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Carmen Sandiego: un gradito ritorno al passato

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Quando é uscito il trailer del rebout di Carmen Sandiego a opera di Netflix i parallelismi con She-Ra e le Principesse del Potere sono stati inevitabili. Entrambe le serie tentano di rileggere in chiave moderna personaggi femminili iconici di vecchie serie animate nel tentativo di renderle appetibili al pubblico del nuovo millennio.

Ho parlato di She-Ra in un articolo apposito e il mio giudizio è stato tutto sommato positivo, anche se mi riservo un’analisi più approfondita per il finale di serie.
Per quanto riguarda Carmen Sandiego, anche in questo caso il parere è complessivamente positivo, nonostante gli alti e bassi posso affermare di trovarmi di fronte a un’ottima serie per ragazzi.

Scrittura

La serie originale di Carmen Sandiego del 1994, Dove è Finita Carmen Sandiego?, era tratta da una serie di videogiochi educativi sulla geografia in cui il giocatore doveva cercare la ladra Carmen Sandiego viaggiando per il mondo e risolvendo enigmi ispirati alla storia, alla cultura e alla geografia dei paesi in cui si trovava nel livello affrontato.
Partendo da questo e non distaccandosi per niente dal videogioco la premessa della serie era completamente folle: i due protagonisti, Ivy e Zack, erano due agenti della A.C.M.E., l’agenzia investigativa che dava la caccia Carmen Sandiego e alla sua organizzazione, la V.I.L.E., guidati nella loro missione da Player, letteralmente il giocatore del videogioco, visto come un ragazzo girato di spalle che dalla sua camera muove e supporta i protagonisti con l’ausilio di un computer.
Un alter ego dello spettatore a casa.

La serie di Netflix mischia le carte in tavola reinterpretando i vari elementi della serie d’origine a sua maniera mettendoci dentro una storia di crescita molto interessante.
Carmen non è più il capo della V.I.L.E., ma una semplice recluta cresciuta sull’isola-covo dell’associazione criminale.
Quando si accorge che i crimini dei suoi insegnanti/capi non sono solo un gioco, la piccola decide di scappare e usare le sue abilità nel furto per combattere la V.I.L.E. con le loro stesse armi.

Tutti i personaggi vengono più o meno riscritti.
Carmen non è una fredda e onnipotente criminale, ma una benefattrice che riutilizza tutto ciò che ruba a fin di bene, Zack e Ivy passano dalle fila della A.C.M.E. a complici di Carmen con ruoli specifici e il loro ruolo originale viene preso dai due ex-agenti dell’Interpol Julia Argent e Chase Devinot.
Lo stesso Player è presente nella serie e mantiene la sua fisionomia di ragazzino davanti a un’infinità di schermi che monitora la situazione dalla sua camera sua in un luogo non identificato del mondo (c’è un indizio nella serie, ma potrebbe essere presto smentito).

Il suo ruolo tuttavia non è più quello di entità onnisciente come era in origine, ma di un giovane hacker, amico di penna di Carmen, che la aiuta nei suoi colpi.
Una trama interessante come detto, tuttavia fino ad ora è sviluppata a singhiozzi.
Dei 9 episodi che compongono la prima stagione di Carmen Sandiego i primi due raccontano l’infanzia di Carmen e la sua fuga dalla V.I.L.E., in seguito gli episodi prendono in carico singoli colpi messi a segno dalla Dama in Rosso ai danni dell’organizzazione con una sottile evoluzione orizzontale degli eventi fino ad arrivare ai colpi di scena finali dell’ultimo episodio.

Una scrittura certamente intelligente per quel che mi riguarda, ma che non riesce del tutto.
Nonostante la serie abbia una sua continuità che viene rispettata il cambio di tono dai primi due episodi ai successivi e veramente troppo netto: nei primi due episodi la sensazione è quella tipica di una serie Netflix in cui la serializzazione è tutto, successivamente sembra di tornare indietro di 10 anni con puntate semi-autoconclusive comprendenti siparietti sulle informazioni culturali e geografiche sui paesi in cui stanno per andare Carmen e compagnia.

Nonostante questo brusco cambio di direzione la serie riesce a reggere il colpo senza annoiare visto che i siparietti educativi sono molto brevi e relegati alla sola prima metà dell’episodio, mentre il resto presente pianificazioni e azioni degne di una buona spy story.
Un aspetto che spiazza chi è abituato alle serie Netflix, anche quelle animate, è il generale buonismo che aleggia sull’intera serie.
Gli schieramenti tra buoni e cattivi sono definiti in modo fin troppo netto: Carmen sarà sempre mossa da motivazioni estremamente buoniste e disinteressate, almeno nel corpus principale di episodi della serie, mentre i cattivi sono semplicemente degli avidi ladri a cui non importa di niente e di nessuno all’infuori di se stessi (“i cattivi sono cattivi perché sono cattivi” cit. Matioski).

Dal punto di vista della serie questa divisione funziona, complice il fatto di essere una serie pensata e realizzata per un pubblico molto giovane per cui una distinzione così netta tra bene e male e il moralismo che ne consegue sono ben riposti.
Dal punto di vista della scrittura in senso generale non posso che ritenerlo un punto debole.

Altro aspetto della serie non gestito benissimo è quello inerente all’equilibrio tra trama orizzontale (continuità tra gli episodi) e trama verticale (quella interna alle singole puntate). Carmen Sandiego si presenta e si comporta come una serie incentrata sulla trama orizzontale, ma la serie è nei fatti composta, almeno in questa prima stagione, per la maggior parte di avventure autoconclusive che danno l’impressione di non essere curate a dovere. Ci troviamo davanti episodi dalle storie molto semplici, spesso troppo veloci, che in alcuni momenti perdono di mordente in favore di interruzioni che portino avanti la trama principale.

Regia e Grafica

I disegni di Carmen Sandiego hanno uno stile affine a quello di molte produzioni di Cartoon Network, in particolare le forme prive di contorni e la voluta piattezza delle ambientazioni richiamano i disegni di Steven Universe e di Samurai Jack; non che ci sia da stupirsene visto che alcuni degli elementi chiave del team di Chromosphere, lo studio che ha realizzato la serie, come Eusong Lee e Sylvia Liu hanno già lavorato con Rebecca Sugar proprio a Steven Universe.

In generale il colpo d’occhio è positivo e solo in rari casi si sente la mancanza di una profondità maggiore, complice l’ottima regia di Flavia Guttler che rende al minimo indispensabile la necessità della prospettiva.
Uno stile di regia che ha, almeno così pare al sottoscritto, recuperato da Tartakovsky e dal suo Samurai Jack che utilizzava espedienti simili.

Il resto dell’impostazione grafica è ripresa da Steven Universe, ma preferendo forme spigolose a quelle tondeggianti della serie della Sugar, più in linea con i temi della storia.
Le animazioni sono sincopate, la serie non offre alcuna scena perfettamente fluida, ma le coreografie provvedono in parte ad arginare questa caratteristica grazie a delle scene d’azione dai ritmi molto rapidi che mostrano il fianco solo in alcuni casi isolati.

I combattimenti sono delle piccole chicche.
Le azioni in se sono rapidissime e intervallate da brevi botta e risposta tra i contendenti che tengono bene il ritmo. Il migliore in questo senso è il duello tra Carmen e Paper Star in cui i pregi sopra-citati raggiungono il loro apice.

In conclusione

A differenza di She-Ra, in cui il primo finale di stagione non permetteva di fare analisi approfondite in virtù del poco materiale narrativo a disposizione, Carmen Sandiego può essere analizzata da subito senza grossi rischi di omissione.

La serie ha una base molto semplice, adatta al tipo di pubblico giovane a cui è rivolta, con un intento informativo e morale diretto che non si vedeva in una serie animata di questo genere almeno da una decina d’anni. Aspetto quest’ultimo che potrebbe non essere visto di buon occhio da un punto di vista più adulto, ma che a me non dispiace affatto.
Tutto il comparto grafico e artistico è altrettanto semplice, ma ben pensato, sottolineando tutto l’impegno che i ragazzi di Chromosphere hanno messo nella realizzazione di questa loro prima serie realizzata come team.

Ovviamente una serie così tanto semplice, cade a volte nel semplicistico, con caratterizzazioni non molto profonde, a volte persino solamente abbozzate, personaggi utilizzati essenzialmente come intermezzo comico e delle storie dalle premesse fin troppo irrealistiche persino per un bambino.
Carmen risulta una protagonista affascinante e con ampi margini di manovra per quanto riguarda approfondimento caratteriale e evoluzione del personaggio, anche se dubito vedremo cambiamenti significativi della sua personalità nelle prossime stagioni, per il bene della serie.
Carmen Sandiego è una serie che certamente non punta all’eccellenza per complessità e profondità, ma funziona benissimo per quel che vuole essere: un ottimo intrattenimento per ragazzi che sicuramente si farà strada nei cuori dei suoi spettatori.

Attenderò le prossime stagioni e una conclusione della serie per una recensione più approfondita, ma per il momento mi sento positivo che anche le prossime stagioni saranno godibili, a patto che sappiano gestire meglio l’equilibrio tra continuità e singole avventure di cui parlavo sopra.
Aggiunta personale: non mi dispiacerebbe che in futuro si desse più spazio si personaggi secondari. Alcuni minions della V.I.L.E. come Le Chavre ed El Topo posso anche restare senza passato, ma per personaggi secondari più importanti come i due aiutanti di Carmen, Ivy e Zack, e alcuni nemici come Tigress e Paper Star, un approfondimento sarebbe necessario.

Ultima nota dolente è che anche qui, come in She-Ra, si soffre pesantemente della Sindrome di Korra, ovvero l’errore di scrittura che mette in ridicolo i personaggi maschili della serie per far risaltare quelli femminili.
In Carmen Sandiego questo problema è pesantemente evidente: nessuno dei personaggi maschili (con solo un paio di eccezioni) ha anche solo lontanamente lo stesso impatto scenico e carattere di quelli femminili, risultando per comparazione completamente inetti.

In una serie come She-Ra e le Principesse del Potere, che faceva del femminismo una delle sue bandiere, un errore del genere poteva anche essere tollerabile, ma in una serie con un target più ampio come Carmen Sandiego diventa un difetto fin troppo evidente e fastidioso.
Nonostante tutto consiglio comunque la visione.

Se cercate qualcosa di immediato e semplice con cui passare una mezz’oretta alla volta in totale spensieratezza Carmen Sandiego è quello che fa per voi.

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Ciao gente! Sono Riccardo Magliano, classe 1995, originario di Pontedera (PI), ma di stanza a Bologna per motivi di studio. Sono laureato in triennale al DAMS al momento studio per diventare sceneggiatore cinematografico. Sono grande appassionato e estimatore di prodotti d'animazione, dalle serie, ai lungometraggi, ai corti, l'importante é che raccontino qualcosa (cosa non sempre indispensabile perché tra i miei film preferiti c'é Fantasia). Qui su Spacenerd mi occuperò di recensioni e approfondimenti su tutto ciò che concerne l'animazione, specie quella occidentale, più e più volte colpevolmente trascurata dalla massa di fanatici di anime. Grazie a tutti per l'attenzione e buon divertimento

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