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Xbox Series X, la recensione: un mostro sulla griglia di partenza

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Xbox Series X

La nuova generazione di console è finalmente arrivata e Microsoft ha fatto le cose in grande. Negli ultimi anni la divisione Xbox del colosso americano ha fatto tesoro dei colossali passi falsi fatti con il rilascio dell’Xbox One sette anni fa e, rimboccandosi le maniche, ha lavorato sodo per dare ai giocatori quello per cui le console Microsoft hanno conosciuto il loro successo: potenza hardware, servizi all’avanguardia e giochi.

Nel 2017 ha infatti rilasciato il servizio Game Pass, cresciuto fino ad avere oggi una sontuosa libreria di giochi ad un prezzo mensile decisamente concorrenziale; sul lato hardware, nel medesimo anno ha rilasciato un sontuoso upgrade alla sua ammiraglia attraverso l’Xbox One X, staccando di netto l’omologa della concorrenza ed offrendo un primo assaggio di vero gaming in 4K. Infine, sul lato software la divisione Xbox ha avviato una prorompente e audace strategia di acquisizione di studi di sviluppo per rafforzare la sua scuderia di titoli first party, partendo da studi medio-piccoli come Ninja Theory (Hellblade, DmC) e Obsidian (Fallout New Vegas) per poi arrivare alla sorprendente acquisizione di Bethesda.

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Ora Microsoft ha rilasciato l’Xbox Series X che, come la primissima Xbox e la One X, si conferma come la più potente console sul mercato. Dotata di caratteristiche hardware che fanno impallidire le esponenti della precedente generazione, l’ammiraglia di punta della divisione Xbox strizza l’occhio ai videogiocatori per offrire un’esperienza di gioco a 4K nativi e 60 frame al secondo affiancata da una libreria Game Pass più folta che mai, diversi titoli ottimizzati, funzionalità inedite e una retrocompatibilità spinta ai massimi livelli.

Considerato il prezzo non indifferente della console, pari a quanto richiesto dalla concorrenza per il suo corrispettivo top di gamma, chi si fosse perso il severo treno dei preordini potrebbe chiedersi quanto valga effettivamente la pena investire una tale cifra nell’attesa dei nuovi arrivi. E se sul lato hardware è difficile rimanere delusi, sul lato software emergono talune criticità che sarebbe bene prendere in considerazione.

Un design minimale e d’impatto

Fin dalla sua prima presentazione ufficiale, l’Xbox Series X ha stupito per design e dimensioni: poggiando su una base quadrata di 15 centimetri, la console si erge di 30 centimetri in altezza come un parallelepipedo nero opaco con pochi dettagli, fra cui un bianco tasto d’accensione targato Xbox, un vano dischi, un’uscita USB e, sempre in nero, i tasti di espulsione disco e sincronizzazione controller.

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La parte alta della console, completamente dedicata alle uscite di areazione, presenta una superficie leggermente convessa, dotata di una griglia di fori circolari colorati di verde sui lati interni, attraverso i quali traspare la notevole ventola installata all’interno console. La base della console presenta una base di appoggio per agevolarne il posizionamento verticale con cui è stata concepita, benché nulla vieti di metterla anche in orizzontale. Infine, sul retro sono presenti una porta HDMI 2.1, due porte USB tipo C, l’ingresso di alimentazione, ulteriori fori di ventilazione ed uno slot per inserire le espansioni di memoria SSD, queste ultime realizzate tramite formato proprietario.

L’aspetto della console potrebbe lasciare perplessi per la mancanza di forme ricercate e dettagli estetici, tuttavia si tratta di una precisa scelta di design. L’Xbox Series X è stata concepita come un oggetto d’arredamento che si possa armonizzare, quasi mimetizzare, all’interno dell’arredamento domestico, di qui la scelta per un’estetica minimale ma non per questo di scarso valore. Le dimensioni potrebbero creare qualche problema di piazzamento nei pressi del televisore di casa, tuttavia la scelta è giustificata dalla volontà di rendere più efficiente possibile la dissipazione termica della console, così da minimizzare rischi e danni da surriscaldamento.

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Sentirsi a casa dal primo avvio

Coloro che nell’ormai passata generazione hanno posseduto una Xbox One troveranno nella nuova console un’interfaccia del tutto familiare, la stessa contenuta nell’ultimo aggiornamento delle Xbox One e frutto dei miglioramenti avvenuti di anno in anno.

L’interfaccia di Xbox Series X si presenta così snella ed immediata. Attraverso due interfacce ed una finestra laterale, richiamabile in qualsiasi momento attraverso il tasto Xbox, è possibile accedere in pochi passaggi a tutti i contenuti della console. Dall’interfaccia Home è infatti possibile accedere rapidamente agli ultimi giochi e app avviati oppure alla libreria software completa. La seconda interfaccia della Home, sottostante alla prima, è invece interamente personalizzabile con software, cartelle e app ordinabili a scelta per avviarli in modo rapido dalla Home. Infine, la finestra laterale consente di accedere velocemente agli ultimi giochi/app, alle impostazioni di sistema, alla libreria giochi, alle cartelle personalizzate di software, allo Store e alla libreria Game Pass.

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Si tratta dunque di un’interfaccia improntata all’accessibilità e alla rapidità di utilizzo, che abbandona la dispersività vista nelle prime interfacce Xbox One e agevola il passaggio istantaneo da un gioco all’altro, più interessante che mai grazie alle funzionalità offerte dall’SSD montato sulla console.

Grandi prestazioni, grandi aspettative

Sotto la scocca, la console top di gamma di casa Microsoft nasconde un circuito integrato progettato in collaborazione con AMD, dotato di una scheda grafica con 12 Teraflops di potenza di calcolo (quasi dieci volte tanto i primi modelli di Xbox One che ne avevano 1,3 ed il doppio rispetto alla versione One X), assieme a 16GB di memoria RAM GDDR6, di cui 10 dedicati alla computazione grafica e 6 per le operazioni di sistema.

Chiudono il cerchio della componentistica hardware un lettore Blu-Ray e un’unità di archiviazione a stato solito (SSD) da 1TB con architettura personalizzata NVMe, le cui caratteristiche e funzionalità meritano da sole dei paragrafi dedicati. L’Xbox Series X si ritrova così a dover gestire un hardware notevolmente più potente rispetto ai modelli One X dentro una scocca si grande ma che ha richiesto notevoli sforzi in termini di dissipazione termica, alimentazione e rumorosità.

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Al lancio l’Xbox Series X raggiunge in pieno l’obiettivo dei 4K a 60 FPS promessi da Microsoft: sui giochi attualmente ottimizzati per la console (fra cui le esclusive Gears 5, Forza Horizon 4 e Sea of Thieves) il divario rispetto alla generazione precedente è lampante, non solo in termini di risoluzione, fluidità e stabilità ma anche a livello di dettaglio, che raggiunge l’equivalente delle impostazioni Ultra su PC. Il tutto assieme all’implementazione, su alcuni titoli come Gears 5, della tecnologia ray-tracing che dona all’illuminazione un livello di realismo come mai prima d’ora.

Va segnalato, tuttavia, che tra le esclusive disponibili al lancio non è presente alcun nuovo titolo concepito appositamente per l’attuale generazione di console.

Per quanto sontuosamente tirati a lustro, i titoli attualmente a disposizione appartengono alla generazione passata. Insomma, manca un titolo che cominci a mostrare i muscoli della console con livelli di dettaglio impensabili nella generazione appena trascorsa. Difatti, giochi più promettenti sul fronte tecnico che sarebbero dovuti uscire nella finestra di lancio, come The Medium e Scorn, sono stati rimandati agli inizi del 2021.

L’SSD e la magia del Quick Resume

L’unità di archiviazione interna di Xbox Series X consta di un SSD con architettura NVMe da 1 TB, in grado di raggiungere una velocità di trasferimento dati di base pari a 2,4GB al secondo. Rispetto agli hard-disk tradizionali, montati sulle console di precedente generazione, la soluzione proprietaria adottata da Microsoft permette dunque una velocità di trasmissione dati di molto superiore a quanto siamo stati abituati fin’ora.

Un primo riflesso di questa tecnologia di archiviazione lo si nota nei tempi di caricamento, drasticamente ridotti rispetto al passato. Se nella maggior parte dei titoli testati sulla console i caricamenti per cominciare a giocare si attestano al di sotto dei 10 secondi, in alcuni dei titoli più lenti a caricare le prestazioni sono comunque notevolmente migliorate: si passa su Sea of Thieves dagli 81 secondi di attesa su Xbox One X ai 20 secondi su Series X, mentre i 112 secondi di caricamento iniziale su Destiny 2 si riducono a 43.

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Oltre ai tempi di caricamento, una delle migliori innovazioni portate ad ora da questa tecnologia di archiviazione è il Quick Resume. Dopo aver finito di giocare a un determinato titolo, il momento d’interruzione viene salvato sui dati dell’SSD, permettendo all’avvio successivo di riprendere il gioco in pochi secondi esattamente da quel punto, senza passare per i caricamenti iniziali.

All’infuori di pochi, determinati titoli multiplayer o scarsamente ottimizzati (come Sekiro, che al riavvio dal Quick Resume rimanda al menù principale) dove non è supportata, questa funzione ridefinisce il concetto di partite mordi e fuggi: ad esempio, a pochi secondi dall’avvio di console ci si può buttare su una partita di Call of Duty Warzone, scaricare la tensione con una corsa su Forza Horizon 4 e riprendere immediatamente a cercare la prossima partita Battle Royale.

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In termini di spazio complessivo di archiviazione, del singolo TB di archiviazione a disposizione 194 GB sono dedicati alla memoria di sistema, lasciandone 806 a disposizione dei giochi. Considerato il peso medio dei giochi attuali, che non accenna a calare, sull’SSD in dotazione della Series X ci stanno in media una ventina di titoli, portando spesso a dover scegliere cosa tenere e cosa no per le suddette partite al volo.

Integrare tale memoria con altri SSD non proprietari è fuori discussione, poiché Xbox Series X è compatibile soltanto con le espansioni SSD proprietarie vendute costosamente a parte. Tuttavia è possibile integrare la capacità di archiviazione con hard-disk 2.5 tradizionali, sacrificando i suddetti benefici nei tempi di caricamento per avere molti titoli comunque a disposizione, all’infuori dei titoli ottimizzati per la console che richiedono espressamente di essere avviati da un sistema SSD, oppure per averli pronti al trasferimento sulla memoria di archiviazione interna.

Retrocompatibilità senza soluzione di continuità

Uno dei fiori all’occhiello nell’offerta Xbox degli ultimi anni, la retrocompatibilità raggiunge nuovi apici nella nuova generazione di casa Microsoft, poiché qualsiasi titolo della precedente generazione sarà avviabile sulle Xbox Series X, che sia su disco o in digitale. I giochi delle generazioni ancora precedenti, vale a dire della prima Xbox o delle 360, funzioneranno come in precedenza: saranno ovvero avviabili previa disponibilità di una patch per farli girare.

Ma l’estensione quasi illimitata della retrocompatibilità non è tutto, poiché ciascun titolo compatibile girerà al massimo delle proprie capacità senza aver bisogno di patch d’ottimizzazione. Titoli che in passato soffrivano di frame rate ballerini o risoluzioni variabili vedono scomparire i loro problemi di stabilità, e quei titoli che prevedevano delle Performance Mode o degli FPS sbloccati (come Sekiro e Final Fantasy XV) ora girano a fluidità ancora maggiori fino a raggiungere le vette dei 60 FPS, un miraggio sugli hardware di precedente generazione.

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Controller che vince non si cambia

Per quanto riguarda il controller, Microsoft non ha puntato sull’innovazione, bensì sull’ottimizzazione delle già solide basi di comodità dettate dai suoi ultimi controller. Forme e pulsanti sono rimaste identiche con le seguenti eccezioni: sui corni e sui grilletti analogici la superficie è stata resa ruvida per migliorarne l’impugnatura, è stato aggiunto un pulsante per salvare all’istante immagini e clip di gioco, l’ingresso per la ricarica è passato al formato USC tipo C e la croce direzionale è stata migliorata con la soluzione già vista sui controller Élite, ovvero una croce direzionale unica ad otto direzioni estremamente precisa e sensibile.

Nel complesso, al di là dell’impugnatura più comoda non emergono particolari miglioramenti sull’esperienza di gioco; tuttavia, in giochi come picchiaduro e platform dove la precisione direzionale è fondamentale la differenza è netta rispetto al passato.

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Quando il software non regge il passo dell’hardware

Xbox Series X si conferma una console potente, veloce, familiare e dotata di un’immensa libreria di giochi. Una console che segna un netto salto in avanti rispetto alle Xbox precedenti ma che al tempo stesso fa sentire a casa grazie ad un’interfaccia accessibile e ad una retrocompatibilità pressoché’ totale.

Una grande console che, tuttavia, non regala ancora quell’effetto “wow” con titoli impensabili in passato per capacità grafica o innovazioni. Lo sviluppo hardware e software non sembrano essere andati di pari passo nella strategia Microsoft poiché’, per ora, all’infuori dei mastodontici miglioramenti sui titoli passati la potenza dell’hardware sembra essere ancora relegata ad essere numeri su carta.

Una console, insomma, dal potenziale indiscutibile ma che ha ancora molto da dimostrare, consigliabile inderogabilmente a coloro che hanno saltato la precedente generazione Xbox e a quei fan desiderosi di (ri)giocare ai loro titoli preferiti al top delle prestazione nell’atteso di un futuro roseo in termini di software.

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Laureato in economia, grande cultore del mondo del marketing e ovviamente appassionato di videogiochi fin da tenere età, sono stato svezzato a 3 anni con i miei primissimi videogiochi, a 4 con nientemeno che Monkey Island giocato assieme a mio padre e a 5 ho portato a termine il mio primo videogioco in assoluto, Pandemonium, dando il via "ufficialmente" alla mia passione. Da allora posso vantarmi di aver concluso quasi tutti i più celebri titoli usciti possedendo pressoché tutte le console, dalla prima Playstation in avanti. Tolti i titoli sportivi, non c'è genere di gioco in cui non mi piaccia cimentarmi

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