Social

Fumetti

Helen di Wyndhorn – Una lettera d’amore allo Sword and Sorcery

Pubblicato

il

helen di wyndhorn bao publishing tom king bilquis evelyn

Helen di Wyndhorn, creata dalla premiata ditta formata da Tom King, Bilquis Evely e Matheus Lopes, già autori di Supergirl: La donna del domani, è una miniserie pubblicata da Dark Horse Comics in America e da Bao Publishing in Italia, e racconta il tentativo di un giornalista di ripercorrere la vita dello scrittore fittizio C. K. Cole. Essendo quest’ultimo morto suicida da tempo, decide di intervistare Lilith, ex-istitutrice della figlia dello scrittore, Helen, finendo per incentrare il racconto su di lei, sul nonno Barbaran e sui misteri racchiusi all’interno della magione di Wyndhorn, apparentemente collocata al confine tra l’ordinario e lo straordinario.

Un concept che non avrebbe sfigurato tra le infinite testate collegate al Sandman di Neil Gaiman. E infatti Bilquis Evelyn, disegnatrice brasiliana in meritata ascesa, aveva prestato le matite proprio a una di quelle testate, The Dreaming, lasciando pochi dubbi sull’affinità del suo tratto alle tematiche del fantastico. Questa nuova miniserie, pubblicata invece per un editore esterno a DC Comics, sembra essere stata progettata a tavolino per valorizzarne lo stile elegante e ricco di dettagli riconducibili all’Art Nouveau europea, come le linee ondulate e le decorazioni sfarzose che ornano personaggi e ambienti.

Siamo quindi di fronte a una storia fantasy, ma non un fantasy qualsiasi. Helen di Wyndhorn è il grande omaggiò degli autori al genere sword and sorcery o heroic fantasy, in particolare allo scrittore Robert E. Howard e al suo Conan il barbaro.

helen di wyndhorn bao publishing tom king bilquis evelyn

Helen di Wyndhorn e l’eredità di Robert E. Howard

Nato sulle riviste pulp degli anni ’30, ossia quelle riviste americane a basso costo che proponevano racconti di genere (fantasy, fantascienza, noir ecc.) per un pubblico mainstream e scarsamente scolarizzato, lo sword and sorcery miscelava elementi fantastici, avventurosi, orrorifici e romantici in un condensato di intrattenimento e spettacolarizzazione escapista.

Tra gli autori più rappresentativi di questo sottogenere, Robert E. Howard spiccava per ritmo, tecnica ed espressività, riuscendo con i suoi racconti a dar vita a personaggi dalle caratteristiche popolari (oggi diremmo machisti) come lo stesso Conan, Kull di Valusia e Solomon Kane, immergendoli storie che risultassero al contempo intriganti come un film e culturalmente appaganti come poemi, grazie soprattutto alla prosa evocativa, condita di ironia e una buona dose di trucchi da feuilleton.

Esempio ideale è il racconto di Conan La figlia del gigante dei ghiacci, ancora oggi un manuale d’istruzioni per colpi di scena efficaci.

helen di wyndhorn bao publishing tom king bilquis evelyn robert e. howard

Robert E. Howard era però anche una figura profondamente tormenta e contraddittoria. I suoi personaggi stereotipicamente maschili e misogini, le storie che glorificavano la superiorità dell’istinto primitivo sull’intellettualismo da salotto attraverso il confronto archetipico tra barbari e stregoni nascondevano in realtà una profonda insicurezza e fragilità emotiva, esplosa con la depressione in seguito alla morte dell’amata madre e culminata nel suicidio ad appena trent’anni.

In Helen di Wyndhorn, lo sceneggiatore Tom King cerca di indagare sulle motivazioni e il significato ultimo di un gesto così estremo come il suicidio di un creatore di mondi, e il suo omaggio all’autore e al genere avviene tramite un approccio decostruzionista.

King è infatti un autore incline a punzecchiare i generi preferiti attraverso la lente del giallo, dell’approfondimento psicologico e del racconto non lineare. In Strange Adventures lo aveva fatto con la fantascienza classica, in Mister Miracle – altro titolo in cui il suicidio ha un ruolo di il spicco – con il supereroismo kirbiano, mentre in Love Everlasting se l’era presa con i fumetti romance degli anni ’50 e ’60.

helen di wyndhorn bao publishing tom king bilquis evelyn strange adventures

Come detto, la voce principale del racconto, in gran parte narrato in prima persona per didascalie, è quella dell’istruttrice di Helen, Lilith, donna austera e dogmatica incaricata dal nonno Barbaran di badare alla nipote in seguito al suicidio di C. K.

Lilith è dunque il tramite attraverso cui il lettore assiste alla decadenza di una famiglia e, metanarrativamente parlando, di un genere. Barbaran Cole – il cui nome ha una curiosa assonanza con la parola “barbarian”, ossia “barbaro” – è un personaggio duro, non privo di simpatia, ma incapace di rapportarsi alle complessità dei rapporti umani che caratterizzano le narrazioni moderne e introspettive. Questo perché il suo mondo – cui fa spesso e volentieri ritorno – è fatto di imprese eroiche, mondi esotici incredibili e creature straordinarie. La psicologia, in un contesto del genere, non solo non è contemplata, ma risulterebbe persino deleteria.

Helen, al contrario, è una ragazza moderna e totalmente allo sbando: alcolizzata, narcisista, autodistruttiva quanto il padre suicida, che era tutto il suo mondo e con cui ha girato il paese con il preciso scopo di stare lontano dal nonno. Se Barbaran è Conan il barbaro, ossia il lato edonista e fantasioso di Robert E. Howard, Helen rappresenta il lato emotivo e fragile dello scrittore americano.

helen di wyndhorn bao publishing tom king bilquis evelyn

Entrambi, però, provano le stesse difficoltà nell’elaborare il lutto per la morte di C. K., con Barbaran che si rifugia in avventure rocambolesche per l’incapacità di elaborare il proprio sconvolgimento ed Helen che ricorre all’alcol e al vandalismo ribelle per lenire il dolore incessante che la attanaglia. Alla luce delle conseguenze della sua scomparsa, resta ancora una una domanda fondamentale a cui rispondere: chi era C. K.?

Lo scrittore, che di Howard è il diretto alter ego, incarna il tentativo del creativo di distaccarsi dalla fantasia e vivere il reale, fallendo miseramente. Un rifiuto così netto del proprio universo immaginifico è per King un motivo più che sufficiente per togliersi la vita. Non a caso, il rapporto tra nonno e nipote migliora consistentemente nel momento in cui i due decidono di condividere i rispettivi mondi: Barbaran donando a Helen un universo straordinario che le consenta di sfuggire alla banalità del reale; Helen fornendo a Barbaran gli strumenti per comprendere la soverchiante emotività insita nei rapporti umani.

helen di wyndhorn bao publishing tom king bilquis evelyn

L’equilibrio tra escapismo e analisi del reale finisce così per rappresentare non solo il fine ultimo del creativo, ma dell’essere umano sano di mente in quanto tale. La ricerca del giornalista è infruttuosa, poiché la questione iniziale, ossia il motivo reale e oggettivo che ha spinto C. K. Cole a togliersi la vita, alla fine non è il punto della vicenda.

Di Cole, così come Howard e altri autori del pulp, non si ricorderà nessuno, se non una manciata di appassionati. In fin dei conti, cosa resta ai posteri di questo tipo di autori popolari ma affatto immortali, buoni per la tazza del water e indegni di un trafiletto sui libri di scuola? Restano i rapporti umani e i personaggi da loro creati, le uniche cose capaci di trascendere davvero l’individuo, le sue paure e le sue fragilità.

Resta inoltre l’evoluzione in sordina di Lilith, le cui testimonianze di complessi drammi familiari ed eventi straordinari inverosimili scuotono la rigidità e le nevrosi che la caratterizzano nelle prime tavole, rendendola una persona decisamente più felice e accomodante, sebbene all’inizio liquidi i comportamenti inappropriati di Helen e le eccentricità di Wyndhorn come sciocchi e dannosi. Lo stesso approccio con cui gli accademici liquidavano la letteratura pulp.

helen di wyndhorn bao publishing tom king bilquis evelyn

Helen di Wyndhorn è tante cose. La storia di una famiglia lacerata da un lutto; di una ragazza alla ricerca di uno scopo nella vita; di Alice che attraversa lo specchio e si ritrova a macellare mostri tra deserti e ghiacciai; di un barbaro che ha trovato nella nipote l’ideale compagna d’avventure; di una tata alle prese con l’educazione di una discolaccia.

In primis, però, è una lettera d’amore a un genere, o forse un’elegia per un modo di intendere le storie che oggi non esiste più – almeno, non nella sua forma più pura – ma la cui riscoperta ricopre ancora un ruolo importante nell’immaginazione di molti, creativi, appassionati e semplici fruitori.

Senza quelle storie meravigliosamente ingenue di eroi, maghi e mostri, difficilmente potremmo godere di prodotti di pregio come questi (o Baldur’s Gate III).

SCOPRI CHI HA SCRITTO QUESTO ARTICOLO!

Helen di Wyndhorn - Una lettera d'amore allo Sword and Sorcery 1

Cercò per lungo tempo il proprio linguaggio ideale, trovandolo infine nei libri e nei fumetti. Cominciò quindi a leggerli e studiarli avidamente, per poi parlarne sul web. Nonostante tutto, è ancora molto legato agli amici "Cinema" e "Serie TV", che continua a vedere sporadicamente.

Seguici su tutti i nostri social!
Advertisement
Commenta
Sottoscrivimi agli aggiornamenti
Notificami
guest
0 Commenti
Più vecchi
Più nuovi Più votati
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti

Popolari