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L’Italia nei videogiochi – Un breve percorso

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Chiunque abbia stretto tra le mani un controller (o un mouse e tastiera) negli ultimi vent’anni sicuramente ricorda gli inconfondibili paesaggi italiani presenti nella famosa saga Ubisoft Assassin’s Creed. Allo stesso modo, chiunque abbia interagito con un prodotto videoludico nello stesso periodo sicuramente ricorda le avventure hack-n-slash del Sommo Poeta in Dante’s Inferno, in cui Dante viene reimmaginato come un crociato che discende nei nove cerchi alla ricerca della sua amata: Beatrice. Inoltre, chi mai potrebbe dimenticare le battaglie su larga scala nella mappa “Monte Grappa” di Battlefield 1?

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Sembra evidente l’interesse, nel mondo del game development, per le ambientazioni, i personaggi e la cultura italiane. Dalla redazione di SpaceNerd, abbiamo quindi pensato di raccogliere e presentare in ordine cronologico alcuni dei più iconici setting e personaggi italiani in ambito di videogiochi, in modo che si possa apprezzare la diffusione di un interesse alquanto curioso, ma giustificabile dal mito dell’italianità nel mondo. Nonostante il respiro piuttosto breve di questo articolo, il suo scopo resta chiaro: portare alla consapevolezza che l’Italia nei videogiochi è protagonista.

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Super Mario

È l’idraulico italo-americano brooklynese più conosciuto del pianeta, specialmente per certe sue esclamazioni, come “It’s a me, Mario!” o per i lamenti di fame che borbotta mentre dorme: “ahh spaghetti…”, “ahh ravioli”, “mamma mia” (Super Mario 64).

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Come Marco Benoît Carbone ricorda nel suo capitolo IT’S-A ME, MARIO! Fenomenologia di un idraulico italiano nel libro Il Videogioco in Italia. Storie, Rappresentazioni, Contesti, le origini di Super Mario risalgono al 1981, con la pubblicazione di Donkey Kong. Al tempo, l’idraulico newyorkese evidentemente si occupava di altro (era un falegname), e aveva anche un altro nome (Jumpman), ma il suo obiettivo era simile e alquanto simpatico: salvare una donzella da uno scimmione (vedi stessa fonte).

Nel corso degli anni, come evidenzia anche Carbone, il personaggio è cambiato molto, fino a diventare il simpatico idraulico che tutti conosciamo. Ciò che forse non riconosciamo sono i riferimenti più velati all’italianità che si celano dietro la sua figura, come il nome dei principali antagonisti che affronta: i goombas, chiamati così su calco di “cumpà”, un termine usato nella cultura italo-americana per descrivere amici di famiglia o malavitosi (Carbone, 2020).

Evolution of Goomba in Super Mario Games (1985-2023)

Assassin’s Creed 2

Il testo per eccellenza quando si parla di Italia nei videogiochi. Pubblicato nel 2009, Assassin’s Creed 2 è rimasto nel cuore di molti proprio grazie alle ambientazioni e ai personaggi italiani che esso stesso ha popolarizzato tra le masse.

Ambientato nell’Italia rinascimentale, Assassin’s Creed 2 ha portato il proprio pubblico in varie zone del Belpaese, da Firenze a Venezia, fino a Monteriggioni, a volte alimentando anche il turismo in quelle stesse zone (come Girina riporta nel suo saggio I LIMITI IMMAGINARI DEL VIDEOGIOCO NAZIONALE L’Italia di Assassin’s Creed citando uno studio pubblicato su IVIPRO (Italian Videogame Program) e condotto dall’amministrazione comunale di Monteriggioni, il quale rivelò che l’11% dei turisti intervistati aveva sperimentato il proprio primo contatto con il borgo toscano in Assassin’s Creed. Attualmente, tale studio non sembra essere più disponibile online). 

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Oltre alla citazione di Super Mario fatta dallo zio di Ezio Auditore a Monteriggioni (un grande esempio di intertestualità nei videogiochi), Assassin’s Creed 2 offre degli scorci nella vita italiana del Quattrocento grazie alla presenza di personaggi memorabili come Leonardo da Vinci (con le cui invenzioni il giocatore può anche interagire) e la possibilità di potere eseguire parkour sullo skyline di alcune delle più affascinanti città italiane.

Ciò che però sorprende è l’osservazione di Girina, il quale ci ricorda che l’architettura della Firenze del titolo Ubisoft contiene elementi di epoche successive a quella nella quale il gioco è ambientato. Ciò non può che alimentare dubbi sul realismo delle rappresentazioni dell’Italia nei videogiochi. Molti prodotti videoludici, infatti, rappresentano un’Italia da cartolina (vedi Bittanti e Castronuovo, nello stesso volume) composta da vari elementi tagliati e ricuciti insieme per creare un’impressione di italianità che non per forza è accurata.

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Dante’s Inferno

Il viaggio nell’inferno del Sommo Poeta italiano non era forse mai stato così popolare prima del rilascio di Dante’s Inferno (2010), un action-adventure hack-and-slash che vede Dante (trasformato in un crociato) discendere nell’inferno per salvare la sua amata Beatrice. Nonostante l’ampia libertà presa dagli sviluppatori di Visceral (ora deceduta) nell’adattamento del capolavoro di Dante, l’iconicità dell’immaginario infernale da essi prodotto e i combattimenti adrenalinici proposti lo resero uno dei titoli più iconici della generazione Xbox360 e PS3.

A differenza del poema fiorentino, in Dante’s Inferno, Dante è un guerriero che deve salvare la sua “damsel in distress”, come ci ricorda Brandon K. Essary nel suo articolo Dante’s “inferno”, video games, and pop pedagogy e, facendolo, si fa precedere da una scia di distruzione (Brandon K. Essary, 2019).

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Tuttavia, il mondo del gioco, i personaggi e i dialoghi sono chiaramente ispirati al capolavoro del sommo poeta (vedi Brandon K. Essary). Ciò porta a riflettere sul concetto di adattamento. Fino a che punto è consentito adattare un testo letterario per un altro medium? È accettabile sacrificare dettagli dell’opera originale per rendere il titolo più accessibile e godibile a un pubblico mainstream? Evidentemente . L’opera di Visceral non puntava ad essere un adattamento fedele della Divina Commedia. Sarebbe impensabile ricreare il capolavoro di Dante in un mondo virtuale per riviverlo allo stesso modo, pari pari, perché per ottenere quel tipo di esperienza, bisognerebbe leggerlo, non guardarlo su uno schermo.

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Uncharted 4

Il titolo di Naughty Dog rilasciato nel 2016 è persino finito su La Repubblica per la rappresentazione della Costiera Amalfitana che propone in una delle sue missioni. Ci troviamo di fronte a un AAA che, nuovamente, propone l’Italia come setting per le avventure in stile spy film dei suoi protagonisti, i quali si trovano in Campania per rubare un tesoro dal valore inestimabile prima che venga venduto all’asta.

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In questo caso, è sorprendente il dettaglio messo da Naughty Dog nel doppiaggio dei personaggi italiani presenti nei livelli ambientati nella nostra Costiera. In varie occasioni, infatti, il giocatore si ritrova ad affrontare sezioni stealth ascoltando conversazioni tra i membri della security dell’asta, il cui italiano non presenta approssimazioni anglofone nella pronuncia.

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Arc Raiders

Il titolo della recentemente nata Embark (trovate qui la nostra recensione) porta l’extraction shooter a nuove altezze non solo per l’innovativo uso dell’IA nei nemici di gioco, gli Arc, ma anche per il setting, che è intenzionalmente ispirato a Napoli per ragioni che gli sviluppatori stessi hanno rivelato in un documentario (lo trovate qui sotto), rifacendosi al concetto dell’America-centrismo dei prodotti d’intrattenimento post-apocalittici.

The Evolution of ARC Raiders EP2 - The Life of a Raider

In sostanza, la scelta dell’Italia meridionale come ambientazione di Arc Raiders si è basata su una precisa visione creativa del team di sviluppo svedese, secondo la quale molti prodotti d’intrattenimento post-apocalittici sono ambientati negli Stati Uniti d’America, e l’Italia costituirebbe un’eccezione alla regola per distinguersi all’interno del genere. Nella mappa sottostante, si possono apprezzare varie location ispirate alla zona di Napoli, tra cui Acerra, reimmaginata come Spazioporto.

Inoltre, la città sotterranea di Toledo che il genere umano ha reso il proprio rifugio dopo l’arrivo degli Arc, ha una struttura ispirata alle realtà urbane italiane. Per esempio, Speranza, il principale luogo abitato dai giocatori, nonché il menù stesso di gioco, viene definita “contrada” di Toledo.

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In effetti, molti dei film, videogiochi, e serie post-apocalittici di cui il pubblico mainstream fruisce giornalmente sono ambientati in America (non solo gli Stati Uniti, però). Ne sono degli esempi A Quiet Place, Cloverfield, il franchise di Mad Max, The Last of Us, Fallout, Horizon Zero Dawn, Fear The Walking Dead, eccetera. Negli ultimi anni, tuttavia, stiamo assistendo a un cambiamento di tendenza, con sempre più developer interessati allo sviluppo di titoli post-apocalittici ambientati in altre parti del mondo, come Embark con Arc Raiders, Kojima Productions con Death Stranding 2, o Techland con Dying Light: 2 e The Beast.

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L’Italia, come sempre, offre agli sviluppatori di tutto il mondo dei paesaggi mozzafiato da adattare e includere nelle proprie opere. Arc Raiders, in un certo senso (e come Assassin’s Creed 2 a suo tempo), sta dando visibilità al nostro Paese e, forse, sta gettando le basi affinché esso possa inserirsi nel mercato videoludico mondiale con prodotti post-apocalittici di successo e, finalmente, emergere come Paese di grande talento nel settore.

La Divina Commedia – to be released

Non resta che concludere citando l’atteso secondo gioco di Jyamma Games, che trasporta la nostra discussione all’industria videoludica italiana e come essa stessa rappresenta l’Italia. Le informazioni disponibili sul titolo sono poche, ma dal trailer di presentazione e dalle descrizioni di Steam si evince che si tratterà di un action-adventure RPG ispirato, chiaramente, al capolavoro di Dante, e che vedrà un guerriero-poeta intraprendere un viaggio nell’inferno. È fondamentale soffermarsi sull’articolo indeterminativo “un” in questo caso. Sembra che il protagonista dell’avventura non sarà Dante stesso, ma un generico guerriero che è anche poeta. Inoltre, sembra che il gioco ruoterà attorno a dungeon generati proceduralmente.

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Anche in questo caso, parliamo di adattamento. Come si intende da Steam, La Divina Commedia rielabora il filo narrativo dell’opera da cui si ispira, ambientando l’avventura dei giocatori in un mondo in cui l’opera di Dante si è sostituita alla religione creando una sorta di utopia che, ad un tratto, viene sovvertita da forze misteriose. Questo è il punto di partenza per il protagonista, che è stato intrappolato nell’inferno e deve lottare per trovare un’uscita.

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Conclusioni

I titoli di cui abbiamo discusso sopra rappresentano forse il bacino di prodotti più conosciuti e mainstream quando si parla di Italia e italianità nei videogiochi. Tuttavia, sono rappresentativi di un interesse nel mondo del game development che è lungi dall’essere ridotto. La quantità di titoli che incorporano, anche parzialmente, elementi legati all’Italia e all’italianità è sorprendente ed è probabile che continui a crescere nel tempo, dando ancora più visibilità al nostro Paese.

Inoltre, negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita del settore videoludico italiano, con la pubblicazione di titoli di discreto successo e alta qualità, quali Enotria: The last song di Jyamma, 1348 Ex Voto di Sedleo, Martha is Dead e When Sirens Fall Silent (TBA) di LKA. Ciò sposta la nostra attenzione su un tema fondamentale: come si adatta l’industria italiana al mercato globale quando si tratta di rappresentare l’Italia stessa?

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L'Italia nei videogiochi - Un breve percorso 2

Il mio viaggio nel mondo dei videogiochi è iniziato quando avevo solo otto anni, nella cameretta di mio cugino, dove PS1, PS2 e Xbox 360 coesistevano pacificamente. Ho amato alla follia titoli come Gears of War, Devil May Cry, Medievil, e Bioshock, tra tanti, senza mai smettere di giocare un secondo nel corso degli anni. Mi appassionano particolarmente i giochi ricchi di narrativa, ma mi dedico ai multiplayer competitivi allo stesso modo. Oggi scrivo di videogiochi su SpaceNerd e insegno inglese, spagnolo e italiano. Ho una formazione in critica letteraria, e all'università ho scritto una tesi sull’uso di Minecraft come risorsa per insegnare lo spagnolo. Metto quindi le mie conoscenze al servizio della mia grande passione videoludica su questa rivista, con lo stesso entusiasmo, ma in una cameretta diversa e più adulta.

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