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Halo: Campaign Evolved, la Recensione: la più “nuova-vecchia epopea” di Master Chief!

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Se c’è una cosa che l’essere umano non potrà mai costruire artificialmente sono i ricordi, di quelli che bussano alle porte del presente con la penetrante forza della nostalgia.

Il mondo del gaming ha ormai un trascorso storico abbastanza lungo da poter essere suddiviso in vere e proprie epoche, ognuna con i propri capolavori, svolte tecnologiche e rivoluzioni creative.

Nel corso dei decenni, molti sviluppatori e publisher hanno provato a modo loro a modernizzare molte delle opere d’arte del passato senza modificarne l’essenza, così da preservarne la bellezza e renderle godibili per le nuove generazioni di videogiocatori.

Dopo il mezzo flop di Halo infinite e dello Slipspace Engine, Microsoft e Halo Studios (l’ex 343 Industries) hanno deciso di ripartire proprio da qui, proponendo una seconda restaurazione di Halo: Combat Evolved, il leggendario sparatutto di Bungie che nel 2001 cambiò per sempre la storia degli sparatutto.

Tale opera prende il nome di Halo: Campaign Evolved, che non solo vede il passaggio all’Unreal Engine 5, ma rappresenta anche il primo storico debutto dell’IP su Playstation.

Da veterano della saga, sono tornato in quei così familiari meandri dell’anello per vedere cosa ci avrei trovato questa volta: di seguito, la recensione di Halo: Campaign Evolved.

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Ritorno alle origini

Non ho neanche avuto il tempo di entrare in partita che già mi sono trovato dinanzi ad un muro di memorie.

La semplice scritta “premi start”, un tema principale oltremodo leggendario ed una telecamera che pian piano ruota attorno a questo strano anello spaziale: questi semplici elementi mi hanno costretto, per l’ennesima volta, a fermarmi un secondo e a godere di quell’impatto sensoriale ancora oggi così solenne.

Dopo un profondo respiro e qualche brivido sulla pelle, ho premuto quel tasto ed avviato la campagna.

Tutto inizia quando la nave UNSC Pillar of Autumn, apparentemente in fuga, viene intercettata, ingaggiata ed abbordata dai Covenant, un’alleanza di varie specie aliene in guerra con gli umani da tempo immemore.

Per contrastare questo attacco, capitano Keyes e l’intelligenza artificiale Cortana ordineranno lo scongelamento di un leggendario eroe di guerra, da tempo in criostasi: si tratta del supersoldato Spartan 117, alias Master Chief, di cui il giocatore prenderà il controllo.

Al fianco del sergente Avery Johnson, dei vari gruppi di battaglia della Autumn, e con il microchip di Cortana impiantato nel casco, ci faremo strada tra i corridoi della nave, cercando di scacciare i covenant come possibile: il loro attacco, però, risulterà così violento da costringere gli umani a lasciare la nave tramite le scialuppe di salvataggio.

Durante la disperata fuga su una di queste, ci ritroveremo dinanzi ad una visione del tutto inaspettata: un elegante struttura tecnologica a forma di anello si erge immobile e silenziosa nello spazio in tutta la sua colossale maestosità.

Così, le varie scialuppe ed il capitano Keyes insieme alla Pillar of Autumn decideranno di effettuare l’atterraggio di emergenza proprio sul suddetto oggetto.

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Ben presto, quest’ultimo si scoprirà essere un vero e proprio pianeta, con i suoi biomi, la sua natura e la sua atmosfera, che si riveleranno essere non poi così dissimili da quelli terrestri, fatta eccezione per la presenza di gigantesche strutture altamente tecnologiche di origine misteriosa.

Il viaggio di Master Chief inizia proprio qui, e ci porterà a tu per tu con un’intera armata covenant, sbarcata sull’anello già da tempo.

Seppur ci metta direttamente nei panni dell’eroe di turno, il gioco tiene sin da subito a farci capire che non siamo noi il vero protagonista della storia, quel ruolo spetta dall’inizio alla fine all’anello stesso.

Infatti, questo non sarà semplicemente il teatro di battaglia della solita guerra tra umani e alieni, ma rappresenterà solo la punta di un iceberg ben più profondo, sotto la cui superficie (materiale e concettuale) si nasconde un antico segreto, che forse è meglio che non venga svelato.

Ma trattandosi solo del primo capitolo della saga, questo verrà esplorato solo in minima parte e in maniera piuttosto superficiale.

In questo senso, la narrativa svolge un lavoro tutto sommato onesto, in quanto non va ad intaccare la sequenza di eventi, colpi di scena e rivelazioni del titolo originale, ma apporta alla trama una serie di sottili accortezze che ho trovato azzeccate.

Se molte delle più iconiche linee di dialogo originali sono state mantenute invariate, altre sono state riscritte e reimpostate per adattarsi ai ritmi dei modelli narrativi più moderni, con un lieve ribilanciamento in quella che è l’esposizione delle informazioni, a tratti più esplicativa mentre in altri più misteriosa e aperta ad interpretazioni.

Questo avviene specialmente nelle cutscene, che, avendo un taglio decisamente più cinematografico, hanno richiesto maggiore coerenza tra gli scambi di battute rispetto alle variazioni registiche apportate.

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Anche in partita tale aspetto viene fuori a più riprese, in quanto sia nei dialoghi principali che tra le bizzarre conversazioni/imprecazioni dei Covenant verranno fatte una serie di allusioni e riferimenti ad alcuni spunti di trama relativi ai capitoli successivi, inseriti opportunamente dal team come sottili ma efficaci ricollegamenti.

In tal senso ritengo necessario fare un’importante puntualizzazione.

Per quanto questi cambi risultino sul pezzo ed in linea con le aspettative di un remake del genere, va detto che, se nel lontano 2001 quella stessa trama poteva facilmente penetrare nel cuore dei giocatori grazie alla grande fascinazione che quell’immaginario trasmetteva, lo stesso non può avvenire allo stesso modo ai giorni nostri.

Con il passare degli anni siamo stati abituati ad avere a che fare con storie ed universi narrativi sempre più elaborati, che fanno sembrare quello di Campaign Evolved ormai superato.

Purtroppo, questo è un dilemma strutturale che colpisce fisiologicamente tutti i remake, salvo quelli che hanno deciso di sconvolgere anche la loro stessa trama: in questo caso, Halo ha preferito rimanere fedele a sè stesso e ricordare il passato piuttosto che guardare al futuro, almeno dal punto di vista narrativo.

A mio avviso, rimane comunque estremamente importante raccontare ai nuovi giocatori (e ricordare ai veterani) dove tutto è iniziato, e su questo c’è poco da dire: l’obiettivo è stato centrato in pieno.

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Lucidare l’oro…

Sarò noioso, ma anche per quanto riguarda il gameplay mi sento costretto a fare una premessa non poi così diversa da quanto appena detto.

Per spiegarmi meglio farò un esempio culinario: noi italiani lo sappiamo fin troppo bene, per rendere speciale un piatto o un ricetta non servono mille ingredienti particolarmente ricercati, ne bastano pochi, semplici e lavorati con cura.

Bene o male, Bungie aveva capito lo stesso sugli sparatutto già 25 anni fa: Combat Evolved, infatti, non presentava chissà quale profondità ludica o mole contenutistica, ma al contrario faceva affidamento su una quantità abbastanza limitata di meccaniche, armi, nemici e veicoli.

Tali elementi erano però così perfettamente in sintonia tra di loro da rendere il titolo sempre divertente da giocare e piacevolemente impegnativo da un punto di vista strategico, definendo così un flusso di gioco ben preciso, che mai si era visto prima e che rimane tuttora imbattuto.

Nel caso di Halo: Campaign Evolved, sono state inserite determinate aggiunte che, in fondo, hanno cambiato leggermente quell’equilibrio.

Tra queste, spiccano l’inserimento dello scatto, la possibilità di effettuare un breve zoom anche con le armi non di precisione, di utilizzare molte di quelle dei capitoli successivi, di “rubare” i veicoli nemici e di attivare a piacimento gli “equipaggiamenti” trovati in giro, come lo scudo o l’invisibilità.

Anche le bocche da fuoco già presenti hanno subito dei ritocchi, come il fucile d’assalto che ora ha meno proiettili nel caricatore ma risulta ben più preciso e una serie di altri aspetti secondari del genere.

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Tra le linee nemiche, invece, il cambiamento più grande riguarda i sangheili (i nostri amati “elite”) che hanno preso design, movenze e attitudine generale da quelli di Halo Reach, mossa che ho trovato perfettamente comprensibile e persino coerente in termini narrativi.

Dunque, che dire: seppur tutte queste piccole differenze/migliorie mi avessero inizialmente spaesato, con il tempo mi sono abituato e ho realizzato solo dopo quanto fossero adatte.

Seppur tutto ciò sia finito inevitabilmente per intaccare leggermente l’equilibrio di gioco generale (in particolare per quanto riguarda l’IA nemica), ho ritrovato la stessa identica piacevolezza del gameplay e il medesimo senso di soddisfazione nella risoluzione degli scontri.

Durante le battaglie di Halo: Campaign Evolved ne succede di ogni: grunt e jackal che cercano di sparacchiarci come possono per poi darsi alla fuga, elite che corrono e rotolano a destra e sinistra, coppie di cacciatori che, quando arrivano, fanno tremare il pavimento, il tutto mentre volano proiettili, granate, aghi e colpi di plasma ma anche urla e imprecazioni varie.

Sembra un gran casino vero? beh, lo è, ma solo in parte.

Infatti, proprio come al tempo tutto riesce ad essere meravigliosamente leggibile grazie ad un preciso sistema di segnalazione audio/visiva: ogni arma e granata ha un suo suono, ogni proiettile un suo colore e ogni nemico un suo “verso”, il che ci aiuta sempre ad intuire le condizioni e la pericolosità dello scontro.

Così, ci si sposta da un riparo all’altro valutando in tempo reale come muoversi per l’arena, quale nemico sconfiggere prima, quando e come lanciare una granata, cercare munizioni o magari raccogliere armi più adatte in base all’occorrenza.

Ed eccolo lì, quello stesso flusso di combattimento che ci aveva così soddisfatto 25 anni fa torna in tutto il suo più brillante splendore, che, nel suo esser di stampo posizionale, non rinuncia ad uno shooting decisamente arcade, e per questo motivo più stimolante e divertente che mai.

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Però, chi conosce la saga lo sa perfettamente: con l’arrivo dei Flood, questa sua natura viene totalmente sconvolta, ed il gameplay insieme ad essa.

Loro non hanno bisogno di tattiche o strategie, perché cercheranno di sopraffarci con il numero: essi “usciranno dalle fottute pareti”, infettando i cadaveri di umani e covenant, strisciando e saltandoci addosso di continuo, senza darci il tempo di respirare.

La loro presenza ci farà sentire continuamente osservati, perseguitati e, talvolta, schiacciati all’angolo.

Così, Halo: Campaign Evolved diventa quasi uno sparatutto survival, costringendoci a guardarci attorno di continuo, a fare economia di munizioni e, in determinate situazioni, persino darci alla fuga.

Questa svolta ludica viene conservata alla grande anche in questo remake, facendoci attraversare per tutta la seconda metà di gioco questo caos ormai incontrollato, dove umani, covenant e sentinelle cercano di sopravvivere a questa “inondazione” di flood, in piccoli scontri e battaglie sparse un po’ ovunque tra le mappe.

…e nascondere la polvere sotto al tappeto!

In generale, mi vengono da fare due specifici, significativi appunti, su cui a mio avviso si poteva lavorare meglio.

Il primo riguarda la gestione delle difficoltà, che, se in passato poteva vantare di un equilibrio perfetto tra le varie modalità, in questo caso sembrano esserci differenze ben più nette.

Seppur vada apprezzato il fatto che i parametri che definiscono il livello di sfida siano sempre gli stessi e che riguardano anche l’IA e l’aggressività dei nemici, avrei preferito variazioni di difficoltà più lineari e coerenti tra di loro, specialmente tra Normale ed Eroica.

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Sulla seconda va toccato un tasto dolente, il level design delle missioni.

Questo era, ai tempi, l’aspetto a mio avviso meno riuscito in assoluto del primo Halo, in quanto i livelli risultavano parecchio ripetitivi non solo durante le fasi di avanzamento ma anche in quelle che erano le arene di combattimento stesse.

In Campaign Evolved, purtroppo, torna in pompa magna anche quella stessa sensazione.

Negli spazi chiusi, di una nave covenant o di una struttura di precursori che sia, ci si ritrova ancora una volta ad attraversare infiniti corridoi e stanze tutte uguali, dove cambia giusto leggermente il posizionamento di qualche elemento dello scenario e l’entità della presenza nemica.

Paradossalmente, la missione che ha subito il maggior numero di cambiamenti è stata proprio la Biblioteca, che, seppur proponga lo stesso livello di linearità, si impegna ad offrire un po’ più di varietà nella struttura dell’avanzamento.

Seppur la suddetta missione fosse quella che più in assoluto aveva bisogno di una revisione, mi chiedo come mai non siano state ritoccate quasi per niente anche le altre, che soffrivano bene o male degli stessi problemi, anche se in scala ridotta.

Fossi stato in Halo Studios avrei forse rinunciato a quella costante seppur caratteristica ricorrenza di forme, simmetrie e geometrie strutturali in favore di una maggiore varietà nella proposta dei percorsi e delle arene.

Questo è a mio avviso l’aspetto più delicato della produzione, che da un lato preferisce apportare aggiunte piacevoli ma accessorie, ma che dall’altra evita di andare a sistemare molti degli elementi più critici dell’originale Halo: Combat Evolved.

Quanto fumo e quanto arrosto?

Anche a livello visivo il titolo viaggia continuamente tra alti di grande pregio e bassi incomprensibili.

Si vede che dopo lo Slipspace, Halo Studios si è messa di impegno per studiare e comprendere al meglio le potenzialità dell’Unreal Engine 5, dato che in termini prettamente grafici è stato svolto un lavoro semplicemente eccezionale.

Illuminazione, qualità delle texture, resa delle superfici, effettistica, modellazione poligonale ed una particolare spinta di realismo generale rendono Halo: Campaign Evolved uno dei titoli tecnicamente più belli dell’anno; e qui lo ammetto senza troppi problemi: mi sono quasi commosso a tratti nel vedere il capolavoro storico di Bungie in questa forma.

Va detto che qualche piccola sbavatura ed imprecisione secondaria ci sia, ma ci si può passare tranquillamente sopra: per essere la prima volta che lo studio si diletta nell’utilizzo di questo motore grafico, abbiamo davvero poco da lamentarci.

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Al contempo, lo sappiamo, il solo comparto grafico da solo non è niente se ad esso non viene affiancata un’estetica di valore.

Gli stessi corridoi e le stesse stanze ripetitive di cui ho parlato sopra, ahimè, lo sono anche dal punto di vista cromatico, dato che ci sbatteranno in faccia una sovrabbondanza quasi nauseabonda di grigio metallico, viola scintillante e marrone smorto.

Per quanto il lavoro di ricostruzione grafica abbia migliorato di molto la componente immersiva, è evidente che Halo: Campaign Evolved presenti ancora una discrepanza artistica abissale tra le ambientazioni, specialmente in determinate missioni.

Viene da sé il fatto che le migliori siano senza dubbio quelle all’aperto, dove tra biomi naturalistici e panorami mozzafiato viene ripristinata una dose non indifferente di varietà e respiro visivo.

In questo senso, sono contento che abbiano reso grande giustizia alla leggendaria missione 343 Guilty Spark, rendendola giustamente più spaventosa e terrificante che mai, oltre che alla fuga finale con il warthog, ora particolarmente spettacolare e scenica.

Un discorso abbastanza simile va fatto per quanto riguarda le cutscene, che, a differenza dei remake della Master Chief Collection, non fanno uso di computer grafica ma risultano invece prerenderizzate con gli asset del motore di gioco.

Anche in questo caso il lavoro di rifacimento è stato fatto con particolare cura, dato che non solo vantano di una resa visiva notevole, ma anche (e forse soprattutto) di una grande ricercatezza registica, composta da spostamenti di telecamera più acuti, aggiunta di nuove sequenze e, in generale, maggiore dinamismo scenico.

Per quanto le cutscene siano di gran lunga migliori rispetto al passato, non si può non percepire una certa distanza creativa con quelle originali, che si limitavano quasi sempre ad esser poco più che degli intermezzi narrativi piuttosto che dei corti cinematografici.

Inoltre, è stato deciso di rendere tutto molto lucido e plasticoso, come se i personaggi fossero delle action figure “perfette” che si muovono in un set cinematografico.

Per quanto Halo non abbia mai voluto essere visivamente realistico o verosimile, ho trovato questa scelta così tanto spinta dall’altro lato da essere, a mio avviso, un po’ inopportuna.

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Anche l’orecchio vuole la sua parte

Per quanto riguarda il comparto audio invece, quello di Campaign Evolved rappresenta praticamente uno specchio di quello originale.

Inutile dirlo, tutto ciò che riguarda la colonna sonora, dai solenni temi principali a quelli più incalzanti che caratterizzano gli scontri più concitati passando per i vari background ambientali, è esattamente dove e come dovrebbe essere.

La maggior parte delle tracce originali composte da Martin O’Donnell è stata riproposta tale e quale, mentre altre, quelle un po’ più lunghe e reiterative, hanno subito una rivisitazione così lieve da risultare pressoché impercettibile.

Beh che dire, nessun’altra mossa avrebbe potuto essere più adatta, dato che se c’è una cosa riconosciuta all’unanimità come sacrosanta ed intoccabile quella è proprio la musica di Halo, che rimane, proprio come al tempo, un’armonia perfetta di cori, suoni e motivetti tra i più evocativi e caratterizzanti dell’intera storia del medium.

Per quanto riguarda il doppiaggio, invece, qualche nota di demerito va fatta.

Anche in questo caso molte delle linee vocali sono le medesime, mentre altre sono state registrate daccapo con nuovi doppiatori.

Diciamocelo chiaramente, il livello non è sicuramente tra i più alti visti di recente, soprattutto per quanto riguarda certe uscite ed affermazioni dei marine alleati, talvolta così stonati e fuori luogo da trasformare la scena in una commedia demenziale.

Persino i personaggi principali come Johnson e capitano Keyes, seppur siano ben più convincenti, subiscono sbalzi qualitativi a dir poco anomali.

Quello di Master Chief merita invece un discorso a parte: infatti, la sua nuova voce si distanzia molto da quella originale, risultando ora più seria ed impostata, uniformandosi così a quelle dei più generici “action man” dei film di guerra americani.

Sia chiaro, non si tratta affatto di un brutto doppiaggio, e io per primo ammetto alla fine di essermici un po’ abituato; ciò non toglie che l’effetto sia fortemente straniante, e che finisca inevitabilmente per decaratterizzare un personaggio storico, pur nel suo esser tutt’altro che loquace.

Decisamente meglio la voce di Cortana, che ora suona più naturale e spontanea che mai, così come quelle delle varie unità covenant, che mantengono perfettamente intatta la loro bizzarra caratterizzazione.

Per il resto, il sound design svolge un lavoro sicuramente sul pezzo: come detto in precedenza, ogni arma, ogni granata, ogni proiettile e ogni veicolo ha un suo suono ben riconoscibile, a cui si vanno aggiungere effetti iconici, come quello di rottura/rigenerazione dello scudo, di apertura/sblocco delle porte e tanti altri del genere.

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Le “nuove” missioni

Ho deciso di tenere per ultimo l’aspetto che ho ritenuto più interessante della produzione.

Come molti altri fan storici, ho avuto modo di giocare e rigiocare la campagna di Halo un’infinita di volte, che fosse l’originale sulla prima Xbox o la versione Anniversary su 360 o PC, al punto da arrivare a conoscerne ogni angolo praticamente a memoria.

Venne quindi da sè che, all’annuncio di Campaign Evolved, venni immediatamente rapito dall’idea di poter giocare tre nuove missioni, che avrebbero raccontato un frammento inedito della trama.

Queste sono ambientate un anno prima rispetto agli eventi della Pillar of Autumn, e ci metteranno nuovamente nei panni di Master Chief, che, insieme al tenente Johnson, si troverà a dover indagare su un nuovo pericoloso mistero.

I due sbarcheranno così sulla Triumph of Tolerance, che sembra a prima vista una nave covenant generica, con i soliti corridoi viola e le solite pattuglie covenant che li presidiano.

Qui, faranno molto presto la conoscenza di un personaggio del tutto nuovo, il Profeta dell’Armonia, e dei Jiralhanae, una speciale unità covenant del tutto assente nella campagna base: questi non saranno niente meno che i brute, i grossi ed arrabbiati scimmioni che noi giocatori abbiamo conosciuto in Halo 2.

Così, verrà alla luce il malvagio piano di questo nuovo leader e la Triumph of Tolerance si rivelerà essere una vera e propria nave-laboratorio, dove si fanno esperimenti sulle varie unità covenant con l’obiettivo di renderle delle spietate macchine da guerra.

Chiaramente, toccherà a noi e a noi soltanto impedire che tutto ciò avvenga.

Nonostante la curiosità iniziale e una piacevole sensazione di novità (di cui si sentiva un po’ il bisogno), queste missioni mi hanno fortemente deluso, per una serie di semplici ragioni.

Il primo è di stampo prettamente narrativo: per quanto non mi aspettassi niente di particolarmente incisivo o di primaria entità per la trama, non avrei nemmeno immaginato che mi sarei trovato dinanzi a qualcosa di così inconsistente.

Rispetto al ben di dio che la saga avrebbe potuto raccontare di relativo alle vicende di Combat Evolved, tali vicende trattano un episodio interessante solo all’apparenza, che si racconta, si sviluppa e si conclude nella maniera più lineare e prevedibile possibile.

Non vi è pressoché alcun tipo di integrazione narrativa con gli altri eventi, ed il micro collegamento nel finale non basta neanche lontanamente a risollevare la situazione.

Per questo motivo, ritengo che la terminologia “Missioni bonus” sia piuttosto azzeccata, in quanto si riferiscono a qualcosa di così distaccato e secondario da essere considerate un contenuto del tutto a parte, infilato con la forza insieme al resto dell’offerta giusto per aumentare un po’ la longevità del titolo.

Tutto ciò si riflette anche in game, dato che queste saranno, anche in termini ludici, quanto di più pigro e svogliato mi sia capitato di vedere nella saga di Halo di recente.

Salvo qualche passaggio, tutto risulta nuovamente ripetitivo sia nella proposta delle ambientazioni che nel loro level design, che, invece di fare qualche passo avanti, si accontenta di rimanere in linea con quello (mediocre) del gioco base.

Ci si fa ancora una volta strada tra stanze e corridoi anonimi, sparando a ogni cosa che si muove fino ad arrivare, ogni tanto, a qualche arena un po’ più grossa, dove ci verranno riversate contro ondate di nemici consecutive, manco fosse la modalità Sparatoria.

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Assolutamente inaccettabile è, inoltre, la parte finale dell’ultima missione: si parla, per farla breve, di una sequenza di gioco “unica” nella quale entreremo in possesso di un Seraph covenant, e verremo impegnati in una serie di combattimenti aerei nello spazio.

Tale sezione non è brutta di per sè, al contrario riesce ad essere visivamente spettacolare e anche piuttosto divertente da giocare; peccato che, chi come me non ha la memoria corta, si accorgerà che è stata letteralmente copincollata da una missione di Halo Reach, così com’era.

Dalla manovrabilità del velivolo ai sistemi offensivi, dall’HUD alle animazioni, dalla tipologia della missione al ritmo dei combattimenti, tutto, sia in termini concettuali che a livello meccanico, è stato pesantemente e spudoratamente riciclato e mascherato in malomodo per “sembrare qualcosa di nuovo”.

Per carità, sono convinto che tutti coloro che non hanno giocato Halo Reach (specialmente i giocatori Playstation) troveranno in questo una bella novità anche piuttosto stimolante, ma dal lato di uno che conosce la saga da sempre ho ritenuto questa mossa a dir poco indegna, se non proprio vergognosa.

Al contempo, se dicessi che queste missioni siano totalmente da buttare, mentirei.

Infatti, questa “nuova” ambientazione ha permesso di introdurre ulteriori armi provenienti dagli altri capitoli, come il BR, il fucile al plasma brute, quello ad aghi e quello a spuntoni: queste si integrano perfettamente al resto delle bocche da fuoco, risultando anch’esse uniche e divertenti a modo loro.

Allo stesso modo, tra le linee covenant l’aggiunta dei brute rinfresca non poco il flusso dei combattimenti, anche grazie all’unica, vera novità meccanica del contenuto.

Ogni brute avrà, impiantato nel petto, una specie di dispositivo elettronico, che, se distrutto con dei colpi di precisione, lo farà infuriare ed impazzire, trasformandolo in un inarrestabile bestione che finirà per aggredire e uccidere anche i suoi stessi alleati.

Attenzione però, questo li renderà anche più veloci e resistenti, il che costringerà anche noi giocatori a tenerci a debita distanza e, talvolta, a pensarci due volte prima di mandarli in modalità berserk.

Questo crea grande scompiglio tra le linee nemiche ed aggiunge di conseguenza un sottile ma significativo grado di strategia in più; inoltre, l’ho trovato davvero un ottimo modo per introdurre l’unità dei brute ai nuovi giocatori, specialmente dal punto di vista caratteriale ed attitudinario.

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Quindi, seppur non manchi qualche buona intenzione, ho ritenuto queste missioni extra un tentativo un po’ misero per allungare un po’ il brodo e per permettere ai novizi di dare una sbirciatina al resto del potenziale ludico e narrativo che la saga può offrire.

A tal proposito, va fatta un’ultima osservazione per quanto riguarda l’offerta contenutistica generale di Campaign Evolved.

Come cita il titolo, l’operazione rappresenta a conti fatti un rifacimento della sola campagna, e che risulta di conseguenza priva del resto del contenuto tipico dei giochi di Halo, come la Sparatoria, la Fucina e l’insieme delle modalità competitive multiplayer.

Ovviamente, questo non è mai stato un problema, dato che Microsoft e Halo Studios non hanno mai fatto alludere a qualcosa di diverso da questo.

La presenza della cooperativa fino a 4 giocatori (anche in split-screen) e dei teschi (collezionabili da trovare in giro che permettono di aggiungere alla partita una serie di bizzarri modificatori) aumentano la rigiocabilità e la personalizzazione dell’esperienza.

Nonostante questo, il prezzo pieno di 59,99€ potrebbe comunque risultare un po’ proibitivo ai più: per essere la riedizione della sola campagna di un gioco già riproposto più volte, avrei ritenuto più opportuno un piazzamento sul mercato più conveniente.

Conclusioni

Lo ammetto, Halo Campaign Evolved è stato uno dei giochi che ho trovato più difficili da recensire in assoluto, dato che, a mio avviso, potrebbe risultare sia un piccolo capolavoro di rifacimento che un enorme buco nell’acqua, in base agli occhi di chi guarda.

Personalmente, ho ritenuto particolarmente sul pezzo la ricostruzione grafica, che attualizza in maniera sublime il capolavoro di Bungie, a cui si va ad aggiungere un gameplay ancora oggi strepitoso, che, nel suo esser rimasto perfettamente fedele a sè stesso, è stato rifinito e arricchito di nuove possibilità.

Dall’altro lato, qualche leggera modifica alla struttura di alcune missioni non basta neanche lontanamente a renderle godibili per i tempi moderni, risultando ancora una volta tremendamente stagnanti e ripetitive sia nella gestione dei passaggi e delle arene che nella resa estetica delle ambientazioni.

Per questo motivo, ritengo che il principale problema del titolo riguardi decisioni creative di dubbia natura, come se Halo Studios avesse preferito apportare aggiunte e migliorie sugli aspetti che già prima risultavano convincenti, e di trascurare invece quelli su cui Halo: Combat Evolved zoppicava.

In questo modo, i fan storici noteranno differenze e cambiamenti rispetto all’originale si piacevoli ma anche superflui, mentre i nuovi giocatori dovranno sorbirsi un insieme di ingenuità che già erano tali nel 2001.

A mio avviso, questo viene confermato in maniera lampante dalle tre missioni extra, che, nel loro cercare di proporre qualcosa di nuovo ed inedito, finiscono per sorbire l’effetto opposto.

Nonostante questo, proprio non me la sento di sconsigliarlo: Combat Evolved è sempre lì, ancora splendente e meraviglioso anche nei suoi difetti, e questo remake, seppur ne mantenga la maggior parte, ne rimane a mio avviso la versione migliore.

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Halo: Campaign Evolved
GAMEPLAY E LONGEVITA'
8.5
COMPARTO GRAFICO E SONORO
9
COERENZA E CURA DEL DETTAGLIO
6.5
Voto Utenti0 Votes
0
Pros
Fedele all'originale
Una bomba atomica da vedere e da giocare
Aggiunte e migliorie varie...
Cons
...anche se non tutte sono quelle "giuste"
Le tre missioni extra non sono davvero niente di che
Leggermente sovrapprezzato
8
VOTO

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Salve a tutti, sono Mattia, e da circa 18 anni ho un'intesa passione per il mondo dei videogiochi, e con essa mi porto dietro una forte propensione alla discussione e al dialogo il più discorsivo possibile riguardo questa incredibile arte.

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