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She-Ra e le Principesse del Potere: ogni possibile forma d’amore

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she-ra

She-Ra and the Princess of Power

8.1

COMPARTO TECNICO

6.0/10

CAST

10.0/10

SCRITTURA

10.0/10

REGIA

7.5/10

DIREZIONE ARTISTICA

7.0/10

Pros

  • Personaggi meravigliosi
  • Ottima storia
  • Pieno di colpi di scena
  • Grande ambiguità morale
  • Molto progressista

Cons

  • Comparto tecnico non al top

Ridendo e scherzando è passato un anno e mezzo dal mio primo articolo di She-Ra and the Princess of Power (tradotto in She-Ra e le Principesse Guerriere). Da allora ho continuato a seguire la serie e chi segue la nostra pagina Facebook avrà seguito le nostre fast review stagione per stagione di questa serie.

Per tutto questo tempo, non mi sono voluto pronunciare in maniera definita sulla serie per la semplice paura di vedere tutto andare a rotoli da un momento all’altro, nonostante il passare delle stagioni e la qualità mediamente molto alta della scrittura facesse ben sperare. Felice che le mie paranoie si siano rivelate inutili.

Pur non pensando a She-Ra come una serie in grado di definire un’epoca (come hanno fatto Adventure Time o Steven Universe), sono sicuro che sarà un bel punto di riferimento per il futuro, dato il suo enorme successo e il suo essere un’eccellente serie animata per ragazzi.

She-Ra and the Princess of Power è una serie animata Originale Netflix composta da 5 stagioni per un totale di 52 episodi da 24 minuti, reboot della serie ominima del 1985: ideata da Noelle Stevenson, prodotta da Dreamworks Animation e realizzata da Dreamorks Animation Television. La serie è uscita per la prima volta su Netflix il 19 novembre 2018 e si è conclusa il 15 maggio 2020.

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Trama

Sul pianeta Etheria, si sta da anni consumando una durissima guerra tra due schieramenti opposti: l’esercito invasore dell’Orda (comandato dal malvagio Hordak e dalla sua luogotenente, la Tessitrice d’Ombre), e l’Alleanza delle Principesse (ovvero l’unione dei regni etheriani in risposta all’invasione, guidati dai sovrani di Brightmoon).

Adora è un’orfana cresciuta nell’esercito dell’Orda, sotto la tutela della Tessitrice d’Ombre, insieme ai cadetti della scuola ufficiali dell’esercito tra cui spicca Catra, ribelle e maligna ragazza-gatto amica d’infanzia di Adora. Tutto cambia quando, durante un’uscita fuori dalla base dell’Orda nella Zona della Paura, Adora finisce nella Foresta dei Sussurri dove trova una misteriosa spada che le permette di trasformarsi in She-Ra, l’eroina leggendaria di Etheria.

Adora scoprirà i gravi danni che l’invasione dell’Orda sta portando su Etheria e questo la spingerà a schierarsi con la ribellione, minando per sempre il suo rapporto con Catra, che da quel momento in avanti darà tutta se stessa per distruggerla. Da questo punto in avanti Adora dovrà aiutare la sua nuova amica Glimmer, aspirante leader della ribellione, e rifomrare l’Alleanza delle Principesse e combattere l’Orda.

Purtroppo la sintesi delle prime due puntate della serie non è neanche lontanamente sufficiente a spiegare perché questa serie sia imperdibile, quindi dovrò spingermi un po’ più a fondo nella caratterizzazione dei personaggi, vero punto di forza della serie. Non vi preoccupate, la recensione è spoiler free.

She-Ra e le Principesse del Potere: ogni possibile forma d'amore 1

Scrittura e regia

Il punto di forza di She-Ra and the Princess of Power è senza dubbio la scrittura. La storia è molto più complessa e sfaccettata dell’originale degli anni ’80, tanto quanto lo sono i personaggi che la interpretano.

Tutti i personaggi di She-Ra hanno delle personalità uniche e una caratterizzazione talmente profonda da farci interessare immediatamente a loro, e la loro crescita non farà che renderli ogni volta più profondi e interessanti. La Stevenson non si fa troppi problemi ad essere crudele con i suoi personaggi, a partire da Adora, dotata dell’immenso potere magico di She-Ra, ma costantemente incastrata in situazioni eccessivamente più grandi di lei, che la tengono sempre sul filo del rasoio e costantemente a un passo dal crollo nervoso, scongiurato solo dalla presenza dei suoi amici Glimmer e Bow.

La stessa Glimmer, principessa di Brightmoon e leader effettiva della ribellione, sempre positiva e coraggiosa al limite dell’incosciente, dovrà mano a mano scontrarsi con le sempre più grandi difficoltà della guerra e della leadership, imparando che stare dalla parte del giusto non è sempre così scontato.

Ogni caratterizzazione, sia dei buoni che dei cattivi, sfiora la perfezione, ma la vera portavoce della bella scrittura di questa serie è Catra. Entrata immediatamente nei cuori di tutti i fan della serie, Catra è il personaggio più sfaccettato e interessante dell’intera serie: vive l’abbandono di Adora come un affronto personale e da quel momento comincerà una relazione di amore/odio con la protagonista che sarà l’eccellente motore che manderà avanti la storia.

She-Ra e le Principesse del Potere: ogni possibile forma d'amore 2

Lo scontro tra Catra e Adora, i loro drammi interiori, i dubbi, le amicizie e le inimicizie creano ogni volta situazioni sempre diverse e sempre più affascinanti da seguire. Tutti i personaggi sono scritti talmente bene che ogni volta che c’è un incontro tra due o più di loro c’è sempre la curiosità di vedere come andrà a finire, e nella maggior parte dei casi è una sorpresa.

Anche la storia segue gli stessi dettami dei personaggi. Essendo una serie che si basa molto sulle reazioni dei personaggi a ciò che succede, Noelle Stevenson cerca sempre nuovi modi per metterli alla prova, con continui colpi di scena, voltafaccia improvvisi, ma sempre giustificati (più o meno bene a seconda delle situazioni).

Anche la struttura degli episodi e delle stagioni è fatta molto bene; ogni episodio vive di luce propria, ma la serie si basa quasi interamente sulla trama orizzontale interna alle stagioni e della serie in senso più ampio. Ogni stagione ha un’apertura e una chiusura ben precise che le permettono di essere perfettamente fruite anche da sole, ma è nella storia generale che abbiamo in quadro completo della serie. Tutti elementi che elevano il già ottimo comparto narrativo di She-Ra and the Princess of Power.

La regia, al contrario, è nella media, ma arricchita con molte citazioni e anche “scippi” a film, serie tv sia live action che animate, di vari generi diversi, che aiutano a veicolare i vari cambi di tono della serie. In She-Ra si passa spesso dal comico al tragico con uno schiocco di dita, dallo spensierato al creepy, dall’azione all’introspezione, per esplorare tutte le molteplici sfaccettature e punti di vista che compongono un essere umano, esplorando ogni emozione con minuziosa attenzione.

In particolare si strizza l’occhio all’animazione giapponese seguendo le tracce già calpestate da altre serie come Avatar: The Last Airbender e Steven Universe.

Ricordo piacevolmente un episodio specifico in cui ognuno dei buoni, riuniti in consiglio di guerra, espone il suo piano di battaglia e ognuno lo immagina con uno stile diverso. Quando parla Glimmer vediamo i personaggi assumere, senza alcuna ragione apparente, il character design di Gurren Lagann.

Quando è Bow a esporre, i personaggi hanno costumi e poteri che avevano nella serie degli anni ’80 (qui voglio essere malizioso e interpreterò questo riferimento come una frecciatina della Stevenson alle serie animate con personaggi femminili, ma scritti da uomini; non è detto che sia così).

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Tecnica

Sul lato tecnico purtroppo la serie scopre il fianco. Le serie animate Originali Netflix non hanno mai brillato per cura nel comparto tecnico (tranne la saga di Tales Of Arcadia) e anche She-Ra non fa eccezione. Il character design e le animazioni sono piuttosto semplici, ma riescono a fare il proprio lavoro egregiamente, restituendo movimenti credibili anche nelle situazioni di combattimento. A questo proposito, nei combattimenti di She-Ra and the Princess of Power torna prepotente l’ispirazione nipponica della regia, che tende più a seguire i movimenti dei personaggi con la macchina da presa piuttosto che cercare dinamismo nel montaggio. Anni e anni di anime ci ha insegnato che questo metodo funziona e continuerà a funzionare.

Disegni di sfondo e ambientazioni sono piuttosto piatti, sempre piuttosto poveri di dettagli, tanto da farli sembrare gli sfondi di uno spettacolo di marionette; molto colorati sì, che danno un’idea del contesto, ma lontani dall’essere precisi come ci si poteva aspettare, sacrificando parte della qualità per la quantità di ambientazioni.

I luoghi visitati da Adora e compagnia in giro per Etheria sono molti e molto diversificati l’uno dall’altro. Si passa dalla cupa Zona della Paura al misterioso Bosco dei Sussurri; dall’arido Deserto Cremisi alla luminosa Brightmoon. Ogni zona ha una sua caratterizzazione visiva che la rende immediatamente riconoscibile, ma soprattutto una precisa caratterizzazione cromatica: il verde delle macchine, il celeste della magia degli Antenati, il viola della magia di Etheria; inoltre, più questi colori sono chiari, più prendono accezione positiva, più diventano scuri, più sono negativi.

She-Ra e le Principesse del Potere: ogni possibile forma d'amore 3

She-Ra: L’amore in ogni sua forma

Differentemente dalle mie solite recensioni, stavolta devo spendere due parole a parte su un argomento centrale: la forte componente romantica LGBT interna alla serie e l’importanza delle relazioni.

Noelle Stevenson è sempre stata un’attivista per i diritti della comunità LGBT, chi ha letto i suoi fumetti sa che storie d’amore omosessuali vengono inserite un po’ ovunque. Era lecito aspettarsene anche in She-Ra and the Princess of Power, soprattutto considerando la politica progressista di Netflix in quel senso, ma dubito che qualcuno si aspettasse sarebbe stata una parte tanto importante dello show.

Nel mio primo articolo su She-Ra dissi che le molte scene di flirt fossero poco più che un gioco per solleticare la fantasia degli artisti amatoriali su internet, ma mi sono in parte sbagliato. Innegabile che gran parte del successo della serie sia dovuto anche alla forte risposta dei fan su internet, ma andando avanti negli episodi, in particolare nell’ultima stagione, quelle scene acquisteranno un senso nel quadro generale della serie e saranno uno degli elementi fondamentali che porteranno alla risoluzione dell’intera storia (e qualsiasi dettaglio in più sarebbe spoiler).

In She-Ra and the Princess of Power troviamo molti tipi di relazioni sentimentali. Nel corso degli episodi verranno esplorati un po’ tutti: dalle relazioni di amicizia, alle inimicizie, dalle rivalità amichevoli così come quelle potenzialmente letali, amicizie tra donne, tra uomini, tra uomini e donne, e tutte le possibili declinazioni. Ovviamente ciò che la fa da padrone sono le relazioni amorose, descritte in ogni modo possibile e in ogni combinazione.

Troviamo una relazione tra due uomini che stanno insieme da molto tempo, che si contraddicono di continuo come segno d’affetto, una relazione tra due donne che hanno una relazione ormai avviata e che mantengono con uno stucchevole romanticismo, una coppia nata dall’amicizia, un’altra nata dall’insistenza… un’altra ancora dall’odio. Il tema di non poter riuscire da soli prende forma nella sua declinazione più estrema di una vita da condividere con la propria anima gemella, con chi è capace di stare accanto all’altro anche nel momento peggiore, nonostante tutti i dolori che questo ha causato e può causare.

Il punto fondamentale del discorso portato avanti da She-Ra and the Princess of Power non è la relazione omosessuale, ma la relazione in sé, indipendentemente dal’orientamento, fatta di scontri come di incontri. L’unica cosa in grado di far vedere i personaggi da punti di vista diversi e permettere loro di capire meglio se stessi.

She-Ra e le Principesse del Potere: ogni possibile forma d'amore 4

Per concludere

She-Ra and the Princess of Power probabilmente non è una delle migliori serie in assoluto, ma ciò non toglie che sia una serie eccellente per storytelling e una visione assolutamente imperdibile per tutti i possessori di un account Netflix.

Le splendide storie intrecciate di Adora e Catra, le loro personalità uniche e in continua evoluzione sono solo la punta di diamante di una serie piena di personaggi unici in grado farci innamorare di loro. Escludendo i personaggi la storia rimane un’ottima avventura per ragazzi, piena di combattimenti spettacolari e colpi di scena totalmente inaspettati, capace di tenere lo spettatore in aspettativa su quello che succederà dopo.

La serie ha moltissimi punti di forza che sopperiscono completamente al comparto tecnico non al top della gamma e un character design estremamente semplice, ma proprio per questo diretto e immediato da riconoscere. La prova che questa serie funziona divinamente è che già adesso ci sono altre serie animate che hanno copiato alcuni elementi della serie; il già analizzato Kipo and the Age of Wonderbeast è una di queste.

Vero, la serie soffre in maniera pesante della Sindrome di Korra, ma non c’è neanche da stupirsene. Il 90% del cast è femminile e non c’è da sorprendersi che i personaggi maschili abbiano poco spazio, ma questo stranamente non da fastidio; un po’ perché il difetto viene coperto da molti altri pregi, un po’ perché i personaggi maschili nella loro dimensione funzionano molto bene: Bow come voce del cuore della squadra risulta perfetto, Falco del Mare è un ottimo intermezzo comico, Swift Wind un eccellente compagno animale.

Se posso permettermi un commento sulla stagione finale senza incorrere nello spoiler, sono molto contento dello spazio dato a Netossa e Spinnarella, due personaggi che mi avevano conquistato sin dalla loro prima apparizione, ma che purtroppo non sono riuscite fino a quel momento a trovare spazio scenico, oscurate da altri personaggi più importanti. Nella quinta stagione invece risultano un ottimo antipasto per il crescendo sentimentale.

La visione di She-Ra and the Princess of Power è caldamente consigliata a tutti. Gli unici motivi per non vederlo potrebbero essere il character design e l’animazione non proprio al top, e questo posso capirlo, oppure una forte omofobia, in tal caso però fareste talmente schifo da non meritare di vedere una delle serie animate migliori che Netflix ha da offrire.

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Ciao gente! Sono Riccardo Magliano, classe 1995, originario di Pontedera (PI), ma di stanza a Bologna per motivi di studio. Sono laureato in triennale al DAMS al momento studio per diventare sceneggiatore cinematografico. Sono grande appassionato e estimatore di prodotti d'animazione, dalle serie, ai lungometraggi, ai corti, l'importante é che raccontino qualcosa (cosa non sempre indispensabile perché tra i miei film preferiti c'é Fantasia). Qui su Spacenerd mi occuperò di recensioni e approfondimenti su tutto ciò che concerne l'animazione, specie quella occidentale, più e più volte colpevolmente trascurata dalla massa di fanatici di anime. Grazie a tutti per l'attenzione e buon divertimento

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2 Commenti

2 Commenti

  1. Franz

    29 Maggio 2020 at 20:23

    Ho visto la serie e non sono omofobo,pero’ avrebbe potuto essere perfetta senza che mi si cacciasse in gola il tema LGBT come se fosse la normalita’ quotidiana.L’amicizia profonda e la
    forza che ne deriva dai personaggi e’ il punto forte della serie ma si e’ scelto di andare oltre trattando il pubblico alla stessa stregua e questo secondo me fa veramente schifo.Detto questo ripeto, e’una buona serie ma sarebbe potuta essere superlativa senza quella forzatura. Questa e’ la mia opinione Saluti

    • Riccardo Magliano

      29 Maggio 2020 at 20:32

      Ciao. Guarda, tu la vedi come una forzatura e ci sta, ma sono abbastanza sicuro fosse proprio quella l’intenzione dell’autrice: inserire la tematica LGBT e trattarla come una cosa normale. In questo modo facendo presente ai ragazzini (ricordo che la serie ha quel target) che l’omosessualità é qualcosa che esiste nella vita comune e insegnare a non trattarla come una cosa anormale. Secondo me é un punto di forza.
      Grazie mille per il commento e saluti anche a te

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