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In Sound Mind, la recensione: l’horror che fa accendere i neuroni!

Pubblicato

il

In Sound Mind

8.2

GAMEPLAY E LONGEVITÀ

8.5/10

COMPARTO GRAFICO E SONORO

7.0/10

COERENZA E CURA DEL DETTAGLIO

9.0/10

Pros

  • Variegato e completo
  • Narrativa semplice ma funzionale e profonda
  • Game e level design al top
  • Immersivo

Cons

  • Finale scialbo
  • Alcune sequenze sono troppo lunghe
  • Tecnicamente limitato

Seppur manchi ancora qualche mese alla fine dell’anno e al debutto sul mercato di molti titoli, è inevitabile iniziare a rimuginare su questo 2021 videoludico che sta pian piano volgendo al termine, andando a fare il punto della situazione sul futuro del medium che, considerando le pianificazioni e le date d’uscita fissate per l’inizio del 2022, si prospetta decisamente denso. Per quel che ci riguarda però, preferiamo ancora dedicarci al presente e ad alcune perle che il mercato sta offrendo proprio in questo periodo.

In questo caso si tratta di In Sound Mind, un’interessante opera horror sviluppata da We Create Stuff e pubblicata da Modus: nonostante la sua natura vistosamente indie e a basso budget, il gioco è riuscito a sorprenderci al punto da volervene parlare a tutti i costi, scopriamo il perché nella sua recensione.

In Sound Mind – Gameplay Trailer | PS5

Sembra un incubo

Il tutto inizia quando il protagonista Desmond Wales si risveglia nel seminterrato dell’edificio del quale è sovrintendente e nel quale lavora come psicologo, nella cittadina di Milton Haven: dal primo istante però si rende conto che qualcosa non va, percependo una atmosfera anomala, sospetta e tutt’altro che reale. Nei suoi panni quindi, inizieremo ad esplorare con circospezione questa zona apparentemente abbandonata, in una sequenza introduttiva di tutorial che ci spiegherà le basi del gameplay.

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Dopo qualche piccolo enigma riusciremo a raggiungere gli altri due piani del palazzo: il primo sarà quasi completamente inagibile e bloccato da curiose casse, barili, strani pozzanghere di una sostanza sconosciuta ed un misterioso fumo nero d’oscurità, oltre il quale si intravedono alcune sinistre porte luminose.

Riuscendo ad accedere ad una di queste, ci ritroveremo teletrasportati nella casa di uno dei pazienti che era stato in passato in cura dal protagonista, andato recentemente incontro ad una tragica fine: qui, oltre a scoprire dettagli sulla sua vita, troveremo una cassetta audio che contiene proprio le registrazioni delle sessioni di psicoanalisi avute con lui.

Usciti dal portale e rientrati nel palazzo, dovremo raggiungere il nostro ufficio, situato al secondo piano, nel quale potremo utilizzare il registratore per riprodurre la cassetta ottenuta.

A questo punto saremo nuovamente teletrasportati nei pressi dell’ambientazione che causò il definitivo crollo emotivo del paziente: prima di raggiungere il luogo in questione, attraverseremo un percorso lineare nel quale ascolteremo finalmente i dialoghi tra lui ed il protagonista, che ci faranno quantomeno comprendere a grandi linee il suo problema mentale.

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In Sound Mind - La recensione

Dopo aver attraversato l’ennesimo portale, entreremo fisicamente nel luogo del misfatto ed inizierà concretamente la fase di indagine sugli avvenimenti: qui ci aspetterà una lunga serie di peripezie (del quale vi parleremo approfonditamente nel paragrafo relativo al gameplay), nel quale scopriremo pressoché ogni singolo dettaglio del paziente, della sua storia, della sua situazione e dei suoi rapporti con l’esterno, per arrivarne quindi a comprenderne paure, debolezze e fragilità.

Interpretare la paura

L’insieme di queste ultime è rappresentato da una creatura mostruosa, che si aggirerà tra le aree con atteggiamenti ostili e che farà di tutto per ostacolarci: per sconfiggerla, dovremo trovare e sfruttare uno specifico oggetto legato sia a livello concettuale che pratico a quelle che è la grande paura del paziente, fino a contrastarla e contenerla   in una sorta di boss fight continua e costante (ci piacerebbe farvi almeno un esempio, ma significherebbe rovinarvi la sorpresa, ndr.).

Ed è proprio con questo particolare oggetto che, una volta conclusa la questione e ritornati al palazzo, che diventerà il nostro hub centrale, saremo in grado di accedere ad un altro portale e recuperare quindi la cassetta di un secondo paziente e vivere quindi le sue testimonianze. I pazienti saranno un totale di quattro, ed ognuno avrà una storia davvero unica da raccontare, fatta di fobie e disagi indotti da avvenimenti reali della loro vita che, essendo il protagonista uno psicologo, verranno esposte in modo estremamente intimo e confidenziale.

Eppure non si tratta solamente di un semplice viaggio nella vita e nella mente di alcune persone mentalmente instabili, bensì le loro vicende saranno tutte collegate da un unico filo conduttore narrativo che verrà scoperto pian piano e che rivelerà alcune verità di natura sociale e politica tanto reali quanto inquietanti.

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In tutto ciò, anche il protagonista verrà continuamente tormentato da una misteriosa voce che lo contatterà tramite chiamata presso i molteplici telefoni fissi che troveremo in giro, e da uno strano uomo in forma zombesca in giacca e cravatta che non perderà una singola occasione per spaventarlo, sbeffeggiarlo e all’occorrenza mettergli i bastoni fra le ruote.

Ogni singolo nodo di questa storia verrà al pettine solo nelle fasi finali che, seppur siano epiche ed esplicative, rappresentano probabilmente il punto più basso della narrazione, a causa di una semplificazione e banalizzazione delle tematiche un po’ troppo marcata.

In Sound Mind e la potenza della psicologia - Stay Nerd

Per quanto riguarda però il resto, il team di scrittura di We Create Stuff ha svolto un lavoro eccezionale: ogni singolo elemento narrativo, che sia proposto in forma verbale (tramite dialoghi o considerazioni del protagonista) o testuali (documenti e lettere di vario tipo) riesce ad integrarsi alla perfezione agli ambienti di gioco, la quale cura dei dettagli è studiata con coerenza per offrire al giocatore spunti di riflessione sugli eventi direttamente sul campo, andando quindi a raccontarne silenziosamente retroscena e curiosità sulle loro storie.

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Era da tempo che non ci capitava di avere voglia di leggere un certo documento per poi guardarci attorno e riconoscere visivamente gli effetti di ciò che esso ha raccontato, specialmente in un panorama horror che preferisce spiattellare tutto direttamente in faccia al giocatore, con mezzi e pretesti già visti e rivisti.

Dal punto di vista psicologico invece, la rappresentazione delle paure dei pazienti in forma mostruosa risulta semplice ma perfettamente funzionale alla loro storia e al loro carattere, facendoci empatizzare con ognuno di essi fino a farci provare sincera pena nei loro confronti, per ciò che hanno dovuto attraversare e per la triste fine che hanno fatto.

In questo, per quelle che sono le singole storie dei pazienti, le tematiche legate alle insanità mentali, agli effetti sulle persone che ne sono affette e al modo in cui la società si comporta nei loro confronti fanno il loro dovere, facendo passare determinati messaggi senza però esagerare, evitando di direzionare ogni attenzione su di esse a tutti i costi a discapito della storia di per sé.

Ennesimo horror nel quale si scappa e ci si nasconde? Assolutamente no!

In termini ludici, In Sound Mind si propone come uno sparatutto in prima persona nel quale spiccano due elementi in particolare: la componente survival e quella relativa alla risoluzione di enigmi.

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Come già accennato in precedenza, gli oggetti chiave del quale entreremo in possesso non serviranno solamente per proseguire linearmente nell’avventura , bensì saranno veri e propri strumenti di sopravvivenza, che dovremmo sfruttare per migliorare il nostro approccio all’esplorazione degli ambienti e, all’occorrenza, difenderci dalle ostilità.

A proposito di queste ultime, oltre alle già citate forme mostruose che rappresentano la paura dei pazienti, vi saranno veri e propri nemici base, che irromperanno nelle aree di gioco per vivacizzare un ritmo dell’azione che altrimenti sarebbe stato un po’ troppo lento.

In Sound Mind, disponibile ora il nuovo thriller psicologico | 17K Group

Ovviamente, i mezzi migliori per sbarazzarsi di loro sono le due armi da fuoco presenti nel gioco, la pistola ed il fucile a pompa (il quale utilizzo può essere combinato con gli altri oggetti per sfruttare al meglio ogni risorsa disponibile).

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A tal proposito, siamo felici del fatto che We Create Stuff non abbia optato per uno sparatutto horror puro, in quanto lo shooting ed il feedback dei colpi risultano tendenzialmente legnosi e solo in pochissimi casi effettivamente soddisfacenti, anche a causa del fatto che la resa dei nemici, il loro posizionamento e il loro ruolo nella struttura di gioco risultano un po’ fiacchi e privi di una reale motivazione di esistere, se non per il già citato pretesto di movimentare il ritmo di gioco.

Picchi di intuitività

La seconda grande componente di gioco riguarda la risoluzione di enigmi, che rappresentano probabilmente il vero punto forte dell’opera: quindi, in moltissimi casi, ci toccherà intraprendere una fase di esplorazione intensiva dell’area di gioco, per riuscire a comprendere il giusto metodo per proseguire in quella successiva, tra porte chiuse, stanze bloccate, dispositivi da riparare e meccanismi inceppati.

Per farlo, non dovremo solamente trovare la chiave di turno o accendere il giusto interruttore, bensì ci toccherà comprendere come i loro meccanismi sono collegati in una fitta rete di piccole specifiche dinamiche studiate nei minimi dettagli per essere perfettamente funzionali all’enigma di turno e al contesto ambientale nel quale esso si trova.

In tutto ciò, il gioco si impegna notevolmente a non rendere tali processi troppo difficili inserendo una quantità non indifferente di indizi, consigli e aiuti di vario tipo sotto forma di scritte, documenti, cartelli ed una serie di altri segnali, che rendono il tutto incredibilmente intuitivo, ma solo per coloro che hanno intenzione di applicarsi a riguardo.

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Sotto questo punto di vista, In Sound Mind rispetta l’intelligenza del giocatore, invogliandolo a proseguire anche solo per vedere in che modo la prossima idea geniale verrà applicata al prossimo enigma, ed attivare quindi i neuroni per risolverlo.

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All’azione e agli enigmi va aggiunta una curiosa componente platform: in molti casi infatti, dovremmo ricorrere all’agilità del protagonista per raggiungere materialmente determinati punti, saltando su casse, tubi e sporgenze di vario tipo, tramite un sistema di movimento e controllo del personaggio piuttosto fluido, che dovremo gestire al meglio anche in specifiche sequenze concitate come fughe al cardiopalma e determinate boss fight.

Il tutto esplode in un level design complessivo semplicemente perfetto, nel quale  capita di perdersi per poi ritrovarsi grazie ad uno studio della struttura delle mappe elaborato ma, anche in questo caso, sempre comprensibile e coerente con se stesso.

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Persino l’esplorazione di aree secondarie del palazzo è riuscita a regalarci soddisfazioni che raramente abbiamo vissuto in questo genere di giochi, proprio grazie alla logicità con cui delle idee semplici ma intelligenti interagiscono con il level design.

Purtroppo anche in questo caso non tutto funziona nel migliore dei modi, nel senso che seppur ogni enigma offra veramente sfide e spunti interessanti, la loro quantità complessiva risulta decisamente troppo alta, rischiando di finire per sfiancare il giocatore e di fargli perdere la soddisfazione nel risolverli, e con essa il mordente nel voler proseguire nell’avventura.

A tal proposito, avremmo sinceramente gradito che alcuni di essi venissero tagliati dall’avventura principale (rendendola quindi più corta ma anche più leggera) per poi inserirli magari in un altro contenuto come un DLC o un vero proprio sequel.

L’occhio vuole sempre la sua parte

Dal punto di vista tecnico, è impossibile non riconoscere la natura low budget del prodotto: innanzitutto, un’ottimizzazione generale tutt’altro che al top ci ha fatto incappare in brutali crash, e in una serie di cali di framerate e freeze praticamente in ogni caso in cui vi sono state esplosioni, modelli in movimento e tanti effetti particellari a schermo.

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In secondo luogo, il livello generale di texture e modellazione poligonale risulta a malapena discreto: eppure, anche in questo caso il talento degli artisti di We Create Stuff è riuscito a rendere l’opera comunque decisamente gradevole alla vista.

In Sound Mind Demo Update Addresses Players' Most Common Feedback - Modus Games

Conclusioni

Invece di puntare tutto sulla cura al microscopico dettaglio, hanno deciso di concentrare le loro risorse creative sulla resa scenica generale e su tutti quegli effetti che favoriscono il senso di immersione, come l’illuminazione, i colori e l’occlusione ambientale, riuscendo quindi a creare un’atmosfera di tensione degna di nota in pressoché ogni fase di gioco.

In Sound Mind è una di quelle sorprese che spuntano dal nulla e che colpiscono come un fulmine a ciel sereno: l’insieme delle ricercate componenti ludiche e narrative riesce ad offrire un’esperienza completa, variegata, immersiva ed impegnativa grazie a una serie di idee semplici e intuitive nel concetto, ma studiate ed elaborate a fondo nella realizzazione.

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Come era lecito aspettarsi però, il gioco presenta diverse incertezze sul lato tecnico e qualche svista nell’equilibrio generale delle fasi, a causa della presenza di alcune sequenze di troppo che rovinano la godibilità dell’avventura nel suo complesso e di un finale narrativamente non all’altezza del resto dell’opera.

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Salve a tutti, sono Mattia, e da circa 18 anni ho un'intesa passione per il mondo dei videogiochi, e con essa mi porto dietro una forte propensione alla discussione e al dialogo il più discorsivo possibile riguardo questa incredibile arte.

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