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Seven Days War, la recensione – La ribellione degli ingenui

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Seven Days War

Seven Days War

6.1

COMPARTO TECNICO

6.0/10

CAST

6.5/10

SCRITTURA

5.0/10

REGIA

6.0/10

DIREZIONE ARTISTICA

7.0/10

Pros

  • Un messaggio che arriva diretto
  • Trama scorrevole
  • Empatia coi protagonisti

Cons

  • Dialoghi poco credibili
  • Non tutti i colpi di scena sono ben realizzati
  • I personaggi sono un cliché vivente

Ogni tanto capita che oltre agli autori più blasonati, dal Giappone arrivi anche qualche lungometraggio di minore valore produttivo, ma non per questo meno interessante.

Questo è il caso del film da poco aggiunto al catalogo di Amazon Prime Video Seven Days War, un film che ha attirato la mia attenzione per il tema trattato e che, dopo la visione, mi ha lasciato tutto sommato una sensazione positiva.

Seven Days War è un lungometraggio animato in 2D del 2020 di 1h e 27min diretto da Yuta Murano, prodotto e relizzato da Ajia-Do (Maison Ikkoku), distribuito in patria da Gaga KODAKAWA e nel mondo da Amazon. Il film, scritto da Ichiro Okochi, è un riadattamento contemporaneo del lungometraggio live action del 1988 Bokura no Nanokakan Sensou, a sua volta adattamento del romanzo omonimo del 1985 di Osamu Soda, che è accreditato come soggettista di entrambi i film.

Trama

Seven Days War è una storia di ribellione all’autorità.

Il giovane Mamoru Suzuhara è un ragazzo delle superiori, isolato dalla sua classe a causa del suo interesse fuori dal comune per la storia militare e la sua personalità timida e ritrosa. Mamoru è innamorato della sua compagna di classe, nonché amica d’infanzia, Aya Chiyono, a cui non riesce a dichiararsi per paura di come un rifiuto possa troncare la loro amicizia.

Il giovane rimane spiazzato alla notizia che Aya, per ordine del padre, dovrà trasferirsi a Tokyo e propone alla sua amata di scappare insieme e nascondersi fino al giorno della partenza. Aya è talmente entusiasta dell’idea che invita anche altri ragazzi a unirsi a loro in questo campeggio improvvisato: Kaori Yamazaki, Soma Ogata, Hiroto Honjo e Saki Akutsu.

Il gruppo di 6 ragazzi si rifugia quindi dentro una vecchia fabbrica abbandonata, decisi a divertirsi in spensieratezza. La faccenda si complica quando i 6 scoprono di non essere i soli a occupare abusivamente l’edificio. Questa nuova presenza attirerà molte attenzioni indesiderate, costringendo il gruppo a barricarsi all’interno sotto la minaccia di un vero e proprio assedio.

Seven Days War

Scrittura e regia

La premessa di Seven Days War è estremamente interessante e gli eventi di trama sono anche scritti molto bene. Gli stratagemmi con cui i 6 ragazzi tengono a bada i ben più attrezzati assalitori sono tutto sommato credibili, così come le contromisure prese dagli assalitori, sia al livello fisico che psicologico.

Anche la caratterizzazione dei personaggi è interessante. Ognuno di loro ha una faccia nascosta di sé che verrà fuori prima o poi nel film, suggerita da indizi ben implementati. Il modo in cui questi segreti potrebbero influenzare le interazioni nel gruppo sono molti e costituiscono uno dei migliori spunti del film.

Proprio con la caratterizzazione dei personaggi cominciano i problemi di Seven Days War. Nonostante i personaggi siano stati dotati di una doppia faccia, questo non impedisce ad alcuni di loro di essere dei cliché su gambe. In particolare il protagonista, il cui carattere è la fotocopia di qualsiasi timido e isolato protagonista di un anime più o meno da sempre. Aya, di conseguenza, è lo stereotipo giapponese della ragazzina pura e dolce fino al diabete, troppo gentile e delicata per questo mondo crudele e che deve essere protetta. Uno stereotipo che, oltre a essere tale, ha già da parecchio cominciato ad accusare i segni del tempo. La povera Saki, invece, risulta semplicemente inutile.

Insomma, se il bilancio di buone caratterizzazioni è di 3/4 su 6 protagonisti, considerando che nessuno degli altri personaggi ha una personalità di spicco, le cose avrebbero potuto andare meglio.

Altro grosso problema di Seven Days War è la povertà dei dialoghi, troppo poco credibili per le situazioni e totalmente asserviti a spiegare passaggi di trama o background, generalmente con poco mordente.

Un altro problema, anche se meno grave è la gestione dei colpi di scena, molti dei quali vengono inseriti nel giro di 5 minuti. Solo uno risulta veramente mozzafiato, mentre gli altri appaiono telefonati e inutilmente carichi di pathos. L’ultimo in particolare è talmente fine a sé stesso che avrebbero potuto anche risparmiarselo.

La regia è per lo più scolastica, non c’è nessun guizzo creativo di rilievo se escludiamo il fatto che Murano ruba a piene mani da alcune immagini del repertorio di Hideki Anno e le integra in maniera convincente nei momenti più drammatici della vicenda. Tutto sommato un buonissimo furto.

Seven Days War

Comparto tecnico

Tutto l’insieme di disegno, grafica e animazioni di Seven Days War è di medio livello. Disegni e background, purché molto belli ed ispirati, non fanno gridare al miracolo, ma assolvono al loro dovere.

I character design non sono certo memorabili: persino a livello visivo i personaggi sono dei cliché, ma proprio per questo risultano inquadrabili fin dal primo sguardo e il fatto che la loro apparenza così chiara proietti delle ombre è un buono stimolo.

Il meglio lo si raggiunge con gli ambienti: ogni dettaglio della fabbrica in cui si svolge la vicenda è curato in maniera maniacale. Ci si sente davvero all’interno di quel luogo, così come sono ben realizzati gli ambienti esterni alla fabbrica dove si aggirano gli assalitori, molto spesso relegati in ambienti stretti come macchine e uffici.

Le animazioni 2D non presentano nessuna sbavatura, e in particolare i movimenti dei personaggi e delle macchine che vengono utilizzate durante la lotta risultano fluidi.

Seven Days War

Per concludere

Tendo a considerare il messaggio di Seven Days War sintetizzato in una frase di uno dei personaggi secondari:

“è prerogativa dei giovani non scendere a compromessi su ciò che ritengono importante”.

Difficilmente Seven Days War sarà ritenuto da qualcuno una visione imperdibile, ma intrattiene con piacere e alla fine riesce a far passare il suo messaggio. Tanto può bastare a un film per meritare la visione.

Seven Days War racconta in maniera semplice e diretta una storia di ribellione giovanile, semplicistica, ingenua e senza compromessi quanto una storia del genere potrebbe essere in un contesto reale, che nonostante l’impegno dei protagonisti a non diventare adulti, mostra loro la strada giusta per crescere.

L’autore della storia ha mosso una critica precisa al mondo del lavoro in Giappone, in cui per sopravvivere tutti sono costretti a scenedere a patti con un’autorità parziale ed egoista. A questo mondo di adulti succubi dello stesso mondo che ogni giorno contribuiscono a plasmare, si oppone l’intraprendenza di un gruppo di giovani incoscenti non disposti a sottostare a questa autorità, desiderosi soltanto di trascorrere il tempo della loro giovinezza come meglio possono, senza mentire a loro stessi.

Nonostante il tema venga ribadito troppe volte dai dialoghi che sottolineano ogni volta questa divisione rendendola a volta indigesta, il film si lascia guardare grazie a una trama scorrevole e una scrittura degli eventi di buon livello, unita a una costante sensazione di pericolo che rendono semplice il fare il tifo per i protagonisti.

Seven days war

Piccola chicca di chiusura: nel film a un certo punto appare un personaggio molto particolare, ovvero la versione da adulta della protagonista del film originale del 1988. La sua apparizione nel film ha senso e contesto anche senza conoscere questo particolare, ma ho deciso di rivelarvelo perché sarebbe davvero difficile capirlo senza fare ricerche e rende questa apparizione ancora più preziosa.

Seven Days War è un film che intrattiene nonostante tutti i suoi difetti. Ha dei grossi problemi di scrittura dei dialoghi e qualche inciampo nella caratterizzazione dei personaggi che vengono però almeno bilanciati dai suoi punti di forza. La sensazione finale è di un film gradevole, ma che avrebbe potuto essere molto migliore.

Consiglio la visione soprattutto agli appassionati di anime, a cui i caratteri stereotipati dei protagonisti daranno magari meno fastidio, ma anche chi non mastica animazione giapponese potrebbe trovare interessante la storia di questo male assemblato gruppetto di giovani disposto a tutto pur di proteggere qualcosa che hanno veramente a cuore.

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Ciao gente! Sono Riccardo Magliano, classe 1995, originario di Pontedera (PI), ma di stanza a Bologna per motivi di studio. Sono laureato in triennale al DAMS al momento studio per diventare sceneggiatore cinematografico. Sono grande appassionato e estimatore di prodotti d'animazione, dalle serie, ai lungometraggi, ai corti, l'importante é che raccontino qualcosa (cosa non sempre indispensabile perché tra i miei film preferiti c'é Fantasia). Qui su Spacenerd mi occuperò di recensioni e approfondimenti su tutto ciò che concerne l'animazione, specie quella occidentale, più e più volte colpevolmente trascurata dalla massa di fanatici di anime. Grazie a tutti per l'attenzione e buon divertimento

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