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Primal: La spietata brutalità della natura

Pubblicato

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Primal: La spietata brutalità della natura 1

Primal

8.1

REGIA

9.0/10

SCRITTURA

8.0/10

COMPARTO TECNICO

7.5/10

CAST

7.5/10

DIREZIONE ARTISTICA

8.5/10

Pros

  • Violenza imperante
  • Atmosfera coinvolgente
  • Bellissimi paesaggi
  • Combattimenti splendidi

Cons

  • Violenza imperante
  • Assenza di dialoghi
  • Episodi autoconclusivi

Ci sarebbe molto da dire riguardo Primal e il suo creatore Geddy Tartakovsky.

Avere a che fare con i lavori seriali di Geddy Tartakovsky è come guardare da fuori un leone in gabbia.

Proviamo a guardare i suoi vecchi lavori serieali, Samurai Jack e Star Wars: Clone Wars; si percepisce una violenza di fondo che l’autore non riesce ad esprimere in maniera efficace a causa del target delle sue serie.

Jack nei primi anni del ‘2000 affrontava in duello robot assassini affettandoli con la spada e bagnandosi nell’olio che fuoriusciva copiosamente dalle loro ferite, i protagonisti di Star Wars: Clone Wars combattevano furiosamente tra loro in scene molto forti emotivamente, lo stesso Generale Greivous era stato progettato appositamente per risultare una spietata macchina per uccidere.

La violenza di quelle scene era sempre frenata da alcuni trucchetti come l’utilizzo dell’olio motore al posto del sangue in Samurai Jack, che non uccide mai esseri viventi (tranne in un momento che tratteremo più avanti), o della caratteristica delle spade laser di Star Wars di cauterizzare istantaneamente le ferite.

Nonostante questo la violenza era presente e funzionale al racconto.

Primal è il momento in cui il leone butta giù a testate la porta delle gabbia ed è libero di operare morte come dovrebbe essere.

Una serie cruda, spietata contro i suoi personaggi, che fa della violenza grafica e dello splatter la sua ragione di vita.

Primal: La spietata brutalità della natura 2

Trama

Primal è una serie composta da 10 episodi di 22 minuti. I primi 5 episodi sono usciti nell’ottobre del 2019 e i secondi 5 usciranno nel 2020.

In un ambiente terrestre in cui uomini primitivi e dinosauri coesistono, la serie tratta di Spear, un corpulento e selvaggio uomo delle caverne la cui famiglia viene mangiata davanti ai suoi occhi da un gruppo di T-Rex mentre lui torna dalla caccia.

Fuorioso per la perdita della sua compagnia e dei suoi figli, Spear si mette a caccia dei dinosauri responsabili della carneficina, trovandoli nel momento in cui stanno attaccando il nido di un altro T-Rex, Fang, una femmina di T-Rex col cui aiuto Spear riesce ad abbattere i nemici e ottenere vendetta, ma nessuno dei due riesce a impedire al piccolo branco di dinosauri di mangiarsi i cuccioli di Fang.

Rimasti ormai soli al mondo, con le rispettie famiglie ormai perdute, Fang e Spear diventano compagni di viaggio in un pellegrinaggio per le terre selvagge di un mondo in cui vige la legge del più forte cercando, in un modo o nell’altro, di sopravvivere.

La premessa della serie è quanto di più crudo e spietato potreste immaginare. Due personaggi senza più nulla per cui vivere, costretti ad andare avanti in un mondo in qui qualsiasi cosa li vuole morti.

Da questo momento in avanti Primal diventa un trionfo di violenza e splatter composto da lunghi viaggi, lunghe pause riflessive e scontri brutali contro tutto ciò che ha delle zanne e/o degli artigli.

Dimenticate il metodo, l’eleganza e la strategia del vecchio Samurai Jack, per Spear e Fang si tratta di uccidere o venire uccisi, ciò di traduce in combattimenti brutali senza nessuno spazio per la tattica o la tecnica, semplicemente spingere i denti e le lance nella carne dell’avversario prima che lui faccia lo stesso.

La spietata e troculenta verità di Primal è che la natura è un posto terrificante in cui qualsiasi cosa può ucciderti, dietro ogni angolo c’è un pericolo, e solo collaborando i due protagonisti possono avere una chance di sopravvivere.

Primal: La spietata brutalità della natura 3

Scrittura e regia

Particolarità della serie è la totale assenza di dialoghi.

Spear, in quanto uomo delle caverne, si esprime in modo primitivo, con ampi gesti e urli sconnessi privi di alcuna forma linguistica, ma nonostante questo la splendida regia di Tartakovsky riesce a creare delle forme di comunicazione tra uomo, seppur primitivo, e animale che in alcuni casi sfociano in vere e proprie conversazioni fatte di urla scimmiesche, ruggiti e lunghi silenzi.

Una scelta dettata non tanto dal realismo di una ambiente selvaggio, nel mondo di Spear c’è ben poco di realistico, quanto per rendere percepibile l’impossibilità di comunicazione tra i protagonisti.

All’interno del mondo selvaggio di Primal non c’è modo di parlare con le altre specie di animali o ominidi di varia natura, si può comunicare soltanto con le proprie azioni, sia nel bene che nel male, e vige la legge del più forte.

Messa a parte questa finezza, Primal non brilla certo per una trama particolarmente elaborata… in effetti è già tanto chiamarla trama.

La struttura degli episodi di Primal, almeno nella sua prima parte, è quella della verticalità autoconclusiva dove ogni puntata rappresenta una tappa del viaggio senza meta di Spear e Fang, tanto inutile e privo di senso quanto lo sono le loro vite.

Proviamo a fare un parallelismo con Samurai Jack.

Anche il vecchio eroe di Tartakovsky era impegnato in un viaggio infinito nell’apocalittico futuro governato dal male assoluto, ma aveva un obbiettivo; lontano e reso quasi impossibile, ma almeno ne aveva uno.

Spear no.

Spear è guidato dal solo istinto di sopravvivenza. Non ha un posto dove andare, non ha qualcuno da cercare o da salvare, semplicemente vaga per il mondo senza una meta facendo quel che può per rimanere in vita a dispetto delle migliaia di avversità.

Questa totale assenza di orizzontalità della serie permette a Tartakovsky di concentrarsi unicamente sulla spettacolarità dei combattimenti e la belleza delle ambietazioni senza dover essere legato a un filo da seguire.

Da una puntata all’altra di due protagonisti possono passare da una foresta pluviale a una montagna innevata, prima combattendo serpenti in un fiume e poi un branco di enormi mammut senza nessun passaggio intermedio.

Come era stato per Samurai Jack, anche in questo caso Tartakovsky se ne frega della trama principale, infilando il suo eroe in una serie di sfide disperate dove mettere in mostra tutta la sua abilità nel coreografare scontri durissimi contro avversari sempre più particolari.

Il parallelismo con il vecchio Jack non è causale.

A parte modi e ambiente non c’è molta altra differenza tra Spear e Jack, tanto che mi viene da chiedermi se la famosa quinta stagione della serie dei samurai in bianco non fosse proprio una rapida chiusura di ponti prima di riprendere la storia con un altro punto di vista.

La differenza è che nel caso di Primal esiste una continuità e una temporalità degli eventi narrati, nonostante la trama orizzontale venga messa in secondo piano il basso numero di episodi previsti fa pensare che la storia prima o poi andrà a parare da qualche parte.

Insomma, non penso che avramo una nuova stagione di conclusione tra 15 anni.

Primal: La spietata brutalità della natura 4

Tecnica

Anche sul piano tecnico siamo al livello Tartakovsky al 100%.

Se avete già visto la più recente avventura di Samurai Jack non noterete nessuna differenza tecnica tra quei disegni e quelli di Primal, stiamo sempre parlando di animazione tradizionale, bidimensionale, con pochissimo riguardo per le proporzioni e la prospettiva, ma capace grazie alla combinazione di forme e colori, di restituire l’impatto espressiovo di un dipinto surrealista.

Le animazioni sono molto complesse, con movimenti dinamici, ma precisi di ogni parte del corpo dei personaggi, animali e umanoidi.

Il grande lavoro nelle animazioni di Primal si vede nel gran numero di animazioni che avvengono contemporaneamente a schermo. A un colpo di lancia corrisponde un occhio che si apre, al colare del sangue da un dente degli sguardi che si spostano dal danneggiato al sangue stesso. Ogni azione da il via a una serie di movimenti che avvengono in contemporanea e rendono meravigliosamente realistiche le reazioni in scena.

I disegni sono quelli soliti delle serie animate di Tartakovsky: poveri di dettagli sui singoli elementi, ma ricchissimi sul piano generale. In questo modo si creano ambientazioni molto varie ed estremamente espressive.

Primal: La spietata brutalità della natura 5

Per concludere

Ricordo bene la rezione di tutti all’uscita della quinta stagione di Samurai Jack. I nostalgici della vecchia guardia di Cartoon Network erano già in fermento e alla fine della stagione, chi più chi meno, tutti si sono ritrovati soddisfatti della conclusione dell’infinita odissea dell’invincibile samurai.

Ad oggi tendo a pensare quella specifica stagione come uno spartiacque nella carriera del maestro Tartakovsky.

Durante la fine degli anni ’90 e i primi anni del 2000 Tartakovsky ha contribuito in maniera pesante alla canonizzazione dell’estetica di un’intera generazione di serie animate, quella di Cartoon Network, mischiano l’eredità delle serie di Hanna & Barbera con le influenze dell’animazione giapponese. Tuttavia in quel periodo non poteva spingersi oltre un certo limite di contenuti e di estetica a causa del target troppo basso del network.

A partie dal 2017, con lo sdoganamento dell’animazione per adulti e i nuovi metodi di distrubuzione, Tartakovksy ha potuto dare libero respiro alla sua parte più violenta e splatter. Ben esemplificata dalla fortissima scena del primo omicidio di Jack all’inizio della quinta stagione, il passaggio dalla violenza addolcita al crudo splatter segna il nuovo tipo di estetica che vedremo nelle serie del regista e showrunner.

Primal è il primo, e a mio parere riuscitissimo, prodotto di questo nuovo corso.

In attesa della seconda parte della serie in uscita nel 2020, posso dirmi soddisfatto da queste prime cinque puntate.

Raccontano un viaggio privo di significato, spaventuso sotto molti aspetti. Due protagonisti alla deriva in cerca di uno scopo da dare alle loro vite, persi in un mondo che non aspetta altro che una distrazione per fagocitarli senza pietà.

La violenza grafica è imperante, così come i lunghissimi silenzi, riempiti da un sempre ottimo sonoro fatto di rumori ambientali e musiche di accompagnamento che sottolineano molto più delle parole il contesto delle scene.

Un eccellente ritorno di Tartakovsky sul piccolo schermo con un prodotto originale che segna l’inizio del suo nuovo corso. Spero di avere presto notizie degli altri suoi progetti in arrivo nei prissimi anni, i due lungometraggi Fixed e Black Night.

Fino ad allora consiglio vivamente di affilare le vostre lance migliori e tuffarvi nello spietato mondo di Primal.

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Ciao gente! Sono Riccardo Magliano, classe 1995, originario di Pontedera (PI), ma di stanza a Bologna per motivi di studio. Sono laureato in triennale al DAMS al momento studio per diventare sceneggiatore cinematografico. Sono grande appassionato e estimatore di prodotti d'animazione, dalle serie, ai lungometraggi, ai corti, l'importante é che raccontino qualcosa (cosa non sempre indispensabile perché tra i miei film preferiti c'é Fantasia). Qui su Spacenerd mi occuperò di recensioni e approfondimenti su tutto ciò che concerne l'animazione, specie quella occidentale, più e più volte colpevolmente trascurata dalla massa di fanatici di anime. Grazie a tutti per l'attenzione e buon divertimento

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3 Commenti

3 Commenti

  1. Umberto

    7 Aprile 2020 at 21:22

    Io sono disperato:
    non riesco in alcun modo a vedere sta serie, ovunque vado, mi viene impedito.
    Anche sul sito ufficiale Adult Swim, non me lo fa vedere neanche a pagarlo.
    se provo ad andare su altri siti di streaming, il nulla assoluto,e su Amazon non riesco a prenderlo dato che non è disponibile su su Amazon italia.
    Inoltre sembra che si trovino solo 5 episodi, il sesto sembra sparito completamente. Come posso vedere tutti gli episodi?

    • Riccardo Magliano

      8 Aprile 2020 at 9:34

      Ti confermo che sono usciti solo 5 episodi, non si sa niente dei prossimi 5 ancora. Per vedere la serie, per ora é su Amazon Prime Video, ma solo negli USA, quindi dall’Italia potresti vederla solo tramite un servizio di VPN

      • Umberto

        8 Aprile 2020 at 17:40

        Grazie per la risposta, ma sono abbastanza deluso. Non da te, ma dal fatto che non permettano a noi poveracci stranieri di poter vedere, se non spendendo soldi in VPN, una serie animata di cui tutti stanno parlando bene. Perchè serie come “Rick e Morty” si trovano dappertutto e in tutte le lingue mentre questa,che non ha nemmeno bisogno di essere doppiata, la possono vedere solo gli statunitensi? Magari ci sarà una buona motivazione che non riesco a cogliere? Comunque grazie ancora per la delucidazione, ad ogni modo ho saputo solo dopo aver scritto il commento che il sesto episodio era stato trasmesso solo per il pesce d’aprile. Mi scuso per non essermi informato prima. Vorrà dire che dovrò aspettare che rendano disponibile la serie globalmente. Ciao.

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