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“Bedelia” di Leo Ortolani, la recensione

Pubblicato

il

Bedelia leo ortolani bao publishing

Bedelia

18.05 €
8.3

SCENEGGIATURA

7.8/10

DISEGNI

8.0/10

CURA EDITORIALE

9.0/10

Pros

  • L'approfondimento di un personaggio altrimenti macchiettistico
  • La perfetta gestione dei tempi narrativi
  • L'eclettismo di Leo Ortolani

Cons

  • Qualche déjà-vu di troppo

Dopo il pregevolissimo Cinzia Leo Ortolani (Rat-Man) torna al formato graphic novel per approfondire un altro personaggio di una sua serie di culto. Bedelia, pubblicato da Bao Publishing, narra infatti la storia e il declino dell’eterno amore di Aldo, protagonista di Venerdì 12.

Bedelia, o: come muore un’icona

Esattamente come il precedente romanzo grafico, con Bedelia Leo Ortolani estrapola dal proprio contesto un personaggio macchiettistico per attualizzarlo e raccontarne gli inediti lati oscuri (in questo caso, chiari). Se con Cinzia abbiamo assistito a una divertente e divertita analisi della comunità LGBTQ+, in particolare della condizione sociale e psicologica dei transgender, con Bedelia entriamo nell’ambito del culto della personalità.

La protagonista è un’icona pop, una modella che richiama la Pamela Anderson degli anni ’90. Tutti la vogliono o vorrebbero essere lei: bella, ricca, famosa, amata da tutti e la cui opinione – per quanto insulsa – ha un enorme peso mediatico. La sua influenza è però basata esclusivamente sull’aspetto esteriore, e come tale è soggetta alle variabili del tempo. I gusti della massa cambiano, la vecchiaia avanza e nuove icone sono destinate a prendere il posto delle vecchie. Bedelia è quindi costretta ad accettare l’idea di essere stata rimpiazzata. Non essendo più il presente e non avendo prospettive per il futuro, è costretta a rifugiarsi nel passato, alla ricerca di un qualcosa che possa tenerla sulla cresta dell’onda, o almeno darle una nuova ragion d’essere.

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Incarnazione del vizio e della superficialità, la protagonista verrà affiancata da un vero e proprio angelo, mandato da Dio in persona per farle considerare l’idea di intraprendere finalmente la retta via. Tratteggiandola come un personaggio odioso ed estremamente antipatico, stereotipo della f*ga di legno, Leo Ortolani sembra inizialmente fondare la catarsi della narrazione sul concetto di punizione divina nei confronti del suo algido personaggio. Questa pretesa maschilista e moralista viene fortunatamente scartata in favore di un serio approfondimento del carattere di Bedelia, le cui caratteristiche negative non vengono mai meno, bensì mostrate da una diversa prospettiva.

La promiscuità sessuale di Bedelia e il suo disprezzo per i sentimenti altrui sono sintomi di un profondo narcisismo, diretta conseguenza dello status di diva che la porta a credere di essere superiore ai comuni mortali. L’idea che l’emotività non sia una componente essenziale della persona è invece una difesa da contrapporre al rapporto con la madre, la quale ha sempre trascurato e sminuito la figlia perché, a sua volta, profondamente narcisista.

L’aver anteposto sé stessa e il proprio aspetto esteriore a chiunque altro ha reso Bedelia una donna forte e indipendente, ma anche tremendamente sola e vuota nel momento in cui il suo castello di carte crolla. Dopotutto, come insegna American Gods di Neil Gaiman, gli dei esistono finché ci sono persone disposte a crederci, e la tenue speranza di rivalsa della diva cadente di Leo Ortolani è un poster recante la sua immagine, ultimo elemento iconoclasta che le permette di continuare a vivere (non solo mediaticamente).

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Nonostante l’obiettivo di Bedelia sia quello di continuare a essere una dea (anzi, la dea), il suo percorso la porterà inevitabilmente a riscoprire la sua umanità, colmando pian piano e quel vuoto che, scalando fino alla vetta, si è lasciata alle spalle.

La narrazione smaccatamente comica e irriverente alla Rat-Man viene affiancata da altri tipi di linguaggio, dal documentaristico all’intimista, spaziando per numerosi riferimenti grafici ai fumetti di supereroi, dimostrando ancora una volta l’incredibile versatilità di Leo Ortolani come autore. Fiore all’occhiello dell’autore è la sua gestione dei tempi narrativi, capace di rendere divertenti anche le battute più penose e di creare momenti di tensione da mozzare il fiato (le pagine 65-66 sono in assoluto le migliori del volume in questo senso).

Dal lato artistico siamo anche qui di fronte all’eterogeneità più pura. Il realismo da pin-up si contrappone alla sintesi estrema così come la lineachiara si alterna a neri sporchi e pesanti in un disegno che serve i testi in tutto e per tutto.

C’è da dire che in diverse sequenze il sentore di già visto aleggia spesso e volentieri, non solo in battute fin troppo scontate, ma anche in soluzioni narrative che strizzano l’occhio al dramma vecchia scuola (siamo dalle parti di Casablanca, per intenderci). Persino il finale, per quanto coerente, efficace e struggente, ha un che di telefonato. A compensare vi sono però dialoghi meravigliosi che esulano dal facce ride per riportare il lettore sui reali temi del fumetto.

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Bedelia di Leo Ortolani è un’altra grande prova di un autore che ama profondamente i suoi personaggi ed è capace di approfondirli al meglio, attualizzandoli senza fargli perdere quelle caratteristiche primigenie che li hanno caratterizzati sin dalle loro prime apparizioni. È inoltre l’ennesima dimostrazione che, con la dovuta maturità, si può scherzare davvero su tutto senza per questo dover sminuire temi come l’emancipazione femminile e l’avvento di nuove icone pop, argomenti, che ci appaiono scontanti solo perché non li conosciamo fino in fondo, affidandoci alle apparenze a al sentito dire, proprio come gli ammiratori di Bedelia.

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Cercò per lungo tempo il proprio linguaggio ideale, trovandolo infine nei libri e nei fumetti. Cominciò quindi a leggerli e studiarli avidamente, per poi parlarne sul web. Nonostante tutto, è ancora molto legato agli amici "Cinema" e "Serie TV", che continua a vedere sporadicamente.

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