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Supergirl – Recensione: la donna del domani

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Con James Gunn a tessere le fila del nuovo corso dell’universo cinematografico dei DC Studios, già sapevamo cosa aspettarci, e già ne avevamo avuto un assaggio l’estate scorsa con Superman: quest’anno, invece, è toccato alla cugina del Clark Kent di David Corenswet, ovvero la Supergirl interpretata da Milly Alcock.

Dicevamo di James Gunn che tiene controllo della nave cinematografica (e non) del DCU, e però qui lascia il posto alla scrittura di Ana Nogueira e alla regia di Craig Gillespie (Tonya, Crudelia). Il canovaccio di questa pellicola è stata principalmente la run a fumetti della DC Supergirl: Woman of Tomorrow (in italiano La donna del domani), con rimandi però all’intera vita cartacea del personaggio.

Ma insomma, com’è questo film? Godibilissimo, certo, ma purtroppo in alcuni punti una versione sbiadita di quel che fu Superman. Scoprite perché nella nostra recensione di Supergirl.

Supergirl | Official Trailer

Supergirl: una storia come tante

Quando ci si avvicina a un personaggio del genere, con un passato ingombrante come quello di Supergirl (sia in termini di storia editoriale, sia pensando al precedente film, appunto Superman) è sempre arduo trovare il modo per raccontare una storia che sia classica, ma senza che risulti ripetitiva, cercando di sorprendere ed emozionare. Il film di Nogueira e Gillespie riesce in questo? Non sempre, purtroppo.

La storia si muove fra alti e bassi, con un incipit che va benissimo per una delle decine, centinaia di run a fumetti, ma che per il debutto cinematografico di un personaggio iconico come Kara Zor-El (l’alter ego kriptoniano della supereroina) risulta stantio e decisamente già visto.

Mentre Kara viaggia, in compagnia del supercane Krypto, di pianeta in pianeta festeggiando il proprio ventitreesimo compleanno, si imbatte nella giovane Ruthye Marye Knoll (intrepretata da Eve Ridley). La ragazza sta cercando chi la aiuti a vendicare la propria famiglia, uccisa da alcuni temibili briganti.

Supergirl - Recensione: la donna del domani 2

Ora, sia chiaro, al di là delle critiche questo avvio funziona e regge l’intera storia, ma appunto allo stesso tempo è uno scorrere un po’ fiacco. E non pesano le tantissime scene d’azione inserite nelle due ore scarse di visione, così come non importano le apprezzabili riflessioni sulle dinamiche di potere e di genere, elemento che forse avremmo voluto ancor più centrale (visti i motivi che spingono le due donne ad avanzare nella trama).

Neppure importano i flashback incentrati sul passato di Kara, il che vale anche per le immancabili scene toccanti legate a Krypto. Perché purtroppo, alla fine, rimane una storia carina e poco più, in cui tra l’altro il villain (il capo dei briganti Krem, con il volto di Matthias Schoenaerts) è la cosa più dimenticabile di queste due ore.

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James Gunn ma senza James Gunn

Immaginate di dover fare un film che replichi il successo di critica del Superman di James Gunn. Cosa fareste? Al di là di quello che rispondereste, sappiate che in casa Warner Bros. e DC Studios devono aver pensato che il modo migliore fosse rifarsi totalmente allo stile di James Gunn.

Totalmente, per davvero. Dopo i Guardiani della Galassia di James Gunn, The Suicide Squad di James Gunn, Superman di James Gunn, abbiamo Supergirl di James Gunn, ma senza James Gunn.

In molte sequenze, in molte scelte, in molte soluzioni, ci è sembrato di trovarci di fronte a una versione sbiadita del Superman di Gunn. Non parliamo soltanto della perenne musica che fa da contrasto con le scazzottate e gli scontri a schermo, né nel modo in cui con pochi dialoghi si provano a delineare rapporti umani e interi personaggi (però senza la stessa efficacia).

Ci riferiamo a precise scelte registiche. Per fare un esempio assai chiaro, ripensiamo alla meravigliosa scena di combattimento di Superman in cui Lois Lane, circondata dai cattivi, li guarda cadere sotto i colpi di Mr. Terrific.

Questa scena viene riproposta in maniera pressoché identica in Supergirl: cambiano i personaggi e i nemici che ne sono protagonisti, ma sembra veramente una copia perfetta delle stesse modalità narrative.

Poi, ribadiamo, Supergirl è più che godibile e vorremmo più film con un impianto di questo tipo, ma purtroppo bisogna anche metterne in mostra difetti e limiti.

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I limiti tecnici del film

Se registicamente abbiamo qualche tentennamento e a livello di trama si poteva fare di più, stessa cosa vale in buona sostanza anche per la componente tecnica e visiva.

Con un budget inferiore rispetto a quello che fu di Superman (in questo caso abbiamo circa 170 milioni di dollari, rispetto ai 225 della pellicola precedente), ciò che si è voluto mostrare avrebbe dovuto essere molto spesso più sorprendente.

Da tutte le scene di Krypto, realizzate in computer grafica, ai panorami alieni, le astronavi, le specie aliene, raggi laser, combattimenti, scene di volo e tutto il resto del pacchetto di Supergirl era lecito aspettarsi qualcosa di più.

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Seppur visivamente sia stato appagante e soddisfacente, qua e là non abbiamo potuto notare qualche sbavatura, qualche limite.

Questi limiti, diremmo inevitabili viste le ambizioni, ci hanno purtroppo riportato ogni tanto con i piedi per terra, non fino a spezzare la magia ma comunque abbastanza da risvegliarci dalla frenesia degli scontri e dei voli di Kara.

La cosa migliore e la cosa peggiore del film

In un cast variegato e che però, tutto sommato, è stato ben scelto e ha fatto un lavoro diremmo dal buono all’egregio, troviamo sicuramente la cosa migliore del film.

Supergirl: Milly Alcock

È lei, Milly Alcock, Kara Zor-El, la cosa migliore.

Al di là di quanto brilli fuori e dentro il costume, di quanto possa o meno essere naturalmente portata per intepretare la supereroina DC, c’è molto di più.

È un’attrice straordinaria, bravissima, e lo dimostra in ogni scena in cui compare. Basta uno sguardo, una parola, un gesto, e Milly Alcock è in gradi di far impallidire qualunque altro personaggio del film.

Dalle sequenze d’azione a ogni pugno, da ogni lacrima alle urla di disperazione, fino ai festeggiamenti e alle risate, Milly Alcock è la colonna portante di Supergirl, Milly Alcock è Supergirl.

Senza se e senza ma difficilmente avremmo potuto sperare in un’attrice migliore per questo ruolo.

E però, se da un lato c’è lei, dall’altro lato c’è lui, la cosa peggiore del film.

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Lobo: Jason Momoa

Finora abbiamo volutamente ignorato di citare il personaggio dell’antieroe spaziale Lobo, interpretato qui da Jason Momoa.

Perché lo abbiamo fatto? Perché sarebbe stato inutile parlarne. Un po’ come è inutile il personaggio di Lobo nella pellicola. Non dà mai un vero apporto alla trama (se non come blando espediente narrativo), e talvolta sembra che ci sia nel film un po’ per tornare a quella “imitazione” di Gunn, in questo caso nell’avere film corali ma senza le stesse capacità di gestirli.

E poi, il vero problema, è chi è stato scelto per interpretare Lobo. Lobo, antieroe potentissimo ed estremamente carismatico, che in altre mani sarebbe stato oro puro, qua ha purtroppo le fattezze di Jason Momoa, che certamente non brilla in quanto a carisma e a doti attoriali.

Cosa implica questo? Che una figura come Lobo è ridotta a una sorta di macchietta spaccatutto con il sigaro in bocca, il più grande rammarico del film, a nostro avviso.

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Supergirl: uno sguardo al futuro

Insomma alti e bassi per questo secondo capitolo cinematografico del DCU. Alti e bassi che però, secondo noi, possono prometterci e darci ancora tanto, con le dovute aggiustatine e migliorie.

Se da un lato infatti abbiamo in Milly Alcock la protagonista perfetta, nel resto vediamo troppo un film, un cast, una regia che vivono all’ombra dell’ingombrante Man of Tomorrow, Superman.

Siamo comunque fiduciosi e non vediamo di scoprire cosa ci riserva il prossimo tassello di un DCU finalmente coeso e costruito con un piano vero e proprio come mai prima d’ora.

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Supergirl (2026)
SCRITTURA
7.5
REGIA
7.5
COMPARTO TECNICO
8
DIREZIONE ARTISTICA
7
CAST
8.5
Pros
Milly Alcock è perfetta come Supergirl
Il film intrattiene ed emoziona il giusto
Il rispetto del materiale fumettistico di partenza
Si è cercato di seguire le orme di James Gunn
Cons
Le orme di James Gunn sono talvolta state seguite troppo
Lobo di Jason Momoa
Una storia che non sorprende mai eccessivamente
Qualche sbavatura tecnica
7.7
VOTO

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Supergirl - Recensione: la donna del domani 7

Da giovane era già vecchio, ora che è vecchio dice di essere giovane, ha studiato storia e linguistica, ha fatto mille lavori.
E quando videogioca stessa cosa: come minimo porta avanti quattro o cinque giochi contemporaneamente, probabilmente perdendone qualcuno per strada. Ogni tanto poi si ricorda che gli piace scrivere. Quindi scrive.

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