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Call of Duty Black Ops Cold War, la recensione: il freddo ritorno della saga

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call of duty black ops cold war

Call of Duty Black Ops Cold War

7

Gameplay e Longevità

8.0/10

Comparto grafico e sonoro

6.5/10

Coerenza e cura nel dettaglio

6.5/10

Pros

  • La parte finale della campagna è mozzafiato
  • Le modalità Zombi definitive, sia classica che Dead Ops
  • Design delle mappe multigiocatore ottimo
  • Sistema di movimento ottimo per il multigiocatore
  • Cross-play e supporto post-lancio gratuito

Cons

  • Le novità della campagna non sono state sfruttate a dovere
  • Multigiocatore contenutisticamente povero al lancio
  • Tecnicamente un passo indietro rispetto al predecessore del brand
  • Skill Based Matchmaking in partite pubbliche e Lega assente
  • Colonna sonora tutt'altro che memorabile

La versione analizzata in questa recensione è quella PlayStation 4 in versione base (non Pro), e non saranno presenti spoiler riguardo la trama ma per forza di cose dovremo descrivere alcune meccaniche per poter esprimere al meglio il nostro parere e giudizio sul titolo.
Buona lettura!

Quella di Black Ops è una storia altalenante quando si tratta di indirizzamento e qualità dei vari titoli che hanno composto la saga dal 2010 ad oggi, con un’alternanza e confusione di idee per quando riguarda il pacchetto completo che ogni gioco ha voluto offrire.

Forte di una campagna dalle tematiche che mescolavano la realtà militare della guerra fredda e il fantascientifico, il primo titolo della saga aveva fatto parlare di sé per una componente narrativa tutt’altro che scontata e un multigiocatore che voleva mantenere la classica formula dei Call of Duty nuova scuola, contestualizzato nel periodo storico in cui il gioco era ambientato.

La modalità Zombi inoltre fece impazzire la community per l’evoluzione del filone narrativo che venne impiattato da World at War tramite gli Easter Egg attivabili con azioni specifiche e nascoste nelle varie mappe.

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Con il seguito che uscì nel 2012, Treyarch riuscì ad evolvere la trama del primo capitolo con un sistema di progressione della campagna basato sulle scelte fatte dal giocatore che potevano influenzare l’evolversi degli eventi e scegliere di conseguenza l’epilogo del gioco, anche se non in maniera estremamente drastica.

Inoltre, sia il multigiocatore che gli Zombi vennero trattati in maniera eccelsa offrendo in entrambi i casi un’esperienza evoluta di essi.

Ancora oggi Black Ops 2 viene visto come il Call of Duty con il comparto multigiocatore più equilibrato ed apprezzato dall’intera community della saga per quanto riguardo bilanciamento delle armi, struttura delle mappe e feeling generale, e stessa cosa può essere detta degli Zombi che hanno ricevuto un trattamento di rinnovo che ha dato la possibilità ai giocatori di seguire una serie di piccoli puzzle all’interno delle partite che permettevano di veder evolvere la storia durante la sessione di gioco.

Con Black Ops 3 la saga ha iniziato a perdere la bussola, andando a perdersi nel trend della saga che vedeva ogni titolo ambientato in scenari fantascientifici, perdendo di conseguenza la credibilità e fascino della storia dei primi due capitoli (al punto di eliminarne totalmente la presenza nel quarto capitolo) e l’esperienza zombi e multigiocatore classica della saga.

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Con Black Ops 4, nonostante l’assenza della campagna, qualcosa s’è mosso nella giusta direzione, ma per i dettagli vi invitiamo a recuperare la nostra recensione!

Con Black Ops Cold War, però, Treyarch ha voluto seguire in parte l’esempio dettato dai compagni di Infinity Ward con il recente Modern Warfare (di cui potete recuperare la nostra recensione qui), facendo un passo indietro per riportare ai suoi fan un titolo fedele alle sue radici, senza osare stravolgimenti di sorta.

Per chi se lo stesse chiedendo a questo punto possiamo dirvi subito che sì, Black Ops è tornato, ma non come avevamo sperato.

Call of Duty Black Ops Cold War, la recensione: il freddo ritorno della saga 5

Con Cold War tornano i numeri, oppure no?

Partiamo da quello che sembrava il piatto forte di Black Ops Cold War, ovvero la campagna.

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Le vicende dell’ultima fatica di Treyarch si collocano cronologicamente dopo gli eventi del primissimo Black Ops datato 2010, e ci riporta a fianco del gruppo di Woods, Mason e Hudson con un nuovo leader che svolgerà un ruolo chiave nelle vicende narrate, Adler.

In Cold War, l’obiettivo del gruppo stelle e strisce sarà quello di sventare il piano di un ufficiale russo chiamato Perseus, il quale vuole attuare un piano che vedrà l’attivazione di diversi ordigni nucleari con l’intenzione di radere al suolo il territorio americano e i suoi alleati, il tutto all’insaputa del suo stesso governo, in collaborazione con i cubani(in parte provano a riprendere quel che era la storia della presunta spia originale conosciuta nelle vicende reali, ndr).

Dopo una prima missione dove il gioco mette in chiaro i toni esplosivi e sopra le righe che faranno da cornice alla storia, ci darà anche un assaggio del nuovo sistema di scelta nei dialoghi che andranno a modificare parzialmente il corso degli eventi o addirittura il finale stesso. Tramite questo nuovo sistema di scelte di Black Ops Cold War, il giocatore potrà appunto plasmare il corso degli eventi e indirizzarli a un epilogo buono, cattivo o neutrale; inoltre a seconda di alcune azioni che verranno intraprese all’interno delle varie missioni potremo addirittura cambiare totalmente la struttura di quelle a venire, con incarichi aggiuntivi da portare a termine.

Altra nota da sottolineare è l’aggiunta della creazione dell’identità del personaggio che controlleremo per quasi tutta la campagna, nome in codice Bell, tramite il quale potremo scegliere nome e cognome, profilo psicologico e precedente occupazione militare.
Questo sistema di creazione del personaggio non è stato implementato però nel tentativo di rendere il giocatore protagonista stesso delle vicende, ma ogni scelta fatta durante l’assemblamento del proprio portfolio verrà poi totalmente contestualizzata sia nella trama che nel gameplay.

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Il profilo psicologico altro non è che la scelta dei bonus passivi che otterremo per tutta la durata della campagna, a partire da un aumento dei danni dei colpi passando per velocità di movimento, ricarica delle armi e via discorrendo, mentre il passato di Bell avrà un ruolo fondamentale per l’evolversi delle vicende e il tutto verrà contestualizzato nella storia.

Call of Duty Black Ops Cold War, la recensione: il freddo ritorno della saga 6

Sarà possibile personalizzare i tratti psicologici di Bell per ottenere dei bonus passivi da usare durante la campagna.

Passando ora alla struttura generale della campagna, come già accennato prima Cold War riporta sui nostri schermi le classiche esplosioni, scenografie cinematografiche e missioni esagerate e sopra le righe che hanno caratterizzato i classici Call of Duty prima del recente reboot di Modern Warfare, e da qui i giocatori di vecchia data potrebbero avvertire un continuo senso di déjà vu nell’assistere a scene già viste e riviste nelle precedenti iterazioni non solo di Black Ops, ma del brand in generale.

Nonostante qualche isolata, sporadica eccezione che ci vedrà prendere parte a sessioni investigative arricchite da puzzle estremamente banali o la libertà di approcciarle in diversi modi, l’intera esperienza della campagna sarà un continuo scaricare proiettili su decine (se non centinaia) di spugne da piombo dotate di un’intelligenza artificiale che il massimo che oserà fare altro non sarà che tentare di accerchiare il giocatore con la solita, banale struttura trita e ritrita.

Sarà possibile trovare dei cabinati all’interno delle missioni con i quali sarà possibile interagire e giocare! Gli amanti del retro-gaming potranno trovare qualche piacevole sorpresa!

Aumentando la difficoltà il comportamento dell’IA non cambierà minimamente, bensì aumenterà il danno ricevuto dai colpi e sarà semplicemente richiesto di avanzare molto più attentamente e sfruttare meglio i ripari, e nelle sessioni stealth sarà molto più facile venire scoperti, anche se in caso succeda il tutto potrà essere semplicemente risolto con una grossa sparatoria.

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Solamente verso le battute finali il gioco inizia a diventare interessante non solo per la trama che riesce a mettere in dubbio la solita giustizia rappresentata dal gruppo stelle e strisce, ma anche per come il giocatore dovrà vivere determinati eventi, azzeccando totalmente l’approccio e il tentativo di far scaturire determinati stati d’animo a chi impugna il pad. Parliamo ovviamente dei toni fantascientifici che hanno reso l’originale Black Ops celebre ai suoi tempi.

Purtroppo nonostante la buonissima impennata nella parte finale, non basta per cambiare il fatto che appunto Cold War non fa nulla di diverso dai vecchi Call of Duty e ha estremamente paura di osare dal punto di vista del gameplay, cosa che invece il recente reboot di Modern Warfare ha fatto con una formula vincente dando nuova linfa vitale al brand senza tradire le sue origini e il suo feeling.

Una gradita aggiunta del comparto giocatore singolo di Cold War è la possibilità di poter girare liberamente nel punto di ritrovo del gruppo protagonista, dove potremo parlare con ogni membro per poter scoprire dettagli sul loro background e esplorare alcune parti dell’hub per trovare alcuni indizi utili per le missioni secondarie (di cui parleremo tra poco), altrimenti introvabili.

Altra aggiunta è appunto la presenza di due “Operazioni” che altro non sono che banali missioni secondarie che hanno un impatto quasi inpercettibile sulla trama. È possibile migliorare l’esito di queste Operazioni raccogliendo collezionabili definiti come “indizi” lungo sia le missioni della campagna principale (sotto forma di documenti, nastri e fotografie da scattare manualmente) che nel rifugio.

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Le missioni secondarie sono ambientate in spazi estremamente ristretti e sono di una struttura sempre relegata ai binari pieni di sparatorie, e tutt’ora ci chiediamo se c’era davvero bisogno di aggiungere un contenuto di questo genere se andava trattato in maniera tanto approssimativa, tanto per allungare l’esperienza di un’ora o poco più.

Per quanto riguarda, invece, la scrittura della trama ripetiamo come tutti i punti chiavi che ci si aspetterebbe da un titolo puro della saga di Black Ops siamo presenti, con tanti richiami ad eventi storici realmente accaduti e del primo capitolo del 2010.
Cold War però ci mette davvero troppo a mostrare i muscoli del plot, ma quando lo fa travolge il giocatore in un turbine di eventi che lo coinvolge in prima persona, con un livello di immersione decisamente impressionante.

In conclusione, la campagna di Cold War altro non è che un “more of the same” di quel che era la formula classica proposta dai primi due capitoli originali, con qualche aggiunta interessante per variare la struttura ma non sfruttata pienamente, dando quasi l’impressione che il team di sviluppo non abbia avuto il tempo necessario per poter esaltare e esplorare pienamente le potenzialità delle nuove meccaniche.
Il tutto fa ben sperare per il futuro, nella speranza che Treyarch possa continuare su questa strada.

Call of Duty Black Ops Cold War, la recensione: il freddo ritorno della saga 7

Adler è il capo dell’Operazione che porteremo avanti durante la campagna di Cold War, e avrà un ruolo fondamentale in essa

Il multigiocatore di Cold War è magro, crudo e cattivo

Non possiamo negare che valutare il multigiocatore di Cold War è veramente difficile, dato che il contrasto tra qualità ed esperienza di quest anno va a soddisfare solo una parte dell’utenza, ma procediamo con ordine.

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A livello contenutistico, Cold War offre al momento in cui questa recensione viene scritta solamente le classiche modalità di Call of Duty per il 6vs6 come Deathmatch a squadre, Dominio e la competitivissima Postazione, fa il suo ritorno la modalità Controllo di Black Ops 4 apprezzatissima dai giocatori competitivi ma rimane assente Cattura la bandiera.

Oltre a queste sono state aggiunte le nuove modalità Armi Combinate, Bomba sporca e Scorta VIP.

La prima è una modalità a obiettivi su larga scala fino a 48 giocatori su due sole mappe, Armada e Crossroads, con la presenza di veicoli sia di spostamento che di assalto (motoslitte, barche d’assalto e carri armati).
Il ritmo di base di queste modalità ha un buon equilibrio tra fasi concitate e più quiete, con qualche rara eccezione dove si presenta il fenomeno di “spawn trapping”, ovvero la situazione dove uno dei team blocca il punto di rinascita del team avversario senza dargli la possibilità di uscirne.

Bomba sporca invece è una modalità che ci ha colti piacevolmente di sorpresa.
Anche qui abbiamo solo due mappe su cui giocare, e vede 40 giocatori divisi in team da quattro contendersi delle bombe che vanno caricate con unità di uranio, ottenibili in giro per la mappa di gioco in maniera simile a quanto visto in Warzone, ovvero aprendo casse disposte in punti d’interesse precisi.
Una volta caricata, la bomba andrà innescata e all’esplosione verrà rilasciata una nube tossica che limiterà l’area di gioco e sposterà i vari team al prossimo blocco di bombe.
Come avrete notato da quanto descritto finora le analogie con la Battle Royale di Call of Duty ci sono e sono piuttosto marcate, tant’è che sarà possibile persino equipaggiarsi di piastre che garantiranno protezione extra e potremo trovare equipaggiamento extra nelle stesse casse che ci daranno l’uranio; non ci sconvolgerebbe affatto ritrovare queste stesse aree nella futura implementazione di Cold War all’interno di Warzone.
Il team che farà più punti tra bombe esplode ed uccisioni porterà a casa la vittoria, con un’animazione di accompagnamento molto soddisfacente.

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Scorta VIP è la modalità che sulla carta ha un’idea estremamente interessante alla base ma che, purtroppo, non può pretendere di vivere a lungo nell’ecosistema del titolo.
In questa variante 6vs6 a rientro limitato, uno dei due team dovrà proteggere uno dei suoi membri (il VIP), il quale avrà equipaggiamento limitato ma la possibilità di avere un’importante visione migliorata della posizione dei nemici, e scortarlo al punto dell’estrazione in pieno campo nemico.
Se, come già detto, ideologicamente parlando la modalità promette benissimo, già ad un paio di giorni dal lancio abbiamo visto un matchmaking che ha faticato tantissimo ad abbinarci a una partita per mancanza di utenti attivi, sicuramente tornati sulla classica e mai troppo lodata Cerca e distruggi.

Scorta VIP è un’occasione sprecata, vittima del gioco in cui è stato implementato. Stessa cosa non possiamo dire di Armi combinate e Bomba sporca, entrambe promettenti e divertenti!

Tornando al 6vs6, il parco mappe di Cold War è povero al momento in cui la recensione è stata scritta (settimana di lancio), con un totale di 8 sole mappe, di cui 2 sono semplicemente versioni revisionate di quelle di Armi Combinate (il che riduce la pool di mappe “native” classiche a 6).
La qualità e il design è comunque lodevole, con un ritorno al layout classico basato sui tre corridoi con la presenza di stanze e ripari minuziosamente distribuiti per permettere uno sviluppo dei match all’insegna della velocità, grazie anche al sistema di movimento offerto dal titolo di cui parleremo a breve.
Nota di merito per Garrison, Checkmate e Moscow, che urlano competitive da tutte le parti, con un design a dir poco perfetto.

Possiamo però controbilanciare la povera scelta di mappe con una promessa di supporto del titolo post-lancio al pari del precedente Modern Warfare, totalmente gratuito e che offrirà almeno 2 nuove mappe a ogni Season, disponibili ad una cadenza bimensile.

Call of Duty Black Ops Cold War, la recensione: il freddo ritorno della saga 8

Contenutisticamente il multigiocatore di Cold War non è ricchissimo

In Cold War si corre, e tanto.

Il sistema di movimento di Cold War merita un paragrafo per sé, dato che sono stati apportati cambiamenti decisamente importanti e vale la pena spenderci qualche riga, anche solamente per darvi un’idea di quel che vi aspetterà soprattutto nel multiplayer!

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Con il reboot di Modern Warfare, Call of Duty ha visto un cambio drastico nella gestione dello scatto del proprio avatar, e soprattutto la scivolata e la reattività dell’ADS a ogni nostro movimento ha subito diversi cambiamenti, andando a strizzare l’occhio al realismo.

Con Cold War, Treyarch ha ben pensato di dare la sua personalissima interpretazione al sistema di movimento ideato dai colleghi di Infinity Ward, allontanandolo questa volta dal realismo e rendendolo più appetibile invece alla natura arcade che ha da contraddistinto da sempre il brand e, particolarmente, la saga di Black Ops.

A differenza di Modern Warfare, in Cold War non avremo due animazioni separate durante lo scatto (super scatto iniziale ad arma alta per un secondo e qualcosa, per poi rallentare e abbassare l’arma per passare allo scatto classico), bensì avremo una singola animazione ad arma bassa che invece vedrà un valore di velocità ottimale all’inizio di esso e che andrà a diminuire mantenendolo.

Anche senza sfruttare la velocità ottimale a inizio animazione, i movimenti sono comunque estremamente più veloci rispetto al passato e permettono una libertà e reattività (per quanto lontano anche dal più finto realismo) senza precedenti, che potrebbero penalizzare enormemente il giocatore casual o alle prime armi che potrebbe non riuscire a seguire il ritmo dei giocatori più “stagionati”.

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La gestione dei salti, invece, vede una buona frazione di secondo tra un rimbalzo e l’altro, costringendo a mantenere i piedi per terra ed eliminando dunque il “bunny hopping” che tanto veniva utilizzato dai giocatori di alto livello di Modern Warfare.
Inoltre fare più salti consecutivi ne diminuirà drasticamente l’altezza raggiunta man mano che l’azione verrà ripetuta.

Il piatto forte del comparto movimenti di Cold War è senza dubbio la scivolata. La velocità della scivolata in questo particolare Call of Duty è decisamente fuori controllo, a tal punto che viene usata come movimento offensivo anziché evasivo.

Oltre alla velocità, è possibile cancellare l’animazione per poterla collegare ad altre come mira o salto-in-mira, il tutto pronto per essere usato in partite competitive e rende il gioco, già veloce e punitivo, estremamente frenetico e non casual-friendly.

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I movimenti, in Cold War, sono follemente veloci, difficili e punitivi

Armi, personalizzazione e progressione

Black Ops Cold War porta con sè un buon numero di bocche di fuoco, ma le sensazioni che si avvertono pad alla mano usandole sono ben lontane da quelle estremamente soddisfacenti del precedente Modern Warfare, ma non sono nemmeno totalmente anonime.

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Tra qualche piacevole ritorno storico della saga quali il FFAR e l’XM4 tra i fucili d’assalto, vediamo anche nuove armi soprattutto nel reparto delle mitragliette.

Ogni arma è caratterizzata da un pattern di rinculo preciso e che va imparato, ma il feedback che danno ha un qualcosa di vagamente “leggero e vuoto”, che fa sentire la mancanza della pesantezza delle armi del reboot di Modern Warfare ma si confermano comunque validissime nello stesso modo in cui lo erano in Black Ops 2 e 4.

Nella versione PlayStation 5 di Cold War i vari fucili troveranno nuova linfa vitale tramite i grilletti del Dualsense, calibrati appositamente per ogni singola bocca di fuoco.

Per quanto riguarda il bilanciamento generale delle armi durante la prima settimana, Cold War è un totale buco nell’acqua con lobby dominate da MP5, XM4 e FFAR.

Cold War inoltra prende in prestito dall’ultima fatica di Infinity Ward anche il sistema Gunsmith, e lo migliora notevolmente.

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Ora oltre all’impressionante personalizzazione di ogni arma potremo vedere dettagliamente in valori numerici ogni singolo cambiamento che apporterà ai parametri statistici, invece della generica linea testuale che veniva vista in Modern Warfare.

Questo è soprattutto utile per quanto riguarda il tentativo di migliorare innanzitutto la velocità del proiettile della propria arma preferita dato che Cold War, esattamente come Modern Warfare, abbandona la registrazione dei colpi a “hitscan” a favore del “bullet travel”.

Il TTK (Time To Kill, tempo per uccidere, ndr) di Cold War è inoltre estremamente ben bilanciato, Treyarch è riuscita a raggiungere un buon equilibrio e in ogni gunfight si ha quasi sempre la possibilità di reagire o almeno renderci conto della situazione.

Guardando invece al quadro generale della personalizzazione delle proprie classi, Cold War si allontana dal “Pick 10” per portare un sistema molto più classico dove potremo selezionare almeno un elemento di ogni sezione, con la possibilità di equipaggiare una sola “Wildcard” che ci permetterà di aggiungere un extra.
L’extra in questione può esssere la possiblità di avere due armi principali equipaggiate, oppure poter installare tre accessori extra sul proprio fucile, o scegliere un bonus extra per ogni “ramo” disponibile.

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Quello di Cold War è un sistema di personalizzazione delle classi estremamente versatile che non lascia nè troppa libertà, nè limita troppo il giocatore.

Call of Duty Black Ops Cold War, la recensione: il freddo ritorno della saga 10

Fanno il loro ritorno inoltre le serie di punti, totalmente reinventate per questa nuova iterazione di Black Ops. In Cold War potremo raccogliere punti sia con uccisioni che con obiettivi, e non ne perderemo con la morte. Bensì ogni serie avrà un tempo di ricarica collettivo con il resto della squadra che bisogna rispettare per poter lanciare la propria ricompensa in campo ed evitare il sovraffollamento aereo.
Ad ora la gestione dei punti è ballerina, ma è chiaro che Treyarch ha voluto anche in questo caso premiare la mobilità.

Conquistare posizioni nelle modalità a obiettivi darà ottimi punti al giocatore, e aumentando invece la propria serie di uccisioni attiverà un moltiplicatore sul punteggio ottenuto da esse; in questo modo chi vorrà mantenere un angolo della mappa non potrà beneficiare né dell’uno, né dell’altro, e si vedrà costretto a buttarsi nella mischia, anche per via del netto svantaggio contro chi sfrutta l’estremo sistema di movimento di Cold War e che può stanare facilmente chi se la prende comoda in partita.

Tornano inoltre gli Operatori così come li abbiamo conosciuti su Modern Warfare, ovvero semplici skin sbloccabili tramite il completamento di sfide e, nel futuro, le loro variabili saranno ottenibili dai Battle Pass delle varie Stagioni di contenuti.

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Il sistema di progressione di Cold War è uguale a quello di Modern Warfare con una piccola nota riguardo quel che viene dopo il raggiungimento del livello massimo.
Giocare a un qualsiasi contenuto di Black Ops Cold War, sia esso la campagna, il multigiocatore o gli Zombi, permetterà di ottenere esperienza e salire di grado, e le ultime due permetteranno anche di aumentare contemporaneamente il livello delle armi utilizzate per sbloccarne gli accessori e le sfide per le mimetiche.

Raggiunto il livello massimo (quest’anno settato al 55), potremo effettuare il Prestigio, ma a differenza degli anni precedenti non perderemo alcun progresso, bensì otterremo oggetti “cosmetici” e una “Chiave Prestigio” che potrà essere utilizzata con l’avvento della prima Stagione di contenuti, e servirà a sbloccare uno degli emblemi storici dei Prestigi dei vecchi Call of Duty.

Con l’arrivo delle Stagioni di contenuti potremo aspettarci il ritorno del Battle Pass in pieno stile Modern Warfare, con l’aggiunta di nuovi Prestigi da raggiungere!

Per quanto riguarda sfide e simili, Cold War non ha nulla da invidiare ai suoi predecessori, offrendo inoltre anche una nuova pagina chiamata “Dark Ops”, sfide estremamente difficili che metteranno alla prova i giocatori non solo nel multigiocatore, ma anche negli Zombi e nella Campagna!

Call of Duty Black Ops Cold War, la recensione: il freddo ritorno della saga 11

La profondità del Gunsmith di Cold War va molto più nel dettaglio rispetto al precedente Modern Warfare

Skill Based Matchmaking, cos’è e cosa aspettarsi

Purtroppo quasi nessuno della critica ne parla ma ci sentiamo in dovere di dedicare un piccolo paragrafo a quel che è l’incubo dello Skill Based Matchmaking, che perseguita i giocatori di Call of Duty da Modern Warfare.

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Lo Skill Based Matchmaking altro non è che, appunto, un sistema di abbinamento che usa il gioco nel multiplayer per accostare giocatori di simile livello di abilità per rendere le partite quanto più equilibrate possibile.

Sulla carta, è un sistema assolutamente fantastico, che permette ai neofiti di giocare con altri neofiti e migliorare gradualmente le proprie capacità sul titolo, e di conseguenza anche i veterani possono mettersi alla prova con quelli al loro stesso livello. Purtroppo, vanno specificate un paio di cose, soprattutto nel caso di Cold War.

Da ormai qualche anno, nei titoli multiplayer possiamo trovare una diversificazione nel sistema di ricerca delle partite, ovvero possiamo andare nelle partite “pubbliche libere” o nelle partite “classificate”; questa categorizzazione è estremamente importante.

Nella prima, il gioco ci abbina velocemente con altri giocatori per una partita rilassata con i primi “che trova” magari seguendo un criterio di ottimizzazione della lobby in base alle condizioni delle connessioni internet dei singoli, mentre nel secondo caso la ricerca sarà sicuramente più lunga ma potremo trovare giocatori che competono con altri del loro stesso livello per migliorare il proprio piazzamento.

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Quando, come nel caso di Cold War, viene implementato un sistema di abbinamento del secondo tipo nel primo, essenzialmente saremo sempre costretti a giocare al massimo delle nostre capacità a ogni partita, senza la possibilità di rilassarci, rendendo spesso e volentieri l’esperienza estremamente frustrante, soprattutto per i giocatori con esperienza che cercano una pausa dalla corsa all’alto piazzamento.

Come se non bastasse, in particolar modo il SBMM (lo definiremo così da ora in avanti, ndr) di Cold War non è per nulla elastico nella ricerca, e trova giocatori con statistiche e abilità estremamente simili al proprio se non pure più alto.

Questo può inoltre spingere alcuni di essi a ripercorrere al “reverse boosting”, pratica che vede il giocatore letterlamente suicidarsi volontariamente durante i match per abbassare la media abilità del matchmaking pur di trovare un paio di partite rilassanti.

Come ben sappiamo, purtroppo, c’è chi spinge questa pratica al limite, al punto tale da ritrovarsi in lobby dove potrebbero giocare tra di loro persone anche con problematiche di tipo sanitario e/o fisiche e che per forza di cose non possono giocare allo stesso livello di persone che, quei problemi, non li hanno.

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La speranza di chi vi scrive è che in futuro Treyarch aggiunga una modalità classificata dove poter piazzare il SBMM e lasciare le pubbliche quanto più accessibili possibile.

Lo SBMM è da sempre esistito ma mai ai livelli toccati da Modern Warfare ed ora da Cold War, e gli sviluppatori sono comunque sempre riusciti ad isolare i giocatori disabili in una pool apposita.
Speriamo di poter vedere il ritorno sia del filtro per chi vuole godersi Call of Duty nonostante le sue problematiche, che la differenziazione tra partite pubbliche e classificate (sotto forma della mai troppo lodata Lega dei precedenti Black Ops).

Call of Duty Black Ops Cold War, la recensione: il freddo ritorno della saga 12

Il dibattito sullo SBMM di Cold War sarà sempre presente, noi abbiamo detto la nostra!

Gli Zombi, almeno, non smettono di stupire.

Se c’è una costante che nei titoli Treyarch non delude mai, ebbene quella è la modalità Zombi, e Cold War non fa eccezione. La modalità Zombi di Black Ops Cold War porta in tavola tantissimi miglioramenti sia di QoL, che nella struttura in sé della modalità.

Esattamente come il multigiocatore classico, anche gli Zombi supportano il cross-play con tutte le piattaforme!

In Cold War potremo partire con una classe personalizzata, e quindi iniziare da subito con una nostra arma e un’abilità specifica e non con la solita Colt. Inoltre potremo migliorare abilità passive e effetti delle bibite e armi dal menù prepartita utilizzando cristalli di aetherium, ottenibili durante le sessioni di gioco.

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Una volta in partita, verremo accolti da un filmato che ci darà un contesto di trama su quel che sarà la serie di obiettivi che dovremo raggiungere durante la nostra corsa alla sopravvivenza.

Oltre al classico avanzamento a “round”, dovremo preoccuparci anche di seguire e completare gli obiettivi proposti dalla mappa, il tutto agevolato da una segnaletica eccellente che permette una navigazione intuitiva dell’area di gioco.
Completando i vari obiettivi, il giocatore potrà scoprire dettagli su quel che sta succedendo a livello di trama e la mappa di gioco inizierà a svelare tutte le sue sfaccettature, quali dimensioni alternative e marchingegni utili alla progressione (qualcuno ha detto Pack-a-Punch?).

Oltre al ritorno delle classiche bibite ottenibili alle stazioni corrispondenti collocate in punti precisi della mappa, in Cold War troveremo anche delle stazioni di “rinforzamento” dove potremo spendere componentistiche ottenibili dai resti degli zombi eliminati per potenziare il nostro avatar e garantirgli maggiore resistenza e altri buff.

Superato il decimo round, inoltre, a cadenza regolare potremo richiamare un elicottero che ci attenderà a uno specifico punto di estrazione che ci permetterà di terminare la partita.
Oltre alla possibilità di estrazione, da quello stesso punto diversi zombi “particolari” faranno la loro apparizione e sarà necessario potenziarsi a dovere per poterli affrontare nel marasma generale, oltre che conoscere quanto più possibile le varie linee di collegamento tra le varie aree della mappa.

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Un’esperienza evoluta, ricca di storia, sfide ed obiettivi da completare quella degli Zombi di Cold War, in cui davvero non sappiamo trovare qualcosa che non va. Sicuramente è la parte, a nostro parere, meglio riuscita del titolo.

Non possiamo inoltre ignorare la nuova evoluzione di Dead Ops Arcade, l’alternativa “twin stick shoot em up” zombi alla modalità classica, che in Cold War si presenta nella sua versione migliore.

È un crimine sorvolare sull’incredibile Dead Ops Arcade di Black Ops Cold War, un’esperienza che meriterebbe un gioco totalmente dedicato!

Quello che ci viene offerto è letteralmente un gioco totalmente a sè, un twin stick shooter che porta con sé un carico di variazioni e divertimento al gameplay che farebbe impallidire giochi dello stesso genere che vengono venduti a sé stanti e prezzo pieno.

Per chi non lo conoscesse, Dead Ops Arcade è una variante della modalità Zombi classica che ci lascia controllare il nostro avatar con una visuale dall’alto, e se con lo stick sinistro ne controlleremo i movimenti, con il destro indirizzeremo il fuoco automatico dell’arma che impugneremo.

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Oltre alla possibilità di esplorare una mappa di tutto rispetto, condita dalle solite orde di non-morti e boss estremamente sopra le righe, in Cold War ci allonteneremo in determinati punti dalla classica visuale dall’altro per tornare alla classica visuale in prima persona, trasformando il gioco momentaneamente a un Left 4 Dead senza neanche provare a nasconderne l’ispirazione, per poi lanciarci tutto d’un tratto a sezioni platform/side scrolling che strizzano l’occhio ai titoli metroidvania sia recenti, che dell’era NES-SNES.

Azione frenetica, un continuo rilancio di meccaniche e cambi repentini di gameplay; Dead Ops Arcade è la sorpresa di Black Ops Cold War che speriamo con tutto il cuore che Treyarch non ignori e che continui a supportare post-lancio, un’esperienza che consigliamo di vivere in compagnia di amici sia online che in locale!

Call of Duty Black Ops Cold War, la recensione: il freddo ritorno della saga 13

Tra una modalità Zombi evoluta ma fedele alla sua natura ed una nuova, sorprendente versione di Dead Ops Arcade, Cold War riesce a risollevarsi con il suo comparto dedicato ai non-morti

Un comparto tecnico che non convince.

Abbiamo voluto volontariamente lasciare l’analisi del comparto tecnico (inclusivo di grafica, audio ecc) per ultimo, dato che vanno marcate alcune critiche e contestualizzate attentamente diverse cose.

Partiamo subito con il dire che purtroppo Black Ops Cold War è un chiaro passo indietro rispetto al precedente Modern Warfare, almeno da quanto visto nella versione PlayStation 4 del titolo.

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Innanzitutto la qualità generale delle texture è decisamente scadente soprattutto nella componente multigiocatore, con casi di pop up ritardati o deformazione di alcune superfici anche abbastanza ravvicinate (particolarmente facile da notare sulla mappa multigiocatore Satellite, ndr).

Inoltre le animazioni non sono assolutamente fluide e armoniose come quelle di Modern Warfare, bensì sono estremamente “steccate” e legnose, anche se non ad un punto tale da renderle disturbanti da guardare.

Nella campagna possiamo assistere a un gioco di luci leggermente migliore, con uno sfruttamento degli shader decisamente più convincente ma comunque ben lontano dalla gestione volumetrica offerta dall’ultimo lavoro dei colleghi di Infinity Ward.

Inoltre abbiamo riscontrato sporadici cali di frame rate sia nel multigiocatore che, e soprattutto, nella campagna.
Purtroppo non possiamo difendere il titolo in nessun modo, soprattutto alla luce di tutti gli altri problemi presenti.

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Va sottolineato comunque che nella sua versione Next-Gen, Cold War supporterà un alto contatore di FPS (120) e il Ray Tracing oltre che a una qualità grafica generale decisamente migliore!

Per quanto riguarda il comparto audio, abbiamo notato un’enorme differenza per quanto riguarda la campionatura dei suoni tra la campagna e il multigiocatore.
Più precisamente la qualità generale dei suoni delle armi, esplosioni e degli effetti audio in generale ci è sembrata migliore nella campagna, mentre nel multigiocatore manteneva l’ottimo design.
Parlando appunto dell’audio design, Treyarch ha fatto decisamente i compiti a casa, sia nel multigiocatore che nella campagna, dove nel primo caso la direzione, distanza e l’ambiente dal quale il suono che si percepisce viene prodotto (che sia uno sparo, un’arma che viene caricata o i classici passi) è estremamente chiaro e semplice da tradurre per il giocatore, e di conseguenza risalire all’origine di esso.

Un ottimo sound design rovinato da una qualità generale del suono non esattamente impeccabile, Cold War non riesce a colmare totalmente le lacune grafiche con il suo comparto audio

Dopo l’impeccabile lavoro dei colleghi di Infinity Ward con Modern Warfare, Cold War di Treyarch è un passo indietro anche sulla qualità dell’audio generale del titolo, ma comunque forte di un design curato e che fa il suo dovere.

Parentesi dedicata alla soundtrack del titolo che presenta sia tracce puramente rock in pieno stile Black Ops, che qualche traccia un po’ più elettronica, senza farsi mancare qualche traccia che strizza l’occhio al sound anni ’60.
Insomma una soundtrack che svolge il suo lavoro senza offrire tracce memorabili di sorta (i tempi degli Avenged Sevenfold su Black Ops sono ormai un lontano ricordo, ndr).

Passando all’analisi di tecnicismi più profondi, è da lodare la qualità della registrazione dei colpi nel multiplayer, sempre estremamente precisa e che fa ben sperare per il futuro dell’infrastruttura.
Meno bene invece la gestione dell’aim assist su controller, che ci ha causato non pochi problemi vista la marcata magneticità soprattutto con i fucili di precisione, con casi in cui più che aiutarci ci ha fatto mancare importanti colpi che ci avrebbero assicurato uccisioni a causa del mirino che letterlamente si allontanava da solo dal bersaglio in movimento.

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Tecnicamente Cold War è un passo indietro rispetto al precedente Modern Warfare, soprattutto nel multigiocatore. Riesce comunque a difendersi egregiamente lo stesso, senza pretendere la lode.

Cold War non è un titolo pensato per tutti, e non è quel che speravamo

Call of Duty Black Ops Cold War non è un titolo pensato per tutti, ed è evidente che è stato vittima di uno sviluppo probabilmente travagliato ma lasciamo le supposizioni da parte per ora.

Una campagna che ha una struttura e un sistema di progressione interessante ma che non riesce a esaltarne le potenzialità, una sceneggiatura che prende in prestito un po’ troppe cose dal passato del brand e riesce a impennare solo alle battute finali, probabilmente i puristi dei classici corridoi dei Call of Duty vecchio stile saranno comunque soddisfatti.

Il comparto multigiocatore è povero di contenuti, con un ritmo di gioco estremamente feroce e punitivo, imbastito da meccaniche di movimento pensate appositamente per i giocatori competitivi; un bilanciamento tutto da rivedere e la perdita dell’incredibile e soddisfacente feedback delle armi, la situazione del multigiocatore non è delle migliori.
È ovvio che il tutto sia stato impacchettato per soddisfare i giocatori hardcore e i rappresentanti del competitive, vista soprattutta l’incredibile qualità del design e della struttura delle mappe multigiocatore (seppur poche).

Gli Zombi sono probabilmente ciò che è stato fatto meglio in Cold War, forte di un’esperienza evoluta ma che non tradisce le origini, che promette di arricchirsi di mappe (così come il multigiocatore) tramite il supporto post-lancio, e come se non bastasse la sorpresa della Dead Ops Arcade non fa che aggiungere valore al tutto!

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Non sappiamo davvero se e come consigliarvi Cold War.

Se siete fan da sempre e siete affamati di un Call of Duty che soddisfi le esigenze del competitor che è in voi, allora possiamo consigliarvi abbastanza a cuor leggero l’acquisto.

Se stavate aspettando il ritorno di Black Ops in grande stile per passare qualche serata in compagnia dei vostri amicizia sul multiplayer, che sugli Zombi continuiamo a consigliarvi il titolo con una riserva, ovvero quello di aspettare almeno che si arricchisca un minimo di contenuti con il passare delle Stagioni post-lancio, in modo tale da far “valere il prezzo del biglietto”.

Per tutti gli altri, invece, questo è Black Ops Cold War, un Call of Duty dietro il quale sicuramente c’è impegno, ma per qualche motivo davvero non riesce a convincere appieno, con un continuo far due passi indietro per poi farne solamente uno in avanti.

Di una cosa siamo certi, però: Black Ops vuole tornare, e le premesse per un futuro radioso per il brand ci sono tutte, e noi vogliamo crederci.

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Non mancheremo di continuare a monitorare l’evoluzione del titolo, e lo faremo in live! Seguiteci sul nostro canale Twitch!

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Sono Saby, originario di Rimini e ora trasferito in quel di Londra, vivo da solo in un piccolo bilocale e pago il mio affitto e le mie tasse lavorando come session player e sound engineer in studi di registrazione medio/piccoli a Londra e dintorni!
Cresciuto da mio fratello a pane, Zelda e N64, sono ora un malato delle storie dove Link è protagonista e fedele seguace del buon Yoko Taro, oltre a essere un grande fan dei JRPG vecchio e nuovo stampo (quando fatti a dovere).
Spero di riuscire a offrirvi contenuti degni del vostro tempo! Buona permanenza!

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Z- GianclY
Z- GianclY
7 mesi fa

Aggiustate il bug estremo che mi causa in epidemia in splitscreen quando uso il teletrasporto mi fa uscire dal gioco e si blocca 
GianclYzed 
Ps4

trackback
Call of Duty Vanguard, la recensione: si torna in trincea - SpaceNerd.it
6 mesi fa

[…] della campagna Sledgehammer ha deciso di rinunciare ad alcune delle novità inserite in Cold War (dialoghi multipli, scelte da prendere, interazioni e missioni secondarie, ndr.), per tornare ad […]

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