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Animazione

L,D&R – Sucker Of Souls: Risate a prova di orrore

Pubblicato

il

LD&R - Sucker Od Souls

5.6

REGIA

6.5/10

CAST

5.0/10

SCRITTURA

4.0/10

TECNICA

7.0/10

Pros

  • Divertente
  • Animazioni interessanti

Cons

  • Poco pertinente con il resto della serie
  • Disegni poco dettagliati
  • Trama troppo semplice e stupida
  • Colpi di scena ancora più stupidi
  • Dimenticabile

A una prima visione di tutti i corti proposti da Love, Death & Robot, avevo subito etichettato Sucker Of Souls (Il Succhia-anime) come uno dei più dimenticabili.

Se nella precedente recensione con Suits ho parlato di una storia troppo semplice e con grossi problemi di identità, sono il primo a riconoscerne altresì l’ottimo lavoro in sede di costruzione delle azioni di combattimento e della tensione che permettono a questo corto di essere quantomeno ricordato, pur senza essere apprezzato.

Per Sucker Of Souls la questione è diversa: non solo è una brutta storia, ma anche terribilmente fuori contesto rispetto a tutto il resto della serie.

Trama

Come già accennato, la trama di Sucker Of Soul è piuttosto semplice.

Un gruppo di mercenari accompagna un archeologo e il suo assistente nell’esplorazione di un’antica tomba in cui rinvengono una lapide che preannuncia l’arrivo di un mai abbastanza abusato e reinterpretato conte Vlad Tepes III di Valacchia in arte Dracula, qui presentato come un mostro quadrupede dall’incedere vagamente scimmiesco e un’indole da grande predatore.

Il mostro uccide senza pietà l’assistente dell’archeologo e insegue il resto del gruppo, che deve cercare di sfuggirgli fino al non troppo imprevedibile colpo di scena che chiude l’episodio.

Regia e scrittura

Sucker Of Souls vede l’esordio alla regia di Owen Sullivan, già sotryboard artist per ottime serie come The Legend Of Korra, Voltron: Legendary Defenders e Young Justice, e il risultato è discreto.

Fermo restando che l’unica immagine degna di nota di tutta la puntata è quella della morte dell’assistente (che tra l’altro sono sicuro di aver già visto da un’altra parte, ma non ricordo dove), la regia di Sullivan tiene un buon ritmo alternando alternando le scene di combattimento, quelle splatter, gli inseguimenti e i momenti di comedy in maniera abbastanza bilanciata, con però una decisa preferenza per le scene comiche che nel corto hanno il maggior peso.

In questo caso la regia si allaccia a doppio filo con la scrittura un po’ schizzofrenica della puntata.

Non so se la colpa sia da attribuire più alla fonte originale del corto: il racconto omonimo di Kristen Cross contenuto nella raccolta SNAFU: Survival of the Fittest, o piuttosto all’adattamento di Philip Gelatt, ma è palese come l’intento fosse quello di scrivere una storia divertente pur nel suo contesto dark e di lotta senza speranza contro un mostro inarrestabile.
Questo si nota nella scelta di abbondare con le battute sarcastiche scambiate tra loro dai tre mercenari, dove scherzi e ammiccamenti a sfondo sessuale la fanno da padroni, tanto per ricordarci che siamo in una serie per adulti.

Il punto è che queste battute non danno neanche tanto fastidio nonostante siano per la maggior parte fuori luogo, perché data l’inconsistenza scenica del mostro rappresentano l’unico fattore di intrattenimatento della puntata.

La goliardia dei mercenari e il pessimismo del professore si allacciano bene gli uni con gli altri e compensano alla non eccellente figura del conte, reso praticamente muto, animalesco e trattato solo come un generico mostro da slasher di second’ordine.

Come ho già detto: buono, ma niente di memorabile.R

Il salto nel baratro si ha però col colpo di scena del gatto. Assurdo, narrativamente inutile, poco credibile e che crea un buco di trama decisamente troppo grosso per il modo stupido in cui Sullivan cerca di tapparlo.

Di tale colpo di scena non posso parlarvi per questione di spoiler. Per quanto brutto rimane sempre un colpo di scena… vedere per credere.

Tecnica

Lo studio che si è occupato della creazione di Sucker Of Souls è il piccolo Studio La Cochette.
Se non ne avete mai sentito parlare è perché i progetti all’attivo del team sono davvero pochi e si riducono, oltre a Sucker Of Souls, alle parti in 2D del film Mune: il Guardiano della Luna, il trailer del noto sito dedicato all’animazione francese Catsuka e il trailer animato del fumetto Kairos… nient’altro.

Lo stile tipico dello studio è un’animazione che mischia un disegno minimale, con pochissimo riguardo per i dettagli, a un movimento veloce e dinamico recuperato dalle tecniche di animazione degli anime giapponesi, così come prevede la moda in voga attualmente in Francia.

Così come negli altri lavori di La Cochette, anche Sucker Of Souls vede disegni molto poveri di dettagli dal fascino squisitamente impressionista, mentre le figure sono scolpite all’interno delle loro macchie di colore tramite marcate linee nere di contorno che si fanno più o meno spesse a seconda dell’intensità della luce.

Il frame rate decisamente troppo basso da alle animazioni una doppia spinta: da una parte fa in modo che sembrino fin troppo scattose, soprattutto nei momenti di bassa adrenalina, dall’altra permette alle immagini di andare molto veloce e darle un’altissima energia dinamica durante i movimenti, cosa che aiuta molto durante le scene d’azione.

L’impressione nel lavoro finito è quello di un’animazione semplice, ma d’impatto; ben lontana dal digitale utilizzato da Blur e Pinkman Studio, ma comunque con una sua dignità e un colpo d’occhio niente male. Sta ai gusti.

In Conclusione

Esattamente come Suits, Sucker Of Souls non è necessariamente un brutto cortometraggio, ma ben al di sotto dello standard di Love, Death & Robot.

Al livello artistico non c’è nulla di male, anzi, la serie è la perfetta piattaforma per un esercizio di stile bizzarro e fuori dalle righe come quello di La Cochette. Il problema è ciò che viene raccontato.

La storia di base è semplice, ma il modo in cui viene portata avanti è fin troppo stupido per non far scuotere la testa agli spettatori.

C’è di buono che le battute tra mercenari sono effettivamente divertenti, e da sole riescono a tenere in piedi una decina di minuti di corto che non offre nient’altro.

A mio parere non una delle migliori uscite di Love, Death & Robot, ma che merita comunque di essere vista per farsi quattro risate in leggerezza. Tanto non c’è mica un vampiro gigante che vi insegue, no?

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Ciao gente! Sono Riccardo Magliano, classe 1995, originario di Pontedera (PI), ma di stanza a Bologna per motivi di studio. Sono laureato in triennale al DAMS al momento studio per diventare sceneggiatore cinematografico. Sono grande appassionato e estimatore di prodotti d'animazione, dalle serie, ai lungometraggi, ai corti, l'importante é che raccontino qualcosa (cosa non sempre indispensabile perché tra i miei film preferiti c'é Fantasia). Qui su Spacenerd mi occuperò di recensioni e approfondimenti su tutto ciò che concerne l'animazione, specie quella occidentale, più e più volte colpevolmente trascurata dalla massa di fanatici di anime. Grazie a tutti per l'attenzione e buon divertimento

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