Nelle campagne di Stratford-upon-Avon Agnes cammina sola, richiamando a se un falco, catturando lo sguardo dello spettatore e del disinteressato insegnante di latino che scruta verso la foresta.
Proprio come in questa scena chiave delle prime battute del recente film di Chloe Zhao , un’altra Agnes cammina da sola per le strade della città di Edith. La seguiamo districarsi tra i vicoli della città vecchia, fino ad arrivare alla porta di un ufficetto dove una targa recita “Arkride Solutions Office: Complicated Matters Only “.
Il destino anche qui gioca un simpatico scherzo, conducendomi praticamente in contemporanea a sedermi in sala davanti a Hamnet e, poche ore dopo, a vivere il finale di Trails Beyond the Horizon , rimanendo emotivamente stravolto da entrambi e con un tarlo in testa che continua a farmi pensare al nome delle due figure femminili principali: Agnes .
C’è qualcosa che accomuna queste due donne che va oltre il condividere lo stesso nome, tanto lontane per medium e contesto quanto vicine per quello che compiono e ciò che le muove , e proveremo, in questo improbabile approfondimento, a cercare di capire quale filo conduttore impronosticabile lega il miglior film di Chloe Zhao all’epilogo del tredicesimo capitolo della mia saga di JRPG preferita .
Un avvertimento prima di iniziare: gli spoiler , soprattuto per il finale di Beyond the Horizon, saranno inevitabili.
Motore Narrativo Nell’Ombra Il ruolo classico, e per certi versi stantio, della figura femminile che si staglia accanto, o spesso dietro, l’uomo chiave della storia, il protagonista che caratterizza l’opera, è ciò che, di primo impatto, potrebbe categorizzare le due Agnes.
Agnes Hathaway (in Hamnet ) ci viene raccontata come una donna particolare , di cui si narra addirittura di una discendenza da una strega dei boschi, conoscitrice della natura e delle arti botaniche ma alquanto schiva. Quando suo marito parte per Londra lei rimane con i figli a Stratford e si occupa di loro .
Agnes Claudel al contempo è la prima impiegata di Van , il protagonista dell’Arco di Calvard nella Trails Series. Se lui incarna tutti i crismi del protagonista del gioco di ruolo, amabile, tormentato, uomo d’azione con un trauma da superare e dal carisma innato, Agnes rimane al suo fianco costantemente in una apparente ombra dalla quale si intravedono solo lontanamente le potenzialità del personaggio.
Ma le due Agnes si dimostrano ben presto tutt’altro. Pensiamo alla Agnes di Hamnet , non moglie del talento ma essa stessa scintilla per attivare la creatività di William . Difficilmente senza di lei Shakespeare sarebbe partito per Londra o sarebbe stato in grado di diventare qualcosa di più di un attore mediocre.
Lo stesso vale per Agnes Claudel : è lei che fa partire la ricerca delle Genesis perdute, è lei la custode dell’eredità di Claude Epstein, è lei che riconduce Van verso il mondo dei vivi nel Pandemonio del primo Daybreak ed è sempre lei la bussola di gran parte delle avventure dell’Arkride Solutions Office .
Due donne fondamentali all’interno delle loro storie, capaci di indirizzare la struttura narrativa delle loro opere in maniera quasi discreta , emergendo quando si raggiunge il climax del racconto e dando, soprattutto alla Agnes di Trails, una profondità prima solo intravista al personaggio.
Sangue e Retaggio Un altro parallelismo interessante tra le due protagoniste sta nell‘eredità che entrambe si portano dietro e che caratterizza il loro agire.
Agnes in Hamnet , come dicevamo in precedenza, è rappresentata come una donna particolare che qualche voce a Stratford dipinge anche come la figlia di una strega . Il legame con la madre è però cruciale in Agnes, devastata dalla sua scomparsa in giovane età lei ha comunque mantenuto tutti gli insegnamenti tramandati.
L’amore per la natura , l’uso delle erbe e il misticismo della foresta rimangono impressi nel sangue di Agnes e lei cerca anche di tramandarlo ai figli, un dono che viene dal passato da trasmettere verso il futuro.
Ancor più centrale ai fini della macrotrama della saga è il ruolo dell’eredità delle donne della sua famiglia per la protagonista di Daybreak/Beyond The Horizon . Agnes infatti è figlia si del Presidente della Repubblica Gramheart, ma la sua importanza deriva da parte di madre, Sophie Claudel , e dalla nonna Lilia Claudel , figlia adottiva di Claude Epstein , lo scienziato che ha cambiato la storia di Zemuria.
Tutta l’evoluzione tecnologica del continente passa da C. Epstein e dai suoi tre discepoli e attraverso le sue discendenti ha tramandato un compito ad Agnes : raccogliere le tutte le Genesis, un particolare oggetto da lui creato, entro una precisa data altrimenti il mondo finirà .
Una missione criptica e difficile per una liceale che trova però in Van e colleghi la giusta compagnia per compiere la missione lasciata dal famoso scienziato. Senza dilungarci nell’intricato racconto dell’Orbal Revolution e sulla figura di Epstein e delle sue Genesis, ci basta sapere che il lascito della stirpe di Agnes viene tratto in salvo in tempo, lasciandoci davanti al travolgente epilogo di Beyond The Horizon .
Qui il retaggio di Epstein diventa un compito per Agnes, determinata a portarlo a termine per non far svanire il legame con la madre e la nonna ma soprattutto, come vedremo tra poco, per compiere forse l’atto più importante di tutti i tredici capitoli di Trails .
Il Tema del Sacrificio Arriviamo al punto principale di questo parallelismo, il tema che più da forza, in maniera simile e al tempo stesso differente, a queste due Agnes: il sacrificio .
Nella scena più potente del film di Chloe Zhao, l’incredibile interpretazione di Jessie Buckley (fresca premio Oscar come Miglior Attrice , e meno male, ndr. ) ci dilania mettendoci davanti al dolore di una madre davanti agli ultimi istanti del proprio figlio.
Agnes ha provato di tutto per salvarlo e, disperata, cerca in ogni modo di trattenerlo, arrivando ad urlare in modo straziante affinché sia la sua vita ad essere strappata, nel disperato tentativo di prendere il posto di Hamnet .
Il suo è un sacrificio impossibile ma proprio per questo estremamente doloroso . Simbolo dell’amore incondizionato di una madre verso il proprio figlio.
Quello che vediamo al termine di Trails Beyond The Horizon è un sacrificio ben diverso. Quello che Agnes compie è un gesto moralmente ed eticamente gigantesco , diverso da quello in Hamnet proprio perché si concretizza, ma altrettanto struggente.
In breve, una serie di vicende hanno portato il mondo e Zemuria sul ciglio del precipizio e un’inevitabile reset della linea temporale è imminente. Il fallimento della tecnologia dell’uomo però era stato in qualche modo previsto dal Professor Epstein che, proprio nelle Genesis e nel messaggio tramandato dalla stirpe Claudel, ha lasciato il suo asso nella manica.
Un jolly che però ha un costo . Agnes, in quanto discendente della stirpe Claudel e unica in grado di farlo, attiva le Genesis e ferma il Grand Reset della storia di Zemuria facendo ripartire il mondo in maniera differente. L’unica soluzione per rompere questo ciclo a quanto pare, il cui costo, capiamo dai titoli di coda, è l’estremo sacrificio di Agnes , che scompare anche dalla storia che abbiamo già vissuto.
Il sacrificio di Agnes è per Zemuria, anche se è lei stessa ad ammettere che è più facile farlo per coloro che ama rispetto a compierlo per un ideale di morale superiore, ma rimane il gesto potente di un personaggio che ha costruito questo climax in tre capitoli e lo mette in scena maniera toccante e grandiosa .
Come risolverà Falcom questa scelta narrativa lo scopriremo solo nel prossimo capitolo, e non credo che la storia di Agnes sia arrivata al capolinea conoscendoli. Questo però non diminuisce l’importanza dell’atto compiuto dalla nostra protagonista , che rimarrà marchiato a fuoco nei cuori di tutti i fan della saga.
Agnes Il nome Agnes , che per noi è più semplicemente Agnese, è la derivazione latina del nome greco Ἁγνὴ , da ἁγνὸς (puro ), poi associato al latino Agnus , l’agnello . Un nome sempre vicino al concetto di purezza , castità ma anche sacrificio . Non a caso Sant’Agnese è ricordata come martire in epoca romana, aumentando la diffusione in Europa del nome e del culto della santa di Roma.
Una diffusione che si propaga soprattutto nell’Inghilterra medievale , dove va in scena la storia di Hamnet . La Agnes di Chloe Zao però, nonostante un sacrificio voluto e impossibile, è anche un personaggio vivo nonostante il lutto . Un fuoco che illumina la creatività di William che si salva (e la salva ) grazie alla sua opera.
Più pertinente all’etimologia di questo nome è il sacrificio della Agnes di Trails . “Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis. Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, dona nobis pacem. ” recita una delle preghiere fondamentali del cattolicesimo romano, un parallelismo perfetto con il gesto compiuto dalla protagonista di Beyond The Horizon . Lei è “l’agnello di Dio “, inteso non come divinità ma come creatore (il bisnonno scienziato da cui tutto inizia ), “che toglie i peccati del mondo ” salvando Zemuria dal Grand Reset. Se “dona a noi la pace “, lo scopriremo solo nel prossimo capitolo.
Due figure quindi lontane ma simili per certi versi. Due donne all’apparenza in ombra che al tempo stesso si dimostrano estremamente centrali nella loro storia , motori della narrazione e decisive in ogni svolta. Due Agnes che si realizzano in media concettualmente e geograficamente lontani, fruiti in modi diversi spesso anche da un pubblico opposto, ma in grado entrambe di dare vita a due personaggi potenti e meravigliosi che hanno segnato il successo delle loro opere .
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