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The Mandalorian and Grogu – Recensione: è questa la via?

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The Mandalorian and Grogu doveva essere il grande debutto del Mandaloriano Din Djarin (interpretato da Pedro Pascal) e del suo piccolo apprendista Grogu, sensibile alla Forza. Purtroppo, questo grande debutto, si è rivelato soltanto un buco nell’acqua.

Sia chiaro, in più punti la pellicola (diretta da Jon Favreau e co-scritta da Favreau, Dave Filoni e Noah Kloor) è anche godibile, ma si tratta perlopiù di un galleggiare, di un navigare a vista in mezzo alla nebbia, senza davvero una vera e propria direzione. E questo si sente parecchio, negli scricchiolii continui che fa in particolar modo la storia.

Per il resto, fra effetti speciali altalenanti e situazioni forzate, in molti momenti sembra più che altro di stare guardando semplicemente un episodione (un episodio parecchio lungo) e nulla più, anziché un film che dovrebbe provare quanto meno a reggersi sulle proprie gambe.

Seguiteci quindi nella nostra recensione di The Mandalorian and Grogu, se volete scoprire tutto quello che non funziona nel film, che avrebbe dovuto (ricordiamolo) riportare il franchise di Star Wars al cinema dopo 7 anni.

Star Wars: The Mandalorian and Grogu | Final Trailer | In Theaters May 22

Il Mandaloriano fa cose (e Grogu lo accompagna)

Le premesse invitanti della pellicola starwarsiana sono che, post-crollo dell’Impero, il Mandaloriano ha iniziato a collaborare costantemente con la neonata Nuova Repubblica. Nelle vesti di una sorta di cacciatore di nazisti fantascientifico, Din Djarin vaga per la galassia con Grogu alla ricerca di informazioni utili e soprattutto per catturare o eliminare ex-rappresentanti dell’Impero.

Da queste premesse che, ricordiamolo, abbiamo apprezzato parecchio, ci si ritrova invece nella solita vicenda di mafiosi spaziali con la famiglia degli Hutt di mezzo (e chi se non loro?).

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In particolare ci si concentra su Rotta the Hutt, figlio del più noto Jabba e qui viene sprecata la cosa più importante di questo personaggio, ossia il suo volersi discostare dalle malefatte e dalla nomea del padre. E questo, gravissimo, viene sacrificato per mostrare invece i combattimenti del possente, muscolare, ipertrofico Rotta nella solita, banalissima arena.

Quindi, balzando da una situazione scontata all’altra, il film si potrebbe riassumere con: Djin uccide ex-imperiali, Djin uccide mafiosi, Djin uccide robot, Djin uccide altri ex-imperiali, Djin uccide creature varie, Djin uccide altri robot, Djin uccide altre creature varie, e così via (scegliete voi l’ordine delle uccisioni, poco cambia nel risultato finale).

Il tutto condito, fra l’altro, da alcuni buchi di trama (che non vogliamo spoilerarvi) che neanche hanno provato a nascondere. Ok, che non tutto deve essere spiegato e che qualche soluzione light può essere adottata, ma qua si va da personaggi che appaiono (senza motivo) nel posto giusto al momento giusto a cose ben più gravi, che però evidentemente servivano solo per portare avanti la trama.

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Un’enorme, dispendiosa, inutile quest secondaria

Dall’inizio alla fine, ci è davvero sembrato di star guardando un paio di episodi mediocri della serie originale di Disney+, più che un film. Un paio di filler, che servono giusto come riempitivo, quando evidentemente il succo, la roba bella, era da tutt’altra parte (dove non lo sappiamo, sicuro non nel nostro schermo).

E, in tutto questo, ritroviamo i due co-protagonisti dove li avevamo lasciati post-serie e, alla fine di The Mandalorian and Grogu, sono sempre lì. Se vi aspettate grossi cambiamenti, variazioni sensibili nelle vite dei due (Din Djarin che abbandona la via dei Mandaloriani, Grogu che evolve nel suo rapporto con la Forza oppure che inizia a parlare), non preoccupatevi: non c’è nulla di tutto questo.

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The Mandalorian and Grogu: creature carine perché sì

Un elemento onnipresente in tutte le saghe, le serie, quasi tutti i film del franchise di Star Wars è il ficcarci dentro, prima o dopo, qualche creatura piccola e carina. Se siete detrattori dell’onnipresenza delle creaturine nel franchise, preparatevi.

In The Mandalorian and Grogu c’è infatti un intero team di meccanici Anzellani (si erano già visti sia nel franchise, sia nella serie su Disney+) con la loro piccola astronavina e con uno screentime ingiustificato e tedioso. Non c’è altro da aggiungere.

Sì, certo, poi c’è Grogu. Al di là di quanto già detto al riguardo, però, anche per lui c’è ben poco altro da dire. A Grogu dovrebbe essere affidato il cuore del film, la parte emotiva, ed è Grogu a essere protagonista del momento “puccioso” e commovente, che tuttavia non riesce minimamente ad esserlo: non si percepisce pericolo, non si percepisce alcun sentimento, e sicuramente non aiuta ficcarci dentro la scenetta comica immancabile ma fuori luogo.

Insomma, in The Mandalorian and Grogu, anche il piccoletto è ridotto un po’ al cartonato di se stesso, e dall’essere cuore e motore della serie è diventato solo un minuscolo, patinato specchietto per le allodole dalle orecchie grandi e la pelle verde.

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Ciò che funziona nel film

In questo di elementi mal costruiti e confusionari, c’è però un qualcosa che non avremmo mai immaginato che avrebbe funzionato: pensavamo infatti che un prodotto tanto derivativo quanto The Mandalorian and Grogu avrebbe necessitato che ricordassimo a menadito ogni dettaglio della serie di partenza.

Anche per questo motivo, non avevamo fatto alcun rewatch e non ci eravamo letti né visti alcun riassunto di The Mandalorian. Eppure, in questo specifico frangente, il film funziona.

Certo, forse ci perdiamo i riferimenti al credo di Mandalore, così come potremmo porci delle domande sul perché il piccolo Grogu abbia un legame così forte con la Forza. Secondariamente potremmo non ricordare tutto della famiglia degli Hutt, così come il fatto che Rotta compaia già varie volte nel franchise (fra serie animate e fumetti).

Tuttavia, diciamocelo, ci sono problemi ben più grandi.

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The Mandalorian and Grogu: tutto per Dave Filoni

Chi conosce anche un minimo Star Wars al di fuori dei soli film grossi, sicuro conosce (e probabilmente ama) Dave Filoni. Filoni è infatti il collante, il creatore di tantissima parte dell’universo narrativo, in particolare fra serie live-action e animate (Star Wars: The Clone Wars, Star Wars Rebels, Ahsoka e altre ancora, fino appunto a The Mandalorian).

Fra citazioni, personaggi che appaiono, cameo dello stesso Filoni (che interpreta pure Embo, cacciatore di taglia presente nella pellicola e creato originariamente per The Clone Wars), in molti momenti The Mandalorian and Grogu ci è sembrato poco di più che una celebrazione (o un’autocelebrazione) di Dave Filoni.

Per lo meno, in questo marasma di cameo, personaggi che ritornano e quant’altro, abbiamo rivisto in live action l’animalesco Zeb, nato appunto nello Star Wars Rebels di Filoni.

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Su di una trama così autocelebrativa, la regia di Favreau, che sicuramente non ha mai brillato per creatività e scelte accattivanti, ci sta benissimo: piatta, innocua, inconcludente.
Potevamo aspettarci forse una regia da premi internazionali? Certamente no, forse, ma neppure così.

Gli effetti speciali di The Mandalorian and Grogu: dalla TV alla TV

Elementi che stonano tantissimo da vedere su di un grande schermo sono le astronavi sfrecciare, le creature strisciare, i colpi andare a segno e le interazioni di Grogu con tutto ciò che lo circonda: in molti momenti il tutto risulta parecchio posticcio.Come già detto, sembra quasi di trovarsi alla proiezione in un cinema di un episodio di The Mandalorian di Disney+.

Non sappiamo se questo sia da imputare al budget ridotto per The Mandalorian and Grogu (circa 165 milioni di dollari, il più basso budget per un film di Star Wars dall’acquisizione del franchise da parte di Disney), ma in ogni caso la resa a schermo è ben distante da ciò che ci saremmo aspettati e da ciò che avremmo voluto vedere.

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La colonna sonora del film: la vera protagonista

In The Mandalorian and Grogu abbiamo un cast per buona parte del film invisibile a schermo, letteralmente. Da Pedro Pascal (e sua controfigura) perennemente con l’elmo sul viso, fino a tutte le creature, gli alieni, i robot inespressivi, ai pochissimi attori umani in carne e ossa che compaiono (su cui spicca per mancanze di alternative Sigourney Weaver), c’è poco da valutare lato attoriale.

E purtroppo, anche basandoci sul doppiaggio dei vari personaggi in computer grafica (come Rotta, a cui presta la voce Jeremy White), in generale ci è sembrato un lavoro in linea con tutto il resto, un compitino per portare a termine il film senza arte né parte.

Ciò che invece spicca nella pellicola e che ci è rimasta impressa dal primo istante è la colonna sonora di The Mandalorian and Grogu. La soundtrack è firmata da Ludwig Göransson (Black Panther, Sinners), che sperimenta partendo dal theme originale della serie (con la colonna sonora sempre di Göransson) e aggiungendo elementi estranei, in alcuni momenti più classici e analogici, in altri casi elettronici per atmosfere più futuristiche e cyberpunk.

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The Mandalorian and Grogu: questa è la via? Speriamo di no

Abbiamo ampiamente spiegato tutto quello che non funziona in questo tentativo di trasposizione sul grande schermo di una serie che stava bene dove stava.

Dalla regia alla storia, soprattutto, dal comparto visivo alle scelte quasi in tutti gli ambiti, The Mandalorian and Grogu era ciò che non avremmo più voluto vedere dopo Episodio IX – L’ascesa di Skywalker e Solo: A Star Wars Story.

Riprendendo il titolo della nostra recensione e la frase ricorrente pronunciata da Din Djarin, “This is the way” (“Questa è la via), speriamo davvero che non sia questa la direzione verso cui continuerà ad andare il franchise di Star Wars.

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SCRITTURA
5.5
REGIA
6.5
COMPARTO TECNICO
7
DIREZIONE ARTISTICA
6
CAST
7
Pros
Scene d'azione adrenaliniche e nel complesso soddisfacenti
Non è strettamente necessario aver visto o ricordarsi della serie originale
La colonna sonora di Ludwig Göransson
Cons
Trama per nulla al livello del debutto cinematografico del Mandaloriano e di Grogu
Regia e comparto artistico che si limitano a portare a casa la pagnotta
Effetti speciali e visivi spesso altalenanti
Interazioni fra i personaggi e loro introspezione ridotte all'osso e banali
6.4
VOTO

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Da giovane era già vecchio, ora che è vecchio dice di essere giovane, ha studiato storia e linguistica, ha fatto mille lavori.
E quando videogioca stessa cosa: come minimo porta avanti quattro o cinque giochi contemporaneamente, probabilmente perdendone qualcuno per strada. Ogni tanto poi si ricorda che gli piace scrivere. Quindi scrive.

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