Atelier of Witch Hat , manga fantasy di Kamome Shirahama pubblicato in Giappone da Kōdansha e in Italia da Planet Manga , è una delle opere più interessanti del panorama fumettistico degli ultimi anni.
In un media in cui il genere è dominato da Dungeon Food e Frieren , pare che Atelier of Witch Hat si sia ritagliato una grossa fetta di appassionati, testimoniato anche dall’arrivo su Crunchyroll della trasposizione anime.
Ma cosa lo rende tanto speciale da rivaleggiare perfino con l’epopea della potente maga elfa in viaggio verso il Paradiso?
Strega per caso Coco , giovane figlia di una prestigiosa sarta, sogna di diventare una maga. Tuttavia, l’obiettivo è apparentemente impossibile, dato che, nel mondo fatato in cui vive, la magia è un dono di cui può godere solo una ristretta élite . Tutto cambia quando le si presentano due occasioni: prima uno strano individuo mascherato che le regala un libro illustrato e una penna; poi, anni dopo, un eccentrico mago arriva in visita al negozio di sua madre. Proprio spiando quest’ultimo, Coco scopre che la magia si può letteralmente scrivere .
La bambina prova allora a disegnare un glifo del libro illustrato, ma finisce per pietrificare sua madre e la casa in cui vive , ed è solo l’intervento dell’eccentrico mago a salvarla dalla stessa sorte. Lo stesso mago le concede poi di diventare la sua apprendista , affinché possa, un giorno, scoprire l’incantesimo inverso a quello che ha portato alla distruzione della sua casa e rintracciare colui che le ha dato il libro.
Condotta all’Atelier del mago, Coco fa la conoscenza di altre sue allieve e inizia a imparare i rudimenti della magia. Ma un’oscura forza si muove nell’ombra: la Gilda dei Maghi dai Cappelli a Tesa Larga , di cui fa parte proprio colui che ha consegnato il libro a Coco, minaccia di sconvolgere le fondamenta stesse del mondo magico per ripristinare il vecchio ordine e rendere la magia libera dalle restrizioni moderne. E pare che la chiave del loro piano sia proprio la piccola Coco.
Art Nouveau in un manga Ciò che salta immediatamente all’occhio è indubbiamente il comparto grafico. Lo stile di Kamome Shirahama si distingue per i contorni morbidi e le fisionomie tridimensionali che, piuttosto che agli stilemi tipici dei manga, rimandano a un romanzo per ragazzi illustrato di stampo occidentale.
Le influenze europee, in particolare Alphonse Mucha e l’arte decorativa novecentesca, sono ben riconoscibili nelle cornici decorative che di tanto in tanto vanno a sostituire la closure tra vignette; non stupiscono quindi le precedenti esperienze di Shirahama come cover artist per i fumetti Marvel e DC .
L’autrice non si limita a sperimentare con il tratto: la gabbia stessa esce dalle regole classiche e diventa parte integrante della scenografia. Spesso, infatti, i personaggi si ritroveranno a saltare o a sbirciare attraverso le vignette . Altre volte saranno invece le stesse vignette ad assumere forme particolari, adattandosi all’atmosfera della scena.
Magia nell’arte e arte nella magia Il sistema magico, come nei migliori romanzi di Sanderson , è sì “hard”, ma non per questo difficile da comprendere. In AOWH la magia è incentrato su un sistema simil-runico , dove gli incantesimi corrispondono a veri e propri disegni, i glifi , circoscritti dal mago all’interno di un cerchio magico. Più il disegno sarà grande e complesso, più l’incantesimo risulterà potente. In questo modo la magia stessa diventa arte e l’incantatore un vero e proprio artista.
Tale sistema risulta piuttosto flessibile, poiché la riuscita dell’incantesimo dipende dall’approccio grafico di chi lo disegna . Ci sono diversi modi in cui ci si può sperimentare con questa magia: lo stesso incantesimo può coinvolgere oggetti separati sui quali sono state disegnate parti del medesimo cerchio, facendo sì che la magia agisca quando questi oggetti, toccandosi, uniscono il cerchio. È inoltre possibile ottenere l’incantesimo contrario specchiando i glifi.
Dunque non serve essere un mago esperto per creare una magia interessante: basta avere una forte inventiva . Si comprende subito il messaggio che Kamome Shirahama ha voluto trasmettere con questo sistema: chiunque può creare grande arte , se riesce ad applicarsi con uno stile originale. Dopotutto, è proprio quello che ha fatto la mangaka, riuscendo appieno nel suo intento.
I dilemmi morali “Noi diamo solo quello che la gente vuole “. Quante volte sentiamo dire questa frase dall’antagonista di una storia? Non troppo spesso, probabilmente, soprattutto in questi anni. Si sottovaluta spesso il potere che può avere una persona capace di dare alla gente non quello di cui ha bisogno, ma quello che vuole . Eppure, come potremmo biasimare qualcuno che, in un momento di profonda crisi, accetta un’opportunità di migliorare la sua vita?
Nel caso dei Tesa Larga, perché non usare la magia per scopi offensivi o, ancora meglio, medici ? Ci sono centinaia di persone malate in giro per il mondo per la cui condizione non bastano i sistemi “artificiali”. Vogliamo davvero lasciarle soffrire perché abbiamo paura che alcuni possano abusarne?
La stessa protagonista si ritroverà più volte ad avere dei dubbi sull’eticità delle regole dei maghi. Questi ultimi risultano legittimati dalla sua condizione di profana inserita improvvisamente in un mondo che fino a poco prima credeva utopico.
Questa dicotomia tra modi diversi di intendere la magia presenta però anche diverse contraddizioni: i Tesa Larga vorrebbero una magia priva di vincoli, certo, ma le formule da loro utilizzate restano ancorate al passato . La magia nuova, invece, è più sperimentale e libera , quasi a voler far intendere che il conservatorismo può sembrare a prima vista più ricco di possibilità, ma è solo grazie all’apertura alla modernità che si può raggiungere il pieno potenziale.
In più, i Tesa Larga, proprio per questa loro lontananza dalle leggi, non si fanno scrupoli a sperimentare le loro magie curative sulle persone prima di applicarle , finendo per causare danni permanenti o creare de veri e propri abomini.
La bellezza nella diversità Nell’arte, si sa, la bellezza sta nei contrasti , nell’incontro tra diverse forze apparentemente opposte che riescono a trovare un equilibrio nella cornice grazie alla bravura dell’artista.
Allo stesso modo, Atelier of the Witch Hat offre una variegata tavolozza di diversità per i suoi personaggi, nessuno di quali eccessivamente raffazzonato o stereotipato, poiché l’autrice si impegna a rendere le loro unicità parte integrante della storia.
Per esempio, la presenza della disabilità è parte integrande del conflitto morale tra la vecchia e la nuova magia, mentre la multietnicità caratterizza il modi di usare la magia di alcuni personaggi. Ci sono poi le genuine e adorabili relazioni omosessuali ; alcune confermate, altre lasciate all’interpretazione del lettore.
In un determinato capitolo viene anche stravolto un cliché dei manga, soprattutto shonen : quello del depravato voyeurista .
In qualsiasi altro prodotto questa figura sarebbe stata vista come goliardica , se non addirittura positiva; ma in AOWH le azioni di questo archetipo vengono subito indentificate come sbagliate, nocive ed estremamente pericolose per via dell’incoscienza dell’esecutore.
Questo stravolgimento delle aspettative diventa incentivo a spiegare un altro tema importante e ancora molto attuale: quello degli uomini potenti che si approfittano delle giovani donne , le quali spesso non vengono credute quando ammettono una violenza subita o vedono minimizzato il loro trauma.
Atelier of Witch Hat : un manga adatto a tuttiSe si vuole trovare un singolo difetto in quest’opera, bisogna puntare il dito contro la Panini , ha alzato ulteriormente i prezzi dei suoi manga. Dal volume 15 in poi dovremo aspettarci un rincaro abbastanza gravoso, sperando che questo non freni il desiderio di entrare nel mondo di Coco e imparare i segreti della magia insieme a lei.
Atelier of the Witch Hat è, in sostanza, un manga deliziosamente atipico , capace di soddisfare anche chi per abitudine non consuma molto questo medium. Un prodotto non per forza originale, ma con elementi che si distinguono dalla massa. Una prima opera da parte di Kamome Shirahama che presagisce un futuro promettente per questa giovane autrice.
Atelier of Witch Hat, la recensione: Il miglior manga fantasy del momento?
Pros
Magnifici disegni, tra i più belli del panorama manga degli ultimi anni
Un sistema magico complesso che mescola magia e arte
Tematiche legate all'utilizzo della magia ben approfondite
Un cast diversificato e interessante da conoscere
Cons
Edizione italiana poco economica, in pieno stile Panini
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