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MONARK, la recensione: segui il tuo EGO

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il

Monark

MONARK

7.7

GAMEPLAY E LONGEVITA'

7.0/10

COMPARTO GRAFICO E SONORO

7.0/10

COERENZA E CURA DEL DETTAGLIO

9.0/10

Pros

  • Trama dai toni dark ben sviluppata
  • Approfondimento psicologico curato e dettagliato sotto ogni aspetto
  • Personaggi ben scritti
  • Soundtrack curata del KAMITSUBAKI STUDIO
  • Classico gamplay per gli amanti dei JRPG a turni...

Cons

  • ...che alla lunga rischia di risultare ripetitivo
  • Grinding continuo e poco stimolante
  • Comparto tecnico non all'altezza del resto del gioco
  • Disponibile solo in lingua inglese

In questi ultimi giorni abbiamo avuto il piacere di provare in anteprima MONARK, il nuovissimo JRPG sviluppato da Lancarse e FuRyu, disponibile a partire dal 25 febbraio.

Il nuovo titolo distribuito da NIS America aveva subito attirato l’attenzione degli amanti del genere grazie ad un trailer accattivante e al suo navigato team di sviluppo. Dietro MONARK infatti si celano figure importanti nell’ambito dei JRPG che hanno lavorato insieme a capolavori del calibro di Shin Megami Tensei.

Con delle basi del genere ed in un periodo storico dove i JRPG sembrano aver raggiunto la loro massima espansione, MONARK arriva con aspettative altissime e accompagnato da paragoni scomodi con i suoi “cugini” stretti (Persona e SMT, ndr.), andiamo quindi a scoprire insieme come è andata la nostra avventura nell’oscura Shin Mikado Academy.

MONARK - Announcement Trailer (PS4, PS5, Nintendo Switch, PC) (EU - English)

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Benvenuti alla Shin Mikado Academy

La prima scena che MONARK ci mette davanti non è altro che la cruenta esecuzione del protagonista da parte di alcuni nemici. Ripresi dalla confusione e dallo shock ci risvegliamo nella nostra scuola, la Shin Mikado Academy, ma senza memoria e con solo il ricordo del nostro nome.

La scuola è nel caos a causa di alcuni fenomeni paranormali e una barriera che la tiene separata dal resto del mondo. Molti studenti hanno perso la testa per colpa di alcune misteriose nebbie e solo poche persone sembrano ancora essere in grado di ragionare lucidamente. Tra queste incontriamo subito la sorellina del protagonista, Chiyo, l’ex presidentessa del consiglio studentesco Nozomi e il dottore dell’istituto Kakeru.

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I quattro finiscono per essere catturati da uno di questi fenomeni che dilagano per la scuola, venendo catapultati in quello che sembrerebbe un mondo parallelo chiamato Otherworld. Per difendersi dai nemici che pullulano in questo spazio il protagonista scende a patti con Vanitas, un demone che gli fornisce un potere in grado di salvare gli altri tre per poi tornare nella scuola.

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Ritornati nell’istituto, con l’aiuto della preside Sora iniziamo a far luce su cosa sta succedendo: nella scuola ci sono sparse varie nebbie create da altri Pactbearer come il protagonista e l’unico modo che abbiamo per far tornare le cose alla normalità è affrontarli, cercando di rompere il “Volere” alla base del patto.

Nasce così il “Vero Consiglio Studentesco” guidato da Nozomi e dal nostro protagonista, con lo scopo di liberare la scuola dai vari Monark e salvare gli studenti. Oltre alla presidentessa, andando avanti con la storia faremo la conoscenza di nuovi personaggi che ci aiuteranno a sconfiggere gli altri Pactbearer: Ryotaro Date, Kokoro Surugadai e Shinya Yuda.

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Segui il tuo EGO. Controlla la pazzia.

Dopo la canonica introduzione, che di per sé viene proprio considerato come incipit della trama, veniamo subito in contatto con il vero e proprio cuore del titolo: le peculiarità di MONARK infatti ci vengono subito mostrate già all’inizio quando ci muoviamo verso lo scontro con il primo Monark (giocabile nella Demo, ndr.).

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Il JRPG di Lancarse e FuRyu è prima di tutto un’esperienza psicologica: le statistiche del personaggio (divise secondo i sette peccati capitali), vengono costruite, oltre che sconfiggendo nemici, anche sulle scelte che il giocatore prende rispondendo a determinate domande che ci vengono poste via via mentre giochiamo. Viene fornita un’interpretazione delle nostre risposte, in modo da farci capire il perché di certe scelte e di certi comportamenti che sono deducibili da esse, rivolgendosi direttamente al videogiocatore: una feature innovativa e interessante che abbiamo adorato già dalla prima domanda.

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La costruzione del nostro EGO è quindi fondamentale, non solo perché caratterizza le statistiche del personaggio ma diventa anche uno specchio dei giocatori all’interno del gioco, dando una personalizzazione estremamente particolare e diversa da quella che vediamo di solito in altri tipi di JRPG.

La consapevolezza del nostro EGO si contrappone al resto dell’istituto che sta sprofondando nella pazzia. Mantenere la sanità è impossibile per chi non è possiede un’Autority all’interno della nebbia ma non è facile nemmeno per noi: esplorando le zone colpite da questo fenomeno infatti bisogna stare sempre attenti alla statistica MAD (fondamentale anche nei combattimenti) che, se portata al 100%, conduce alla pazzia dei nostri personaggi.

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In questo caso l’immersione è talmente tanta che, quando gli studenti impazziti ci urlano contro e il telefono squilla a suon di Death Call, anche dietro al pad ci vuole una certa concentrazione per mantenere la calma. Esagerazioni a parte, la costruzione dell’aspetto mentale in tutto MONARK è curata fino al minimo dettaglio e rappresenta uno degli aspetti più importanti di tutto il gioco, senza dubbio il più riuscito e originale.

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Un classico JRPG a turni

In un gioco come MONARK la trama svolge un ruolo importantissimo ma gran parte delle ore di gioco vengono spese tra combattimenti ed esplorazione della scuola. Il gameplay rispecchia a pieno quello dei classici JRPG a turni dove controlliamo il protagonista, un compagno e i fiend sotto il suo controllo per cercare di eliminare i nemici nella zona di combattimento a cui accediamo attraverso il telefono.

I combattimenti sono molto semplici ed intuitivi ed infatti già dopo qualche piccolo combattimento tutte le dinamiche risultano abbastanza chiare. Molto meno intuitivo invece è l’approccio tattico alle battaglie. Al giocatore infatti è richiesta una certa abilità nel saper leggere la situazione che si crea andando avanti nel gioco ma che inizialmente è davvero difficile da interpretare. Inoltre anche a livello di difficoltà la forza dei nostri personaggi risulta essere quasi sempre inferiore rispetto ai nemici ogni volta che progrediamo di uno step lungo la storia, costringendoci ad ore e ore di grinding in livelli estremamente ripetitivi e poco stimolanti.

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Anche il level design (sia nei in fase di combattimento che nell’esplorazione della scuola) non varia molto andando avanti ed è facile individuare subito un pattern ricorrente che alla lunga rende un po’ ridondante il gioco. Molto più variegato invece l’albero delle abilità, che ci fornisce uno stile di gioco molto diverso a seconda di come si vuole impostare il combattimento e diversificato per ogni compagno e per ogni pedone al servizio del nostro protagonista.

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Una storia scolastica a tinte dark

Se a livello di gameplay qualche difetto alla lunga ci ha fatto storcere il naso, a livello di trama le cose sono andate in maniera completamente opposta. Inizialmente l’ambientazione scolastica, l’entità demoniache e il mondo parallelo a cui accedere tramite telefono ci ricordavano in maniera neanche troppo velata Persona 5, andando avanti però MONARK, cavalcando anche quel ricco e curato approfondimento psicologico che caratterizza ogni aspetto del gioco, prende una piega molto diversa rispetto ai JRPG a cui siamo abituati ultimamente, portandoci alla scoperta di una storia profonda e cupa.

Hayashi e Hoshino, due delle menti creative dietro MONARK, sono partiti dall’idea di creare un JRPG diverso dagli altri, che prendesse spunto da titoli come Shin Megami Tensei if…, preservando allo stesso tempo la componente RPG scolastica. Il risultato finale è un lavoro di scrittura impressionante, dove quasi ogni singolo NPC ha una storia da raccontare e le trame principali sono ricche di argomenti e temi toccanti che si incastrano perfettamente con il mood del gioco.

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Quella di MONARK è una storia che non ha paura di colpire lo spettatore con scene forti e dialoghi potenti e lo fa mettendola in un contesto (quello scolastico) a cui siamo abituati, ridipingendolo a tinte molto dark e riuscendo così a differenziarsi rispetto agli altri.

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Questo spirito cupo si riversa anche nelle scelte artistiche che caratterizzano l’opera. Il design dei protagonisti, molto influenzato da questo aspetto, risulta davvero eccellente e risalta molto se messo a confronto con il resto del gioco. Girovagando per la scuola infatti il tutto ci risulta estremamente spoglio e notiamo subito una grafica non entusiasmante se non nelle ambientazioni dei combattimenti.

A livello musicale invece dobbiamo fare i complimenti al team di MONARK per aver optato per alcune scelte originali che ci hanno subito colpito. Durante la nostra avventura infatti, oltre che una colonna sonora classica, sufficiente ma senza brani eccezionali, troviamo anche un intero album formato da tracce presenti in momenti chiave della storia, prodotto appositamente per il gioco dal KAMITSUBAKI STUDIO, un’etichetta giapponese specializzata in virtual singer.

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MONARK - Opening Movie (PS4, PS5, Nintendo Switch, PC)

MONARK: un’opera a due facce

La sensazione al termine della nostra esperienza su MONARK è quella di essere di fronte ad un’opera a due facce. Il JRPG a lungo ci sorprende grazie alla sua trama seria e mai banale nell’affrontare argomenti già visti e con una cura della parte psicologica durante tutta l’esperienza di gioco impressionante. Tanti piccoli elementi inoltre, soprattutto al di fuori dei combattimenti, sono studiati perfettamente e ben congeniati, come per esempio le parti piene di enigmi (tutt’altro che semplici ma soddisfacenti da risolvere) che ci permettono di avanzare tra la nebbia per arrivare alle boss fight.

Allo stesso tempo però, man mano che le ore passano, iniziano a venire fuori alcuni difetti sui quali è difficile sorvolare. Il gameplay in sé risulta gradevole, ma il design dei livelli è spesso ripetitivo e doverli affrontare di continuo per poter superare boss complicatissimi non aiuta. Anche l’occhio vuole la sua parte (soprattutto su PlayStation 5) e nonostante non ci si debba aspettare grandi cose sotto questo punto di vista, messo a confronto con i suoi diretti contendenti MONARK è un po’ deludente dal punto di vista grafico e artistico, soprattutto nelle fasi ambientate al di fuori dell’Otherworld.

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Nel complesso però non possiamo dirci che soddisfatti di questo MONARK. I difetti ci sono ma la cura nella scrittura e tante scelte coraggiose hanno contribuito a creare un gioco molto interessante che ogni appassionato di JRPG a turni deve assolutamente provare.

Lancarse aveva davanti una bella sfida e ha saputo sfruttare al meglio le menti a sua disposizione e le conoscenze derivate dal suo vecchio Lost Dimension per creare un’opera estremamente innovativa per il suo genere ed è molto probabile che questo sia solo l’inizio. Il team di produzione infatti ha sottolineato che l’intenzione sarebbe quella di rendere MONARK una serie, immaginiamo con un’impostazione simile a quella di SMT e Persona.

Se riusciranno nell’impresa è ancora presto per dirlo, sicuramente questo MONARK è un buon inizio. Un titolo impegnativo, lungo, a volte estremamente frustrante ma che è anche un gioco curatissimo, interessante e per tanti aspetti davvero unico.

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Nascere in un paesino umbro ti porta ad avere tanti hobby.
Cresciuto tra console e computer, è da sempre amante di cinema, serie TV e musica, nella quale si diletta in maniera molto amatoriale. Anime e manga invece sono il pane quotidiano ma anche lo sport lo appassiona. Crede di aver visto ogni singola disciplina inserita dal CIO alle Olimpiadi.

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