Inutile girarci attorno, le scorse settimane sono state per l’industria videoludica tra le più cupe degli ultimi tempi.
Oltre all’aumento dei prezzi delle varie console e alla controversia relativa all’imminente abbandono del formato fisico da parte di Playstation, vi è stata l’ennesima ondata di licenziamenti in casa Xbox , che ha portato ad un’aggressiva riduzione del personale di molti dei suoi studi first party.
Tra questi ultimi anche ID Software , la leggendaria casa di sviluppo che ha cambiato per sempre la storia del gaming con la saga di Doom , ha subito ingenti perdite, probabilmente anche a causa del successo non esplosivo del loro ultimo titolo, chiamato The Dark Ages .
In questo abbondante anno passato dall’uscita di quest’ultimo però, ID Software non è rimasta a guardare, bensì ha preparato per noi un’espansione che potesse arricchire quell’esperienza.
Dopo una manciata di ore trascorsa nuovamente nei panni dell’imponente Slayer medievaleggiante , sono pronto a raccontarvela più nel dettaglio.
Di seguito, la recensione di Doom The Dark Ages: Rivelazioni .
Attenzione però, essa potrebbe contenere spoiler di trama del gioco base, pertanto consiglio cautela nella lettura per tutti coloro che non lo hanno terminato.
L’uomo – esercito Doom The Dark Ages: Rivelazioni ha inizio subito dopo le vicende della campagna principale, quando uno Slayer ferito e privo della sua solita aura testosteronica (che, tranquilli, recupererà velocemente) si ritrova a dover porre rimedio ai disordini politici e ai disequilibri di potere in quella che è l’ormai infinita guerra contro i demoni.
Per farlo, si butterà in quella che è una vera e propria missione suicida , attaccare frontalmente l’Alto Concilio , un gruppo di oscure figure a capo degli inferi, che ne tesse le fila per i propri malvagi scopi.
Tale mossa risulta troppo anche per lo slayer, che viene brutalmente sconfitto da un abominio demoniaco, per poi esser gettato nell’oblio assieme al suo scudo ormai in frantumi.
Finirà così in una sorta di purgatorio onirico composto da lande ghiacciate, aridi insediamenti e strane strutture aliene, dietro al quale si cela qualcosa di ben più interiore e psicologico.
Per scappare da qui infatti, il Doom Slayer non dovrà solamente farsi strada con la forza distruggendo infinite orde di demoni, ma si ritroverà anche faccia a faccia con i suoi stessi traumi del passato.
Così, farà la conoscenza dell‘Architetto , una creatura insettiforme che ne condivide le volontà e che, dopo averlo salvato dalla rovinosa caduta, gli fornirà una nuova speciale arma, la lancia a catena.
Con essa ed il resto dell’arsenale (derivante direttamente dal gioco base), inizierà la nostra fuga da questo “infernale” luogo.
C’è poco da dire, anche in questo caso la componente narrativa non fa sicuramente urlare al miracolo.
La trama procede nella maniera più banale e scontata possibil e, i vari intrighi di potere hanno davvero poco di intrigante, mentre i personaggi (vecchi e nuovi che siano) continuano a risultare a malapena delle comparsate.
Tutto prova a risollevarsi nel finale, dove vi è un interessante crescendo di tensione , che, nonostante una certa epicità e carica emotiva, fallisce nel dare valore narrativo a quello che vuole essere a conti fatti un cliffhanger .
Quelli che sono senza dubbio i picchi narrativi più interessanti sono proprio gli intermezzi flashback , dove vivremo in prima persona ed in maniera frammentata uno dei più grandi traumi del passato del Doom Slayer.
In essi ci troveremo ad attraversare ambienti ben più realistici e familiari rispetto ai soliti: qui, però, l’estetica si incupisce e l’atmosfera cambia volto , al punto da rendere il tutto decisamente grigio e freddo, quasi a voler riflettere il senso di pesantezza e turbamento psicologico che tale episodio ha avuto sul Doom Slayer.
Nonostante si tratti di sequenze brevi, lineari e volutamente semplici, sono riuscite a modo loro ad immergermi e a coinvolgermi in quelle vicende ben di più di quanto non abbia fatto il resto del contenuto, proprio grazie ad una messinscena del tutto inedita e anche piuttosto convincente dal punto di vista realizzativo.
Un carro armato…volante? Ovviamente, non si chiamerebbe “Doom ” se il suo focus non fosse il gameplay .
In termini prettamente ludici, l’esperienza offerta da Doom The Dark Ages Rivelazioni è la medesima del gioco base, al quale si va ad aggiungere però una grande, significativa novità , la già citata lancia a catena.
Una delle caratteristiche principali di Doom The Dark Ages era la sostanziale differenza in quella che è la mobilità dello slayer, che risultava ben più lento, pesante e statico rispetto a quanto visto nei due capitoli precedenti.
Purtroppo, tale direzione creativa non è stata apprezzata particolarmente nè dal pubblico e nè dalla critica.
Ed è proprio qui che la lancia a catena entra a gamba tesa, ponendosi all’atto pratico come uno strumento alternativo rispetto allo scudo, che funge, in primo luogo, da rampino .
Grazie a ciò potremo “agganciarci” non solo a determinati elementi dello scenario ma anche direttamente alle unità nemiche: una volta fatto, tramite il mouse (o la levetta destra) avremo la possibilità di controllare parzialmente il movimento aereo dell Doom Slayer, fiondandoci direttamente contro l’obiettivo o sfruttandone lo slancio per ruotarvi attorno e/o superarlo in aria.
Come si può ben immaginare, quest’aggiunta sconvolge il ritmo di gioco e lo rende ben più veloce, dinamico e, lasciatemelo dire, infinitamente più divertente.
Per quanto avessi tutto sommato apprezzato la svolta ludica relativa al movimento del gioco base, non posso negare di essermi sempre sentito un po’ troppo radicato al terreno, e, di conseguenza, “goffo” e limitato nella libertà d’approccio.
In questo caso, la lancia a catena è semplicemente eccezionale , in quanto aggiunge al già ricco ciclo di azioni un nuovo set di manovre spettacolari, offrendo agli scontri un rinnovato senso di controllo e ampliando a dismisura le possibilità strategiche.
Nonostante ciò, va fatta un’importante precisazione: il Doom Slayer rimane comunque un carro armato massiccio ed ingombrante, il che rende evidente soprattutto in certe situazioni che il rampino rappresenti un‘implementazione “artificiale” , chiaramente non progettata sin da subito per adeguarsi a quel sistema di movimento.
Questo, ahimè, la dice lunga sulla visione creativa di Doom The Dark Ages , e rischia di rappresentare quasi un’ammissione di colpa da parte di ID Software per aver preso quella direzione.
Comunque, seppur il rampino rappresenti la meccanica più significativa e anche la più interessante della lancia, con essa avremo a disposizione una serie di altre mosse , dalle medesime funzioni dello scudo ma con sistemi e modalità di attivazione leggermente differenti.
Oltre all’attacco base (un fendente orizzontale ad area in grado, tra l’altro, di respingere alcuni colpi nemici) sbloccheremo un potente affondo stordente , un attacco in tuffo attivabile a mezz’aria e la possibilità di scagliare la lancia addosso ai nemici , così da infliggere danni dalla distanza.
A differenza di quanto avviene con lo scudo però, queste mosse speciali non potranno essere attivate liberamente, ma solo tramite l’utilizzo di una specifica barra del mana.
Quest’ultima potrà essere caricata eseguendo la schivata perfetta con il dash, altra meccanica inedita implementata appositamente per quest’occasione.
Proprio come per lo scudo, anch’essa avrà un suo schema di potenziamenti , che permette, tramite una specifica valuta, di ottenere una serie di vantaggi e passive ad attivazione in grado di migliorare la sostenibilità degli scontri.
In generale, quest’insieme di implementazioni ed il relativo funzionamento contribuiscono a variegare piacevolmente l’esperienza del gioco base, mantenendone la solidità ludica e rimanendo sempre fedele a sè stessa.
Il tutto diventa ancora più interessante nel momento in cui torniamo in possesso dello scudo, il che ci offre accesso ad entrambi gli strumenti al tempo stesso, permettendoci così di cambiare in tempo reale dall’uno all’altro e sbloccando quindi il massimo del potenziale distruttivo del Doom Slayer.
In tutto ciò però, ammetto di aver avuto qualche difficoltà nella gestione dei comandi , che ho trovato, almeno nella loro impostazione predefinita, un tantino intricati e non sempre funzionali.
Inoltre, non si spiega perché gli sviluppatori abbiano deciso di rilegare il dash esclusivamente alla lancia , il che impedisce di utilizzarlo a scudo equipaggiato.
Una meccanica così comoda ed immediata non ha motivo di essere “limitata” al giocatore in questo modo: mi è infatti capitato più volte di cadere ed incespicarmi con i movimenti solo per questo.
Per carità, ci si può anche abituare a questo aspetto ma si tratta di una mancanza di quality of life che, alla fine, grava sull’esperienza e finisce per rendere la lancia più preferibile rispetto allo scudo , piuttosto che un’alternativa parallela.
Comunque, va detto che questi non sono altro che inghippi gli entità secondaria , che vanno ad intaccare solo in parte il flusso di un gameplay a mio avviso davvero splendido.
Un inferno disorganico Sicuramente meno splendido è, però, l’encounter design.
Uno degli elementi che ha sempre reso speciale l’azione di Doom è la gestione del ricircolo dei nemici durante uno scontro, che avveniva in maniera elegante e coerente con i vari sistemi ludici e la velocità del combattimento.
Se già in Doom The Dark Ages avevo rilevato un importante peggioramento sotto questo punto di vista, in Rivelazioni si tocca semplicemente il fondo.
Qui, tutto avviene in maniera estremamente caotica , i nemici sembrano venire pescati a caso da un calderone e riversati a secchiate dentro le arene , chiaramente senza alcuna consapevolezza creativa.
Durante le battaglie ci si ritrova davvero troppe volte dinanzi a banchi di demoni pessimamente assortiti , che cadono di continuo dalle nuvole visibilmente confusi, come a volersi chiedere precisamente cosa ci fanno lì.
Purtroppo, l’introduzione delle nuove unità non aiuta affatto.
Se da un lato contribuiscono a rinfrescare un po’ il roster dei nemici, dall’altro non fanno altro che creare ancora più confusione nell’arena, riempiendola di cloni, limitandone la visibilità e, in generale, ingarbugliando scontri già abbastanza frenetici di per sè.
La sensazione è che ID Software avesse finito le idee , e si fosse quindi ritrovata a ripiegare su metodi non esattamente raffinati per complicare la vita al giocatore.
Decisamente meglio invece le bossfight , studiate con maggiore coerenza e generalmente più interessanti a livello meccanico.
Per il resto, in realtà, non è che ci sia tanto altro da dire.
In termini strutturali rimane pressoché del tutto in linea con quanto visto negli ultimi anni: le mappe offrono l’ormai consolidato mix tra aree più aperte e liberamente esplorabili, ed altre più claustrofobiche e lineari, anche in questo caso dense di passaggi segreti e zone nascoste.
Queste richiedono una buona dose di osservazione per essere scovate e celano come sempre collezionabili e potenziamenti vari.
Lo stesso discorso vale per quanto riguarda l’avanzamento tra i livelli , che ci vedrà ancora una volta a dover attivare meccanismi e/o ottenere le solite chiavi colorate per poter andare avanti, talvolta richiedendo la risoluzione di enigmi ambientali di cui, in tutta onestà, avrei volentieri fatto a meno.
Ultima ma non meno importante componente riguarda le fasi cosiddette Endgame : infatti, una volta completata la campagna otterremo la chiave viola , che ci darà accesso ad una serie di sfide e scontri più ardui sparsi in giro tra i vari livelli, fino addirittura ad una vera e propria bossfight esclusiva.
Sfrutto questo paragrafo per dare adito ad uno degli aspetti più convincenti della produzione, la sua massa contenutistica.
Considerato il prezzo pieno di €19,90 e la sua natura di DLC, Doom The Dark Ages: Rivelazioni propone un’offerta ludica corposa e longeva , con tante sfide, tanta azione e tanti stimoli per 7-8 ore, che arrivano agilmente a 10 se ci si dedica al completismo secondario.
Su questo c’è poco da dire, ID Software non si è risparmiata per niente.
Conclusioni Doom The Dark Ages: Rivelazioni prende quanto di buono fatto da Doom The Dark Ages e ne eleva il potenziale grazie alla lancia a catena, che inietta un’importante dose di dinamicità e varietà agli scontri, rendendoli di conseguenza più spettacolari ed esaltanti che mai.
L’avventura, seppur non tra le più intense, si distingue anche per la sua quantità di contenuto , dato che offre grande svago e divertimento per un numero più che sufficiente di ore, distribuite inoltre con grande coerenza.
Purtroppo, vanno segnalate diverse problematiche , come la gestione tutt’altro che ottimale delle orde, qualche piccola scomodità e mancanza di quality of life di troppo ed una serie di altre ingenuità di design che da ID Software proprio non mi sarei aspettato.
Ad ogni modo, rimane un contenuto solido , che, se da un lato piacerà a chi ha amato il gioco base, dall’altro, secondo me, non farà cambiare idea a chi invece è stato più critico.
Doom The Dark Ages: Rivelazioni
COMPARTO GRAFICO E SONORO
7
COERENZA E CURA DEL DETTAGLIO
6
Pros
La lancia a catena è assolutamente spettacolare
Contenutisticamente notevole
Cons
Tante distrazioni di design
Non farà cambiare idea a chi non ha apprezzato il gioco base
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