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Don’t Look Up, la recensione: una satira firmata Netflix sulla società odierna

Pubblicato

il

Don't look up

Don't Look Up

8.1

SCRITTURA

7.0/10

REGIA

7.5/10

COMPARTO TECNICO

9.0/10

DIREZIONE ARTISTICA

8.0/10

CAST

9.0/10

Pros

  • Cast eccezionale
  • Ottimi effetti speciali
  • Critica sociale chiara ed evidente
  • Buon doppiaggio
  • Ottima attenzione ai dettagli

Cons

  • Inquadrature a volte troppo nette
  • Dialoghi semplici e a volte tagliati a metà
  • Può risultare ripetitivo o monotematico
  • Molto lungo rispetto all'effettivo sviluppo della trama

È uscito soltanto un mese fa ma ha già avuto modo di farsi conoscere. Don’t Look Up è un film targato Netflix ideato, scritto e diretto dal regista Adam McKay, ben noto soprattutto per il suo cast d’eccezione che certifica l’alto livello di recitazione e preparazione: Leonardo DiCaprio, Jennifer Lawrence,  Meryl Streep, Rob Morgan, Timothée Chalamet Ariana Grande sono solo alcuni dei nomi presenti nel lungometraggio. Sebbene siano tutte personalità ben diverse e di dubbio abbinamento, nell’insieme sono riuscite a dare vita a una commedia satirica divertente e ricca di riflessioni sulla società odierna.

Don’t look up narra le vicende di un professore e una studentessa di astronomia che, durante le loro ricerche finalizzate alla laurea della dottoranda, scoprono una cometa con una potenza così devastante da poter distruggere l’intero pianeta nel giro di sei mesi. L’allarmante notizia però si scontra con la superficialità della presidente degli Stati Uniti, la quale non vuole pubblicarla immediatamente per non danneggiare il consenso verso il suo partito nelle prossime elezioni. Oltre alla politica, anche i media sembrano contrari al volerla comunicare: ci scherzano sopra e parlano di eventi futili. Inizia quindi una lunga battaglia per far capire alla gente la gravità del problema, che coinvolgerà i due protagonisti e un professore della NASA.

Fra le numerose proiezioni girate e pubblicate durante la pandemia di COVID-19, questa è sicuramente una fra le più interessanti ed estremamente attuali in circolazione. Ma perché Don’t look up funziona? Cosa ci ha convinto? Scopriamolo insieme.

Attenzione: la seguente recensione potrebbe contenere spoilers.

Don't Look Up, la recensione: una satira firmata Netflix sulla società odierna 1

Lo specchio di un’epoca: la globalizzazione

Come abbiamo già anticipato, Don’t look up prende in giro la nostra epoca in tutti i suoi aspetti. La società descritta dal film è caratterizzata da una forte perdita di valori che si riflette in ogni suo ambito: dalla politica alla scienza, dalle aziende ai mass media, ogni elemento presentato nel film è inutile e nessuno fa niente per cambiare. Gli stessi protagonisti risultano frastornati dai comportamenti delle persone, tanto che pur cercando di portare l’attenzione sull’imminente catastrofe rimangono inglobati da questa soffocante società del futile, come lo dimostra il tradimento del professor Mindy nei confronti della moglie.

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L’atmosfera che permane durante tutta la visione è molto confusa, caotica e in alcuni momenti difficile da seguire esattamente come nell’epoca in cui siamo inseriti: la globalizzazione. Non possiamo capire il film senza spendere due parole su questo tema.

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A oggi i sociologi contemporanei non forniscono una definizione precisa del termine, ma ci dicono che con globalizzazione si intende l’insieme dei cambiamenti politici, economici e culturali che hanno permesso la connessione tutti i vari paesi del mondo riducendo le distanze e accelerando i tempi. La società globalizzata ha inizio dagli eventi successivi alla caduta del muro di Berlino del 1989 fino ai giorni nostri, in particolare il crollo dell’Unione Sovietica del 1991 ha eliminato la nota divisione in due schieramenti fra Stati Uniti e URSS lasciando spazio a un’omologazione mondiale e a una fortissima impennata economica dettata soprattutto dall’avvento delle teorie neoliberiste.

In questo periodo le diverse problematicità esistenti, anche a livello locale, acquisiscono un carattere globale e diventano oggetto di discussione di tutte le organizzazioni sovrannazionali esistenti. Un chiarissimo esempio di problema multinazionale è l’attuale pandemia di COVID-19, ma lo è anche la crisi climatica o i flussi migratori.

I politici si impegnano per trovare delle soluzioni o quantomeno arginare la questione ma sembra che non funzioni nulla: le istituzioni sovrannazionali sono ancora troppo deboli o troppo legati ai loro territori d’origine per risolvere questi problemi. Ecco allora che la popolazione cova un forte risentimento e perde fiducia verso la classe dirigente, che si riduce a cercare assiduamente consensi trovandone solo in parte -basta pensare che il partito più forte in Italia è quello dell’astensionismo-. Il film lo mostra chiaramente nella figura della presidente Janie Orlean, che rimanda ogni cosa a dopo le elezioni per paura di compromettere la sua immagine.

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Un’altra caratteristica importante della globalizzazione è la messa in discussione dello sfrenato progresso tecnologico e della scienza. Già dopo l’utilizzo della bomba nucleare nella Seconda Guerra Mondiale si accennava a questo dibattito, ma oggi è ancora più accentuato a causa dei rapidissimi progressi sulla ricerca e della nascita di internet che racchiude un pentolone di informazioni facilmente manipolabili. La popolazione odierna si divide sostanzialmente in due: chi è a favore del progresso scientifico ritenendo che la scienza possa migliorare la qualità della vita umana e della Terra e chi invece è incerto o addirittura ne nega i benefici come una sorta di meccanismo di difesa. Don’t look up mette in luce anche questa spaccatura fra chi crede nell’esistenza della cometa e chi no, pur essendoci dei dati oggettivi a cui gli scienziati fanno riferimento.

Cosa ricaviamo quindi da una classe politica acchiappa-consensi e da una paurosa accelerazione delle scoperte scientifiche? Otteniamo uno scontro che infiamma quotidianamente i nostri televisori fra gli esperti e i politici, come per la questione del vaccino. Scienza e politica viaggiano su due binari paralleli che convergono a una stessa stazione: avere l’attenzione delle persone. E queste persone, già sballottate dagli eventi della loro vita, rimangono frastornate nel vedere informazioni discordi chiedendosi continuamente cosa sia giusto e cosa no. Nascono così i vari dibattiti che osserviamo in rete o anche nella vita vera dove sostanzialmente nessuno ha ragione e nessuno ha torto. Ecco perché gli scienziati faticano a essere ascoltati e, come nel film, non ottengono la validità che cercano ma sperano e continuano a operare silenziosamente per un mondo migliore.

Don’t look up è lo specchio della globalizzazione, caratterizzata da una politica debole e talvolta inesistente, da un mondo governato dal capitalismo materiale e delle informazioni in rete. Non a caso è estremamente interessante vedere chi siano i veri vincitori del film: Jason Orlean, il figlio della presidente ossessivamente legato al suo status sociale e ai soldi e Peter Isherwell, il CEO della Bash che ha diretto la spedizione dei suoi droni per distruggere la cometa. Troviamo quindi che la narrazione e la storia del film sono impeccabili in ogni dettaglio e contestualizzate.

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Considerazioni tecniche

Sebbene dal punto di vista narrativo Don’t look up sembra non avere falde, abbiamo riscontrato alcuni difetti relativi al comparto tecnico del film. La prima metà del lungometraggio presenta infatti numerose inquadrature nette e dure che possono dare fastidio agli spettatori: un minuto prima vediamo i protagonisti parlare con qualcuno, il minuto dopo la telecamera si concentra su altro. Allo stesso modo i dialoghi vengono interrotti verso la fine della frase per passare a un ambiente e a una situazione completamente diversa. Tutto questo, però, sembra affievolirsi o sparire nella seconda metà del film. Sono scelte stilistiche attue a sottolineare la rapidità della società odierna? Sicuramente, tuttavia le troviamo molto azzardate e non gradevoli a chiunque.

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D’altro canto, la colonna sonora affronta numerosi generi e rimane memorabile. Il nome del compositore dell’OST è infatti una garanzia: Nicholas Britell, candidato agli Oscar del 2017 per la musica di Moonlight e ideatore di altre colonne sonore quali quella di 12 anni schiavo e Crudelia. Anche la canzone di Ariana Grande e Kid Cudi, scritta e performata appositamente nel film, è molto orecchiabile e contestualizzata perfettamente.

Quello che però abbiamo apprezzato maggiormente sono gli effetti speciali, presenti prevalentemente nella seconda parte del film. Le animazioni della cometa e dei droni della Bash che tentano di distruggerla sono realizzate in modo sublime e quasi realistico. Anche la ricostruzione di un mondo post apocalittico nelle scene post-credit -scene che, tra l’altro, ci ricordano tantissimo il videogioco 13 Sentinels– è semplicemente perfetta in ogni suo minimo dettaglio.

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Il messaggio chiaro, semplice ma universale di Don’t Look Up

Anche se talvolta l’ironia di Don’t look up può sfuggire agli occhi dello spettatore, quello che è sicuramente comprensibile a chiunque è il grandissimo messaggio che ci trasmette. “Just look up” non è solo un ordine dato ai cittadini statunitensi, ma è anche una massima che ci invita a guardare oltre e a pensare agli scopi della nostra esistenza.

Possiamo dire che è un moderno “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza” che non ci porta però nel girone dei consiglieri fraudolenti come il nostro Ulisse dantesco ma ci aiuta anzi a elevarci: siamo davvero nati per sapere della rottura di un rapporto fra due celebrità? O siamo nati per scoprire, conoscere, informarci e migliorare il pianeta?

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Concludendo, Don’t look up nasconde un grande messaggio: bisogna guardare la realtà oltre l’apparenza e continuare a conoscere il mondo sempre più a fondo, in modo tale da poter distinguersi in una società fragile, superficiale ed effimera com’è quella di oggi. Nonostante la catastrofica previsione di un’Apocalisse, la morale del lungometraggio è tutt’altro che negativa ma anzi è colma di speranze verso la nostra generazione e quelle future. Non ci resta altro che applicarla nella nostra vita quotidiana, sperando di poter cambiare la nostra società in meglio.

Just look up!

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Sono cresciuta con pane, videogiochi, anime e arte. Sono una fan accanita della Nintendo ma ho giocato anche altri titoli come Assassin's Creed, Kingdom Hearts e Life is Strange. Con il passare degli anni mi sono appassionata anche alla psicologia, riuscendo a capire il senso di molte scelte stilistiche e a godermi pienamente ogni cosa anche da un occhio diverso.

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Moonfall, la recensione: Disastri su più livelli - SpaceNerd.it
2 mesi fa

[…] del genere disaster movie rispetto al quale il confronto è inevitabile. Sto ovviamente parlando di Don’t Look Up, un film che ha dato nuova linfa al genere disaster movie, ispirandosi agli esponenti più di […]

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