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Odissea, la recensione: Cantami, o Christopher Nolan…

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Odissea Christopher Nolan Matt Damon Ulisse

Abbiamo già parlato di registi autoriali che rivisitano i classici. Guillermo del Toro col suo Frankenstein, Robert Eggers col suo Nosferatu, persino James Gunn con Superman. Ora è il turno di Christopher Nolan, che con l’Odissea vuole trasporre uno dei poemi epici, se non il poema epico, più famoso della storia occidentale.

Compito non semplice, questo, dato non solo l’abnorme lunghezza dell’opera originale, ma il già presente ammontare di trasposizioni della stessa, la più recente delle quali, il progetto indipendente Epic The Musical, ha riscosso molto successo nell’ambiente non mainstream.

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La storia la conosciamo tutti?

C’è davvero bisogno di parlare della trama dell’Odissea? Non ci sono bastate tutte le lezioni di epica e letteratura a scuola? A quanto pare no, e non ci basteranno mai, data l’importanza dell’opera e di quanto abbia ancora da dire dopo quasi tremila anni.

Christopher Nolan anche qui ci dona la sua impronta, fortunatamente in linea con la narrazione dell’opera originale, con un intreccio complesso ma non difficile da seguire. Si comincia sull’isola di Ogigia, con un Ulisse amnesico che, grazie all’aiuto di Calipso, cerca di ricordare come sia giunto fin lì, riattaccando i suoi ricordi frammentati come un Leonard Shelby dell’antichità.

Odissea Christopher Nolan

Inizia così un racconto pieno di digressioni, che inizia dalla fine della Guerra di Troia, ma che spesso vi ritornerà, per rintracciare i pezzi di un mosaico che si completerà solo nel finale.

Tutto questo mentre a Itaca regna il caos: i Proci, comandati dallo spietato Antinoo, sono ospitati da anni della regina Penelope, e spadroneggiano sull’isola e i suoi abitanti. Il giovane figlio di Ulisse, Telemaco, crede però che suo padre sia ancora vivo, perciò, in contrasto con sua madre, parte verso Sparta per scoprire se Menelao sa qualcosa su di lui.

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L’Odissea di Christopher Nolan

Una delle scelte più coraggiose compiute da Christopher Nolan nella produzione di questo film è quella di aver voluto girarlo, compito tentato per la prima volta nella storia del cinema, interamente con costosissime macchine da presa IMAX di 70 mm, in modo da far provare al pubblico la potenza visiva del film dall’inizio alla fine. Un peccato che le sale IMAX in Italia si contino letteralmente sulle dita una mano, perciò vivere l’esperienza dell’Odissea come lo desiderava il regista diventa un lusso per pochi.

Chi è stato abbastanza fortunato da vederlo su uno schermo di un paio di centinaia di metri quadri, avrà potuto godere dell’elemento migliore del film: quello tecnico. Impossibile non perdersi nella grandezza delle scenografie, grazie anche alla fotografia di Hoyte van Hoytema,

Gli esseri umani sono minuscoli in confronto alla potenza degli dèi, o in questo caso della forza ineluttabile della natura, che ottiene un’identità quasi romantica. Unica nota negativa in questa titanica costruzione è la povera rappresentazione dell’Ade. Ci si sarebbe aspettato qualcosa di meglio di un deserto freddo da cui fuoriescono i corpi dei compianti amici di Ulisse.

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La scelta di Christopher Nolan di utilizzare più effetti pratici e meno computer grafica aiuta a rendere questo contrasto ancora più realistico. Sono due gli esempi che rimangono più impressi: la prima è indubbiamente la claustrofobica sequenza con Polifemo, che grazie all’aiuto di un animatronic di sei metri e qualche ritocco grafico, risulta estremamente perturbante. La seconda, in scala più “umana“, è la terrificante scena in cui Circe trasforma i compagni di Ulisse in maiali, che per come è gestita pare essere uscita da un horror degli anni ’80.

Tutto questo non serve però solo a simboleggiare la lotta Uomo-Natura, ma più specificatamente quella tra un Uomo, Ulisse, e gli dèi, che lui stesso sfida per poter tornare a casa. Ma chi ha studiato le storie dell’antica Grecia lo sa, sfidare i numi porta sempre a dolorosi castighi.

Il comparto audio non è da meno: grazie all’effetto ambientale IMAX i versi dei mostri sembrano dei terrificanti suoni lovecraftiani; il lancio di una freccia, per quanto aspettato, è talmente amplificato ed espanso da diventare un jumpscare.

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Tra realtà e finzione

Riprendendo il discorso sulle divinità, Christopher Nolan ha affermato di preferire rendere ciò che nell’antichità poteva essere considerato mostruoso o divino qualcosa che oggi potremmo spiegare con la scienza. Per questo nell’Odissea la presenza degli dèi è più eterea che tangibile: non appare nessun nume adirato o benevolo, a parte Atena, ma forse anch’ella è qualcosa che si avvicina all’approfondimento psicologico di Ulisse.

Tuttavia, seppur non li vediamo mai di persona, aleggiano nei discorsi dei personaggi, ne muovono le decisioni, ne plasmano le leggi. Prima fra tutti, la tanto nominata legge sull’ospitalità voluta da Zeus, che si collega sia alla dei pretendenti, o Proci, a Itaca, sia alle continue peregrinazioni di Ulisse sui lidi europei. Legge che alcuni rispetteranno, altri romperanno, subendo le dovute conseguenze.

Sorprende anche l’aggiunta di un piccolo contesto storico alla vicenda: i misteriosi Popoli del Mare, che hanno raso al suolo numerose civiltà del mondo antico, sono fonte di paura in tutti personaggi, buoni o malvagi. All’inizio si potrebbe pensare che siano stati aggiunti giusto per dare un ulteriore tocco di realismo tanto caro a Nolan, ma poi diventano parte della narrazione, dall’inizio fino alla drammatica rivelazione finale.

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Personaggi o pedine del destino?

Matt Damon interpreta un Ulisse molto singolare, diverso dalle altre interpretazioni a cui siamo abituati: meno fiero e orgoglioso, più ricco di sfaccettature, come dopotutto lo era nel poema originale: è un guerriero, un avventuriero, un re, un ingannatore, un marito e un padre, tutto ciò in un’amalgama di contraddizioni ben esplorate in tutte le tre ore di pellicola.

In effetti, l’intera Odissea è praticamente uno studio psicologico del suo personaggio. Un approfondimento delle sue paure e convinzioni che ci fa quasi sentire in colpa per tutto ciò che sta passando, seppur sappiamo che potrebbe essere definito, in termini moderni, un criminale di guerra. Ecco perché piange il cuore non aver visto la sua più famosa scena: l’inganno di Nessuno.

Per quanto poco appaia sullo schermo, Benny Safdie riesce a incutere timore persino nello spettatore come Agamennone, grazie anche alla sua enorme armatura, storicamente irrealistica ma scenograficamente mostruosa. Il suo viso di marmo sempre in ombra e la sua postura eretta come una torre sopra i sottoposti donano al re di Micene un’aura terrificante. Sarebbe stato preferibile se fosse stato completamente muto.

Odissea Christopher Nolan Agamennone Benny Safdie

Per quanto riguarda Antinoo, Christopher Nolan ha voluto dare all’antagonista della storia molta più introspezione rispetto al personaggio originale, addirittura un background che lo collega a Ulisse prima della guerra. Scelta questa molto apprezzata e di ottimo servizio al racconto. In più, Robert Pattinson offre un’interpretazione viscida e sfacciata che ben si sposa col suo ruolo.

Pregio va anche ad Anne Heathaway come Penelope che interpreta forse il miglior personaggio femminile di Christopher Nolan, forte, determinata, disposta ad andare contro persino suo figlio per il suo onore.

I tanto discussi Lupita Nyon’go ed Elliott Paige non sono presenti in neanche dieci minuti di film, ma lasciano un pesante impatto, poiché entrambi sono segnati da un pesante fardello: quello di essere entrambi vittime di guerra. Sinone è l’ignaro messaggero dell’inganno degli Achei, Elena la causa della guerra per il suo semplice desiderio di libertà. Destini ed esiti differenti, ma stesso filo rosso.

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Cantami, o Christopher…

L’Odissea di Christopher Nolan è quello che promette di essere: un lungo viaggio, fortunatamente di tre ore e non dieci anni, ma tre ore che scorrono come una nave nell’oceano. Un’avventura ricca di pericoli, soddisfazioni e delusioni, vittorie e perdite, ma che alla fine ci ha fatto sentire davvero a casa. E quella casa si chiama cinema.

Perché questo film, anzi, questa storia, è stata creata per essere vista sul grande schermo, e merita la visone in sala. Perché solo in questo modo può essere apprezzata appieno la visione di questo autore. Perché, così come Ulisse riesce a lottare contro gli dèi, per parafrasare Federico Fellini, il cinema è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio.

Odissea Christopher Nolan Matt Damon Ulisse
Odissea, la recensione: Cantami, o Christopher Nolan…
SCRITTURA
7.5
REGIA
9.5
COMPARTO TECNICO
9.5
DIREZIONE ARTISTICA
8.5
CAST
9
Pros
Comparto tecnico maestoso
Ottima introspezione psicologica del grigio personaggio di Ulisse
Comparto audio perfettamente gestito, soprattutto sui suoni dei mostri
Ottimi attori
Cons
La scena con Polifemo, seppur sapientemente girata, manca del famoso inganno
La rappresentazione dell'Ade
8.8
VOTO

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Fin da bambino sono sempre stato appassionato di due cose: i romanzi fantasy e il cinema, passioni che ho coltivato nel mio percorso universitario, laureandomi al DAMS Crescendo hoi mparato a coltivare gli amori per i videogiochi, i fumetti e ogni altra forma di cultura popolare. Ho scritto per magazine quali Upside Down Magazine e Porto Intergalattico, e ora è il turno di SpaceNerd di sorbirsi la mia persona!
Sono un laureato alla facoltà DAMS di Torino, con tesi su American Gods e sono in procinto di perseguire il master in Cinema, Arte e Musica.

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