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“Ralph spacca Internet”: la recensione

Pubblicato

il

Ralph spacca Internet

7

Comparto tecnico

8.0/10

Cast

6.0/10

Scrittura

6.5/10

Regia

6.5/10

Direzione Artistica

8.0/10

Pros

  • Sottotesti profondi e ben miscelati alla narrazione
  • Ottimo sviluppo dei protagonisti
  • Seria trattazione dell'argomento "Internet"
  • Migliore del primo film
  • Soluzioni visive interessanti

Cons

  • Regia poco ispirata
  • Personaggi secondari non pervenuti
  • Fortissime forzature sul finale

E’ uscito nelle sale Ralph spacca Internet, il nuovo film animato targato Disney, a sei anni di distanza da Ralph Spaccatutto.

Ralph e Vanellope sono ormai amici di lunga data e il loro rapporto ha cambiato notevolmente il carattere del primo, che da burbero bisognoso d’affetto si è trasformato in allegro compagnone e fedele compagno di giochi della principessina dei Go-Kart.

Nonostante le cose per Ralph vadano più che bene, in Vanellope s’intravedono segnali di disagio causati dalla monotonia dei vecchi videogiochi arcade.

Nel tentativo di far divertire l’amica, Ralph scatenerà una reazione a catena che porterà i due a vivere una nuova avventura nel web.

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Sembra giusto quindi rispondere alla domanda che gran parte del pubblico si è posta sin dall’annuncio di questo lungometraggio: come avranno rappresentato la rete all’interno di questo film?

La risposta è: “meglio di quanto ci si aspetterebbe da un prodotto Disney”.

Tantissime sono le componenti informatiche rappresentate in Ralph spacca Internet, molte delle quali vengono utilizzare per mettere in scena una critica sociale assai matura e attuale.

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Tale critica è rivolta non solo agli utenti smaliziati, ma anche a chi il web lo vede da lontano.

Ralph, ad esempio, rappresenta l’uomo adulto che inizialmente non capisce la tecnologia, ma che poi ne diviene inconsapevole schiavo. D’altro canto, Vanellope è il millennial che si trova talmente a suo agio con le nuove tecnologie da incrinare i rapporti con la vecchia generazione.

In una scena in particolare, si punta in maniera esplicita il dito contro tutti quei genitori che, incapaci di allevare i propri figli, li lasciano di fronte ad uno schermo, salvo poi lamentarsi che questi ultimi crescano apatici e senza punti di riferimento.

E’ lodevole che Ralph spacca Internet non faccia favoritismi eccessivi né per l’uno né per l’altro lato della barricata, rendendo il messaggio morale perfettamente inquadrato nell’ottica di prodotto per famiglie, vero e proprio marchio di fabbrica Disney.

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Ferocissima anche l’interpretazione delle dinamiche da social network e delle web star, tratteggiate come disperati in cerca di like facili guadagnabili copiando contenuti di basso livello, ma popolari tra gli utenti medi, visti invece come creature dalla scarsa attenzione in cerca di passatempi sbrigativi, per i quali perdono interesse dopo una frazione di secondo.

E non solo. Nonostante la scarsa attenzione, quegli stessi utenti non perdono occasione di esprimere malignità gratuite attraverso i commenti, ignari o disinteressati del fatto che i loro insulti possano fare del male.

Che ciò sia un attacco diretto in particolare a YouTube e Instagram lo si evince dalla presenza del personaggio di Sisi, che altro non è che l’algoritmo capo di Buzztube. Esso è rappresentato come una creatura mutevole (infatti cambierà costantemente acconciatura e abbigliamento), il cui unico obiettivo è seguire le tendenze e favorire i contenuti più popolari (e quindi frivoli) spammandoli in lungo e in largo per massimizzarne la fidelizzazione (i cuori tanto amati proprio dagli utenti di Instagram).

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A fronte di questa esposizione precisa, puntuale e accattivante degli elementi più mainstream della rete, ce ne sono altri notevolmente trascurati per ragioni di target, come gli MMORPG alla GTA Online o la Darknet, quest’ultima messa in scena in maniera blanda e, se vogliamo, evitabile.

Tuttavia, a fronte di questi elementi di sicuro interesse, ve n’è un altro che divora a livello contenutistico tutti gli altri: la rappresentazione innovativa dell’amicizia a distanza.

Le persone cambiano, ognuna in maniera diversa; ciò le porta a sviluppare dei sogni, degli obiettivi che le costringono a compiere delle scelte, che a loro volta conducono ad un cambiamento.

Spesso questo cambiamento si traduce nell’allontanamento dai propri cari, magari perché si è trovato lavoro in un altro stato, o perché si è costretti a viaggiare molto. Ma ciò non comporta, necessariamente, la perdita dell’amicizia. Anzi, il vero amico saprà sempre sostenere le tue scelte, se ciò significa renderti felice, a patto di vederti ogni tanto.

Questo concetto è reso in maniera esemplare, insegnando – per la prima volta dall’uscita de Il gobbo di Notre-Dame e Atlantis – che la vita non va sempre come si vorrebbe, perché anche gli altri vogliono viverla in un certo modo, entrando in contrapposizione con la volontà altrui.

Un finale dolce-amaro, quindi, che vale molto più di tutti gli altri film Disney, in cui i buoni ottengono sempre tutto quello che desiderano.

A livello visivo ci sono alcune chicche divertenti, come la rappresentazione dei cookie e dei browser, ma anche del concetto stesso di navigazione. L’idea di usare degli avatar degli utenti che vengono reindirizzati da un sito all’altro attraverso dei veicoli, o gli spam che somigliano a truffaldini rappresentanti di aspirapolvere, ne sono un ottimo esempio.

Se le idee grafiche e di scrittura risultano tutte molto gradevoli, se non addirittura sorprendenti (anche a fronte dell’ovvia scopiazzatura alle scenografie del film Ready Player One di Steven Spielberg) non si può dire lo stesso della loro messa in scena.

La regia di questo film non è di basso livello, ma neanche regge il confronto con altre pellicole recenti molto più ispirate in tal senso, ad esempio Spider-Man: Un nuovo universo.

Ci sono alcune scene degne di nota, come la fuga in auto di Vanellope e Ralph dalla banda di Shank, ma risulta evidente che la gran mole di elementi a schermo abbia dissuaso i produttori che non valesse la pena esporli più di tanto.

Purtroppo anche la sceneggiatura soffre dello stesso problema di anteposizione del cosa al comeSe il film si dimostra infatti ricco di sottotesti – resi tutti anche piuttosto bene e coerenti con la narrazione – pecca però di un’eccessiva quanto fastidiosa ostentazione di elementi male (o per nulla) approfonditi.

La famosa scena delle principesse Disney è l’emblema di questa vana ostentazione.

Tutto ciò che quella scena rappresenta all’interno di Ralph spacca Internet è una gigantesca forzatura. Forzatura nell’evoluzione di Vanellope (anche se lì si tratta più di un auto-parodia). Forzatura nel product placement del sito della Disney. E, più grave di tutte, forzatura nello scontro finale del film.

Lo scontro finale è l’elemento che più di tutti sminuisce il film. Registicamente si presenta anche bene, ma la sua risoluzione è un cliché insensato e fuori luogo che sminuisce la costruzione certosina dei personaggi principali così convincente fino ad allora.

Un vero peccato, specialmente perché, a fronte di un cast di comprimari assolutamente macchiettistico e quasi inesistente (questo è un film protagonista-centrico, ma non è un problema in assoluto), la scrittura risultava essere il vero punto di Ralph spacca Internet, che se già così surclassa il film precedente senza alcun problema, con un po’ d’impegno in più sarebbe diventato un vero e proprio capolavoro.

Così com’è, Ralph spacca Internet ne esce come un classico Disney degno almeno di una visione, capace accontentare diverse fasce di pubblico senza annoiare e magari insegnando anche qualcosa.

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Cercò per lungo tempo il proprio linguaggio ideale, trovandolo infine nei libri e nei fumetti. Cominciò quindi a leggerli e studiarli avidamente, per poi parlarne sul web. Nonostante tutto, è ancora molto legato agli amici "Cinema" e "Serie TV", che continua a vedere sporadicamente.

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