosa ogni tanto, difficilmente sarà necessario usare denaro reale .
Un mondo vastissimo da esplorare Se poi vogliamo qualcosa di sicuramente e sempre bellissimo (elemento in realtà tipico dell’intera saga di Falllout ), dobbiamo concentrarci sulla lore e sull’esplorazione : le storie nascoste nelle registrazioni, negli olonastri sparsi per tutta la mappa, nei terminali, nei diari abbandonati chissà quando e da chissà chi.
Perché questo è forse il dettaglio in cui Fallout 76 è più Fallout . Non il gameplay, neanche la componente ruolistica, neppure le iconiche canzoni della colonna sonora, ma il girovagare con l’unico scopo di scoprire .
Nuovi luoghi Anni e anni dall’uscita hanno significato anche nuove aree, nuove zone da esplorare e, appunto, da scoprire. L’ultima in ordine di tempo è stata la zona desolata dell’Ohio post-apocalittico , con il cui update è stato anche introdotto il ghoul del live-action di cui parlavamo sopra.
Ma ci sono anche Pittsburgh e Atlantic City , che in game compaiono con le missioni speciali chiamate Spedizioni , che possiamo attivare dalla mappa del West Virginia, partendo a bordo di un Vertibird (gli “elicotteri” della saga falloutiana ).
Da un lato c’è Atlantic City con i suoi casinò e le sue famiglie mafiose , ottimo modo per riportare alla mente l’eccelso Fallout: New Vegas . E dall’altro lato c’è Pittsburgh, anzi The Pitt : una delle aree più inquinate degli interi Stati Uniti post-guerra, questa zona non è nuova alla saga (The Pitt era infatti anche il titolo di un DLC di Fallout 3 , che proprio qui si snodava).
Un mondo vivo: la community di Fallout 76 Tralasciamo però ora l’esplorazione, le creature, le mutazioni, le mostruosità, gli NPC. Cosa rimane del titolo di Bethesda?
Sorprendentemente, nonostante gli anni e (nonché le critiche) che si porta sul groppone, rimane una community particolarmente viva . Giocare a Fallout 76 adesso significa, contro ogni previsione, trovarsi dentro a un multiplayer che ha ancora qualcosa da dire.
Certo, forse non come ci aspettavamo e forse neppure come si aspettava Bethesda, soprattutto contando quanto nel tempo la componente multigiocatore sia diventata sempre più secondaria nell’esperienza videoludica di questo Fallout . Però questa community esiste e sopravvive con noi : ed è una community decisamente più supportiva e poco aggressiva di quanto potremmo aspettarci (certamente in questo aiuta attivare la modalità pacifica ).
E così ecco decine di utenti di livelli a quattro cifre avvicinarsi ai più piccoli per regalare armi, munizioni, elementi per il crafting , per poi sparire nella nebbia sollevata da un fungo atomico.
8 anni di ritardo: perché? Forse non siamo ai livelli di No Man’s Sky per quel che riguarda la redenzione , forse Fallout 76 non è comunque un gioco meraviglioso . Anzi, con tutta certezza, non lo è e basta.
Tuttavia, dal West Virginia ad Atlantic City, dagli NPC all’esplorazione, dalle musiche alle ruolate, dalla costruzione del proprio accampamento fino al multiplayer (multiplayer che, come accennato, a tratti risulta superfluo , ma in buona parte dipende anche da come si decide di affrontare questa tipologia di giochi).
Abbiamo un videogame vero, tangibile, di fronte ai nostri occhi e nelle nostre mani . Ne ascoltiamo la colonna sonora e ci spaventiamo per le creature che ci attendono nell’ombra, scappiamo dalle imminenti esplosioni nucleare e ci godiamo le radiazioni mentre la pelle si disfa sul nostro volto.
Per questi e per tanti altri motivi, in testa continua a rimbobarci una domanda: perché?Perché abbiamo dovuto attendere così tanti anni per poter assaggiare almeno un minimo di ciò che Fallout 76 avrebbe dovuto essere sin dal principio?
E forse è un po’ come la guerra che non cambia mai (per parafrasare la catch phrase della saga): i publisher, i publisher non cambiano mai . Così, all’epoca, c’eravamo trovati con un gioco lanciato in maniera disordinata e da principio senza un vero piano di medio e lungo termine, con bug e problemi di ogni sorta, con una comunicazione manchevole ed errata.
Sì, oggi abbiamo tutto un altro Fallout di fronte a noi, e non possiamo che esserne felice. Ma rimane comunque un’occasione sprecata , un’occasione per la quale sarebbe stato meglio non dover attendere 8 anni.
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