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Cos’è lo spoiler

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Per analizzare, sviscerare e comprendere quello che è il concetto di spoiler bisogna partire dalla sua definizione, quindi dall’insieme di parole che ne esprimono il significato. Ma prima ancora, sarebbe meglio partire da un disclaimer:

L’autore di questo articolo, nel pieno rispetto dell’utente finale e fruitore, dichiara che, per rendere più chiara l’analisi e il ragionamento costruito all’interno di queste righe, si avvarrà di alcuni esempi pratici, cercando di utilizzare a questo fine solo opere (quali film e serie tv) esposte ad un pubblico quanto più vasto possibile, o comunque arcinote. Per farla breve: ATTENZIONE SPOILER! 

Grazie e buona lettura.

Dicevamo, il termine spoiler, come gran parte del gergo moderno, ha origine anglosassone. Deriva infatti dal verbo in lingua inglese to spoil, che letteralmente significa rovinare. Chi segue film e telefilm in lingua inglese o sottotitolati avrà sentito più volte la frase cliché “You spoiled everything!” (“Hai rovinato tutto!“)

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Nel linguaggio dei fruitori dell’intrattenimento di massa ha però assunto un ulteriore significato, quello di anticipazione.

Perché, di fatto, per come lo intendiamo nel quotidiano, lo spoiler è quando ti viene rivelato un accadimento cruciale all’interno di un’opera prima che tu, utente finale, abbia ancora avuto modo di visionarlo di persona.

Questa seconda accezione è l’unica che merita legittimità, in quanto è un dato di fatto non soggetto ad alcuna interpretazione.

Se al fruitore viene rivelato un dettaglio di cui ancora non era a conoscenza, va da sé che quel dettaglio gli venga anticipato. 

Per quanto riguarda la prima accezione, quella associata al verbo rovinare, vi è invece molto di cui discutere.

Questo perché lo spoiler, al contrario di quello che pensa la stragrande maggioranza degli utenti, oggettivamente non può rovinare la fruizione di un opera, e ora vedremo il perché.

Spoiler negli ultimi tempi è divenuto sinonimo di isteria. Tanto è profonda la rabbia di chi lo subisce che, nei casi più gravi, rende letteralmente impossibile parlare di un’opera senza venire tacciati di star spoilerando.

Addirittura lo stesso incipit della trama di qualsiasi cosa può essere uno spoiler (e a volte lo è; basti guardare il retro di qualsiasi DVD o libro).

Vi fu però un tempo (neanche tanto remoto; dal 2009 in giù) in cui lo spoiler non era visto come una piaga sociale, ma anzi come incentivo ad approcciare una qualsiasi opera.

Ricordo infatti che alle elementari, quando ci si perdeva una puntata di Dragon Ball (così andiamo sul sicuro) la prima cosa che si faceva era andare da chi invece l’aveva vista e farsi raccontare per filo e per segno tutto quello che era successo nell’episodio.

Infine, e questo era il passaggio fondamentale, se quello che succedeva era interessante (es. Goku muore nello scontro con Radish) allora ci si fiondava su YouTube per guardarla; se però non lo era (es. i filler di Gohan nel bosco) si aspettava la prossima e tanti saluti.

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Questo perché, nella nostra mente semplice ed infantile, riuscivamo a capire che oltre al cosa accadeva era bello anche sapere come.

Un po’ perché i compagni di scuola il più delle volte non sapevano descrivere bene le dinamiche dell’episodio, un po’ perché la curiosità morbosa di vedere di persona Son Goku trapanato a morte insieme al suo avversario non poteva essere soppressa da semplici parole sgrammaticate.

Uno può anche dirti che nel finale di Terminator 2 il T-800 muore sacrificandosi per salvare John Connor, ma che senso ha se non hai visto l’evoluzione del loro rapporto nel corso di 2 ore di film?

Che senso ha per uno che ha visto solo il primo e si ricordava che il T-800 era una spietata macchina di morte che voleva uccidere la madre di John Connor?

Come può un’informazione decontestualizzata all’interno di una macrostoria rovinarne la fruizione?

Questo però è il caso di qualcuno che non ha visto il film e magari non ne conosce neanche l’incipit.

Facciamo ora l’esempio di uno spettatore appassionato di Game of Thrones, uno che ha seguito la serie con assiduità e non si è perso una puntata, ma che la segue solo in lingua italiana su Sky.

Mettiamo caso che un suo amico, che invece ha letto i libri o guarda la serie in streaming, gli riveli che Oberyn Martell muore ucciso in duello dalla Montagna proprio il giorno della messa in onda italiana dell’episodio.

Questo evento, a livello oggettivo, non ha privato lo spettatore di niente, non ha reso più brutto il duello tra i due (ricordate che stiamo parlando di rovinare) né intaccherà in alcun modo le sensazioni provate nel vedere il cranio urlante e sdentato del principe dorniano venire spappolato.

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Ci si dimentica che ogni spettatore guarda un’opera attraverso i propri occhi, e che il più delle volte non ha le conoscenze per decodificare un messaggio a livello oggettivo (es. capire se un script è buono oppure no) e, in virtù delle miriadi di sensazioni complesse che la mente umana può generare, è impossibile che il racconto frutto dell’esperienza empirica di una singola persona influenzi allo stesso identico modo tutte le altre.

Ogni episodio del Trono di Spade dura in media una quarantina di minuti, dove si alternano diecimila vicende di altrettanti personaggi, possibile che lo spettatore sia così irrispettoso nei confronti del prodotto fruito, da pensare che un semplice tassello mancante possa farne crollare l’intera struttura narrativa?

Se è così, magari significa che ciò che state guardando non è granché.

Un’opera che vive in funzione di un solo momento non è un’opera compatta né tanto meno ben pensata.

Come se spoilerando il finale di Watchmen venisse meno tutta l’indagine di Rorschach, o i flashback dei Minutemen, o i dialoghi tra l’edicolante e il ragazzino di colore.

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Le colpe di chi guarda vengono sempre prima di quelle del guardato. Perché chi guarda a sua volta non viene guardato – e quindi giudicato – da nessuno.

L’Internet ha reso tutto troppo veloce.

Lo spettatore non vuole più bearsi del piacere di guardare LA serie preferita, vuole vederle tutte.

Perché deve vantarsene con gli amici, ma essendo ignorante riguardo ai metodi di realizzazione deve aggrapparsi ai fatterelli.

O, ancora, perché altrimenti non si sente al passo con il resto degli internauti, perché vuole dire la sua nonostante non abbia le competenze per farlo.

L’unico modo per stare al passo con questa frenesia è guardare più serie contemporaneamente, ma così facendo non presta attenzione a nulla se non agli aventi principali, quelli che fanno tendenza, quelli di cui tutti parlano, perché quello che c’è in mezzo (la cui analisi è comprensione dimostra vera passione e senso critico) è solo un intralcio al colpo di scena.

E se non c’è il colpo di scena? Il momento clou? Il grande incontro? La rivelazione? Se c’è solo una sapiente costruzione dell’intreccio? Allora per lui il film è brutto, vuoto, noioso, una perdita di tempo.

Lo spoiler è la più grande sega mentale del nostro tempo.

Probabilmente, se la gente pensasse meno agli spoiler e più a guardare i prodotti che gli vengono offerti con attenzione, scoprirebbero che l’insieme è molto migliore delle singole scene.

Come me quando mio nonno, grande appassionato di cinema, mi raccontava dei film che aveva visto descrivendomi solo l’incipit e il finale, ma lasciando a me la visione della parte migliore: quello che c’era in mezzo.

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Cercò per lungo tempo il proprio linguaggio ideale, trovandolo infine nei libri e nei fumetti. Cominciò quindi a leggerli e studiarli avidamente, per poi parlarne sul web. Nonostante tutto, è ancora molto legato agli amici "Cinema" e "Serie TV", che continua a vedere sporadicamente.

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