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Shaman King 2021, la recensione: il ritorno di Asakura Yoh

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Shaman King 2021

Shaman King (2021)

6.7

SCRITTURA

6.5/10

REGIA

6.0/10

COMPARTO TECNICO

6.5/10

DIREZIONE ARTISTICA

6.5/10

CAST

8.0/10

Pros

  • Personaggi simpatici
  • Doppiaggio all'altezza dell'opera
  • Filosofia difficile da vedere in altre serie simili
  • Per gli amanti del genere shonen un classico imperdibile...

Cons

  • ...che però è inevitabilmente invecchiato
  • Trama molto veloce in questi primi episodi
  • Sufficiente ma manca qualcosa

Nel lontano 2005, sulla scia del successo di serie come Dragon Ball, Mediaset decise di portare in Italia l’anime di Shaman King, una serie tratta dal manga di Hiroyuki Takei, una delle pubblicazioni più seguite di Shonen Jump nei primi anni 2000. Quell’adattamento che in Giappone risale addirittura al 2001 era composto da due parti ben distinte: la prima fedele ai 90 capitoli iniziali dell’opera di Takei e la seconda che invece seguiva una trama originale su richiesta di Shueisha. Il risultato finale quindi non convinse a pieno gli amanti di Shaman King che a lungo hanno sperato in un nuovo remake della serie alla Full Metal Alchemist Brotherood che seguisse integralmente il manga.

Dopo tante chiacchiere nel corso degli ultimi anni e varie indiscrezioni, Netflix e Studio Bridge (Fairy Tail) hanno deciso di riproporre le avventure di Yoh in un nuovo anime che riprendesse fedelmente l’opera originale. Dopo l’uscita anticipata nella terra del Sol Levante, la piattaforma di streaming ha rilasciato in tutto il mondo i primi 13 dei 52 episodi previsti per questo nuovo Shaman King 2021.

Piccola ma importante premessa prima di partire: questa recensione si baserà sull’esperienza di un novizio della serie che approccia Shaman King per la prima volta con l’anime del 2021. Andiamo quindi a scoprire insieme cosa ci riserva questa prima parte della serie che segna l’attesissimo ritorno sugli schermi di Yoh e dei suoi compagni.

SHAMAN KING | Official Trailer | Netflix Anime

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Che lo Shaman Fight abbia inizio

Dopo una scena iniziale che deve aver scioccato qualsiasi spettatore che conosce il manga o la serie originale, il nuovissimo Shaman King 2021 parte con la più classica delle presentazioni del protagonista. Attraverso gli occhi del piccolo Manta facciamo la conoscenza di Asakura Yoh, uno strano ragazzo che dice di poter comunicare con gli spiriti. Manta inizialmente rimane scioccato da Yoh ma si deve ricredere subito quando il ragazzo, insieme all’aiuto del leggendario spirito del samurai Amidamaru, lo salva dal pericoloso teppista Ryu “Spada di Legno”.

Yoh è uno sciamano, un essere umano in grado di comunicare con gli spiriti e prenderne in prestito la forza per combattere. Subito dopo i due nuovi amici si imbattono in un altro sciamano, Ren. Ren si dimostra subito completamente diverso da Yoh, abusando dei suoi immensi poteri per prendersela con alcuni bulli. Yoh e Ren finiscono quindi per combattere l’uno contro l’altro e, dopo uno scontro intensissimo, a spuntarla è proprio Yoh. Ren ammette la sconfitta e rimanda il loro scontro allo Shaman Fight, la sfida che stabilirà chi sarà il prossimo Shaman King, che si terrà da li a poco.

Shaman King 2021, la recensione: il ritorno di Asakura Yoh 3

Subito dopo la battaglia con Ren, Yoh viene raggiunto da Anna, un’altra sciamana che sostiene di essere la fidanzata del nostro protagonista, giunta a Tokyo per aiutarlo a diventare lo Shaman King. Da qui inizia realmente la prima fase dell’opera di Takei, il prequel del vero Shaman Fight in cui Yoh affronta vari personaggi che poi lo accompagneranno nel corso della serie.

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In questi primi episodi infatti, oltre ad Anna, Manta e Ryu, Yoh fa amicizia o si scontra (ma a volte anche entrambe le cose) con altri sciamani che lo accompagneranno fino all’inizio dello Shaman Fight: Jun Tao, Horohoro, Faust e Silva.

Con la squadra di protagonisti principale presentata in fretta e furia ed ormai al completo, Yoh inizia la fase di qualificazione allo Shaman Fight, una serie di 3 scontri, supervisionati dalla tribù di nativi americani a cui appartiene lo sciamano Silva, utili a decretare chi secondo il Grande Spirito è degno di lottare per il titolo di Shaman King.

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Un combattimento tra spiriti e ideali

Come ogni buon shonen vecchia scuola Shaman King si basa quasi completamente sui combattimenti. Praticamente ogni episodio ci presenta una nuova sfida per Yoh e il suo spirito Amidamaru che, dopo qualche difficoltà iniziale, ne vengono a capo nel più classico degli schemi narrativi del genere. Proprio questo però rappresenta uno dei punti deboli di Shaman King, una forte impostazione sui canoni degli shonen classici, inevitabile visto che l’opera di Takai è un capostipite del genere, ma che nel 2021 mostra i segni dell’invecchiamento.

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A questa patina che sa di già visto però si contrappongono due fattori che, ancora oggi, differenziano Shaman King da altri shonen e hanno reso immortale la serie: gli spiriti e gli ideali dei protagonisti.

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Gli spiriti (dei defunti ma non solo) sono una parte fondamentale del combattimento di Shaman King visto che il potere degli sciamani è proprio quello di comunicarci e utilizzarli nel combattimento. Proprio questi spiriti, dall’Amidamaru di Yoh fino a Lee Pyron e Bason, ravvivano il combattimento e aggiungono tantissimo alla serie grazie alle loro storie e alla loro personalità sempre ben curata. Una sorta di Stand alla JoJo, ma senziente e con una propria volontà.

L’altro fattore che colpisce durante la visione dei primi 13 episodi è l’atipico carico ideologico con cui viene presentato ogni personaggio. A differenza di qualsiasi altro classico shonen, ogni protagonista si porta dietro un bagaglio culturale ed una quantità di ideali davvero importante che lo caratterizza fortemente e che condiziona ogni sua azione. Basta pensare che anche un personaggio non proprio di prima fascia come Horohoro grazie alle sue radici Ainu diventa il mezzo per trasmettere un messaggio importante come quello del rispetto della natura e della convivenza con essa (attuale nel 2001, figuratevi vent’anni dopo).

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Infine ovviamente c’è Yoh, che insieme a Ren è il personaggio più interessante della serie e vive di una filosofia unica e impossibile da ritrovare in altri protagonisti di uno shonen. Yoh infatti è lontano anni luce dal classico personaggio principale iperattivo e chiassoso, vive la sua vita in maniera rilassata nonostante quello che lo circonda, non cerca lo scontro se non è necessario e non sembra neanche voler davvero combattere nello Shaman Fight. Questa attitudine non solo lo rende unico nel suo genere ma paradossalmente, come ripete spesso Anna durante la serie, anche perfetto per assumere il ruolo di Shaman King.

Questo mix di personaggi atipici, ideali importanti e spiriti affascinanti ci mostra perfettamente il perché l’opera di Takai ha riscosso tanto successo negli anni e rimedia leggermente ad alcuni difetti, come per esempio una trama un po’ troppo veloce nei primi episodi e scelte comiche e narrative invecchiate davvero male, che saltano subito all’occhio durante la visione.

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Comparto Tecnico

Guardando i primi episodi di Shaman King 2021 dal punto di vista tecnico sembra proprio che Studio Bridge abbia solamente “svolto il compitino”. Durante la visione infatti non salta all’occhio nessuna grave pecca sotto questo punto di vista ma anzi, il character design ripreso fedelmente dal manga di Takai è uno delle note più positive dell’intero comparto tecnico. Ciò che manca però è quel qualcosa in più nelle scene d’azione che risultano un po’ troppo piatte, soprattutto se le paragoniamo a quello che molti altri shonen usciti recentemente hanno saputo fare.

Dal lato audio non emergono note negative con Yuki Hayashi (My Hero Academia, Haikyu!) a curare una colonna sonora priva di brani davvero indimenticabili ma ricca di pezzi che si sposano benissimo con l’anime e che mischiano influenze orientali e ritmi elettronici alla perfezione. Infine una piacevole sorpresa per i vecchi fan è stata la citazione alla sigla originale del 2001, inserita al termine della quinta puntata (dal titolo omonimo a quello del brano).

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Per quanto riguarda l’adattamento italiano invece c’è da fare i complimenti a Netflix per aver scelto un cast di doppiatori di alto livello e ricco di figure molto conosciute del doppiaggio made in Italy (Patrizia Scianca e Emanuela Pacotto solo per citarne due), riportando alcune delle voci storiche e non sfigurando rispetto a quello giapponese.

Anche il cast originale ha voluto riconfermare varie voci della serie del 2001 per mantenere una certa continuità con il vecchio anime e aggiungendo dove necessario nuovi innesti di qualità come Yoko Hikasa nei panni di Yoh.

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Un classico nell’epoca della rivoluzione

La sensazione che ci colpisce subito durante tutta la visione di questo Shaman King 2021 è proprio quella di trovarsi difronte ad un grande classico. A differenza di tante altre serie del genere però, l’inevitabile sentore di “già visto” che emerge dalla visione di un anime tratto da un manga di oltre vent’anni fa è sempre mitigata da fattori come la sua filosofia e i suoi personaggi unici che ancora oggi risultano un’eccezione per gli shonen. Questo però salva la serie solo fino ad un certo punto.

Shaman King rimane un classico con molte caratteristiche estremamente attuali e per questo anche a tanti anni di distanza dalla sua uscita intrattiene e lo fa anche discretamente, nonostante un comparto tecnico dimenticabile ed una narrazione iniziale un po’ troppo veloce per i novizi della serie. Se questo remake fosse uscito qualche anno fa l’accoglienza sarebbe stata sicuramente più calorosa, attualmente però il genere shonen sta vivendo una fase particolare della sua storia che passa anche per le pagine dello stesso Shonen Jump che lanciò all’epoca Shaman King. Una rivoluzione ormai in stato avanzato che ha accelerato il naturale invecchiamento di tanti classici.

Shaman King 2021, la recensione: il ritorno di Asakura Yoh 10

Gli artefici di questo cambiamento si possono far risalire fino a Hajime Isayama e al suo Attacco dei Giganti per arrivare poi a Jujutsu Kaisen che ha dominato lo scorso anno e a quello che probabilmente diventerà l’anime più chiacchierato del prossimo inverno, Chainsaw Man. Tutte queste serie generalmente non andrebbero neanche paragonate ad un anime come Shaman King ma il trend emerso negli ultimi anni sembra voler avvicinare sempre di più il genere shonen al più maturo seinen.

I motivi di questa “rivoluzione” sono vari e meriterebbero un’analisi più approfondita ma questo fenomeno ormai in atto da anni ha inevitabilmente messo in ombra una certa categoria di shonen più classici nei quali rientra Shaman King, soprattutto agli occhi di chi non ha avuto la fortuna di conoscere l’opera di Takai prima di questo remake.

In conclusione questa prima parte del nuovo Shaman King 2021, nonostante qualche difetto che si nota fin da subito, intrattiene e risulta essere un discreto punto di partenza per avvicinarsi al mondo di Asakura Yoh, nonché un must per tutti gli amanti degli shonen vecchio stile. Il nostro giudizio per ora è solo sufficiente ma le potenzialità di migliorare ci sono tutte e molto dipenderà da come verrà affrontato l’arco centrale della storia e la parte finale, la più attesa dai fan storici della serie, per la quale però dovremo aspettare ancora un po’ prima di poterla vedere disponibile in streaming su Netflix.

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Nascere in un paesino umbro ti porta ad avere tanti hobby.
Cresciuto tra console e computer, è da sempre amante di cinema, serie TV e musica, nella quale si diletta in maniera molto amatoriale. Anime e manga invece sono il pane quotidiano ma anche lo sport lo appassiona. Crede di aver visto ogni singola disciplina inserita dal CIO alle Olimpiadi.

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