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Spider-Man: Brand New Day, la recensione

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Se qualche tempo fa era stato il momento di Supergirl, questo agosto 2026 è invece, senza alcuna ombra di dubbio, il mese di Spider-Man: Brand New Day (almeno a livello supereroistico, non ce ne voglia Christopher Nolan con la sua Odissea).

Prendendo spunto da diverse saghe dell’Uomo Ragno (nato su The Amazing Fantasy 15, nel lontanissimo 1962), per il titolo si rifà invece totalmente all’omonima run fumettistica pubblicata da Marvel Comics, Brand New Day appunto.

E mentre il film continua a macinare centinaia di milioni di dollari dopo centinaia di milioni di dollari, giorno dopo giorno, rendendolo un record al botteghino, noi ci siamo presi il tempo per poterne parlare liberamente. Dunque sì, aspettatevi SPOILER nella nostra recensione di Spider-Man: Brand New Day.

Tuttavia, li troverete tutti nella seconda parte della recensione del film con protagonista il Peter Parker di Tom Holland e diretto da Destin Daniel Cretton. Partiamo quindi da tutto ciò di cui possiamo parlare spoiler-free.

SPIDER-MAN: BRAND NEW DAY – Final Trailer (Peter’s Journey) 4K

La tuta di Spider-Man: gli effetti speciali di Brand New Day

Se c’è una cosa che rende il film, ennesima collaborazione fra Sony Pictures e Marvel Studios, a dir poco spettacolare, è la realizzazione della tuta dell’Uomo Ragno. Dopo anni, troppi, in cui abbiamo avuto il costume dell’eroe realizzato in digitale, qui abbiamo qualcosa di più tangibile e fisico. E si vede.

Le pieghe, i difetti, i movimenti dei tessuti e degli occhi. Tutto è una meraviglia visiva di questo costume, e possiamo tranquillamente paragonarlo al miglior costume di Spider-Man mai visto sinora al cinema: quello indossato da Andrew Garfield per The Amazing Spider-Man 2 (e se non ve lo ricordate, andate a rivedervelo).

Non da meno sono pressoché tutti gli effetti visivi che attorniano il nostro eroe e che già si erano intravisti sin dai trailer: dalla trasformazione che lo coinvolge, al ritorno di Bruce Banner/Hulk, fino alla misteriosa presenza che funge da villain della pellicola. Sì, talvolta s’intravede giusto una qualche sbavatura, ma nulla rispetto al risultato finale.

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Spider-Man: una colonna sonora al passo coi tempi (supereroistici)

Se c’è una cosa che, ormai anni fa, ha insegnato al mondo James Gunn con i suoi Guardiani della Galassia, è a infarcire una pellicola di supereroi con tante canzoni e non strettamente con colonne sonore originali.

Lo avevamo rivisto recentemente in Supergirl e, ovviamente, è successo di nuovo con Brand New Day. Al di là infatti della soundtrack originale, ancora una volta assegnata a Michael Giacchino, sempre efficace anche se forse qui non la sua miglior colonna sonora, sono tante le canzoni che danno il ritmo ai volteggi di Spider-Man.

Da Bad Bunny a Tame Impala, fino a Brian Eno, sono parecchi gli artisti che compaiono dai titoli di testa ai titoli di coda e, se talvolta sono un modo funzionalissimo alla narrazione, in qualche altro caso sono però poco più un mero sottofondo che impallidisce rispetto agli effetti visivi e a ciò che viene narrato.

Destin Daniel Cretton alla regia: come se l’è cavata?

Ma come viene narrato, ciò che viene narrato? Destin Daniel Cretton non è nuovo al Marvel Cinematic Universe: ha già avuto modo di farsi le ossa infatti su Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, così come ha diretto anche due episodi di una delle produzioni Marvel migliori degli ultimi anni, la serie Disney+ Wonder Man (purtroppo non rinnovata per una seconda stagione).

Se in generale non possiamo gridare al miracolo con la regia di Cretton, bisogna comunque dargli il merito per alcune scelte, che elevano il film sopra la massa perlopiù informe di tante, troppe produzioni legate all’MCU. Queste scelte, neanche a dirlo, sono soprattutto legate ai combattimenti e alle movenze di Spidey, in particolare per tutte quelle sequenze e quegli scontri letteralmente a testa in giù, sempre stranianti e bellissimi da vedere (e sì, ne avremmo voluti sicuramente di più).

Spider-Man: Brand New Day, la recensione 2

In più, c’è anche da dire che Cretton è riuscito anche a trovare il giusto equilibrio nell’uso dei rallenty, e sappiamo quanto spesso l’abuso di scene o frammenti in slow-motion possano diventare un peso insopportabile nei film d’azione. Ma qui no, anzi. Fra carrellate di villain e il senso di ragno di Peter, tutto è al suo posto.

Spider-Man: Brand New Day – I personaggi e il cast

La punta di diamante della lunghissima lista di personaggi che compaiono nel film è ovviamente lui, il protagonista, il Peter Parker di Tom Holland. Con questo film, sebbene chi vi scrive non avesse dubbi già da moltissimo tempo, Holland si conferma una delle migliori scelte di casting dell’intero MCU.

Ha cuore, presenza scenica, carisma, empatia, oltre che al fisico giusto per rappresentare un giovane in trasformazione, un eroe pronto ad abbracciare la maturità del suo ruolo, ovunque lo conducano le sue scelte, giuste o sbagliate che siano. E, fortunatamente per lui (e pure per noi che guardiamo il film) è accompagnato da Zendaya/MJ, complice qui di una delle scene più toccanti che abbiano mai avuto per protagonisti MJ e Spidey, ai livelli del finale di Spider-Man: No Way Home.

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Resta un po’ in disparte il personaggio di Ned Leeds (Jacob Batalon), l’amico di sempre di Peter e MJ. Purtroppo il suo screentime e la sua valenza nella storia sono assai ridimensionate rispetto al passato, non essendo più “l’uomo sulla sedia” di Spider-Man, ma quando è in scena, anche per lui, è innegabile la chimica che s’innesca all’istante con Holland e Zendaya.

Da Punisher a Hulk: comprimari a non finire

Se c’è una cosa per la quale, evidentemente, non hanno badato a spese, è stato l’aggiungere personaggi su personaggi a oltranza, un po’ come, evidentemente, è diventata la routine in ogni film di supereroi (dal già citato Supergirl a Superman).

Il problema è che, questo modo di procedere, deve avere anche un suo senso nella narrazione, altrimenti rischia di diventare mero fan service fine a se stesso. Con Spider-Man: Brand New Day siamo a cavallo fra un’utilità vera e propria e un’accozzaglia di personaggi.

Abbiamo per esempio il ritorno di Mark Ruffallo nei panni (stracciati) di Hulk. Sebbene in vari momenti il personaggio di Bruce Banner, l’alter ego umano di Hulk, venga venduto agli spettatori come un elemento cardine della trama, soprattutto in relazione alle mutazioni del DNA di Spidey e come controllare, a ben guardare si tratta spesso di un pretesto.

Spider-Man: Brand New Day, la recensione 3

Avrebbero potuto esserci soluzioni alternative, che non avrebbero richiesto la presenza, che potrebbe sembrare forzata, di Banner/Hulk nel film. Questo senza contare il mood che spesso accompagna il Banner di Ruffalo, sopra le righe e mai del tutto serio. Se non altro, però, nella sua versione “grossa e verde“, il personaggio torna ad avere una fisicità e una presenza come non si vedeva da parecchi anni, forse addirittura dal primo Avengers o persino prima.

Come Bruce Banner, altro personaggio da un lato sprecato e dall’altro inserito forzatamente è Yelena Belova, la seconda Vedova Nera, interpretata da Florence Pugh. Punto di appoggio per le indagini di Peter Parker, Yelena è una sorta di spalla comica di Brand New Day, più che un personaggio a tutto tondo, il che va anche a cozzare con quanto visto in Thunderbolts e in generale con la storia personale della Vedova Nera.

Chi invece funziona da dio è Jon Bernthal come Frank Castle/Punisher. Funzionava nella sua serie personale, ha funzionato in quasi tutte le apparizioni seriali e funziona anche qui. Anche se in Brand New Day appare edulcorato rispetto alla versione più cruda a cui abbiamo fatto l’abitudine, Bernthal non interpreta il Punitore, è il Punitore, il folle assassino di assassini a seguito della morte della sua famiglia.

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E perché Punisher funziona così bene? Da un lato per le sue origini, antieroe urbano come Spider-Man è un eroe urbano (oltre all’essere stato creato, fumettisticamente, come antagonista proprio dell’Uomo Ragno), e dunque proveniente dallo stesso setting narrativo. Dopodiché, non secondario è il modo in cui ci viene presentato, come una sorta di burbera figura paterna per Peter, un personaggio toccante e imprevedibile, spaventoso allo stesso tempo.

I cattivi: da Scorpione a tutti gli altri

Se i comprimari sono tanti, tantissimi sono i cattivi di Spider-Man: Brand New Day. Alcuni hanno giusto un po’ più di screentime, oltre che un’effettiva valenza nell’economia della storia. C’è Michael Mando che torna a interpretare MacGargan/Scorpione e, visto quanto sia efficace nei panni del villain (certamente non di prima fascia fra quelli dell’Uomo Ragno), dispiace che non abbia potuto avere anche solo un minimo di spazio in più.

Così come avremmo voluto vedere più William Metzger (Tramell Tillman), anche giusto per saperne di più sulla sua Damage Control, che si occupa del risanamento della distruzione causata da persone potenziate o mutate, ma anche dedita alla raccolta di armi, oggetti e attrezzature avanzate, oltre che incentrata sul reclutamento di individui con abilità particolari.

Spider-Man: Brand New Day, la recensione 4

Dopodiché, la lista di villain che rimangono a schermo per letteralmente due secondi è parecchio lunga.Come in Marvel avevano già fatto in apertura de I Fantastici Quattro, pure nel film di Cretton si sussegue una carrellata di supercriminali che vanno dalla serie B alla serie Z: Boomerang, Tarantula, Ramrod, ma anche Tombstone, che purtroppo non ha il tempo neanche di mostrare i denti, letteralmente.

Se tutto questo non fosse già abbastanza, abbiamo anche i ninja della Mano. Dei ninja? Che ci fanno a New York? Come funziona la loro organizzazione criminale, quali scopi perseguono? Tante domande che, come sa chi ha già visto il film, non hanno alcuna risposta. Sappiamo solo che Spidey li ha sconfitti in passato e che ora collaborano con la Damage Control. Uno spreco talmente grande della Mano che tanto valeva non inserirli proprio.

Spider-Man: Brand New Day, la recensione 5

Spider-Man: Brand New Day – Il personaggio di Sadie Sink

Parliamoci chiaro: per chi conosce anche solo un minimo i fumetti Marvel, o anche per chi conosce giusto un po’ il mondo cinematografico dei supereroi, l’identità segreta del personaggio interpretato da Sadie Sink, così tanto tenuta nascosta da Marvel, Sony e cast tutto, era un po’ un segreto di Pulcinella.

Tuttavia, a parte questo, la vera sorpresa è quanto Sadie Sink sta bene come Jean Grey, la prima mutante a fare il suo ingresso ufficiale nell’MCU. Telepate, telecineta, vittima delle macchinazioni della Damage Control, Jean Grey è, in alcuni momenti del film, la vera protagonista. E va bene così, è il modo migliore per costruire una villain e farne comprendere le ragioni, oltre che per vederne il cambiamento, le lacrime.

A distanza di anni e anni dalle ultime apparizioni cinematografiche della telepate, fra i membri principali del gruppo degli X-Men, era tanta la paura che si sarebbe trattato unicamente di uno spot per i progetti mutanti del futuro MCU. Siamo stati felici di essere smentiti e di aver trovato un personaggio tridimensionale sullo schermo.

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Com’è la storia di Spider-Man: Brand New Day?

Come già abbiamo avuto modo di accennare, diciamo che la sceneggiatura, a cui ha lavorato, fra gli altri, Chris McKenna (Ant-Man and the Wasp, Community, oltre che i precedenti Spider-Man con Tom Holland), non brilla per coerenza e coesione. Ha un suo incipit, un suo svolgimento, un suo scioglimento e una sua conclusione. Quindi, di base, rispetta dei canoni base per una narrazione quantomeno lineare. Ma porta con sé anche tanti ma.

Troppe serie, troppi film, troppo tutto

In primis ha quel problema che affligge troppi film dell’MCU: bisogna conoscere come minimo una lunga serie di film e serie precedenti per poterci capire tutto fino in fondo. Ovviamente ci riferiamo per esempio al legame stretto tra Brand New Day e la conclusione di No Way Home, in cui Peter accettava che chiunque dimenticasse della sua esistenza pur di proteggere chi ama. Chiaro che si tratta di due pellicole consequenziali della stessa saga, dunque è più che comprensibile che ci sia un elemento narrativo di questo tipo.

Ma abbiamo, come dicevamo, Yelena Belova che arriva da Thunderbolts, e abbiamo Bruce Banner/Hulk. Ok, quest’ultimo è conosciutissimo, ma potrebbe comunque essere straniante trovarselo di fronte in versione insegnante universitario. Stessa cosa vale per Frank Castle/Punisher: è famoso, ma non così tanto, e lo spettatore medio potrebbe non avere la più pallida idea di chi sia e quali tragedie abbia dovuto affrontare. Perlomeno, però, nel suo caso ci sono accenni espliciti al suo passato.

Ciò che funziona e ciò che non funziona: fra buchi di trama e sottotrame

A funzionare, invece, e tantissimo, come accennato, è la Jean Grey di Sadie Sink. Questo, nonostante non manchino alcuni buchi di trama ed elementi che lasciano il tempo che trovano. Per esempio, Jean Grey ci viene presentata come una telepate assai potente, che però deve trovarsi all’interno di una determinata distanza da una persona per controllarne la mente: a parte questo limite, perché elabora un piano a tratti contorto e caotico per raggiungere i vertici della Damage Control, quando il capo della società, William Metzger, non è mai stato così nascosto e dunque avrebbe potuto provare a prendere il controllo direttamente di lui?

A parte appunto alcune scelte di personaggi e soluzioni narrative palesemente solo per allungare il brodo o per stuzzicare i fan, per fortuna non mancano varie scene toccanti e connesse all’amore che fu fra MJ e Peter, perennemente alla ricerca negli occhi della sua ex-fidanzata di una possibilità che lei si ricordi di lui.

E tuttavia, fra buchi e cose invece ben riuscite, ci sono anche intere sottotrame che, a nostro avviso, avrebbero potuto direttamente essere tagliate dal montaggio finale. Ci riferiamo per esempio all’intera sottotrama legata alla mutazione genetica di Spider-Man. Peter si risveglia in un bozzolo prodotto da lui stesso, solo per scoprirsi con i sensi ancora più acuiti, forza ancora migliorata, dei meravigliosi occhi completamente neri e ovviamente delle ragnatele organiche (che lo portano ad assomigliare al Peter Parker di Tobey Maguire).

Spider-Man: Brand New Day, la recensione 6

Messa giù così, tutto questo avrebbe potuto essere un enorme, bellissimo elemento narrativo del film. Però, alla fine della fiera, si riduce tutto al fatto che è utile a creare uno strumento “magico” utile nell’ultimo atto della pellicola e poco altro (oltre che ad avere, a nostro avviso, grosse ripercussioni future in altri progetti dell’MCU, ma questa è un’altra storia).

Ma dunque perché è inutile questa sottotrama? Perché appunto, al di là di questa funzione tecnica per il finale di Brand New Day, per buona parte del film il tema della mutazione rimane in sordina, sullo sfondo, quando non sparisce proprio. Si accenna ai mutamenti di umore di Peter quando la mutazione si palesa, e si accenna alla paura che potrebbe provare la gente comune nel vederlo in questa versione. Niente più che accenni per un’idea che (mutuata dai fumetti originali) avrebbe potuto avere parecchio spazio in più.

Spider-Man: Brand New Day, la recensione 7

Due parole finali sull’Uomo Ragno

Spider-Man Brand New Day è il film che ci voleva per rinnovare l’interesse verso l’MCU, forse. E lo fa con una storia buona e costruita e narrata dignitosamente. Questo sebbene, talvolta, la pellicola sembri essere una sorta di patchwork di sequenze, sottotrame, personaggi che hanno poco a che spartire gli uni con gli altri.

Nonostante questo, il film regge assai bene. E, se regge così bene, è grazie anche e soprattutto al suo protagonista, ai suoi comprimari MJ e Ned, fino al Punisher di Jon Bernthal e alla Jean Grey di Sadie Sink. Probabilmente, senza di loro non avremmo un giudizio così positivo sul film.

Ora, a parte l’immancabile evento di Avengers: Doomsday in arrivo a fine 2026, rimaniamo in attesa per vedere un prossimo, eventuale Spider-Man: possiamo sperare in un’altra magia? Riusciranno a fare ancora meglio?

Spider-Man: Brand New Day, la recensione 8

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Spider-Man: Brand New Day, la recensione
SCRITTURA
7
REGIA
8
COMPARTO TECNICO
8.5
DIREZIONE ARTISTICA
8.5
CAST
8.5
Pros
Tom Holland è Peter Parker
Quasi tutto il cast è perfetto, in particolare Jon Bernthal e Sadie Sink
Un'altalena di emozioni fra scene toccanti e sequenze d'azione
Comparto visivo ed effetti speciali fra i migliori mai visti in un film di Spider-Man
Cons
Buchi di trama e soluzioni troppo facili inficiano (in parte) la qualità di alcune scelte narrative
Forse un po' troppo fan service, con tantissimi personaggi Marvel che fanno poco più che un'apparizione
La necessità di aver visto un bel po' di serie TV e film per capire appieno la storia
8.1
VOTO

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Spider-Man: Brand New Day, la recensione 9

Da giovane era già vecchio, ora che è vecchio dice di essere giovane, ha studiato storia e linguistica, ha fatto mille lavori.
E quando videogioca stessa cosa: come minimo porta avanti quattro o cinque giochi contemporaneamente, probabilmente perdendone qualcuno per strada. Ogni tanto poi si ricorda che gli piace scrivere. Quindi scrive.

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