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“Spider-Man: Un nuovo universo”, la recensione

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spider-man un nuovo universo

Spider-Man: Un nuovo universo

7.9

Comparto tecnico

8.5/10

Cast

7.5/10

Scrittura

7.0/10

Regia

8.0/10

Direzione artistica

8.5/10

Pros

  • Comparto tecnico sbalorditivo
  • Ottima gestione dei personaggi
  • Montaggio sonoro curatissimo
  • Tantissimi riferimenti all'universo fumettistico ben implementati nella narrazione
  • Riesce a reinventare il mito di Spider-Man per le nuove generazioni

Cons

  • Villain troppo macchiettistici e poco incisivi
  • Due o tre forzature pesanti nella sceneggiatura

Spider-Man: Un nuovo universo, nuovo film d’animazione co-prodotto da Columbia Pictures, Sony Pictures Animation e Marvel Entertainment nonché ennesima trasposizione dell’arrampicamuri creato da Stan Lee e Steve Ditko, è un film a dir poco sorprendente.

Non solo perché riesce a creare un nuovo mito di Spider-Man su celluloide per la contemporaneità – superando in freschezza e qualità sia l’intera saga di Amazing Spider-Man con Andrew Garfield sia il recente Spider-Man: Homecoming con Tom Holland – ma anche perché dimostra molto coraggio.

Un nuovo universo, un nuovo modo di intendere il cinema animato

Il team creativo che hanno lavorato a questo prodotto è di tutto rispetto. Se non bastassero i nomi di Peter Ramsey (Le 5 leggende) alla regia, o Phil Lord e Christopher Miller (The Lego Movie) alla sceneggiatura, tra i soggettisti figura anche Alex Hirsch, creatore di Gravity Falls. Tutti loro hanno dato prova di assoluta competenza nei loro campi, imbastendo una storia convincente e accattivante, appetibile per le nuove generazione ma anche rispettosa della storia del personaggio.

Il protagonista di Spider-Man: Un nuovo universo non è il solito Peter Parker che, diciamolo, ha ampiamente fatto il suo tempo come “idolo dei giovani”, bensì Miles Morales, l’ex-Ultimate Spider-Man, ora facente parte dell’universo fumettistico Marvel ufficiale. Tra l’altro, come produttore esecutivo, insieme al defunto Stan Lee (che appare anche nell’ultimo cameo della sua carriera), vi è Brian Michael Bendis, lo sceneggiatore che insieme alla disegnatrice Sara Pichelli ha creato Miles Morales sulla line Ultimate della Marvel Comics.

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Non stupisce quindi che la trama di Un nuovo universo rielabori abbastanza fedelmente quella dei fumetti (che potete recuperare qui), persino in eventi piuttosto crudi che, sebbene edulcorati per favorirne la fruizione ad un pubblico di giovanissimi, riescono a colpire tanto al cinema quanto nella controparte cartacea.

Sul protagonista è stato fatto un ottimo lavoro di caratterizzazione, così come su Peter, che qui vediamo nell’inedito (sempre per quanto riguarda il cinema) ruolo di mentore per il nuovo Spider-Man.

Miles Morales è quanto di più contemporaneo possa esistere, essendo tra le altre cose:

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  • Membro di non una, ma ben due minoranze (essendo lui ispano-americano);
  • Impacciatissimo;
  • Amante della musica pop;
  • Uno street artist;
  • In conflitto con il padre, preferendogli lo zio più incoraggiante;

Tuttavia, a fronte di queste caratteristiche abbastanza qualunquiste, il giovane Miles segue un percorso di crescita scritto a regola d’arte. Parte ovviamente insicuro, ma grazie agli insegnamenti del suo mentore e la ricerca della motivazione necessaria per essere un eroe, unita al duro lavoro e alla forza di volontà, riescono a trasformarlo in un vero paladino del bene in cui tutti, grandi e piccini, possono credere.

Di certo non avrà le origini e la caratterizzazione più originali di sempre (anzi, per niente) ma l’ottima messa in scena delle suddette saprà sicuramente persuadere anche il pubblico più esigente.

Per quanto riguarda il suo mentore, il Peter Parker di Spider-Man: Un nuovo universo è disilluso, cinico, un vero e proprio fallito. Ha rinunciato a ciò che aveva di più caro al mondo per una mancanza di coraggio, per non essere riuscito a crescere e prendersi le sue responsabilità (tradendo di fatto la volontà dello Zio Ben). Eppure è sempre lui: lo Spider-Man sprezzante, esibizionista, altruista e voglioso di riscattarsi e fare del bene che ha fatto innamorare intere generazioni.

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I personaggi di contorno non hanno ricevuto lo stesso trattamento da parte degli scrittori, i quali hanno preferito dedicargli brevi momenti esplicativi a veri e propri percorsi che ne esplicitassero il carattere. Anche perché, sin dall’annuncio, era difficile aspettarsi psicologie shakespeariane da individui come Spider-Ham. Alcuni però riescono a lasciare comunque il segno, come ad esempio Zia May, che in questo film vince il premio di miglior rappresentazione del personaggio mai creata, anche per quanto riguarda i fumetti.

Però magari dare un po’ più di risalto al cattivo principale, quel Kingpin amatissimo dagli spettatori di Daredevil, avrebbe aggiunto sicuramente maggiore spessore alla pellicola.

Kingpin è infatti poco più che una macchietta iraconda, la cui potenza e imponenza non riesce a compensare delle motivazioni piuttosto futili e un background che definire “forzato e banale” sarebbe un eufemismo.

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Il comparto tecnico di Spider-man: Un nuovo universo è esplosivo, una miscela di colori e stili di animazione differenti che, unita ad una regia fluidissima, chiara e ed esaltante, porta in scena sequenze di una perfezione e di una modernità tale da non temere in alcun modo il debito nei confronti delle cinematic di molti famosi videogiochi (in particolare le saghe di Marvel vs. Capcom, Viewtiful Joe e il videogioco di Deadpool).

Vedrete balloon in 2D sovrapporsi a modelli e ambientazioni tridimensionali, detonazioni digitali irrompere in set realizzati in tecnica tradizionale, e idee vecchie e nuove che vanno a citarne di passate sia dai fumetti che da noti cinecomic.

Particolarmente vistosi sono anche i richiami allo Spider-Man di Sam Raimi (i movimenti di macchina che girano attorno ai personaggi quando volteggiano sulle ragnatele e alcune riproposizioni di momenti clou della saga) e l’Hulk di Ang Lee (dal bistrattatissimo capolavoro del cineasta asiatico viene  “rubato” l’utilizzo dello split-screen per suddividere le scene in riquadri che richiamano le vignette dei fumetti).

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A condire questo pastiche estatico ed estetico vi è un montaggio sonoro ai limiti della perfezione, sempre adatto e puntuale quando si tratta di esaltare scene di una certa rilevanza. L’apparizione di Spider-Gwen con la musica ad accompagnare e il momento in cui Miles indossa finalmente il suo costume rappresentano in questo senso due dei momenti più genuinamente emozionanti di Un nuovo universo.

Con una tale qualità di fondo risulta veramente difficile (o meglio, scoraggiante) parlare dei difetti di Un nuovo universo. Cominciamo con il dire che sono veramente pochi, appena tre, di cui solo uno davvero grave e imperdonabile.

Purtroppo, essendo questi figli della scrittura del film, hanno strettamente a che fare con momenti importanti della trama. Quindi, per evitare spoiler, verranno trascritti in forma di elenco, così da poter essere facilmente saltati.

Saltate alla prossima immagine per evitare spoiler

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  • Quello più grave in assoluto è la morte di Prowler. Tale scena è a dir poco implausibile, in quanto il cattivo viene shottato, per usare il gergo videoludico, da un semplice colpo di pistola. Il problema è che nelle scene precedenti il costume indossato dal cattivo, a partire dai guanti, era palesemente corazzato. Gli scrittori di Un nuovo universo ci suggeriscono quindi che un cattivo così potente e pericoloso, tanto da tenere testa a Spider-Man, poteva essere fermato semplicemente sparandogli addosso. Tale scelta molto pigra svilisce moltissimo il momento strappalacrime immediatamente successivo (telefonatissimo anche per chi non conosce i fumetti), del quale finisce per essere un semplice pretesto atto a sbrigare la cosa in fretta. Le soluzioni potevano essere molteplici (escludendo a priori il colpirlo alla testa mentre era senza elmo, dato il target del film) come farlo colpire da una pistola laser, o l’utilizzare un congegno a distanza che elettrificasse a morte o facesse esplodere il costume. Anche perché nei fumetti Prowler è un ingegnere, ma in Un nuovo universo tale caratteristica non viene neanche suggerita, quindi potevano inventarsi veramente qualsiasi cosa.
  • Il secondo, altrettanto fastidioso, è anch’esso parte di una delle scene più importanti del film. Miles, colpito in violentemente da Kingpin, deve rialzarsi. E’ una scena concettualmente molto bella: Spider-Man si dimostra degno del suo nome e del suo ruolo di eroe, rialzandosi nonostante la batosta presa. Il problema è che mentre lui si rialza, Kingpin – che solo un attimo prima lo stava tempestando di colpi senza trattenersi, di fatto quasi uccidendolo – è fermo in piedi vicino a lui e non fa una piega. Semplicemente aspetta che il fautore del suo fallimento si rialzi. Perché un antagonista caratterizzato fino a quel momento come feroce e implacabile dovrebbe fermarsi per dare al suo nemico il tempo di rialzarsi? Lo stesso personaggio che, ricordiamo, all’inizio del film ha ucciso senza battere ciglio un inerme Peter Parker perché preso da uno scatto d’ira. Anche qui, le soluzioni per rendere la scena meno forzata erano molteplici; sarebbe bastato far allontanare Kingpin, che credendo di averlo ucciso con il primo colpo smette di prestargli attenzione. Oppure fargli buttare giù nel vuoto Miles, che avrebbe avuto tutto il tempo di “svegliarsi” durante la caduta, dando così anche il pretesto per un’ulteriore scena visivamente accattivante.
  • Il terzo difetto, se così si può chiamare, è che Un nuovo universo, dall’alto della sua indiscutibile qualità, non è un film che verrà ricordato. Già si sente critica e pubblico osannarlo come il miglior film tratto da un fumetto, ma la verità è che a questo film mancano scene che rimangano davvero nel cuore. Un nuovo universo, esattamente come Lego Batman al suo tempo, ha tanti bei momenti, alcuni alti, ma nessuno altissimo. Il motivo per cui le trilogie di Raimi e Nolan su Spider-Man e Batman vengono ricordate come grandi film (terzi capitoli a parte), è perché al loro interno, oltre all’indiscutibile qualità tecnica, conservano ancora tante perle memorabili. La scena del bacio nel primo Spider-Man, il Joker che fa esplodere l’ospedale nel Cavaliere Oscuro, tutti momenti che ancora oggi vengono ripresi, citati, parodiati perché degni di rimanere nella memoria. Un nuovo universo, di momenti del genere, non ne ha. Forse proprio la sua eccessiva vena contemporanea lo rende da principio un prodotto che invecchia in fretta, un usa e getta del quale presto ci dimenticheremo, che tanto offre sul momento, mentre lo si guarda, ma poco o nulla nell’eternità.

Complimenti! Avete evitato gli spoiler!

A fronte di queste riflessioni, Spider-Man: Un nuovo universo è un prodotto oltre le aspettative, che fa più di quello che ci si aspetterebbe da un film di supereroi, ma meno di quanto servirebbe per essere definito capolavoro (parola, questa, sempre più abusata).

Va detto però che, in un mondo dove i cinecomics Marvel – film assolutamente mediocri che il più delle volte arrivano a fatica alla sufficienza – vengono osannati a più riprese da un pubblico sempre più a caccia dell’apparenza e meno della qualità vera e propria, era assolutamente necessario un prodotto del genere per rialzare leggermente l’asticella.

Non sarà tantissimo, ma è pur sempre un nuovo inizio.

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Prima di concludere, per chi non volesse arrivare impreparato alla visione del film, o l’ha già visto e gradirebbe approfondirne il lato fumettistico, c’è questo video con le letture consigliate per goderne al meglio i riferimenti:

I fumetti da leggere prima e dopo "Spider-Man: Un nuovo universo"

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Cercò per lungo tempo il proprio linguaggio ideale, trovandolo infine nei libri e nei fumetti. Cominciò quindi a leggerli e studiarli avidamente, per poi parlarne sul web. Nonostante tutto, è ancora molto legato agli amici "Cinema" e "Serie TV", che continua a vedere sporadicamente.

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