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Steins;Gate RE:BOOT, la recensione: superare la divergenza

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Steins;Gate RE:BOOT, la recensione: superare la divergenza 1

Il viaggio nel tempo alla giapponese

Nel panorama delle Visual Novel, sono poche le serie che possono contare sulla stessa longevità e sulla stessa influenza delle Sci;Adv. Il franchise, che inizia nel 2008 con Chaos;Head dalla penna di Chiyomaru Shikura e che prosegue tutt’oggi dopo oltre una dozzina di capitoli, presenta una delle visioni sul genere fantascientifico più accattivanti del panorama videoludico. Tra cospirazioni, licenze poetiche su teorie scientifiche vere e riprodotte con sorprendente fedeltà e cast memorabili, è difficile non appassionarsi al lavoro della Mages.

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Lavoro della Mages che, proprio in occasione di Steins;Gate RE:BOOT, il nuovissimo e scintillante remake del capitolo più memorabile della serie, viene celebrato e riproposto ad un nuovo pubblico, nella speranza di attrarre fan e di dare nuovo slancio alle Sci;Adv. Questa inedita riproposizione di un classico immortale del genere ci avrà convinti? Scopriamolo assieme, senza farci scoprire dall’Organizzazione, possibilmente…

Bentornati ad Akihabara

Non basterebbero 20 di questi articoli per raccontare esaustivamente cosa ha rappresentato Steins;Gate per il panorama delle Visual Novel giapponesi. Il romanzo visivo originale, uscito nel 2009, si è fin da subito imposto non solo come una delle storie di viaggio nel tempo più atipiche e affascinanti di sempre ma anche come uno dei prodotti di intrattenimento più amati e celebrati del Giappone, grazie anche ad un adattamento animato che, sebbene non possa completamente sostituire l’esperienza del materiale originale, rappresenta uno degli anime più visti e apprezzati della storia. Dunque, è facile capire il perché Mages, azienda che peraltro non naviga in buone acque, abbia scelto di riportare in auge questo iconico mondo, con i suoi personaggi.

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Bisogna capire le dimensioni e, soprattutto, le ambizioni che questo remake ha secondo le parole degli stessi sviluppatori: dopo numerose speculazioni dei fan più esperti, secondo i quali RE:BOOT avrebbe rappresentato in realtà un sequel di Anonymous;Code (altro capitolo fondamentale per il franchise, ndr), il producer Tatsuya Matsubara ha spiegato come, a conti fatti, il gioco sia per l’appunto un semplice remake, che come scopo primario ha quello di rinnovare e riproporre una storia amata sfruttando mezzi tecnici più adeguati al panorama moderno dei romanzi visivi.

Infatti, proprio dalla storia partiamo: Steins;Gate RE:BOOT è, per la sua quasi totalità, una fedele riproposizione degli eventi di trama che i fan di lunga data hanno imparato a conoscere ed amare. Lo scienziato pazzo Hououin Kyouma, nome di fantasia dell’eclettico studente universitario Okabe Rintaro, passa la calda ed afosa estate giapponese in compagnia della sua amica d’infanzia Shiina Mayuri, una ragazza dolce ma un po’ svampita, e del suo collega Hashida Itaru, genio dei computer con un lato decisamente pervertito.

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Okabe, un vero e proprio caso di chuunibyou (termine giapponese per indicare giovani studenti che credono di avere dei superpoteri o di possedere delle conoscenze segrete, ndr), è a capo di uno strampalato laboratorio amatoriale, il Future Gadget Laboratory, in cui i suoi amici passano le giornate a bivaccare e a concepire delle strane invenzioni. Okabe sostiene di essere preso di mira da una presunta Organizzazione di stampo complottista e i suoi deliri, sebbene causino l’insofferenza dei membri del Future Gadget Laboratory, sono proprio ciò che metteranno in moto gli eventi sconvolgenti di Steins;Gate.

Prima la conoscenza fortuita di Makise Kurisu, genio precoce dell’astrofisica che entra in una sorta di rivalità affettuosa con Okabe, poi l’invenzione del PhoneWave, un innocuo microonde trasformato in una sorta di macchina del tempo, e infine la cospirazione che minaccia di cambiare il mondo per sempre, con al centro le ricerche top-secret effettuate in un celeberrimo accelleratore di particelle nascosto sotto il suolo svizzero.

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Il minimo indispendabile

La forza di Steins;Gate, che così come nell’originale brilla anche in RE:BOOT, sta proprio in questo connubio unico che viene imbastito tra ipotesi scientifiche fondate e realmente esistenti, teorie del complotto e cultura otaku, che proprio nella storia di Steins;Gate ricopre un ruolo fondamentale: tutto viene fatto collimare allo scopo di proporre un intreccio che, al suo interno, possa contenere una moltitudine sconvolgente di tematiche, da sempre uno dei punti di forza della serie delle Sci;Adv. Il palcoscenico, poi, è di quelli che rimangono impressi: Akihabara, con le sue contraddizioni e le sue esagerazioni, nasconde qualcosa di ben più grande, e scoprirlo per la prima volta – se siete nuovi fan – fa rimanere incollati alla sedia.

Dunque, la trama è in tutto e per tutto una riproduzione 1:1? . Sebbene Steins;Gate sia una storia fondamentalmente immortale e sempreverde, sarebbe assurdo riproporla per la QUARTA volta (se si considera la VN originale, l’adattamento animato e la versione ELITE, ndr) senza alcun tipo di nuovo contenuto: il lavoro di Mages è stato a malapena sufficiente, sotto questo punto di vista.

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La novità più importante, infatti, è parzialmente una non-novità: la nuova route introdotta in RE:BOOT è quella di Moeka, adattata da un Drama CD chiamato “Hyde of the Dark Dimension” uscito in giapponese nel 2010 e già ampiamente tradotto in inglese dai fan. Il nuovo contenuto si basa su quel Drama CD, ma la route effettivamente presente nel gioco porta comunque in dote scene e dialoghi inediti. Ora, ogni eroina del titolo ha una sua diramazione di trama dedicata, e questa è un’aggiunta sicuramente gradita.

Vi sono novità (scene aggiuntive, ndr) anche nelle route di Faris, Suzuha e, soprattutto, Luka, che ne migliorano sensibilmente il ritmo narrativo e rendono le rispettive romance più appaganti e solide. Infine, c’è un nuovo finale visionabile solo dopo aver completato tutti gli altri, incluso il true ending, con delle implicazioni metanarrative che riguardano l’intera serie delle Sci;Adv e che sicuramente farà felici i fan più esperti, ma i cambiamenti finiscono qui.

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Decisamente troppo pochi: c’è una bella differenza tra il cercare esclusivamente il favore di nuovi fan e il voler bilanciare tra contenuti nuovi e vecchi per impedire che dei prodotti così spinosi come i remake diventino oltretutto fini a loro stessi, e mi duole affermare che Steins;Gate RE:BOOT rientra pienamente nella prima categoria. Si è passati dal credere in una nuova era per il franchise, con dei collegamenti molto vistosi e palesi ad Anonymous;Code, al venire smentiti: questo è semplicemente un remake, di una Visual Novel ancora perfettamente giocabile che nella sua versione originale rimane imbattibile, che peraltro aveva già ricevuto un rifacimento molto poco apprezzato, ELITE. Elite che, incredibilmente, continua ad infestare il mondo di Akihabara…

La scelta più discutibile

Proprio così: Steins;Gate RE:BOOT si basa sul copione di ELITE. Sebbene non ne sia una copia perfetta (ELITE tagliava più del 30% del testo della VN originale, RE:BOOT si ferma al 20% grazie anche all’apprezzatissima reintroduzione del meccanismo di scelte basate sul telefono cellulare, il cosiddetto Phone Trigger, ndr), rimane comunque una criticità piuttosto grave da segnalare ai futuri viaggiatori nel tempo: il copione della versione basata sull’anime uscita nella 2019 riduce all’osso la componente introspettiva di Okabe, forse uno degli elementi più caratteristici del gioco del 2009.

Per un personaggio così volutamente esagerato e che proprio sui suoi deliri interiori basa il suo sviluppo narrativo, è davvero una mancanza notevole: la storia rimane perfettamente godibile, visto che proprio le novità introdotte in ELITE aiutano certamente a migliorare il ritmo dell’intreccio che non sempre è impeccabile nell’originale, ma perde un elemento fondamentale ed estremamente distintivo.

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Se l’effetto voluto nell’originale era quello di voler prima stancare il lettore di questi deliri persecutori per poi farglieli rimpiangere quando la storia va avanti e Okabe cambia totalmente personalità, questo stesso effetto in RE:BOOT è molto meno marcato: è una cosa a cui tengo particolarmente, perché rappresenta una delle strategie narrative più uniche del panorama delle Visual Novel. Sicuramente, il copione utilizzato snellisce la prosa del titolo, i monologhi interiori e lo svolgimento della trama, ma se il costo di questo snellimento è la perdita di un elemento così caratteristico, allora forse il gioco non vale la candela.

Dove brilla Steins;Gate RE:BOOT

Un remake è, in prima battuta, un rifacimento: è proprio in questo che RE:BOOT riesce a farsi apprezzare. Quando il titolo fu rivelato, in me si insinuarono non pochi dubbi sull’identità e sulla qualità delle nuove illustrazioni, in particolar modo quelle dei personaggi: se alcuni rimangono fedeli all’originale, come Luka e Faris, altri si discostano molto, come Mayushi e, soprattutto, Kurisu, che sembra essere uscita direttamente dall’anime piuttosto che dalla VN.

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Le palette degli sprite ridisegnati sono generalmente più saturate, e se in un primo momento questo possa far storcere il naso ai fan più intransigenti, basta giocare naturalmente per abituarsi subito, specialmente grazie alle inedite animazioni in Live2D, simili a quelle viste in Anonymous;Code: utilizzando il sistema E-Mote, immagini precedentemente statiche ora assumono tutt’altra personalità. I personaggi respirano, parlando, si muovono e mettono in mostra tutta una serie di manierismi che riflettono alla perfezione il naturale temperamento di ciascuno di loro, proprio come il lettore se li immaginerebbe nella sua testa.

Il Live2D, che conferisce un’espressività tutta nuova e che aiuta molto a digerire alcuni dei redesign, è solo una delle due novità più sostanziali sul piano tecnico: l’altra riguarda CG e Sfondi, che sono stati notevolmente ampliati (circa il 50% di sfondi e CG in più, ndr) e completamente ridisegnati, sia per una questione di coerenza stilistica sia per iniettare nuova vita nella già menzionata Akihabara, ora più affascinante che mai.

Le VN della Mages hanno sempre dei valori produttivi elevatissimi, nonostante l’azienda non stia passando proprio un bel periodo, e ciò è lampante anche in RE:BOOT. Le nuove illustrazioni sono di altissimo livello, e riescono a popolare di nuovi scorci e di momenti mai illustrati prima una storia immortale, e che con questa riedizione diventa più immersiva che mai.

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Molto bene anche musiche e doppiaggio: le OST, frutto del lavoro del geniale Takeshi Abo, non differiscono molto dall’originale, ma sono state tutte registrate e rifatte da zero per migliorarne la qualità e, in alcuni casi, per aggiungere dei dettagli più o meno subdoli. Siamo di fronte a dei pezzi iconici della storia delle VN, realizzate da uno dei compositori migliori del settore, ed è un piacere riascoltarli con un tocco di modernità in più. Anche le voci presentano delle novità: stessi attori, doppiaggio rifatto da zero. Qui le differenze si sentono, perché cambia il modo in cui alcune frasi iconiche vengono pronunciate, in modo eccellente: Okabe è l’esempio più lampante.

Grandi novità anche sulla leggibilità e sull’usabilità del titolo: la nuova UI è molto bella, e include un nuovo menù chiamato Observer in cui è possibile esplorare la consequenzialità degli eventi di una trama che, a volte, diventa piuttosto intricata. Buon lavoro anche sulla traduzione inglese, che però non è perfetta.

Oltre a qualche svarione grammaticale qua e là, a lasciare allibiti è la scelta di lasciare in lingua originale le CG, rendendo illeggibili alcune scene centrali, come la spiegazione di Kurisu sulle teorie del viaggio nel tempo, in cui la lavagna rimane in giapponese. Anche il nuovo font è molto leggibile, ma in alcune situazioni si distorce leggermente quando il testo supera un certo numero di righe. Davvero molto strano…

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Conclusioni

Steins;Gate RE:BOOT è un progetto decisamente strano. Non è il primo remake dell’originale, ma è il primo che torna al formato VN classico dopo lo scellerato ELITE. Nonostante ciò, si trascina dietro l’annoso problema del suo copione, con un ritmo narrativo sicuramente migliore ma un introspezione estremamente caratteristica dell’originale fortemente penalizzata. E ancora, una nuova veste grafica che cambia molte cose in meglio rendendo Akihabara ancora più viva, presentando però troppe poche novità per elevarsi oltre il livello di un semplice remake.

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Perché purtroppo, alla fine, RE:BOOT è semplicemente quello: un remake fine a sé stesso. Lo spazio di manovra per fare qualcosa in più, e per consegnare nelle mani del pubblico un prodotto, che potesse contemporaneamente soddisfare sia i nuovi fan che quelli più esperti, c’era e non è stato sfruttato. Una misera nuova route adattata da un Drama CD di 15 anni fa ed un nuovo finale segreto dalla durata di qualche minuto non possono bastare per consigliare RE:BOOT a tutti, specialmente visto il prezzo quasi premium che Spike ha deciso di apporre sul titolo. Se volete iniziare ad esplorare l’universo delle Sci;Adv e di Steins;Gate, allora RE:BOOT è un ottimo punto di ingresso. Altrimenti, guardate altrove…

Steins;Gate RE:BOOT, la recensione: superare la divergenza 17
Steins;Gate RE:BOOT
Gameplay e longevità
7
Comparto grafico e sonoro
8
Coerenza e cura del dettaglio
6
Pros
Lavoro egregio su illustrazioni e sprite
Una storia sempreverde, ora resa più immersiva
Belle novità di leggibilità
Interessanti i nuovi contenuti, ma...
Cons
...troppo pochi per giustificare l'esistenza stessa di questo remake
Il copione di ELITE lo rende ancora una volta una versione inferiore rispetto all'originale
Qualche incertezza sulla traduzione
Una delusione per chi si aspettava nuovi risvolti per il franchise delle Sci;Adv
7
VOTO

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Eterno amante di astronomia e di videogiochi, Matteo è cresciuto con un gamepad in una mano e con una carta celeste nell'altra. Cerca sempre di scoprire cose nuove su di lui e sui suoi gusti esplorando decine di generi. Con gli anni ha riscoperto anche una forte passione per la letteratura, la musica, la tecnologia e per la cultura orientale, in particolar modo cinese, oggetto del suo percorso di studi in Lingue e Letterature. Trova sempre un legame tra quello che interessi così diversi riescono a raccontare, nella maniera più personale possibile.

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