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Life is Strange 2 Faith: la recensione

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Life is Strange 2 Faith

Life is Strange 2 Faith

7.7

GAMEPLAY E LONGEVITÀ

6.5/10

COMPARTO GRAFICO E SONORO

9.2/10

COERENZA E CURA DEL DETTAGLIO

7.5/10

Pros

  • Atmosfera perfetta
  • Contesto nuovo e sempre più vario
  • Qualche rivelazione

Cons

  • Troppi stereotipi
  • Diverse incoerenze logiche
  • Trama non esaltante

Analizziamo insieme l’episodio 4 di Life is Strange 2

Dopo la decisione di Dontnod di pubblicare con cadenza quadrimestrale gli episodi del suo Life is Strange 2, ci ritroviamo dopo circa un anno di distanza da “Roads” (episodio di partenza) a giocare “Faith“. Penultimo capitolo dell’opera prodotta dallo studio sopracitato e pubblicata da Square Enix, “Faith” approda lo scorso 22 agosto su tutte le piattaforme. Scopriamo insieme come procede l’evoluzione di Life is Strange 2 nella recensione del suo quarto segmento narrativo!

Per dovere di cronaca, ci toccherà chiaramente accennare a qualche evento avvenuto nei precedenti episodi e quindi, come si suol dire, “uomo avvisato, mezzo salvato“!

Life is Strange 2 Faith: la recensione 7

Discontinuità narrativa

Ancora una volta, Dontnod rinuncia all’idea di farci vivere in prima persona (e quindi comprendere appieno) gli istanti immediatamente successivi a dove ci eravamo lasciati nell’episodio precedente, ambientando sin da subito le vicende di “Faith” due mesi dopo gli eventi di “Wastelands.

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Dopo il terribile e brutale incidente che avvenne al campo, Sean si ritrova in un ospedale nella California del Nord. Dopo aver passato qualche settimana in coma, tra medicazioni oculistiche e dialoghi con l’FBI, il suo primo pensiero va a Daniel (scomparso da allora), ponendosi come unico obiettivo quello di partire il prima possibile per andare a cercarlo.

A differenza di come avvenuto per i precedenti episodi, la premessa narrativa di “Faith” getta Sean in una situazione all’insegna del panico e senza reale via di scampo (essendo inoltre chiaramente stato “beccato” dalle autorità). Tutto ciò ci ha dato sincera curiosità su quello che sarebbe stata la prosecuzione e lo sviluppo degli eventi da lì a poco. Purtroppo siamo rimasti delusi: per rimanere sul vago, ci limitiamo a dire che Dontnod ha utilizzato un banale escamotage per permettere al gioco di mantenere la sua struttura narrativa senza che essa subisse stravolgimenti (nonostante questa fosse l’occasione perfetta per sfruttarli).

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Contrasti su contrasti

Eppure, una volta superata quest’amarezza, “Faith” è riuscito stranamente bene a coinvolgerci fino all’ultimo secondo di gioco. Se c’è una cosa che Life is Strange 2 è sempre riuscito a fare divinamente è contestualizzare ogni scenario, personaggio e situazione in base agli eventi che Sean e Daniel vivono, andando quindi a generare costantemente circostanze generali tanto sfaccettate quanto estremamente empatiche. In questo caso tale concetto viene spinto all’ennesima potenza.

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Per la prima volta dall’inizio del gioco Sean sarà totalmente da solo, senza la compagnia (e i poteri) di Daniel: verrà bensì collocato in un contesto totalmente nuovo, reso ancora una volta in modo pressoché perfetto.

Ovviamente, essendo il quarto episodio, vi sono anche svariati sviluppi narrativi dall’importanza decisamente rilevante. Vi sono infatti un paio di moderati colpi di scena che rendono la storia di “Faith” interessante da seguire, seppur non raggiungano nemmeno lontanamente gli esplosivi picchi rivelatori di Dark Room (episodio controparte del primo Life is Strange). Piccolo appunto va fatto su alcuni collegamenti narrativi abbastanza inspiegabili e privi di logica che rendono il racconto a tratti piuttosto inverosimile (al di fuori della sospensione dell’incredulità).

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Ambiguità sociali

Altra fondamentale componente di questo episodio sono le tematiche trattate: le realtà sociali nelle quali i protagonisti si troveranno vengono affrontate in modo diretto, senza alcun monologo o preambolo psicologico. Seppur ancora una volta attualissime, tali tematiche vengono soffocate e rese leggermente inconsistenti dall’utilizzo troppo marcato di stereotipi, mostrandoci sequenze e situazioni che premono i suddetti tasti dolenti in modo troppo classico, banale e già ampiamente visitato, quasi come se fossero scuse per forzare i protagonisti a diventare irrealisticamente vittime di alcune delle difficoltà e delle ingiustizie di quest’epoca.

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Quindi, tra un’incertezza e l’altra, siamo giunti alla fine dell’episodio coinvolti più dalla confezione che dal contenuto: il finale stesso. Seppur ancora una volta d’impatto e assolutamente intenso, pecca di mordente e di reali pretesti narrativi che ci facciano attendere con trepidazione il capitolo finale (cosa che comunque gli altri episodi hanno fatto a modo loro), se non per il banale concetto per il quale “il loro viaggio continua”.

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È tutto parte di un viaggio!

Anche dal punto di vista del gameplay vi sono delle limitazioni rispetto al passato, ma nonostante ciò la cosa non ha quasi alcun peso sul coinvolgimento generale, in quanto queste vengono giustificate anch’esse dal contesto narrativo/ambientale. Essendo la maggior parte dell’episodio ambientato in zone pressoché deserte, l’esplorazione è ben più limitata che in passato. Inoltre, l’assenza di Daniel ci farà mancare quella meravigliosa confidenza e intimità fraterna che ha caratterizzato molti dei dialoghi (incluse le interazioni secondarie) degli scorsi episodi, nonostante comunque anche in questo caso siano presenti dei personaggi più che ben costruiti.

Il sistema di scelte non ha subito modifiche particolari: a questo punto della storia, il rapporto tra i protagonisti è stato “stilato”, e quindi tutto il processo di educazione e maturazione avvenuto finora inizia a convergere verso alcune azioni che hanno reso Daniel più autonomo, ridefinendo invece le scelte di Sean come dei “semplici” bivi discorsivi che modificano solo i dettagli degli eventi e non gli eventi stessi.

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Pace dei sensi

Abbiamo parlato molto di quanto sia stata importante la contestualizzazione delle situazioni sia in questo episodio che negli altri, e qui giungiamo a quello che è probabilmente il punto più alto di Faith: l’atmosfera.

L’incredibile attenzione che è stata posta ancora una volta in ogni singolo luogo non è qualcosa che dimenticheremo: le ambientazioni sono curate in modo maniacale, ogni singolo suono è esattamente come dovrebbe essere. Gli gli effetti visivi ambientali (vento, calore, nuvole ecc.) completano un quadro artistico che, giunti a questo punto, renderanno Life is Strange 2 una reale icona per quel che riguarda l’ambient design in una situazione videoludica dove l’ispirazione viene soffocata da risoluzioni elevate, fotorealismo e altri tecnicismi.

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Conclusioni

L’episodio 4 di Life is Strange 2 fa esattamente quello che facevano i suoi predecessori, continuando a confezionare con estrema passione una storia che ormai non è destinata a far realmente breccia nel cuore dei giocatori. Gli eventi e le tematiche trattate, unite ad alcuni punti che si collegano in modo illogico, rendono quella di Sean e Daniel un’avventura dalla superficie estremamente saporita ma dalla sostanza piuttosto insipida.

Appuntamento finale fissato per il 3 dicembre: Dontnod, abbiamo fede in te!

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Salve a tutti, sono Mattia, e da circa 18 anni ho un'intesa passione per il mondo dei videogiochi, e con essa mi porto dietro una forte propensione alla discussione e al dialogo il più discorsivo possibile riguardo questa incredibile arte.

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