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The Mandalorian: Il punto da cui ricominciare

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The Mandalorian: Il punto da cui ricominciare 1

The Mandalorian

8.8

REGIA

9.0/10

SCRITTURA

8.5/10

COMPARTO TECNICO

8.0/10

CAST

8.5/10

DIREZIONE ARTISTICA

10.0/10

Pros

  • Un ottimo Star Wars
  • Ambientazioni e personaggi accattivanti
  • Buone sequenze d'azione
  • Un'avventura senza troppe pretese
  • Interessanti collegamenti ad altri prodotti del franchise

Cons

  • Forse un po' troppo semplice
  • Adattata per un pubblico molto giovane

Premessa doverosa; io sono un fan di Star Wars. Mi piace da matti ricercare le migliori tra le centinaia di storie che si sono infilate in tutti i modi nell’universo creato a partire dal film di George Lucas.

Per me è molto difficile parlare di un’ottima serie come The Mandalorian senza pensare a quello che significa nel grande insieme delle cose che è l’universo di Star Wars, senza teorizzare e fare congetture sul passato e sul futuro dell’ambientazione.

Tuttavia il mio dovere di sedicente recensore serio mi impone di analizzare le cose con un minimo di distacco e di professionalità, la discussione sugli eventi di The Mandalorian e di come si legano alle serie animate Rebels e The Clone Wars le lascerò in altra sede.

Chiedo scusa per la lunga parentesi, ma ci tenevo a chiarire questo punto.

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L’annuncio di The Mandalorian come una delle punte di diamante della neonata piattaforma Disney+ è stata un po’ un fulmine a ciel sereno e prova che il brand di Star Wars, nonostante i risultati non proprio rosei delle ultime apparizioni cinematografiche, attira ancora molto pubblico.

Pubblicizzato come un appuntamento imperdibile e ragione principale per fare l’abbonamento alla piattaforma Disney, The Mandalorian vede diverse figure di spicco in regia e alla scrittura. Come ideatore abbiamo Jon Favreau, già riconosciuto regista, sceneggiatore e produttore per Marvel e Disney, mentre alla sceneggiatura, accanto allo stesso Favreau, Dave Filoni, riconosciuto dai fan di Star Wars come un messia data la qualità e il successo delle serie animate di cui è produttore e regista. Filoni serve anche da regista di alcuni episodi della serie, affiancato da Rick Famuyiwa, Deborah Chow, Bryce Dallas Howard (la figlia di Ron Howard) e Taika Waititi (Thor: Ragnarock, Jojo Rabbit).

Nomi di professionisti piuttosto riconosciuti e che fanno ben sperare.

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Trama

The Mandalorian è una serie TV live action atipica; per il momento composta da una stagione di 8 episodi di circa 30/40 minuti l’uno.

Prima di cominciare la disamina ci tengo a dire che io di solito guardo serie animate. Per me 20/30 minuti di durata per episodio sono la norma e non considero e non considererò mai il basso minutaggio degli episodi come un fattore negativo per la serie.

La storia prende piede nell’Orlo Esterno, diversi anni dopo la Battaglia di Endor (quella finale del capitolo 6), antecedente di alcuni anni all’inizio della nuova trilogia cinematografica.

Protagonistia di The Mandalorian è un per lungo tempo anonimo cacciatore di taglie mandaloriano con il volto perennemente coperto dal caratteristico elmo. Il cacciatore, conosciuto da tutti semplicemente come Mando, prende in consegna una missione per conto di un vecchio gerarca imperiale, che lo incarica di recuperare per lui da alcuni predoni un bambino della stessa razza del famoso Maestro Jedi Yoda, e, come lui, molto sensibile alla Forza.

Il Mando recupera il bambino, ma durante il viaggio di ritorno finisce per affezionarsi a lui e lo rapisce dai soldati imperiali per portarlo con se per la galassia cercando di scappare a tutti gli altri cacciatori di taglie che il suo ex cliente gli sguinzaglia contro.

Una trama non nuova, soprattutto al mondo del cinema (viene immediatamene alla mente il film Lèon di Luc Besson), ma che da il via a una interessante meccanica narrativa per cui in ogni episodio il Mando e il bambino dovranno vedersela con un diverso cacciatore di taglie in altrettante location tra le migliaia che l’universo di Star Wars offre.

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Scrittura e regia

La struttura è sorprendentemente simile a quella di una serie animata.

Non che ci sia da stupirsene visto che a dirigere il progetto c’è Dave Filoni, che ha fatto la sua fortuna proprio con le serie animate di Star Wars.

Il Mando come protagonista funziona sorprendentemente bene.

La forza principale del protagonista di The Mandalorian è proprio quella di essere molto caratteristico nel suo anonimato. Un personaggio cinico e malfidato, ma con un codice morale ferreo e in un certo modo empatico, non solo nei riguardi del suo piccolo ospite Il Bambino (ribattezzato dal fandom come Baby Yoda), ma anche con altri personaggi.

Le interazioni tra il Mando e il Bambino sono la linea comica principale della serie. I continui tentativi del protagonista di far stare buono il piccoletto per tenerlo al sicuro e vederlo fallire puntualmente da modo di creare siparietti di una certa tenerezza e che nonostante la ripetitività risultano sempre divertenti.

I personaggi di contorno sono caratterizzati in maniera più o meno interessante, ma in generale regna la semplicità tipica del contesto avventuroso dei primi Star Wars.

Cara, l’ex incursionista ribelle, è una soldatessa di buon cuore, ma stanca della sua vecchia vita e cinica nei confronti di ciò che la circonda. Molto simile al Mando in qualche modo.

Greef Karga, il piazzista della Gilda dei cacciatori di taglie, è un uomo che pensa ai suoi affari, pronto a lodare come a tradire per fare i propri interessi.

Ognuno ha il suo ruolo all’interno della storia e nessuno va mai oltre quello.

Per quel che mi riguarda va più che bene. Qualcuno potrebbe considerare un difetto la presenza di personaggi così poco profondamente caratterizzati, ma per quello che vuole raccontare la serie e con il tono che vuole dare alla storia, penso che possa essere la scelta giusta. Inoltre nulla vieta che aggiunte alla caratterizzazione possano arrivare nelle prossime stagioni.

Ogni puntata di The Mandalorian, almeno in questa prima stagione, è, nonostante il filo conduttore comune, piuttosto diversa dalle altre e si notano le ispirazioni cinematografiche di chi ha diretto i singoli episodi.

Gli episodi diretti da Filoni hanno una connotazione più western, con una strizzada d’occhio ai film di Sergio Leone, l’episodio diretto dalla Howard prende a piene mani dal film I Magnifici 7 (o I Sette Samurai, per i puristi).

In generale la serie mantiene una linea guida di infantile (passatemi il termine) avventura fantascientifica; un cacciatore di taglie e un bambino in viaggio in giro per lo spazio cercando di sopravvivere agli attacchi di altri cacciatori di taglie senza scrupoli.

I combattimenti ci sono e riescono a essere anche molto vari tra di loro visto che ognuno dei registi li interpreta in un modo diverso.

Filoni e la Chow danno più importanza agli scontri con le armi da fuoco, con il protagonista infilato in mezzo al fuoco incrociato di decine di nemici in cui conta la precisione del pistolero; Famuyiwa, al contrario, predilige un approccio più action, con un maggiore utilizzo del corpo a corpo e dei gadjet e azioni ben più coreograficamente spettacolari.

La varietà dei combattimeni è inversamente proporzionale al numero degli stessi. The Mandalorian non è una serie action, anzi, spesso le azioni sono rapide e inframezzate tra loro da lunghe pause, giacché si preferisce raccontare a tutto tondo la vita del cacciatore di taglie piuttosto che concentrarsi sulle sole lotte con gli avversari.

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Tecnica

Gli effetti speciali digitali di The Mandalorian sono ridotti al minimo.

Sembra strano dirlo per una serie di fantascienza, ma il ritorno alle origini praticata da Dave Filoni e compagnia è portato anche nell’utilizzo di costumi e trucco esagerati in modo da rendere l’impatto visivo più vicino possibile a quello dei primi film della saga.

Gli effetti speciali sono in gran parte artigianali, la CGI è utilizzata solo per lo spazio, per riempire gli sfondi nelle scene più action e per creare i mostri e le astronavi.

Nonostante questo, la serie non soffre troppo di un effetto retrò ne di finto, anzi, l’ambientazione é più che convincente e gli effetti rendono in maniera meravigliosa nella maggior parte dei casi.

L’unico momento in cui l’effetto retrò di The Mandalorian si sente forse un po’ troppo è nell’episodio 6 “The Prisoner“, in cui i corridoi della prigione ricostruita in studio sono così palesemente finti da dare l’idea che i personaggi si muovino in un’attrazione di un parco divertimenti. Aggiungete a questo anche il fatto che i trucchi esagerati con cui sono stati conciati gli attori per interpretare i due Twi’lek e il guerriero Zabrak non siano messi proprio benissimo e avrete il contorno tecnico dell’episodio più strano dell’intera stagione.

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Per concludere

The Mandalorian è una serie che tutti i fan di Star Wars dovrebbero vedere.

Ottima per ambientazione e contesto, pecca leggermente sul lato della trama vera e propria, molto semplice, lineare e ancora da approfondire al meglio.

The Mandalorian non nasconde di essere intesa come una serie d’avventura per ragazzi riallacciandosi a doppio filo con i primi film della saga cinematografica, ma inserendosi in un contesto più ampio pieno di riferimenti e citazioni al nuovo canone del franchise (per quanto non ancora del tutto formato).

Il Mando interpretato da Pedro Pascal è scritto sorprendentemente bene. L’elmo che indossa dalla prima all’ultima puntata non permette all’attore grande libertà di manovra, ma nonostante questo riesce a brillare di luce propria usando un ottimo linguaggio del corpo.

Baby Yoda… si, è una scusa per vendere pupazzetti pucciosi, ma anche un ottimo pretesto di trama attorno a cui far girare gli eventi. Le interazioni tra lui e il Mando sono divertenti, i suoi momenti di protagonismo sono gestiti molto bene e nonostante sia progettato per rubare la scena al protagonista, non ci riesce mai del tutto.

I continui cambi di stile registico dato dall’alto numero di registi coinvolti può dar fastidio a qualcuno, ma io la trovo ottima e pienamente nello stile del franchise.

Star Wars l’ho sempre trovata un’ottima opera corale in cui ogni professionista che ci ha messo mano ha avuto modo e opportunità da darne una sua interpretazione, contribuendo a creare l’enorme universo narrativo che è oggi e che, sono sicuro, riuscirà a riformarsi nel nuovo canone in costruzione.

The Mandalorian è un buon punto di partenza per la ricostruzione del canone di Star Wars.

Una serie che permette ai suoi personaggi di muoversi in maniera semplice in un mondo molto vasto, ma perfettamente mappabile tra buoni, cattivi e tipi ambigui.

Un’ottima serie di avventura spaziale che merita di andare avanti ancora per molto… sperando che sia arrivi da qualche parte prima o poi.

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Ciao gente! Sono Riccardo Magliano, classe 1995, originario di Pontedera (PI), ma di stanza a Bologna per motivi di studio. Sono laureato in triennale al DAMS al momento studio per diventare sceneggiatore cinematografico. Sono grande appassionato e estimatore di prodotti d'animazione, dalle serie, ai lungometraggi, ai corti, l'importante é che raccontino qualcosa (cosa non sempre indispensabile perché tra i miei film preferiti c'é Fantasia). Qui su Spacenerd mi occuperò di recensioni e approfondimenti su tutto ciò che concerne l'animazione, specie quella occidentale, più e più volte colpevolmente trascurata dalla massa di fanatici di anime. Grazie a tutti per l'attenzione e buon divertimento

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