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Dottor Strange e Dottor Destino – Trionfo e Tormento, la recensione

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Trionfo e Tormento

9.2

SCENEGGIATURA

9.0/10

DISEGNI

10.0/10

CURA EDITORIALE

8.5/10

Pros

  • Approfondito studio della psicologia dei due Dottori attraverso le vicende narrate
  • Dialoghi epici
  • Un colpo di scena dietro l'altro
  • Disegni e colori abbaglianti

Cons

  • Non sarebbe dispiaciuto se avessero allungato la storia
  • Seppur fosse proprio questo l'intento, molte volte Destino oscura il personaggio di Strange

Trionfo e Tormento: All’inferno con Strange per amore di una madre

L’elegia grafica nota come Dottor Strange e Dottor Destino: Trionfo e Tormento non è solo una delle migliori storie mai narrate sullo Stregone Supremo e il Sovrano di Latveria né una mera rivisitazione delle loro origini, che per quanto differenti presentano numerose analogie l’una con l’altra. È, innanzitutto, uno studio su due dei personaggi tra i più profondi che la Marvel abbia mai creato; l’Orfeo ed Euridice della Casa delle Idee; una discesa negli inferi dantesca che rappresentano le profondità più recondite di un’anima tormentata.

Il solo titolo esplicita cosa questo fumetto rappresenta per Victor von Doom e Stephen Strange. Sappiamo solo che uno dei due guiderà la vicenda, mentre l’altro la costruirà da dietro le quinte. Ma a quale prezzo i due Dottori giungeranno all’ultima pagina?

Roger Stern, co-creatore di Monica Rambeau, Hobgoblin e La Morte di Superman, e Mike Mignola, creatore di Hellboy, realizzano con Trionfo e Tormento una delle storie più sentimentali della Marvel, unendo due personaggi che mai prima d’ora avevano avuto un rapporto di tale peso, e probabilmente mai in futuro lo avranno.

Il Destino è un uomo!

Genghis non esagera quando pronuncia queste parole al suo accolito all’inizio della storia.
Il Destino, per dirla alla Beethoven, aveva effettivamente bussato alla sua porta tempo addietro. Un Destino in carne e ossa, determinato più che mai a ricercare conoscenze arcane irraggiungibili. Tale ricerca aveva fruttato a Victor von Doom sacrifici, cicatrici e dolori.

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Ferite che lo hanno però temprato nella sua scalata al potere di Latveria, che ora lui domina col pugno di ferro, come di ferro è la sua corazza e la sua terrificante maschera. Nonostante la sua politica machiavellica la gente lo ama, vive agiatamente, e la sua capitale è un effettivo trionfo di comunione tra magia e tecnologia, il cui paradigma è proprio la personificazione del Destino.

Trionfo e Tormento Roger Stern Mike Mignola strange

Ma neanche la sua armatura ad alta tecnologia può nasconderne il desiderio più antico: non il potere assoluto, non la salvezza del suo popolo, men che meno la disfatta di Reed Richards, ma la salvezza di Cynthia, sua madre.
Ella, quando lui era ancora bambino, aveva infatti stretto un patto col Signore degli Inferi Mefisto per salvare il suo popolo di gitani dai soprusi dell’allora Barone di Latveria. Ma scendere a patti col Diavolo non porta mai ad un buon fine, e Cynthia von Doom ha dovuto pagare un prezzo altissimo.

Triumph and Torment Trionfo e Tormento Roger Stern Mike Mignola Victor von Doom Steven Strange Doctor Doom

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Perciò, Destino attua un piano per strappare l’anima di sua madre dagli artigli di Mefisto, recuperare il tempo perso con lei e, forse, trovare pace per la sua anima. Gli occorre però l’aiuto di un altro uomo che, come lui, deve la sua condizione al dolore e al sacrificio: il Dottor Strange.
Tramite un sotterfugio, Destino ha permesso all’ex-chirurgo di diventare Stregone Supremo, e per questo il mago dovrà esaudire una sua richiesta.

Entrambi partono dunque verso l’Inferno, la dimora di Mefisto, al fine di riottenere l’anima e il corpo di Cynthia von Doom. Insidie, scontri magici, ideali e sentimenti collideranno nei meandri più oscuri dell’universo Marvel, in una storia che più andrà avanti più scoprirà i segreti dei suoi personaggi. Perché non si sfugge alla morte, ma ancora meno si sfugge al Destino.

I due Dottori

A detta dello stesso Roger Stern, una graphic novel, o romanzo a fumetti, è un medium decisamente più adatto rispetto a una serie a lungo termine per addentrarsi nella psicologia di un personaggio. Un evento singolo focalizzato su due entità così diverse eppure così simili, con una lunghezza neanche abusata (81 pagine), è sufficiente a farci entrare nella mente e nell’anima dei due protagonisti.

Pensiamo a esempi di brevità quali The Killing Joke e Arkham Asylum per la DC Comics o Silver Surfer: Requiem per la stessa Marvel. Tutte opere che non hanno bisogno di centinaia di pagine o di una continuità annuale per essere riconosciute come must read.

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La storia è suddivisa in quattro blocchi, ognuno dei quali ha la sua durata essenziale e un suo preciso focus: abbiamo l’introduzione di Destino e di Strange attraverso le parole di Genghis;  la sfida dei maghi, nella quale ci viene presentata nuovamente parte della lore del mondo magico con i Vishanti; il dialogo tra Destino e Strange a Latveria; e infine la sequenza più lunga e importante: la discesa nelle Netherlands, l’impero di Mefisto.

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In questi tre blocchi la narrazione verrà alternata da flashback che spiegano le origini dei due personaggi e come queste si collegano alla vicenda presente.
Prima Victor, dalla sua richiesta fallita a Genghis alla sua seduta sul trono di Latveria, passando poi alla storia della sua famiglia.
Poco più avanti, durante la lotta contro i demoni infernali, rivedremo le origini del Dottor Strange, e di come anche lui abbia dovuto sacrificare molto per arrivare dove è ora.

Come in La Maschera del Fantasma, questi flashback non sono messi a caso: sono importanti sia per ottenere un maggiore approfondimento dei personaggi, utile a chi non conosce le loro storie, sia per mostrare collegamenti alle scelte che stanno compiendo: da cosa è mosso Strange per aiutare un uomo come Destino? E cosa ha reso Destino talmente temprato da sfidare le fiamme infernali?

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I due Dottori, come detto prima, sono due facce della stessa moneta: entrambi hanno ottenuto i loro poteri dal dolore di aver perso ciò che era loro di più caro. Per Stephen sono state le sue mani, il suo lavoro, la professione alla quale aveva dedicato tutto sé stesso, ma che ha imparato a lasciar andare per abbracciare il suo ruolo di Maestro delle Arti Mistiche, imparando l’umiltà e la temperanza.

Per Victor è stato forse peggio: la sua famiglia, la sua giovinezza, il suo futuro come ricercatore scientifico, il rispetto per i suoi amici e conoscenti, tra i quali Reed Richards. Ora, con la sua mente geniale, la sua tecnologia e i suoi poteri magici, tutti ottenuti con la forza, Doom non si piegherà a sottigliezze come la bontà d’animo o la gentilezza, meri ostacoli per la sua scalata al potere, per la salvezza dell’umanità attraverso di lui.

Stern dimostra la sua conoscenza dei personaggi attraverso dialoghi che trascendono la perfezione e l’epicità: il modo in cui Doom e Strange si scambiano opinioni, preoccupazioni e pensieri sembra proprio il modo in cui parlerebbero due illuminati. Non dimentichiamoci che uno di loro due è effettivamente un Illuminato.

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Frasi come “Dottor Destino non implora” o “Mi hai chiamato demone e mostro, ma io sono il Signore dei Demoni, il mostro definitivo! Io sono il male vivente… IO SONO MEFISTO!” o forse la più conosciuta “Sembra che Mefisto abbia tanti demoni quanti momenti abbia l’eternità” sono sì “fumettose”, ma anche totalmente veritiere se pronunciate da loro, e non snaturano nei balloons dei loro personaggi.

Il creatore di Hellboy prima di Hellboy

I disegni sono stati affidati ad un allora non molto conosciuto Mike Mignola, che con quest’opera inizia ad avere notorietà, che esploderà più avanti con la sua magnum opus Hellboy.
Il suo stile espressionista, dai contorni spigolosi ma non per questo meno dinamici, si sposa perfettamente con i colori accesi di Mark Badger, non solo durante la contesa fra gli Stregoni, durante la quale vengono messi in mostra tutti i poteri magici conosciuti dai portatori di arcano sulla Terra.

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Non solo durante i flashback nei quali predominano colori più melanconici quali azzurro e grigio. L’apice lo si raggiunge infatti nelle scene ambientate all’Inferno. In esse vi è un significativo contrasto tra il prominente rosso cremisi dell’ambientazione demoniaca con i minuscoli azzurro e il verde dei due eroi principali, che lottano per la sopravvivenza in un ambiente loro sconosciuto e ostile.

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“Per me si va…”

Trionfo e Tormento è un’opera breve, ma proprio per questo semplice da seguire e impossibile da dimenticare. Un poema epico che avrebbe potuto essere la Divina Commedia della Marvel se si fosse allungato ulteriormente e avesse dato spazio a più personaggi. Ma volendosi soffermare su due singoli comparti, è più simile ad un’emozione, un misto delle due sensazioni che danno titolo a questa breve discesa nel Male e risalita verso la Speranza.

Finita la lettura, ci troviamo infatti a provare un misto di ammirazione per la figura di Destino, di pena per il fato di determinati personaggi, di comunione verso Strange e di sollievo verso un’anima salvata, in un modo o nell’altro.

È una storia di vita e di morte, di dannazione e di redenzione, di dolore e pace. E, ovviamente, di Trionfo e Tormento.

SCOPRI CHI HA SCRITTO QUESTO ARTICOLO!

Fin da bambino sono sempre stato appassionato di due cose: i romanzi fantasy e il cinema, passioni che ho coltivato nel mio percorso universitario, laureandomi al DAMS Crescendo hoi mparato a coltivare gli amori per i videogiochi, i fumetti e ogni altra forma di cultura popolare. Ho scritto per magazine quali Upside Down Magazine e Porto Intergalattico, e ora è il turno di SpaceNerd di sorbirsi la mia persona!
Sono un laureato alla facoltà DAMS di Torino, con tesi su American Gods e sono in procinto di perseguire il master in Cinema, Arte e Musica.

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