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I Seasons Vol. 1, la recensione – Family issues in Slumberland

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I Seasons, nuova serie del vulcanico Rick Remender (Black Science) disegnata da Paul Azaceta (Outcast) e colorata dal sempre apprezzabile Matheus Lopes (Supergirl: La donna del domani), è approdata in Italia per Saldapress.

Pubblicata originariamente da Image Comics sotto l’etichetta Giant Generator dello stesso Remender, il fumetto racconta le vite delle sorelle Seasons (Spring, Winter, Autumn e Summer) in seguito alla scomparsa dei genitori, famosi avventurieri e archeologi, avvenuta durante una delle loro imprese.

In particolare Spring, la più giovane della famiglia, si ritroverà ad affrontare l’invasione di un sinistro circo al soldo di una misteriosa e antica figura legata proprio alla scomparsa dei genitori, cercando al contempo di ricomporre i pezzi di un quadro familiare ormai rotto.

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I Seasons – Un’avventura familiare

Cercando nel panorama fumettistico mondiale è difficile trovare uno sceneggiatore con un’immaginazione fervida come quella di Rick Remender.

Formatosi nell’animazione, ambito nel quale ha avuto modo di lavorare a titoli come Il gigante di ferro e Anastasia, le storie di Remender presentano sempre un worldbuilding di sicuro impatto e dalle caratteristiche – quand’anche non originalissime – ben assortite e variegate.

I Seasons non fa eccezione: lo sceneggiatore attinge dichiaratamente alla Slumberland di Little Nemo (recentemente ristampato integralmente da Edizioni NPE) per i suoi antagonisti; alle atmosfere giocose di Kiki consegne a domicilio per il setting iniziale e la caratterizzazione della sua rocambolesca protagonista; al sens of wonder primo-novecentesco del Tintin di Hergé. Questi elementi vengono perfettamente amalgamati dal disegnatore Paul Azaceta, ennesima star della matita accalappiata da Remender, che, come detto, di componente visiva ne capisce.

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L’artista integra questa miscela di influenze al suo tratto espressionista, marcato ed essenziale, lasciando ampio margine al colorista Matheus Lopes di accendere le tavole con colori sgargianti e contrasti netti, nel rispetto della tradizione della narrativa per ragazzi.

La coppia risulta essere il principale motivo di interesse per la lettura di una storia incentrata prevalentemente sull’appeal visivo e sul ritmo forsennato delle tavole.

Remender, essendo un narratore navigato, sa che una racconto asservito unicamente all’estetica non ripaga mai. Tuttavia, laddove il suo bagaglio immaginifico sembra essere sconfinato, non si può certo dire lo stesso della componente testuale. Per quanto riguarda la voce autoriale e i pretesti narrativi, conta infatti solo due voci: la ribellione alle autorità (Deadly Class, Scumbag) e i drammi familiari (Black Science, Low).

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Di autori mono(duo?)tematici ne è pieno il mondo, ma spesso risulta evidente quanto in realtà Remender abbia poco da dire riguardo gli stessi temi che reitera in ogni suo fumetto. A volte si affida puramente a stereotipi televisivi, altre volte si limita a tirare il sasso e nascondere la mano, intessendo dinamiche che raramente approfondisce.

Persino in Black Science, uno dei suoi lavori più riusciti dal punto di vista strettamente testuale, finisce per accantonare il lato emotivo dei suoi personaggi e la tensione che questo comporta in favore della semplice spettacolarizzazione.

Sebbene in quest’ultima serie provi a inserire un sottotesto relativo all’illusione di appagamento dei desideri, alla fine torna sempre all’ovile in maniera assai poco sottile, visto che tutti i desideri delle protagoniste hanno a che fare, in maniera più o meno esplicita, con la famiglia.

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Nei Seasons, però, questa fastidiosa trascuratezza viene mitigata dal tono estremamente meno pretestuoso rispetto ad altre storie dello stesso filone. Le sorelle Season sono palesemente degli archetipi caratteriali (Spring è la sorellina frizzantina, Winter l’artistoide cupa e fredda, Autumn l’intellettuale distaccata e misteriosa, Summer la diva costantemente sotto i riflettori) e i loro contrasti sono funzionali quanto basta per trascinare una narrazione estremamente essenziale e incentrata sull’azione.

Le prime 38 pagine del volume Saldapress, corrispondenti al primo numero dello spillato Image Comics, sono tutte incentrate sui disastrosi tentativi di Spring di afferrare una lettera malandrina speditale della sorella. Si tratta ovviamente di una scusa per presentare l’ambientazione e i personaggi di contorno, ma è davvero inusuale che un moderno prodotto di intrattenimento si prenda tutto questo tempo per offrire così poco dal punto di vista contenutistico. Non sbagliato, assolutamente no. Solo inusuale.

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I Seasons è, da questo punto di vista, una serie sicuramente piacevole da leggere, ricca di trovate artistiche di primissimo ordine, ritmi forsennati, personaggi facili da comprendere (alcuni fin troppo facili, Winter su tutti) e un mondo interessante da scoprire nei suoi aspetti più oscuri e misteriosi.

Soprassedendo ad alcune forzature di caratterizzazione e qualche incertezza di Azaceta – praticamente ininfluenti nel complesso – è probabile che, con l’andare dei volumi, finiremo per considerare I Seasons come la serie più genuinamente divertente di Rick Remender.

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I Seasons Vol. 1
Sceneggiatura
7
Disegni
7.7
Pros
Il ritmo indiavolato
Le soluzioni visive intriganti esaltate da colori sgargianti
Il worldbuilding di Remender
Cons
Dinamiche familiari puramente funzionali e poco originali
7.4
VOTO

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I Seasons Vol. 1, la recensione - Family issues in Slumberland 1

Cercò per lungo tempo il proprio linguaggio ideale, trovandolo infine nei libri e nei fumetti. Cominciò quindi a leggerli e studiarli avidamente, per poi parlarne sul web. Nonostante tutto, è ancora molto legato agli amici "Cinema" e "Serie TV", che continua a vedere sporadicamente.

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