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007 First Light, la recensione: operazione riuscita?

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Il legame tra i videogiochi e le altre discipline artistiche non è mai stato così centrale nelle strategie delle compagnie come in questi ultimi anni. Se ci si sofferma nello specifico nell’ambito audiovisivo, capita sempre più spesso di vedere adattamenti che mirano ad allargare l’utenza dei franchise al di fuori delle esperienze videoludiche. Basti pensare a Cyberpunk: Edgerunners di Netflix, Fallout di Amazon Prime Video e The Last of Us di HBO, che si sono rivelati dei veri e propri eventi per le piattaforme di riferimento, in grado di attirare utenze differenti e rivitalizzare l’interesse nei confronti delle proprietà intellettuali citate.

Si parla di uno scenario estremamente positivo, considerando che fino a qualche anno fa sembravano due realtà quasi inconciliabili. Sarà stato il tempo o una maggiore comprensione reciproca, ma resta il fatto che tra Super Mario Bros. del 1993 (film in cui gli attori erano dichiaratamente ubriachi durante le riprese) e Super Mario Bros. Il film della Illumination è sensibilmente percepibile una maggiore consapevolezza e attenzione nei confronti di ciò che deriva dall’arte dei videogiochi.

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Per quanto riguarda il processo opposto, vale a dire videogiochi tratti da film o libri, c’è da ammettere che, salvo casi eccezionali (lo storico E.T. per Atari 2600 o il più recente The Lord of the Rings: Gollum), sono numerosi i tie-in che sono stati in grado di sfruttare le unicità del medium per valorizzare le saghe aliene a quest’ultimo. Spesso si cita la serie Batman: Arkham come pioniera degli adattamenti videoludici di alta qualità, ma è d’obbligo chiarire che si possono trovare esempi virtuosi ben più vecchi: da Aladdin per Sega Mega Drive a GoldenEye 007 per N64.

A proposito di GoldenEye, vi raccontiamo in questo articolo di 007 First Light, l’ultima grande avventura di James Bond targata IO Interactive, che si presenta come l’esperienza videoludica definitiva per gli amanti della serie sullo spionaggio fantapolitico, gadget esplosivi e smoking eleganti.

PREMESSA: Il gioco è stato provato su un PC di fascia medio-alta, con settaggi grafici impostati su Alto, un monitor 1080p e la versione 1.0.0 del software. L’esperienza è stata affrontata principalmente a difficoltà Purista – la più difficile tra le selezionabili – e sono state necessarie circa 18 ore per giungere ai titoli di coda (più un’altra manciata per approfondire i contenuti extra).

La nascita di una leggenda

Prima dell’uscita del titolo è stato menzionato più volte e in più occasioni che c’è la volontà da parte del team di sviluppo di sfruttare il marchio in futuro per ulteriori progetti. Data questa informazione, viene naturale pensare che l’obiettivo di 007 First Light sia quello di imbastire al meglio le fondamenta narrative dell’universo per permettere alla possibile serie di espandersi con facilità.

Nessuno ha la sfera di cristallo in grado di prevedere cosa accadrà nel futuro prossimo e remoto, ma siamo lieti di assicurarvi che IO Interactive è in ogni caso riuscita nell’intento di confezionare una bellissima storia delle origini, capace sia di parlare ai veterani di film e romanzi, sia di introdurre i novizi nell’immaginario di Ian Fleming.

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La storia parte con un giovane James Bond appartenente alla marina militare britannica che si ritrova come unico superstite di un’operazione militare in Islanda, finita in tragedia per via di un attacco all’elicottero sul quale era a bordo. Invece di eseguire gli ordini imposti via radio ed evacuare la zona, lo spirito ribelle del ragazzo lo porta a dimostrare il proprio valore sul campo, infiltrandosi in una base di mercenari vicina, salvando gli scienziati presi in ostaggio e facendo saltare in aria l’avamposto per evitare che i nemici si impadronissero di prove vitali.

L’atto di coraggio attira l’attenzione di M, direttrice dell’MI6 (Military Intelligence, Section 6), che decide di inserire Bond nel programma “00” con lo scopo di sottoporlo ad ardui addestramenti e formarlo come agente speciale con la “licenza di uccidere“. Durante questa fase della sua vita il ragazzo ha l’occasione di conoscere diversi grandi volti della mitologia di 007: il geniale inventore Q, l’arguta segretaria Moneypenny, il rigido mentore Greenway e gli altri reclutati del programma, tra i quali Monroe e Cressida.

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Le cose iniziano a peggiorare quando l’agenzia entra in crisi per mano di un ex agente traditore, il vecchio 009, che minaccia di diffondere dati sensibili per il Paese. A quel punto Greenway decide di sospendere la formazione per mandare i ragazzi in una missione d’emergenza sul campo in Slovacchia. Questa operazione finisce per avere risultati inaspettati per l’MI6, che impattano notevolmente sulla vita di Bond. È opportuno fermarsi qui con la narrazione, dato che, come le migliori storie di questo genere, la trama cela diverse sorprese e colpi di scena.

Salvo qualche piccolo inciampo di ritmo dovuto a qualche sezione un po’ troppo lenta, il racconto è solido, procede in maniera sufficientemente costante e, soprattutto, spinge lo spettatore a voler giungere al suo termine per scoprire tutte le sfaccettature di una storia che parla del legame tra vita e lavoro, della complessità dei rapporti umani, dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo e del futuro prossimo dell’umanità.

Entrando nel merito della scrittura, il fiore all’occhiello del comparto narrativo è la caratterizzazione dei personaggi principali e la qualità dei dialoghi fra loro. James, fra tutti, riesce ad essere una perfetta summa di ciò che si è visto sul grande schermo dai suoi omonimi cinematografici, con la battuta sempre pronta, l’incapacità di rimanere negli schemi, lo sguardo seducente e una bussola morale che oscilla costantemente tra la parte più umana e quella della fredda macchina assassina.

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Un grande plauso va anche alla caratterizzazione degli altri comprimari, in particolare a Greenway e Moneypenny, che escono fuori spesso dal loro ruolo professionale impostato per far emergere il lato più emotivo e imprevedibile. Un buon lavoro è stato svolto anche per Miss Roth, l’affascinante femme fatale dell’opera, ma è evidente che è una figura con ancora molto margine per essere approfondita in altri plausibili seguiti.

Nonostante l’ottimo lavoro svolto sui pilastri del cast, restano comunque delle figure chiave che non trovano all’interno dell’avventura abbastanza spazio, lasciando quindi l’impressione che a certi archi narrativi non sia stata data la cura necessaria per svilupparsi. Si parla nello specifico di M, della sensuale biologa Theresa e persino di Bawma, il carismatico pirata interpretato da Lenny Kravitz, nonché elemento di spicco nella campagna pubblicitaria del titolo.

Si va in scena!

Quando a fine 2020 fu annunciato da IO Interactive PROJECT 007 non furono in pochi coloro che rimasero estasiati dalla notizia. Il motivo principale è direttamente correlabile allo storico dell’azienda, dato che la casa di sviluppo danese era reduce dalla trilogia di Hitman: World of Assassination, considerata una delle esperienze “sandbox stealth” migliori mai realizzate negli ultimi anni e potenzialmente affine alle caratteristiche della creazione di Ian Fleming. A tal proposito, è d’obbligo mettere in chiaro una cosa: 007 First Light non è Hitman e non vuole esserlo, anche se non mancano parallelismi possibili con la saga dell’Agente 47.

La particolarità strutturale del titolo è quella di avere una campagna lineare con una grande varietà di situazioni che vengono messe di fronte al giocatore, dando così la possibilità di vivere un’esperienza bondiana a trecentosessanta gradi. Si passa agilmente da fasi di perlustrazione del territorio a infiltrazioni segrete, oppure da caotiche scazzottate a frenetiche sparatorie. La dinamicità dell’offerta è percepibile in ogni aspetto del titolo e si rivela un enorme valore aggiunto che rende l’avventura estremamente scorrevole, salvo delle fasi finali tirate forse un po’ troppo per le lunghe.

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La maggior parte dei capitoli del gioco si apre con un obiettivo da dover raggiungere all’interno di un’ampia mappa ricca di risorse, collezionabili e, soprattutto, opportunità. Queste ultime sono spesso delle piccole storie ambientali dove è necessario rubare qualcosa a qualcuno, distrarre guardie, manomettere dispositivi e altre attività di questo tipo, permettendo poi a Bond di ottenere preziose informazioni o oggetti chiave utili a raggiungere la meta imposta.

Le opportunità all’interno di una singola area possono essere molteplici, dando al titolo un tocco di esperienza sandbox e maggiore libertà di approccio al giocatore. Per quanto l’inserimento di queste fasi più complesse all’interno di una storia lineare sia da considerare assolutamente lodevole, c’è da ammettere che nessuna delle mappe offerte raggiunge mai la complessità e la stratificazione vista nella recente trilogia di Hitman, considerabile il metro di paragone più azzeccato in questo contesto; ciò non toglie che esplorare gli edifici scintillanti e i bazar affollati in cerca di occasioni da cogliere resti interessante.

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A dare maggiore dinamicità ci pensano anche i gadget sviluppati da Q che, seppur pochi nel totale ed equipaggiabili nel numero massimo di quattro per volta, si rivelano parecchio utili per la loro versatilità, dato che incentivano l’improvvisazione sia nelle fasi più furtive che in quelle d’azione. Capita molto spesso di sfruttare l’arsenale a disposizione per attivare trappole ambientali, accecare bersagli, stordirli o sparire in una nube di fumo, a patto che si posseggano abbastanza risorse – quali possono essere i componenti elettronici o chimici ritrovabili perlustrando le zone – necessarie per utilizzarli.

Successivamente o parallelamente alle fasi di perlustrazione sono presenti delle zone in cui l’accesso all’agente britannico è negato, pertanto è necessario mantenere un basso profilo e sgattaiolare stando attenti a non farsi beccare dalle autorità avversarie. L’impostazione di queste sezioni è piuttosto classica e in linea con quanto visto in diversi altri giochi: guardie con ronde prestabilite, ripari per nascondersi, oggetti letali per gli avversari eccetera. La diversità di micro-meccaniche, come far cadere lampadari per colpire i nemici o distruggere dei sacchi di farina per ridurre la visibilità, non manca mai, merito anche dello sfruttamento intelligente dei diversi biomi da parte degli sviluppatori.

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Ciò che aggiunge freschezza all’impalcatura stealth del titolo è la capacità di utilizzare una barra di energia per permettere a James di bluffare con le guardie, improvvisando scuse dinanzi ai nemici e rendendoli momentaneamente confusi e inoffensivi. Si tratta di una trovata brillante e in linea con il personaggio, ma anche ben bilanciata dall’energia accumulabile limitata e dalla presenza di guardie più scettiche che possono smontare le balle imbastite e costringere Bond a passare alle mani.

Quando è necessario utilizzare il corpo a corpo vengono messe a disposizione del giocatore diverse manovre per attaccare e difendersi dagli avversari. È richiesto di alternare montanti, prese, colpi bassi e spintoni in base alle movenze nemiche, stando sempre attenti a parare e schivare i colpi in arrivo. Anche in questo caso è possibile sfruttare gli elementi circostanti per lanciare mattoni, far cadere i bersagli nei burroni o spingerli contro superfici fragili per creare momenti scenicamente spettacolari. Dovendo trovare un paragone, per certi versi gli scontri offrono un risultato simile a quanto visto in Sleeping Dogs, pubblicato nell’ormai lontano 2012 da Square Enix.

Tornando alla furtività, uno dei problemi più gravi del prodotto preso in analisi è senza alcun dubbio l’intelligenza artificiale dei nemici, potenzialmente dannosa per l’immedesimazione e fautrice di situazioni esilaranti. Nei videogiochi focalizzati sullo stealth questo è un elemento delicato e sempre difficile da calibrare, poiché l’equilibrio perfetto è una sottile linea che separa un’esperienza frustrante da una troppo semplice. In 007 First Light è doveroso segnalare svariati casi in cui è facile trovare guardie sorde e immobili o interi gruppi eliminabili dalla stessa copertura per via di pattern comportamentali facilmente manipolabili.

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Il discorso cambia nelle occasioni in cui bisogna impugnare un’arma per difendersi e avvalersi della famosa “licenza di uccidere“. In questi casi gli spettacolari scontri progettati raggiungono un giusto livello di tatticismo e gli avversari si dimostrano particolarmente sfidanti. Anche nelle sparatorie la dinamicità e l’improvvisazione sono centrali nello svolgimento dell’azione. James ha un costante bisogno di muoversi sul campo di battaglia in cerca di munizioni e ripari, ma può anche sfruttare la mira a proprio vantaggio per far crollare strutture, far esplodere barili e disarmare i nemici.

Spesso queste sezioni introducono delle meccaniche inedite che rendono alcune di queste più uniche e memorabili. Per fare un esempio, in una fase di gioco nella quale ci si trova in un aeroplano pieno di malviventi armati è possibile hackerare il sistema di pilotaggio e avvantaggiarsi delle acrobazie aeree spericolate per farli barcollare. Meno brillanti invece i momenti alla guida di automobili, anche se per fortuna rari: eccessivamente lineari e guidati.

È evidente quanto il risultato non sia frutto soltanto dell’ispirazione ad alcuni degli action-adventure più influenti degli ultimi anni, come gli Uncharted di Naughty Dog o Max Payne di Remedy, ma anche del recupero di quanto imparato dalle vecchie produzioni più frenetiche della compagnia, come la duologia di Kane & Lynch e il tanto controverso Hitman: Absolution.

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Nel caso ci fosse ancora voglia di mettere al tappeto mercenari agguerriti, dopo la campagna è possibile accedere alle Tac Sim (Tactical Simulation): un HUB centrale nel quale si possono scegliere diverse sfide con cui rimettersi in gioco, sbloccare armi, costumi e potenziamenti attraverso l’ottenimento di punti esperienza. Chi è fan degli ultimi lavori della compagnia può trovare questo contenuto aggiuntivo parecchio apprezzato, anche se al momento del lancio la modalità è ancora povera di attività e necessita del giusto supporto post-lancio.

Smoking polveroso

Sotto il profilo tecnico 007 First Light si difende bene, ma con alcuni alti e bassi. Assolutamente degno di nota il lavoro svolto per via dell’evidente cura che è stata posta dagli artisti nella realizzazione dei modelli principali. Nelle scene di intermezzo la sensualità dei personaggi femminili, da sempre marchio di fabbrica del brand, traspare in maniera impeccabile.

In questo contesto anche personaggi come Bond e Greenway ne escono particolarmente espressivi, grazie a un registro di micro-animazioni facciali e corporee estremamente curato e alle interpretazioni di un cast molto talentuoso. Meno incisive le performance dei personaggi di contorno, com’è normale che sia, ma abbastanza buone da mantenere un livello di messinscena piuttosto alto.

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Le location realizzate da IO Interactive sono tra le migliori mai create dal team. Alcuni degli scenari più altolocati, come il prestigioso hotel in Slovacchia e l’elegante gala in Inghilterra, riescono a fotografare perfettamente alcune delle dinamiche sociali di una piccola demografica che naviga nel benessere e nel lusso più sfrenato, dinamiche con cui Bond ha sempre avuto a che fare per raggiungere i propri fini. 

Le ambientazioni del titolo riescono sempre a dare l’impressione di star guardando delle scenografie curate nel minimo dettaglio, dove ogni singola comparsa è stata inserita in un punto preciso per uno scopo e ogni oggetto di scena non è mai messo a caso. A valorizzare l’attenzione per gli spazi creati è la distruttibilità ambientale, che raramente si è dimostrata negli ultimi anni così d’impatto in un’avventura lineare come in questo caso.

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Purtroppo non è tutto oro ciò che luccica e anche questo grande sforzo tecnico scopre il fianco più volte. Ciò che non ha convinto è una mancanza di generale pulizia tecnica, percettibile nelle animazioni in-game talvolta troppo rigide e in un frequente clipping tra oggetti e modelli umani. Inoltre, sulla macchina testata non si può fare a meno di notare una fastidiosa presenza di aliasing e occasionali artefatti grafici derivanti da superfici riflettenti ed effetti di fumo.

Tralasciando i difetti citati, l’impatto è senza dubbio notevole e in linea con gli attuali standard del mercato. Non ci sono da segnalare particolari cali prestazionali, neppure nei momenti più esplosivi dell’azione, fatta eccezione per qualche piccolo freeze durante i primi cinque minuti di gioco non appena si comincia una nuova sessione.

Ottima impressione anche per quanto fatto con sound design e colonna. Le tracce musicali che accompagnano la storia rimarcano quelle orchestrate che hanno fatto la fortuna dell’agente su grande schermo. Molto gradito anche il tema principale cantato da Celeste, che riprende molte sonorità dalle introduzioni dei più recenti film con Daniel Craig, come Skyfall di Adele o No Time to Die di Billie Eilish.

Missione compiuta

007 First Light rappresenta l’ennesimo caso in cui una proprietà intellettuale esterna al mondo dei videogiochi è stata valorizzata dalle unicità del medium. Quello pubblicato da IO Interactive è un gran bel gioco, a prescindere dal nome che porta. È un titolo perfettibile, con alcune fastidiose lacune e che lascia tanto margine di miglioramento, ma nonostante ciò la combinazione delle parti riesce a regalare un risultato veramente soddisfacente. È assolutamente consigliato per chiunque sia fan di James Bond e chiunque sia fan in generale dei titoli che mescolano azione ed avventura.

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007 First Light
GAMEPLAY E LONGEVITÀ
8.5
COMPARTO GRAFICO E SONORO
7.5
COERENZA E CURA NEL DETTAGLIO
8
Pros
Campagna spettacolare e ben strutturata
Narrazione e scrittura degne del brand
Varietà d'approccio molto gradita
Bond, James Bond...
Cons
IA dei nemici da rivedere
Tutte le meccaniche sono ancora rifinibili
Pulizia tecnica altalenante
Modalità Tac Sim ancora acerba
8
VOTO

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