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Harley Quinn: La folle storia di una separazione

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Harley Quinn: La folle storia di una separazione 1

Harley Quinn

7.7

REGIA

7.0/10

SCRITTURA

8.0/10

COMPARTO TECNICO

7.5/10

CAST

9.5/10

DIREZIONE ARTISTICA

6.5/10

Pros

  • Molto divertente
  • Femminismo intelligente
  • Una storia sorprendentemente solida

Cons

  • Molti cambiamenti nei personaggi rispetto al canone
  • Situazioni totalmente assurde

Io odio DC Universe.

DC Universe è una piattaforma streaming che non ha senso di esistere per come è stata concepita, realizzata e distribuita; eppure piena di tanta roba talmente ben fatta da rendere impossibile ignorarla.

Non è da oggi che sappiamo che il reparto migliore delle produzioni DC in ambito audiovideo sia quello dell’animazione. Serie come Young Justice, le numerose serie su Batman e i film del DC Animated Universe, universalmente riconosciuti come migliori sotto tutti i punti di vista delle loro controparti live action, ne sono la prova lampante.

Unite questa maestria all’esplosione di popolarità del personaggi di Harley Quinn, unico punto positivo di quel disastro che è stato il film Suicide Squad e del suo sequel Birds Of Prey, e otterrete la serie animata Harley Quinn.

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Harley Quinn è una serie animata per il momento composta da una stagione di 13 episodi di 23 minuti, sviluppata da Justin Helpern, Patrick Shumacker e Dean Lorey per DC Universe e Warner Bros., distribuita negli USA sulla piattaforma streaming DC Universe il 29 novembre 2019 e in Canada su Adult Swim a partire dalla settimana successiva. Una seconda stagione è prevista in uscita il 3 aprile 2020.

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Trama

Harley Quinn è la storia di una separazione.

Un amore tossico; lei decide di lasciare lui appoggiata dalla sua amica; dopo essersi lasciati lei vuole dimostrare di valere quanto lui entrando nel gruppo dei “ragazzi fighi”.

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Questa è di base la trama di Harley Quinn. A sentirlo così potrebbe sembrare la trama di un high school movie di terza fascia, e probabilmente lo sarebbe se fossimo nel mondo reale, ma questo è il mondo di Harley Quinn; quindi Lei diventa una pazza esaltata armata di mazza da baseball con cui spacca le ossa alla gente, Lui diventa un pazzo sociopatico con megalomania ai massimi e l’hobby della tortura e del terrorismo, l’Amica diventa una bio-terrorista con poteri magici e il Club dei “ragazzi fighi” diventa la Legion Of Doom.

Harley Quinn parte con l’ennesima malefatta del Joker, che assalta una nave assieme ad Harley Quinn e fa una strage. Joker lascia indietro Harley per sfuggire a Batman e la ragazza viene catturata e rinchiusa ad Arkham dove rimane per un intero anno aspettando che il suo partner venga a liberarla.

A liberare Harley è invece la sua buona amica Poison Ivy, che riesce con non poca fatica a convincerla a lasciare Joker e mettersi in proprio come super-criminale. In questo senso, molto carina l’idea di far apparire Harley con il costume classico quando sta col Joker per poi farla passare al look moderno una volta che si mette in proprio.

In seguito Harley, con Ivy che più che supportarla tende a sopportarla, decide di voler dimostrare di essere al pari del Joker entrando nella Legion Of Doom. Per farlo dovrà scontrarsi con i molti ostacoli imposti non solo dal Joker, ma dal contesto generale della società di cui fa parte.

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L’imperante maschilismo insito nella lega dei supercattivi, l’essere vista come nient’altro che un’aiutante, la bassissima considerazione che Harley ha di se stessa e il suo traballante codice morale saranno gli ostacoli che dovrà superare per poter avere il suo riscatto personale e in un certo senso professionale.

Ad accompagnare Harley, oltre a Poison Ivy, ci sarà una piccola squadra di disadattati recuperati tra i più marginali antagonisti dei fumetti DC Comics. Clayface, qui nei panni di un aspirante attore convintissimo del suo talento, Dr. Psycho, ex cattivo di Wonder Woman caduto in disgrazia per dei problemi con il politically correct dei mass media, e King Shark, per qualche ragione trasformato in un nerd amante dei computer con neanche un briciolo dell’aggressività che contraddistingue il personaggio originale; questi sono i membri dello strano gruppo di raccattati che Harley guiderà alla riscossa per entrare tutti insieme nella Legion Of Doom.

Ebbene si, Gotham City si è trasformata in un immenso liceo in cui ci sono studenti (o criminali, in questo caso) di serie A e di serie B che si scontrano tra loro.

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Scrittura e regia

La scrittura di Harley Quinn è molto lineare. Un inizio preciso, una serie di ostacoli in mezzo, una conclusione del percorso e un epilogo. Nulla di particolare o fuori dagli schemi, ma perfettamente solido.

La struttura che ho paragonato a un high school movie è sorprendentemente una buona idea. Fa in modo che si guardi davvero il mondo come lo guarda Harley Quinn, un mondo fuori di testa, in cui tutti i personaggi si comportano in maniera buffa e diventano una caricatura di se stessi.

Batman viene continuamente preso in giro senza fiatare, Superman viene ridotto a un cartonato tutto presenza scenica e battute a effetto, Acquaman sembra ritardato. Tutto il resto della Justice League semplicemente non appare e quando le cose cominciano ad andare male, gli showrunner della serie se ne liberano con un trucco di sceneggiatura talmente tirato via da farmi quasi piangere, ma in una serie che fa dell’improbabile al limite dell’assurdo la sua ragione di esistere penso che possiamo anche soprassedere.

La Legion Of Doom non se la passa certamente meglio, con lo Spaventapasseri ridotto a una versione “da bar” di se stesso, Bane trattato come l’ultimo degli idioti e il Pinguino costantemente distratto dai suoi affari di famiglia.

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Ogni singolo personaggio che mette piede in scena viene pesantemente preso in giro con battute, frecciatine e declassamenti di vario genere. Il peggiore in assoluto in questo senso è il povero commissario Gordon, ridotto a un uomo amareggiato dalla vita e dallo stress che usa Batman come valvola di sfogo per i suoi problemi personali.

Escluse Poison Ivy e Harley Quinn (la maggior parte delle volte) nessuno si salva dal selvaggio accanimento degli autori su tutti i punti deboli dei personaggi in scena, ma questo non impedisce loro di farli anche agire come supercattivi veri e propri.

Omicidi, torture, spargimenti di sangue di vario tipo sono il pane quotidiano della serie che presenta molteplici scene di violenza grafica molto esplicita, black humor a palate e molti riferimenti sessuali usati come battuta. In questo contesto persino il Joker ha qualche momento in cui risulta divertente; immagino sarete d’accordo con me se dico che questo non è proprio un segnale positivo per la sanità mentale degli spettatori.

Paradossalmente un contesto alterato e completamente fuori di testa come quello mostrato in Harley Quinn da modo a personaggi normalmente di seconda o terza fascia come i membri della squadra di Harley riescono a fare una buona figura, seppur in dei panni diversi da quelli originali. Persino Kite Man, il tizio più inutile e ridicolo che sia mai stati preso a pugni da Batman, riesce ad avere il suo momento di gloria.

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A proposito del Cavaliere Oscuro, non posso non apprezzare la citazione alla storica serie TV con Adam West tramite l’iconico Bat-Repellente-per-Squali.

Per quanto riguarda la regia, la serie è trattata in parte come una sitcom, in parte come una serie supereroistica anni ’90.

Tutto parte ogni volta dall’appartamento di Harley e Ivy dove l’ormai ex ragazza del Joker mette su il piano malvagio della giornata; rubare qualche particolare congegno tecnologico ultimo modello, una rapina in treno o una malefatta qualsiasi ai danni di un altro villain.

Una volta all’esterno, tutto diventa azione rapida e ottimamente coreografata. I piani di battaglia durano il tempo di un battito di ciglia tra l’ideazione e il momento in cui tutto va a signorine buonasera, costringendo i nostri anti-eroi a improvvisare.

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I combattimenti sono molto rapidi in generale, ma molto ben fatti, ogni azione (la maggior parte delle quali assurde) rimane perfettamente visibile.

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Tecnica

Gli studi di Warner Bros. Animation sanno ancora fare il proprio lavoro e questa serie lo mette ben in risalto.

Le animazioni sono ottime, ogni cosa è perfettamente comprensibile, i movimenti credibili (nei limiti di una serie di supereroi) anche il doppiaggio si regge egregiamente in piedi.

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Harley Quinn è, rubando le parole a Caroline Framke, di Variety “disegnato come un tipico cartoon della domenica mattina”, un disegno molto semplice privo di chissà quali dettagli e per questo molto più semplice da animare, specie perché stiamo parlando di una grafica 2D simil-tradizionale, molto complessa da animare se si aggiungono molti dettagli.

I disegni di certi personaggi e certi mostri ricordano molto da vicino alcuni personaggi dei Looney Toons e altre serie animate simili. Anche alcune trovate comiche sono mutuate direttamente da quel mondo, come la sequenza dell’inseguimento sull’ottovolante o quello del castello in cima alla pianta di fagioli.

Pensate alla grafica di Harley Quinn come a un Looney Toons strapieno di black humor e avrete un’idea piuttosto attendibile di cosa state andando a guardare.

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Per concludere

Harley Quinn è una serie che non si può e non si deve guardare per l’aspetto grafico, accattivante, ma basilare nella sua esecuzione.

La serie punta al 100% su due fattori: il comedy e il tema della rivalsa femminile.

La componente femminista nella serie è preponderante. Harley è una protagonista con cui è facile empatizzare visto la sua posizione da sottovalutata che vuole avere la sua rivalsa sui colleghi maschi che la vedono come nient’altro che la spalla del Joker.

La sua riscossa è qualcosa che tutti si augurano, nonostante si sappia che porterà a un disastro, e le continue avance del Joker non mancano di spaventare chiunque stia tifando per la biondina armata di mazza da baseball.

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Il comedy della serie è chiaramente pensato per un pubblico di 18/20enni o chiunque abbia un minimo di nostalgia dei tempi del liceo.

Il black humor c’è, è più che gradevole anche se non particolarmente caustico, accompagnato da moltissime battute a sfondo sessuale e un linguaggio mediamente molto scurrile, ma con battute scritte molto bene che evitano l’effetto di “non politically correct per il gusto di esserlo”, risultando anche molto divertenti.

Le situazioni sono in gran parte assurde, i momenti di dramma e/o quando le cose decidono di andare davvero male, riescono anche a farsi prendere sul serio.

Si gioca sempre molto sui falsi finali: quando penserete che tutto si sia risolto, due volte su tre succederà qualcos’altro.

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In un paio di situazioni questo gioco è anche abusato. Esempio più eclatante la sequenza a casa dei genitori di Harley, dove sembrano tutti quanti schizzofrenici per quante volte cambiano idea nel giro di poche ore.

In generale, Harley Quinn è una serie che consiglio vivamente per un po’ di sano divertimento fuori di testa. Ovviamente consigliato agli amanti del black humor demenziale e ai fan DC, il tono generale della serie rende sopportabili i vari cambiamenti anche per un purista.

SCOPRI CHI HA SCRITTO QUESTO ARTICOLO!

Ciao gente! Sono Riccardo Magliano, classe 1995, originario di Pontedera (PI), ma di stanza a Bologna per motivi di studio. Sono laureato in triennale al DAMS al momento studio per diventare sceneggiatore cinematografico. Sono grande appassionato e estimatore di prodotti d'animazione, dalle serie, ai lungometraggi, ai corti, l'importante é che raccontino qualcosa (cosa non sempre indispensabile perché tra i miei film preferiti c'é Fantasia).
Qui su Spacenerd mi occuperò di recensioni e approfondimenti su tutto ciò che concerne l'animazione, specie quella occidentale, più e più volte colpevolmente trascurata dalla massa di fanatici di anime.
Grazie a tutti per l'attenzione e buon divertimento

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