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Wendell & Wild, la recensione: Horror vacui

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Wendell & Wild, la recensione: Horror vacui 1

Wendell & Wild

6.8

SCRITTURA

3.0/10

REGIA

7.0/10

COMPARTO TECNICO

8.0/10

DIREZIONE ARTISTICA

9.0/10

CAST

7.0/10

Pros

  • Grande regia
  • Ottima caratterizzazione dei personaggi
  • Stop motion realizzata magistralmente
  • Si sente Henry Selick

Cons

  • Trama molto confusa
  • Personaggi importanti abbandonati dalla storia
  • Sceneggiatura insufficiente

Come speciale di Halloween, Netflix ha pensato a qualcosa di estremamente speciale. Il ritorno di un regista estremamente ben recepito, ma sfortunatamente poco prolifico come Henry Selick (Coraline, Nightmare Before Christmas) aveva già da solo il potenziale di attirare una gran quantità di attenzione.

Netflix ci mette il carico da novanta, almeno per gli appassionati, pubblicizzando la collaborazione del maestro dell’horror in stop motion con un’altra personalità di grande successo recente: Jordan Peele (Candyman, Scappa – Get Out).

Lo speciale di Halloween prende il nome di Wendell & Wild, film di 1 ora e 46 minuti prodotto da Gotham Group e Monkeypaw Entertainment e distribuito da Netflix. Il film vede la direzione di Henry Selick, mentre alla sceneggiatura sono accreditati Henry Selick e Jordan Peele.

WENDELL & WILD | Trailer ufficiale | Netflix

Wendell, Wild… e Kat

Nonostante il titolo riporti i nomi di Wendell e Wild, la protagonista del film è Kat. In una sequenza di apertura molto ben realizzata scopriamo che Kat è orfana. I genitori sono morti in un tragico incidente d’auto da cui lei si è salvata solo grazie alla madre, che l’ha fatta uscire appena in tempo. La ragazza cresce rimbalzata tra varie case famiglia, diventando estremamente dura e chiusa verso il mondo esterno.

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Come ultima spiaggia, i servizi sociali la fanno tornare nella sua città d’origine, Rusty Bank, ormai divenuta una città fantasma dopo che il birrificio del padre di Kat, punto di riferimento dell’intera comunità, è stato distrutto da un incendio con molti dei lavoratori all’interno. Qui è sorto un riformatorio femminile presieduto da Padre Bests. Durante il suo soggiorno al riformatorio Kat scopre di essere una Hell Maiden e viene in contatto con i due demoni dell’oltretomba, Wendell e Wild, figli del gigantesco demone Buffalo Belzer e intenzionati a sfruttare i poteri di Kat per farsi evocare nella terra dei vivi e realizzare il loro sogno di creare il luna park dei loro sogni. In cambio promettono a Kat di far resuscitare i suoi genitori.

A causa di un errore nel rituale, i due demoni finiscono per incontrare padre Bests e i crudeli coniugi Klaxon, gestori di molte prigioni in giro per gli USA e desiderosi di costruirne una anche a Rusty Banks. Con l’obiettivo di farsi finanziare dai Klaxon la costruzione del loro luna park, Wendell e Wild si mettono in affari con loro e con Padre Bests, ingannando Kat.

Wendell & Wild, la recensione: Horror vaqui

Quando “mai abbastanza” diventa troppo

Se pensate che la trama così com’è scritta sia già abbastanza carica, considerate che questa è solo la punta dell’iceberg. Wendell & Wild ha una sovrabbondanza di sottotrame e temi trattati che fanno estrema fatica a coesistere tutte nello stesso film. Cominciamo con l’abnorme numero di personaggi di cui tenere traccia. Oltre a tutti quelli già citati, nel film ci sono moltissimi altri personaggi, tutti con un proprio fine ed estremamente ben caratterizzati… spesso anche troppo per il ruolo che ricoprono.

Partiamo da quello che considero il grande escluso della sceneggiatura di questo film: Ràul, il ragazzo transgender che diventerà amico di Kat nel corso della pellicola. Ràul ha per Kat circa lo stesso ruolo che Wybie aveva per Coraline, un ragazzino ai margini della normalità con cui la protagonista deve in qualche modo imparare a coesistere in quanto unico nella sua stessa situazione di escluso, per volere o per forza. Solo che mentre Wybie appare pochissimo in Coraline, diventando nient’altro che un escamotage per mostrare la crescita della protagonista, Raul viene presentato e mostrato come un personaggio tridimensionale e con una propria storia che non viene mai realmente raccontata. Inghiottita com’è da altre trame più importanti.

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Tra i non citati ci sono invece la coppia Manberg e Sorella Helley. Senza addentrarmi troppo nel dettaglio, anche la loro storia viene accennata, ma mai raccontata. Inoltre risultano completamente superflui per la storia, tanto che viene da chiedersi se la protagonista non avrebbe comunque potuto raggiungere gli stessi obiettivi senza il loro contributo.

Di tutt’altra pasta è invece l’intervento delle compagne di scuola di Kat, in particolare Siobhan Klaxon, figlia dei due imprenditori delle prigioni. La stupenda caratterizzazione, sia fisica che personale, unita al suo ruolo di personaggio di supporto, fanno tranquillamente rientrare Siobhan nel club degli iconici personaggi secondari dei film di Hanry Selick, al pari del signor Bobinsky (Coraline) e del sindaco della Città di Halloween (Nightmare Before Christmas).

Wendell & Wild, la recensione: Horror vaqui

Troppe idee in troppo poco spazio

In generale, la sceneggiatura di Wendell & Wild fa acqua da più parti. Nonostante ci siano tantissimi personaggi estremamente ben caratterizzati, la storia non è abbastanza grande e bilanciata da poterli esplorare tutti come meriterebbero. Il risultato che vediamo è quello di un bellissimo collage di immagini, ma di una storia che fatica a reggersi in piedi, in cui i passaggi di raccordo tra un evento e l’altro sono molto poco studiati. Pur non addentrandomi troppo nei territori dello spoiler, vorrei portare un esempio.

In un momento della pellicola, Wendell e Wild cercano di nuovo di ingannare Kat e in quell’occasione viene rivelato un potere particolare delle Hell Maiden di cui nessuno sapeva niente. Quel potere, che si rivela una maledizione, non è mai stato anticipato in nessuno modo e viene eliminato pochi minuti più tardi in una scena sicuramente suggestiva, ma che poteva essere realizzata anche senza la presenza di un palese escamotage narrativo dell’ultimo minuto. Molte delle scene di congiunzione tra due eventi maggiori lasciano il sapore di qualcosa che è stato pensato all’ultimo, senza curarsi troppo della visione d’insieme.

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Non a caso la pellicola si fa via via più confusionaria più passa il tempo. All’inizio le indicazioni sono precise e creano delle aspettative, ma spesso queste vengono disilluse quando elementi mostrati all’inizio della pellicola vengono dimenticati per strada e mai più accennati fino al momento in cui diventano necessari.

Un altro aspetto che sottolinea il “troppo” di questo film, è la volontà di esplorare più temi senza averne lo spazio e il tempo. All’interno di Wendell & Wild troviamo come tema portante quello della protagonista: l’imparare a perdonare se stessi e liberarsi del proprio senso di colpa per guardare al futuro. Questo però viene spesso oscurato da altri temi che non vengono approfonditi molto bene. Si parte con Ràul, con il suo conflitto interiore nell’accettare la sua vera natura e le perdite che ne derivano; si prosegue con Siobhan, e la sua uscita dalla campana di vetro in cui è cresciuta; fino ad arrivare all’acidissima critica al sistema carcerario degli Stati Uniti (estensibile a qualsiasi altro sistema carcerario nel mondo N.D.R.). Ognuno di questi temi è presente nel film, accennato, ma mai approfondito.

Wendell & Wild, la recensione: Horror vaqui

Un magnifico spettacolo di marionette

Se il film cade sul lato della narrativa, si rifà con la bellezza delle immagini.
Non è mai stato in dubbio il buon gusto di Henry Selick per quanto riguarda la direzione di un film, quindi non c’è da stupirsi che anche con Wendell & Wild ci siano delle scene memorabili. La sola immagine di Buffalo Belzer, il gigantesco demone con un luna park dell’orrore sulla pancia e un intero ecosistema all’interno e addosso al suo corpo dove dimorano i figli è un’immagine molto potente. La sequenza in cui Kat affronta finalmente il suo senso di colpa ha delle intuizioni visivamente meravigliose.

Al netto della caratterizzazione eccessiva, i personaggi sono tutti dannatamente memorabili. Wendell & Wild è realizzato con lo stile di stop motion tipico di Selick. I personaggi sono immediatamente riconoscibili grazie alle loro fattezze particolari, molto caricaturali che ne accentuano i tratti somatici più importanti per definirli. Per Kat, ad esempio, i capelli verdi e i vestiti punk, per Ràul i tratti del viso delicati, per Wendell e Wild i tratti che li fanno sembrare di cartone piuttosto che di plastilina come gli altri personaggi, per distinguerne il profilo extraterreno da quello dei comprimari umani.

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Ogni personaggio è disegnato e realizzato nella sua versione finale in un modo fantastico e le interazioni tra di loro sono perfettamente credibili, per quanto declinate nel contesto surreale del film.

Un aspetto molto interessante dell’opera, che fa parte anche della poetica di Henry Selick è l’onnipresenza della morte e la sua realizzazione. Sfruttando il fatto che Wendell e Wild hanno una crema per capelli magica che fa tornare in vita le persone, Selick si è divertito a mantenere sui corpi rianimati molti aspetti che ci ricordano le circostanze della loro morte. Alcuni mantengono parti del corpo spostate per un colpo letale subito, altri mantengono il colore della pelle bluastro per l’annegamento, e via dicendo. Un’attenzione alla realizzazione delle bambole di plastilina che sono da sempre il marchio di fabbrica del regista.

Wendell & Wild, la recensione: Horror vaqui

In conclusione

Wendell & Wild non riesce a replicare la magia dei migliori film di Henry Selick, ma non tutto é da buttare. Tutto il comparto di immagine e registico é curato molto bene. Ulteriore riprova di come la maestria di Gotham Group con la stop motion funzioni bene con un ottimo regista come Henry Selick a dirigerla.

I problemi del film stanno nella sceneggiatura. La storia ha una struttura molto confusa e sebbene le semine messe a inizio pellicola abbiano poi un riscontro nella trama, non tutte risultano efficaci. Il film poi si perde in una valanga di sottotrame inconcludenti e che solo tangenzialmente influenzano la trama portante del film.

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Molti personaggi risultano sprecati per quanto poco vengano utilizzati nel film e questo é un gran peccato, visto tutto il lavoro che c’è stato nel cercare di renderli tutti fisicamente ed emotivamente diversi dagli altri.

Se Selick e Peele si fossero concentrati maggiormente sull’approfondire uno o due dei personaggi e delle sottotrame del film invece che inserirne tantissime senza portarne a termine neanche una, il film sarebbe stato più semplice da seguire, più godibile da tutti, e il finale non sarebbe stato tanto confusionario.

Purché partisse da un’idea molto interessante come quella di rivedere in chiave moderna il topos narrativo del patto col diavolo, Wendell & Wild non rimarrà impresso molto a lungo. La sceneggiatura confusionaria trascina irrimediabilmente il film verso il basso. Provando a pitchare la storia di Wendell & Wild così come é uscita su Netflix non sembra neanche il lavoro di due professionisti quali Henry Selick e Jordan Peele dovrebbero essere, ma piuttosto il risultato di una sessione di brain storming in cui sono state buttate in mezzo quante più idee possibili per poi legarle assieme alla bene e meglio. Il loro lavoro risulta in un film che ci si potrebbe aspettare da due sceneggiatori alle prime armi in overdose di entusiasmo e colpiti da una strana forma di horror vacui, non certo da due professionisti.

In generale Wendell & Wild non é insufficiente e non mi sento di sconsigliarne la visione, ma se vi siete innamorati dello stile di Henry Selick con Coraline e Nightmare Before Christmas, alla fine del film non ritroverete quella stessa magia.

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Ciao gente! Sono Riccardo Magliano, classe 1995, originario di Pontedera (PI), ma di stanza a Bologna per motivi di studio. Sono laureato in triennale al DAMS al momento studio per diventare sceneggiatore cinematografico. Sono grande appassionato e estimatore di prodotti d'animazione, dalle serie, ai lungometraggi, ai corti, l'importante é che raccontino qualcosa (cosa non sempre indispensabile perché tra i miei film preferiti c'é Fantasia).
Qui su Spacenerd mi occuperò di recensioni e approfondimenti su tutto ciò che concerne l'animazione, specie quella occidentale, più e più volte colpevolmente trascurata dalla massa di fanatici di anime.
Grazie a tutti per l'attenzione e buon divertimento

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