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PlayStation 5, la recensione: giocare senza limiti

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Playstation 5 recensione

Raccogliere ciò che ha seminato in questi sette anni PlayStation 4 non è cosa semplice. La console che nel suo corso di vita ha raggiunto risultati importantissimi, sfiorando il successo di PlayStation 2 e risollevando il retaggio di Sony dopo il parziale insuccesso di PlayStation 3, è diventata un punto cardine per noi videogiocatori, abituati sempre di più all’immersione in mondi meravigliosi grazie alle fantastiche esclusive che dal 1994 accompagnano i nostri giorni.

È proprio da questo concetto che la neonata di casa Sony vuole partire. PlayStation 5 è la console che promette un gioco senza limiti, prefissandosi di raggiungere vette di immersione ancora più elevate grazie al suo sistema di gestione dell’audio, grazie a un DualSense che ha convinto in tutto e per tutto nel suo modo di comunicare e grazie all’incredibile velocità della sua SSD.

La next-gen di PlayStation è dunque qualcosa di completamente diverso dalla concorrente Series X e dalla sorella minore Series S, elevando il concetto di gioco a un’esperienza in cui il videogiocatore deve essere al centro dell’azione, stimolato dall’esperienza che PlayStation 5 può offrire.

Un design d’impatto

Abbiamo avuto modo di vedere per la prima volta la console in occasione della Summer Game Fest, provando fin da subito fortissimi pareri contrastanti. Se da un lato PlayStation 5 vuole osare, mettendo in risalto il suo fortissimo valore futuristico donato dalle sue sinuose forme e dal forte contrasto del colore bianco e nero, dall’altro non possiamo che fare i conti con le sue dimensioni.

Parliamo infatti di circa 39 centimetri d’altezza, 10 centimetri di larghezza e 23 centimetri di profondita, rendendo PlayStation 5 la console più grande di sempre, provocando non pochi problemi a chi deve fare i conti con lo spazio a disposizione nel proprio angolo da gaming. Certo, la console può essere posizionata sia in verticale che in orizzontale, grazie all’ausilio della base inclusa all’interno della confezione (essenziale in entrambi i casi, ndr.), ma questo non aiuta a nascondere l’ingombro eccessivo di spazio che non ci si aspetta di certo da una console casalinga.

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Ma sono i dettagli che, in fondo, rendono PlayStation 5 un elemento di design nonostante la sua imponenza: i simboli storici del brand che creano una gradevole trama nella parte interna delle plastiche bianche, il logo PlayStation intagliato su un angolo della scocca e la luce soffusissima dei led che contornano un design di impatto, ma di certo non trascurato.
Il cuore della console è all’interno della scocca nera e lucida, che tende ad accumulare un po’ di polvere ma che contrasta lo scudo bianco che la circonda.

Una Dashoard familiare solo nell’estetica

La Dashboard di PlayStation 5 ricorda moltissimo quella delle precedenti console di casa Sony, presentando un menù orizzontale che permette di accedere alle ultime applicazioni utilizzate. Ogni titolo ha la propria scheda dove è possibile tenere traccia dei progressi sia per quanto riguarda i trofei, che per le Attività, di cui parleremo a breve.

È poi possibile muoversi molto rapidamente nella scheda “Raccolta”, che ha il compito di suddividere i titoli PlayStation 5, PlayStation 4 e PlayStation Plus, e nello Store, dove è stato svolto un lavoro impeccabile. Sfruttando infatti l’enorme velocità dell’unità SSD di PlayStation 5 è finalmente possibile accedere al negozio digitale senza dover aprire un’apposita applicazione, come invece accadeva su PlayStation 4 e PlayStation 3, puntando a semplificare in particolar modo l’esperienza utente di coloro che hanno optato per l’edizione digitale della neonata di casa Sony, facendo diventare lo Store un fulcro rapido e funzionale.

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Ci sono poi le Attività, raggiungibili attraverso la pressione del pulsante PlayStation sul Dualsense. Questa nuova scheda permette al giocatore di accedere istantaneamente a missioni secondarie o a guide di gioco, il tutto comodamente fruibile attraverso finestre Picture in Picture personalizzabili in dimensione e posizione.

Sempre premendo il pulsante PlayStation, accediamo a tutte quelle funzionalità essenziali per muoversi nell’ecosistema della console: troviamo qui le notifiche, il profilo personale, i download, la musica, il centro di controllo e infine la Game Base. Quest’ultima corrisponde a una finestra apposita che tiene traccia delle nostre amicizie online e dell’applicazione che attualmente stanno utilizzando, unendola a una breve lista di ultimi messaggi inviati e ricevuti; nonostante sia ben diversa dalla versione PlayStation 4, la Game Base è un buon modo per filtrare istantaneamente con chi poter giocare, grazie a una celere creazione dei party o grazie a un rapido invio di messaggi.

Nota di merito anche nella suddivisione in categorie: tutte le applicazioni d’intrattenimento multimediali sono raggruppate nella voce “Contenuti multimediali”, andando a dividere i giochi da applicazioni come Netflix, Prime Video, Disney+, Infinity e YouTube.

Cosa si nasconde sotto la scocca?

La nuova ammiraglia di casa Sony non è potente quanto la concorrente Series X, ma di fatto resta comunque un oggetto di consumo che di potenza ne ha da vendere. Grazie alla sua unità computazionale basata su architettura Zen 2 e grazie a una GPU da 10,28 Tflops basata su architettura RDNA2 custom, PlayStation 5 è di fatto una console molto più potente rispetto alla PlayStation 4 e PlayStation 4 Pro, garantendo un’esperienza di gioco senza limiti.

Su gran parte del parco titoli è possibile prediligere le performance alla qualità grafica e viceversa. In Marvel’s Spider-Man: Miles Morales, per esempio, sono disponibili due modalità di gioco, intercambiabili liberamente dal menù start: la prima è la modalità performance, che blocca a 1080p la risoluzione del titolo per favorirne i 60fps; la seconda è la modalità fidelity, che abbassa a 30fps la performance del titolo (stabili, ndr.) per favorire una risoluzione in 4K e il Ray-Tracing.

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Per quanto i 60fps possano essere granitici in un contesto come quello del gaming, ci sentiamo in dovere di consigliare comunque dei test sulle rispettive modalità fidelity dei titoli, in quanto danno effettivamente la prova di quello che l’architettura custom della GPU di PlayStation 5 è in grado di fare.

Parlando invece della rumorosità, possiamo nel complesso ritenerci più che soddisfatti di ciò che NON abbiamo sentito! La console è silenziosissima, emettendo un piccolissimo ronzio della ventola che continua a girare per garantire una temperatura più che accettabile. Il rumore diventa pressoché inesistente, dunque ben lontano dai fenomeni della precedente console Sony, famosa per i suoi decolli. Tuttavia, dobbiamo necessariamente far notare che il lettore ottico di rumore ne emette, ma per fortuna non è sempre attivo, limitando a sporadici controlli di sistema la lettura del disco mentre le nostre applicazioni sono avviate.

Corri, PlayStation 5, corri!

Sotto la scocca di PlayStation 5 ciò che ci ha più sorpreso non è però la potenza bruta della console, ma l’incredibile architettura di archiviazione dati, aggiornata a un’unita SSD NVMe PCIe 4.0. L’incredibile SSD di casa Sony permette alla console di migliorare sensibilmente l’esperienza utente che, badate bene, non si ferma solamente al semplice caricamento velocizzato rispetto a un HDD.

I caricamenti sono sì velocissimi, permettendoci di entrare dentro un salvataggio di Marvel’s Spider-Man: Miles Morales dalla dashboard in appena 8 secondi, ma è solamente giocando i titoli per PlayStation 5 che possiamo renderci conto dell’effettivo potenziale di tale architettura.

Nonostante i titoli abbiano una dimensione piuttosto contenuta (parliamo di circa 50GB per Miles Morales, altrettanti per Watch Dogs Legion e circa 60GB per Demon’s Souls) il livello delle texture è decisamente molto più alto rispetto alle precedente console. L’architettura veloce della neonata Sony permette e permetterà di comprimere le dimensioni dei titoli che andremo ad installare sulla console; i contenuti possono e potranno infatti essere decompressi molto più velocemente, non intaccando l’esperienza utente del videogiocatore che però otterrà vantaggi sul fronte dello spazio libero sulla console.

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Purtroppo, sotto l’aspetto delle dimensioni dell’unità SSD dobbiamo però evidenziare una criticità. La dimensione massima dell’unità è di soli 825GB, che scenderanno a 667,7GB disponibili per poter installare le nostre applicazioni. Va comunque specificato che dai nostri test siamo riusciti ad installare una decina di titoli prima di saturare completamente il disco, ma sarà comunque necessario prestare particolare attenzione allo spazio disponibile. Segnaliamo comunque la disponibilità di un vano di espansione della memoria con il medesimo standard dell’unità principale, per ora però disabilitato lato firmware. Non è possibile nemmeno utilizzare Hard Disk esterni per poter giocare ai titoli PlayStation 5, mentre invece possiamo utilizzarli per i titoli PlayStation 4.

DualSense: la vera rivoluzione della next-gen

Come già esplicitato più volte, il cavallo di battaglia di PlayStation 5 non è mai stato la potenza della console, ma i feedback che il videogioco trasmette al videogiocatore. Ed è proprio qui che entra in gioco il DualSense, il diretto successore del DualShock 4, che rappresenta secondo noi la vera essenza dell’esperienza della next-gen.

Il controller della neonata Sony presenta in una colorazione totalmente in linea con quella della console, alternando il colore bianco a quello nero e offrendo un grip molto solido grazie alle nuove impugnature ruvide, fattore dato dalla stessa trama che richiama gli storici loghi presente all’interno della scocca bianca di PlayStation 5.

Fin dalla prima prova con Astro’s Playroom abbiamo avuto la sensazione che PlayStation avesse lavorato sodo con questa nuova tecnologia, permettendo di sentire sulla mano sensazioni che rispecchiano quella di gioco: provate a immaginare una camminata sulla sabbia e le sensazioni che ne derivano al tatto del piede sulla superficie, il feedback aptico è in grado di far percepire lo stesso feeling facendo attivare la vibrazione aptica in modo tale da simulare un fruscio che solletica le nostre mani mentre impugniamo il pad, il tutto mentre il nostro robottino percorre una bella passeggiata al mare.

Ciò è possibile grazie a una distribuzione ben riuscita dei motori aptici all’interno del controller, che permettono di distribuire su tutta la superficie del pad feedback che cambiano in base al tipo di terreno che percorre Astro o in base all’ambiente circostante del nostro cavaliere che si addentra in Boletaria.

Ci sono poi i trigger adattivi, che promettono di simulare resistenze, pulsazioni e inceppamenti, offrendo un ulteriore grado di immersione al videogiocatore che può sentire l’arco di una corda tendersi oppure la resistenza di un grilletto e il rinculo conseguente dell’arma.

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Il DualSense ha inoltre un’ottima durata, non paragonabile a quella del DualShock 4 ma comunque giustificabile dalla presenza delle feature in più sopra descritte. Parliamo di una durata di circa 4 ore su Astro’s Playroom, che sfrutta al 100% le funzioni del pad dal momento in cui si mette piede nel menù di gioco, fino a circa 7 ore su Miles Morales, dove invece vengono a meno l’ausilio insistente dei motori aptici e dei trigger adattivi.

Il DualSense è inoltre provvisto di touchpad, di led di stato e di un altoparlante, esattamente come il DualShock 4. È stato introdotto un microfono integrato, disattivabile grazie all’apposito pulsante, ed è stato aggiornato lo standard USB utilizzato per ricaricarlo, ora di tipo C.

Guardando indietro

PlayStation 5 supporta la retrocompatibilità su più del 99% dei titoli presenti nel catalogo PlayStation 4 (mancano giusto una decina di piccoli giochi, ndr.), permettendo di giocare tutto il nostro catalogo, fisico e digitale, al massimo delle prestazioni concesse.

Un ruolo importante della retrocompatibilità lo gioca la PlayStation Plus Collection, un servizio esclusivo per i possessori di un abbonamento PlayStation Plus che mette a disposizione ben venti titoli della vecchia generazione, permettendoci di provare istantaneamente la funzione in esame.

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La retrocompatibilità di PlayStation 5 permette infatti di far rilevare ai giochi della generazione passata come titoli avviati su una PlayStation 4 Pro, in modo tale da garantire il massimo delle prestazioni: ed è proprio in questo caso che abbiamo potuto giocare Days Gone a un framerate di 60fps, lasciandoci alle spalle i numerosissimi e purtroppo rinomati cali di frame, oppure Final Fantasy XV, che mette a disposizione dell’utente la scelta di giocare in modalità prestazioni o grafica, girando rispettivamente a 1080p@60fps e 4K@30fps.

Non tutti i titoli però giovano di questo trattamento; è il caso infatti di Bloodborne, che continua a girare a 30 frame per secondo in quanto neanche su PlayStation 4 Pro era in grado di fare di meglio.

Conclusioni

A differenza di quanto provato su Xbox Series X e Series S, PlayStation 5 riesce a dare un taglio abbastanza netto con quella che è la generazione passata. Le innovazioni della console non risiedono tanto sull’aspetto grafico – che sì, è migliorato – ma non è così vitale come lo è l’esperienza utente, che comprende l’incredibile lavoro svolto sul DualSense e la velocità della console in fase di avvio delle applicazioni e nell’immediatezza di avere qualsiasi informazione a portata di pulsante, con scorciatoie intelligenti e ben progettate.

Dobbiamo essere invece un bel po’ più critici sulle dimensioni sia fisiche, date dall’imponenza del prodotto che di fatto la rendono la console più grande di sempre, sia in termini di archiviazione, visto lo spazio ristretto dell’unità SSD e vista la mancanza almeno attuale di un supporto ad espansioni di memoria.

Sony parte quindi col piede giusto, forte anche di una grande line-up di lancio soddisfacente e ben diversificata, promettendo l’arrivo di altre esclusive di grande rilievo nel 2021. Ma tutto questo basterà per tener testa al lungo ciclo di vita che attende PlayStation 5? Siamo curiosi di scoprirlo!

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Sviluppatore software di professione, Simone inizia la sua carriera videoludica già dall’infanzia, crescendo nel mondo PlayStation seguendo le orme del padre. La sua saga preferita è quella di Kingdom Hearts, mentre il singolo gioco su cui ha passato più ore è Destiny. Nonostante la sua giovane età, NightStalker si considera in tutto e per tutto un gamer a 360 gradi, sempre pronto a dire la sua su qualsiasi gioco passi per i suoi hard disk!

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