Dopo ventun anni di attesa, Steven Spielberg torna a raccontare storie sugli alieni col suo nuovo lungometraggio, Disclosure Day . Se vogliamo essere precisi e parlare di storie originali, allora dovremmo allungarci di ben quarant’anni .
Per quanto due dei suoi primi successi, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo ed E.T. l’Extraterrestre , sono riconosciuti come due tra i migliori film di fantascienza mai girati, è da più di due decadi che questo beniamino della Nuova Hollywood non è mai tornato su tali tematiche, preferendo dispararsi tra differenti generi, dal thriller storico alla fantascienza più “terrestre ” alla semi-autobiografia.
Eppure rieccoci qui a parlare di esseri provenienti da altri pianeti, rapimenti su navicelle spaziali e agenzie governative che tentano di insabbiare qualsiasi informazione a riguardo, come se Steven Spielberg voglia tornare alle origini di ciò che lo ha, in parte, reso famoso. Per quanto si riconoscano diversi stilemi già usati nei suoi precedenti lavori, dimostra che ha ancora molto da raccontare .
Loro sono qui Il mondo è sull’orlo del baratro . Le nazioni sono sul piede di guerra e le popolazioni trattengono il fiato attendendo la prossima mossa dei propri capi di stato. L’ultima cosa che serve in questi frangenti è un’ulteriore crisi. Ma forse ciò che sta arrivando potrebbe cambiare in positivo le sorti dell’intera umanità.
L’esperto in cybersicurezza Daniel Klenner e la meteorologa Margaret Fairchild , abitano in differenti Stati e vivono vite separate. Tuttavia, per quanto sembrino non conoscersi, i loro destini sono inevitabilmente intrecciati: lui è entrato in possesso di un misterioso manufatto apparentemente di origine extraterrestre, lei ha iniziato a parlare una lingua sconosciuta in diretta televisiva. Per questi motivi entrambi vengono braccati dalla misteriosa organizzazione federale Wardex , la quale è convinta che loro nascondano, consapevoli o meno, segreti riguardanti gli alieni.
Tuttavia esiste un’altra organizzazione segreta intenta a farli incontrare perché scoprano la verità su loro stessi e, successivamente, la rivelino al mondo. Perché il mondo ha il diritto di sapere . O forse no?
Abbiamo bisogno di un Disclosure Day? Per parlare del film non basta citare il nome già abusato di Steven: David Koepp , che ha iniziato a firmare le sceneggiature del beniamino della Nuova Hollywood dai tempi di Jurassic Park, merita assolutamente una menzione e almeno un capitolo. Questo veterano sa bene come scrivere una storia che evita di sbattere in faccia allo spettatore la distinzione tra cosa è giusto e sbagliato, bianco e nero. Lo ha dimostrato assieme a Brian De Palma, Ron Howard e David Fincher .
Un qualsiasi altro sceneggiatore, per lo meno alle prime armi, avrebbe probabilmente reso Wardex e il suo leader, Noah Scanlon , interpretato da un marmoreo Colin Firth , come una congregazione oscura, egoista e dedita all’utilizzo delle informazioni come fonte di potere. Invece, più il film va avanti più comprendiamo (senza per forza giustificare ) il perché delle loro azioni: come possiamo essere certi che la gente sia pronta a sapere di non essere sola nell’universo?
Il concetto stesso di religione, uno dei pilastri su cui si basa la società, rischierebbe di crollare. Questo tumulto è rappresentato soprattutto dal personaggio dell’ex suora Jane Blankenship , interpretata da Eve Hewson , una credente che si ritrova nelle mani le prove che forse il suo Dio non è solo il “suo “.
C’è chi potrebbe dire che le persone non sono così ingenue da lasciarsi andare a reazioni irrazionali, ma per citare un altro film sulle scoperte aliene, “La gente è un animale ottuso, pauroso e pericoloso “.
Certo, d’altro canto non ci viene mai detto se questi alieni siano venuti per aiutarci o se ci stiano ingannando. Conoscendo Spielberg è molto improbabile che ci troviamo davanti gli stessi invasori de La Guerra dei Mondi , ma non abbiamo neanche la certezza che abbiano intenti totalmente altruistici. Steven Spielberg e David Koepp si limitano a darci poche, essenziali informazioni e poi chiederci “E voi cosa fareste? “
Come comprendere l’alieno? Per quanto male possiamo pensare di noi stessi, il film non si dimentica che rimane sempre una scintilla di speranza, una possibilità perché tutti noi, persino quelli della Wardex, possiamo comprendere e accettare l’impossibile: l’empatia.
Un potere così umano, eppure usato dagli alieni tramite i loro due ambasciatori, soprattutto Margaret, che in diversi momenti ci dona delle scene commoventi persino verso coloro che dovremmo considerare antagonisti.
Per questo dobbiamo fare un enorme plauso a Emily Blunt in una delle sue migliori interpretazioni. Nel corso del film è stata capace di alternare una pletora di stati d’animo diversificati, soprattutto quando dà mostra dei suoi poteri psichici, durante i quali sembra effettivamente sotto il controllo di una forza esterna.
Interessante notare come molte storie fantascientifiche, negli ultimi anni, giochino molto sul tema dell’empatia come mezzo per unire specie diverse , come per mostrare che, per quanto le cose vadano male, è la comprensione del prossimo e l’aiuto che diamo e che riceviamo che possono salvarci. L’abbiamo visto con i romanzi di Adrian Tchaikovski, i film Superman , Project Hail Mary e ora in questo.
Un peccato che non abbiamo avuto abbastanza tempo per approfondire l’antagonista della nostra storia: verso metà film ci viene accennato il motivo intrinseco del perché Noah faccia tutto questo, ma tale aspetto non viene più esplorato . Nel finale del film egli compie una scelta interessante il cui peso emotivo sarebbe stato molto più percepito, se avessimo esplorato ulteriormente il suo background.
L’occhio e l’orecchio di Steven Spielberg Non è un film dal ritmo veloce, la storia si sofferma molto spesso su momenti apparentemente inutili , come il modo corretto di rompere un telefono al fine di non essere rintracciati. Eppure è proprio grazie a queste aggiunte che il tutto risulta, oltre che più intrattenente, anche più “reale “.
Non ci si dovrebbe fermare troppo a parlare della regia di Steven Spielberg, ricca di piani sequenza , talmente ben gestiti nei momenti salienti del film che non si capisce quasi se siano reali o “costruiti “, persino nelle scene d’azione.
Questi si alterneranno a lunghe inquadrature su importanti dettagli, come simboli cristiani, manufatti alieni, telefoni o, molto spesso, gli occhi , elemento fondamentale nella narrazione, come simbolo di comunicazione sia visiva che emotiva. Impeccabile la fotografia di Janusz Zygmunt Kamiński , che aiuta ad aumentare la drammaticità della scena con forti contrasti di luce-ombra.
Peccato che spesso la computer grafica, soprattutto quella utilizzata per realizzare gli animali, risulti a tratti raffazzonata . Impeccabile invece è la colonna sonora dell’amico di sempre John Williams , che a novant’anni di età riesce ancora a rendere gli alieni a tratti perturbanti e a tratti stravaganti grazie alla sua musica.
Mostrate la verità Non è uno dei migliori film di Steven Spielberg, non si avvicina neanche alla bellezza de suo precedente lavoro, The Fablemans . Ma rimane comunque un’ottima storia di fantascienza autoriale, che preferisce offrire al pubblico spunti di riflessione piuttosto che risposte facili.
Un film che sorprende con la sua regia eccelsa e le sue ottime interpretazioni, che ci meraviglia con il sense of wonder puro della fantascienza spielbergiana e che ci ricorda ancora una volta che l’empatia è ciò che ci rende davvero umani.
Disclosure Day, la recensione: Steven Spielberg insegna l’empatia con gli alieni
Pros
Un film che pone molte domande senza dare risposte, lasciando al pubblico l giustezza morale
Regia ottima, con lunghi piani sequenza che aumentano il realismo del film
Ottime performance, soprattutto Emily Blunt
Cons
Sarebbe stato interessante approfondire ulteriormente il background dell'antagonista
La computer grafica usata per gli animali risulta raffazzonata
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