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Call of Duty Modern Warfare 3, la recensione: ancora una volta, fuoco alle polveri

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Di recente, Activision e i suoi studi di sviluppo, insieme alle community di tutto il mondo, si sono riuniti per festeggiare il ventesimo anniversario della nascita di Call of Duty: tra grandi successi e numerosi fallimenti, possiamo dire che la saga ne abbia viste e vissute un po’ di tutti i colori.

Come capita sempre più frequentemente per le saghe di una certa età, anche Call of Duty è arrivato a rebootare sè stesso, con l’obiettivo di rinnovare formule e concetti che da qualche anno a questa parte stavano iniziando a stancare: sto ovviamente parlando della nuova saga di Modern Warfare, che ha già visto uscire nel 2019 e nel 2022 i primi due capitoli.

In tal senso, Activision ha spezzato il ciclo di pubblicazione classico, mettendo in pausa Treyarch e incaricando Sledgehammer Games di sviluppare quello che sarebbe stato il terzo capitolo di Modern Warfare, che avrebbe chiuso questa nuova trilogia.

Come sarà andata questa volta? Analizziamo il tutto nella recensione.

Trailer di lancio della Campagna | Call of Duty: Modern Warfare III

La seconda “terza guerra mondiale”!

Gli eventi di Modern Warfare 3 hanno inizio poco dopo quelli di Modern Warfare 2, quando nei panni di uno dei membri di una squadra speciale non ben definita ci ritroveremo a introdurci in una prigione di massima sicurezza sperduta in mezzo al mare, per raggiungere e liberare il prigioniero 627.

Si tratta niente poco di meno che di Vladimir Makarov, un pericoloso terrorista ultra-nazionalista russo, che aveva da tempo pianificato nel dettaglio non solo la sua fuga ma anche una serie di operazioni militari e attacchi terroristici che potessero mettere l’occidente in cattiva luce, minacciando la pace e scatenando un’ipotetica terza guerra mondiale.

Così, l’ormai leggendaria Task Force 141, con l’aiuto e il supporto della vicecomandante Laswell e di Farah, dovrà fare tutto il possibile per impedirglielo: conoscendo l’entità della minaccia, i protagonisti si ritroveranno in alcuni casi a dover giocare d’astuzia, cercando di seguirne le tracce e di anticiparne le mosse in una pericolosa caccia all’uomo che sembra quasi una disperata partita a scacchi.

Quindi, l’intera narrazione andrà quasi unicamente a basarsi sul far risaltare la personalità di Makarov come nemico, data la sua imprevedibile indole pianificatrice e strategica fatta di inganni politici e azioni mirate di stampo terroristico dove il tempismo è tutto.

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In tal senso, la trama di Modern Warfare 3 soffre praticamente degli stessi identici problemi del capitolo precedente: per quanto Makarov sia tutto sommato efficace come nemico, vi è un problema nella costruzione del contesto narrativo generale, che fa mancare quasi del tutto la sensazione di minaccia globale da esso rappresentata.

Così, la 141 si ritroverà semplicemente a spostarsi da un ambientazione all’altra per compiere l’operazione speciale di turno, come se fosse una generica faccenda personale da risolvere e non un problema che minaccia la pace nel mondo e gli equilibri geopolitici.

Compitino o lavoro ben fatto?

La mancanza di mordente narrativo in Modern Warfare 3 si ribalta anche per quanto riguarda la componente ludica delle missioni che dovremo affrontare: in tal senso, sono state introdotte le “missioni a libertà d’azione”, che andranno a prevedere porzioni di mappa decisamente più ampie del solito nel quale dovremo compiere e raggiungere obiettivi sparsi qua e là agendo in base alle nostre preferenze d’approccio, che sia in maniera furtiva, ad armi spianate o una via di mezzo tra le due.

Per quanto apparentemente nobili possano sembrare le intenzioni di Sledgehammer Games nell’offrire per la prima volta in assoluto un’approccio alle missioni effettivamente diverso e ben più denso di possibilità, ci si rende velocemente conto di quanto sia tutto un triste pretesto per introdurre ai giocatori meccaniche e situazioni appartenenti a Warzone.

Tra atterraggi col paracadute, casse da aprire, equipaggiamenti speciali da usare e altre piccole meccaniche del genere non ci si sente mai veramente dentro la campagna principale, bensì in una qualche noiosa modalità PVE secondaria come Special Ops e simili.

Persino le ambientazioni, nonostante offrano per davvero un level design ampio e interessante nella maggior parte dei casi, danno la forte sensazione di esser state brutalmente prese di peso dalla nuova mappa di Warzone e incastrate a forza nella campagna, ma senza le rifiniture ludiche che quest’ultima avrebbe meritato.

Anche prendendola con filosofia, non si ha mai un reale stimolo nello sfruttare a dovere quella libertà d’azione, risultando quindi per la componente single player di Call of Duty Modern Warfare 3 un’esperimento fine a sé stesso, fallito rovinosamente.

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A ogni modo, a questo tipo di missioni se ne alterneranno altre ben più lineari e di stampo classico: purtroppo, in un certo senso sono state proprio loro le più deludenti, in quanto peccano gravemente di quell’intensità e spettacolarità d’azione che ha sempre contraddistinto le campagne di Call of Duty, proponendo sequenze di gioco e script più lenti, noiosi e del tutto scarichi di tensione.

Nonostante ciò, in termini di pure tempistiche di gioco, la campagna riesce comunque a essere la più corta della storia di Call of Duty, in quanto ogni livello si consuma nell’arco di una manciata di minuti.

A tutto ciò si aggiunge un finale semplicemente inaccettabile, che tronca di netto le vicende nel culmine dello sviluppo conclusivo della trama, dando al giocatore un sapore di inconcludenza sgradevole e pacchiano.

In poche parole, quei pochissimi spunti di lucidità creativa (che nel loro piccolo vanno comunque premiati) non riescono nemmeno lontanamente a sostenere una campagna che è stata palesemente costruita in fretta e furia, ma soprattutto con intenzione di sviluppo a mio avviso confuse e mal riposte.

Peccare di presunzione (e di creatività)

Anche per quanto riguarda la componente multigiocatore di Call of Duty Modern Warfare 3, purtroppo non ho tante parole di conforto da spendere: se la base del gameplay e il shooting system continuano a rimanere eccezionalmente divertenti e soddisfacenti, tutto ciò che gli ruota attorno non mi ha convinto quasi per nulla.

Il primo di questi aspetti riguarda le mappe di gioco, che non sono altro che delle versioni rimasterizzate di quelle dell’originale Modern Warfare 2 (con qualche sensibile modifica di design), senza che ve ne siano di inedite.

Per quanto tali mappe siano ancora tra le migliori che siano mai esistite in Call of Duty, non si può non sentire anche in questo caso la puzza di una pigra operazione di riciclo: quindi, Sledgehammer Games ha preferito voltare le spalle al futuro per guardarsi indietro e puntare tutto un effetto nostalgia che si appoggia sugli sforzi creativi della Infinity Ward del 2009 e che viene venduto a prezzo pieno.

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Per il resto, le novità di Modern Warfare 3 non saranno altro che delle minuscole aggiunte o modifiche a quella che è la quality of life generale dell’esperienza: parliamo di meccaniche come lo slide cancel, la possibilità inclinare leggermente l’arma per avere un campo visivo più pulito e un sistema di votazione delle mappe, anch’esso comunque presente nei Call of Duty di un tempo.

Scivolare sulla buccia di banana, di nuovo

A tutto ciò si unisce ancora una volta il sistema di Skill Based Matchmaking (che abbrevierò come SBMM successivamente), che vi porterà a scontrarvi contro giocatori del vostro stesso livello di abilità. Anche in questo caso faccio fatica a comprendere come gli sviluppatori possano pensare che sia una bella idea: Call of Duty è sempre stato un titolo multiplayer orientato al puro svago, dove passare ore e ore a sparecchiare assieme agli amici senza troppi pensieri.

Il fatto che anche in Modern Warfare 3 lo SBMM contamini ogni singola modalità di gioco (anche le partite rapide) cambia totalmente il flusso d’azione delle partite, che diventano per forza di cose più lente, e portano i giocatori a giocare nella maniera meno rischiosa possibile, per poter ottenere punteggi decenti e/o completare le sfide giornaliere di turno.

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Quindi, scordatevi di approcciarvi alle mappe di gioco come facevate nell’originale Modern Warfare 2, in quanto rischiereste di non combinare assolutamente niente ma anzi di venire continuamente fulminati non appena vi esporrete anche solo leggermente alle aree più frequentate della mappa.

Mi capita molto spesso che le partite finiscano allo scadere del tempo e non al raggiungimento dell’obiettivo prefissato di una delle due squadre. A mio avviso tutto ciò non è in alcun modo divertente: sono più che convinto che tale aspetto snaturi completamente il senso ultimo del multiplayer di Call of Duty, in nome di una presunta competitività non richiesta ma soprattutto del tutto indesiderata dalla community e dai suoi giocatori.

Tra incoerenze e sbilanciamenti

A tutto ciò si aggiunge quello che è il sistema di personalizzazione delle armi, che più che chiamarlo tale sarebbe meglio definirlo “sistema di progressione dell’esperienza”: infatti, gli accessori che andremo a sbloccare non saranno semplici spunti di comodità in più, bensì andranno a potenziare in maniera verticale le nostre bocche da fuoco.

Conseguentemente, le prime settimane di Modern Warfare 3 si sono trasformate in una folle gara a chi riuscisse a raggiungere prima degli altri un determinato settaggio dell’arma, in base al meta di turno.

Ciò non può che scoraggiare i nuovi giocatori (o comunque quelli che giocano un po’ meno), che si ritroveranno con le armi di partenza ad affrontarne altri che avranno, di base, un netto vantaggio nella “qualità” dell’equipaggiamento.

A tal proposito, i suddetti accessori andranno sbloccati completando una serie di sfide giornaliere: queste ultime saranno casuali e cicliche, quindi non ci azzeccheranno praticamente nulla con il tipo di accessorio che vorrete sbloccare, diversamente da come avveniva un tempo.

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La non-quality of life

Inoltre, tale componente evidenza un altro grande problema presente in questo titolo: sto parlando della gestione dei menù, che è senza dubbio tra le più caotiche che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni.

In Call of Duty Modern Warfare 3 sono presenti, nella sua modalità multigiocatore, una quantità di menù e sottomenù che rendono la navigazione nel software incredibilmente confusa e poco chiara, per non parlare di quanto invadenti e pressanti siano i popup relativi alle “offerte del negozio” e al Pass Battaglia. A tratti, sembra quasi di essere dentro un’app di un servizio di streaming come Netflix o Disney Plus piuttosto che in un videogioco.

Ciò nasconde a sua volta una serie di scomodità legate alla gestione delle patch e degli aggiornamenti, che ci costringeranno senza un reale motivo a dover riavviare il gioco molto spesso: ciò, unito al solito e noioso “Pre-caricamento degli shader”, vi porteranno a dover attendere svariati minuti prima di poter entrare in partita, quantomeno nella versione PC.

Si tratta anche in questo caso di un elemento che rende l’esperienza tutt’altro che fluida e immediata, al contrario di come avveniva nei primi capitoli della saga, dove nell’arco di una manciata di secondi ci si trovava già a correre e sparare tra le mappe.

In definitiva, non escludo che Modern Warfare 3 possa risucchiarvi nel suo ciclo di gameplay e progressione, ma analizzando l’esperienza nel suo complesso non si può non rimanere con l’amaro in bocca.

Cerveeeeeelli!

La terza e ultima attività proposta da Call of Duty Modern Warfare 3 riguarda, ancora una volta, la Modalità Zombie: in questo caso, il tutto prenderà il nome di Operazione Deadbolt, e mira a offrire una tipologia di esperienza alquanto differente rispetto al passato.

Questa modalità è ambientata in Urzikstan, nella mappa open world che ospiterà dichiaratamente la nuova modalità di Warzone: una volta atterrati con l’elicottero in una delle zone esterne dell’area, ci dovremmo muovere per i suddetti ambienti per completare una serie di piccole attività sparse per la mappa, cercando oggetti ed equipaggiamenti che possano tornarci utili per poter avanzare nelle aree successive, di difficoltà più elevata.

In tal senso spiccano i Contratti, delle vere e proprie missioni secondarie da attivare in punti specifici che, una volta completate, ci faranno ottenere oggetti rari come perk, vantaggi di vario tipo e soldi, che potremo spendere presso il Pack a Punch per potenziare la nostra arma oppure per acquistare altri oggetti presso le apposite stazioni.

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Ovviamente, la mappa sarà disseminata di zombie di vario tipo che durante la sessione mireranno a mangiare il cervello: oltre a quelli base e a quelli corazzati, sono presenti anche dei miniboss da sconfiggere più o meno coriacei, come una sorta di evocatore, un tiratore dotato di cannone a distanza o un altro che correrà velocemente addosso in una furia berserk.

Molto apprezzata la presenza di una serie di elementi classici della modalità zombie di Call of Duty, come le armi a parete da acquistare, i distributori di lattine e la leggendaria scatola misteriosa.

Ma per proseguire nell’esperienza dovremo completare delle sfide in sequenza ben definite, che permetteranno di sbloccare le Missioni Storia, delle lineari sequenze di gioco narrative che manderanno avanti gli eventi di trama e ci daranno accesso all’atto successivo, che prevede a sua volta altri incarichi del genere, sempre più specifici e avanzati.

Al momento attuale l’esperienza offre un totale di tre atti, ognuno dei quali composto da qualche decina di sfide e da un paio di Missioni Storia.

In tutto ciò, vi è anche un’importante componente DMZ: la partita durerà per un totale massimo di 45 minuti, ma le squadre in campo potranno decidere se e quando eseguire l’estrazione in uno dei punti indicati dalla mappa, il che permetterà ai giocatori di portarsi a casa le armi e i potenziamenti ottenuti durante la partita, avendo poi la possibilità di usarli in quelle successive.

Nel complesso, tutta questa ipotetica pienezza contenutistica si rivelerà ben presto essere una generica lista della spesa di incarichi da completare, in una struttura ludica che non c’entra assolutamente niente con quella che dovrebbe essere la modalità zombie di Call of Duty.

Ancora una volta, si ha la sensazione che gli sviluppatori abbiano ambientato la modalità DMZ nella mappa di Warzone, e l’abbiano riempita di non morti dappertutto, unificando le varie meccaniche di gioco in un pastrocchio di gameplay che non sa né di carne e né di pesce.

Il fatto di ritrovarsi con altri gruppi di giocatori in una mappa “grande”, non ci farà sentire in pericolo nemmeno per un minuto: a differenza di come avveniva in passato, non si avvertirà mai quel disperato senso di sopravvivenza che costringeva i giocatori a cooperare al massimo delle loro possibilità, portandoli a muoversi e ad agire secondo logiche di approccio ben precise.

In questo caso, si scende, si spara a qualche zombie, si raggiunge l’obiettivo richiesto dalla sfida e ci si dà alla fuga: con questo non voglio in alcun modo dire che la modalità di per sé sia “facile” (anzi, alcuni obiettivi avanzati saranno decisamente impegnativi), ma risulta innegabile il fatto che sia tutto tristemente anonimo e privo di quel valore creativo che al tempo mi fece innamorare della modalità, sia in termini di gameplay che di puro coinvolgimento atmosferico.

Al contempo, se approcciata con la giusta mentalità, anche questa modalità potrebbe essere in grado regalarvi qualche ora di divertimento, dato che sparare agli zombie rimane sempre assolutamente piacevole.

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Un piccolo appunto sul lato tecnico di Modern Warfare 3

Spostandoci sul piano tecnico, Modern Warfare 3 rappresenta a tutti gli effetti un netto peggioramento rispetto al capitolo precedente, che a sua volta risultava graficamente meno “brillante” rispetto a Modern Warfare 2019: ogni texture, modello ed effetto particellare sembra appartenere a un gioco di una generazione fa, per non parlare della profondità di campo, che appiattisce in maniera a dir poco ridicola ogni elemento dello scenario oltre una certa distanza.

Conclusioni

Alla fine le voci erano vere: Modern Warfare 3 avrebbe dovuto essere un DLC del capitolo precedente, e il risultato finale lo dimostra in maniera pressoché inderogabile.

Ogni suo contenuto sa di riciclo creativo, da una campagna a dir poco sterile a una componente multigiocatore che vive di una nostalgia fasulla e di aggiunte/modifiche così minuscole da risultare ininfluenti, passando per una modalità zombie la quale esperienza vi scivolerà addosso come mai prima d’ora.

A ciò si aggiunge una serie di peggioramenti tecnici, che riguardano aspetti come la grafica, la gestione dei menù e delle interfacce e una particolare mancanza di immediatezza generale nella fruizione del prodotto.

Per il resto, la formula da puro sparatutto alla fine continua a funzionare grazie a un sistema di shooting sempre più rifinito e godurioso, che potrebbe (ed evidenzio, potrebbe) sorreggere da solo l’intera esperienza.

In definitiva, chiedo disperatamente ad Activision di lasciar riposare Call of Duty per almeno un anno: ne ha bisogno, ora più che mai.

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Call of Duty Modern Warfare 3
GAMEPLAY E LONGEVITÀ
7
COMPARTO GRAFICO E SONORO
5.5
COERENZA E CURA DEL DETTAGLIO
5
Pros
Divertente
Denso di contenuti
Cons
Ricicli dappertutto
Pecca gravemente di creatività in ogni sua modalità
Tremenda gestione di menù ed interfacce
Tecnicamente più debole del solito
6
VOTO

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Salve a tutti, sono Mattia, e da circa 18 anni ho un'intesa passione per il mondo dei videogiochi, e con essa mi porto dietro una forte propensione alla discussione e al dialogo il più discorsivo possibile riguardo questa incredibile arte.

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