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DanDaDan, la recensione: spiriti e alieni davvero sopra le righe

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DanDaDan, la recensione: spiriti e alieni davvero sopra le righe 1

DanDaDan

6.50€
7.5

SCENEGGIATURA

7.0/10

DISEGNO

7.5/10

CURA EDITORIALE

8.0/10

Pros

  • Irriverente e sopra le righe
  • Character design accattivante
  • Potenziale interessante già dal primo volume

Cons

  • Coppia di protagonisti stereotipata

Con la classica accoppiata vincente firmata copertina catchy e variant, dal 21 settembre J-Pop ha portato in Italia DanDaDan, il primo grande lavoro di Yukinobu Tatsu, assistente dell’ormai famosissimo Tatsuki Fujimoto.

Dopo aver ricevuto un’accoglienza da record in patria, DanDaDan si è presentato in Italia con ottime premesse e un mangaka dal background di alto livello, catturando subito l’attenzione degli addetti ai lavori.

Da amanti del genere e delle copertine con le protagoniste dallo sguardo accattivante, non potevamo assolutamente perderci questa uscita. Andiamo a scoprire quindi se il primo, grande esordio di Tatsu ha seguito le orme del più celebre maestro, o se invece qualcosa è andato storto.

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DanDaDan: davvero sopra le righe

La storia parte presentandoci subito la protagonista Momo Ayase che è appena stata mollata dal suo ragazzo. I suoi gusti abbastanza particolari in fatto di uomini la rendono una liceale strana, anche se all’apparenza sembrerebbe la tipica ragazza popolare. Lo stesso giorno Ayase nota che un ragazzo, Ken Takakura, sta venendo preso in giro da alcuni bulli perché crede negli alieni. Momo allora decide di prendere le difese del ragazzo, confidandogli che anche lei crede in qualcosa di particolare: gli spiriti.

Parlando, i due ragazzi iniziano a rivelare le loro stranezze. Entrambi non credono alla storia dell’altro e si sfidano quindi a recarsi in due luoghi suggestivi per verificare l’esistenza di questi fenomeni paranormali.

Da qui in poi DanDaDan mostra il suo vero volto. Ken, alle prese con un tunnel spettrale, viene assalito da lo spirito di una vecchia, ferocemente interessata a una parte specifica del corpo umano. Momo, invece, si reca in un ospedale abbandonato, nel quale viene davvero rapita dagli alieni come nelle più classiche storie di UFO.

DanDaDan, la recensione: spiriti e alieni davvero sopra le righe 4

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Questi alieni, però, si mostrano estremamente curiosi verso la riproduzione umana.
Per salvare la povera Momo Ken si presenta in una forma maledetta che gli costerà un pezzo del suo corpo. La battaglia si fa così sempre più dura contro alieni inquietanti e maledizioni sopra le righe fino a quando Momo, messa con le spalle al muro, non sblocca dei latenti poteri da ESP riuscendo a fuggire insieme a Ken.

I nostri protagonisti si ritrovano catapultati in un mondo surreale e spaventoso nel quale dovranno districarsi per cercare di risolvere il problema della maledizione di Ken e sconfiggere i raccapriccianti alieni.

Tra alieni irriverenti e maledizioni da horror

Viste le premesse e qualche immagine qua e là, DanDaDan sembrava una versione più liceale del celebre Jujutsu Kaisen, visto il tema delle maledizioni e la presenza degli spiriti. L’approccio di DanDaDan è però completamente diverso, più irriverente e quasi esagerato, in pieno stile Chainsaw Man.

Un piccolo parallelismo con alcune scelte ironiche del manga di Fujimoto è inevitabile leggendo l’opera di Tetsu, ma in DanDaDan questo aspetto diventa quasi centrale. La chiave comico/surreale è importante quasi quanto quella action/horror e questo riesce facilmente con una coppia di protagonisti che funziona bene, anche se forse può sembrare un po’ stereotipata.

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DanDaDan

La luce dei riflettori in questo primo volume va agli antagonisti, due presenze che esaltano tutta la costruzione narrativa di Tetsu. I cattivi di DanDaDan sono si maledizioni inquietanti alla Jujutsu Kaisen, ma con evidenti problemi di educazione sessuale che, a prima vista, vi spiazzeranno. Lo stesso vale per gli alieni che, come nel più classico dei Sci-Fi, vogliono rapire il genere umano con il fine di studiarlo. Al lettore l’arduo compito di scoprire come questo accada.

Nel complesso il risultato finale rende DanDaDan davvero sopra le righe, un manga più vicino al mood visto in Chainsaw Man che a Jujutsu Kaisen. Sicuramente non siamo di fronte a uno shonen piatto e leggibile come tanti ormai se ne vedono. Rimane il dubbio che questo schema narrativo forse alla lunga potrebbe risultare ripetitivo se non supportato da un’ottima trama, ma questo lo vedremo solo nei prossimi volumi.

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Parlando dello stile di Tetsu, per quanto sia stato accanto a Fujimoto, è molto diverso da quello del suo mentore (anche se qualche passaggio sicuramente lo richiama). Il disegno di DanDaDan è molto meno crudo rispetto ad altre opere del genere e più vicino a volte allo slice of life. Nel rappresentare alieni e spiriti Tetsu non si risparmia e crea alcune tavole davvero imponenti ed inquietanti, perfette per mettere in mostra l’idea stravagante dietro il suo DanDaDan, un’opera che oscilla costantemente tra l’horror e il demenziale.

In questo primo volume, infine, notiamo una particolare attenzione per il character design. I protagonisti spiccano bene con un design accattivante mentre l’esagerazione dei cattivi riesce ad incutere un certo timore reverenziale che trasmette benissimo l’impotenza che la nostra coppia prova davanti a queste esistenze paranormali.

Il manga di Tetsu si rivolge a un target di lettori estremamente “viziato” negli ultimi anni, nel quale stupire risulta estremamente difficile. Al netto di tutto DanDaDan si difende bene in questo primo volume e ci lascia comunque con il giusto hype per le prossime uscite.

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Un buon inizio che sa di già visto

Al termine di questo primo volume la sensazione che ci lascia DanDaDan è quella di un leggero deja vù, inevitabile già solo leggendo la trama. Parlare di mostri, spiriti, ma anche alieni è inevitabilmente frequente in questo mondo, vista l’influenza che il folklore e la cultura nipponica hanno sugli autori. Negli ultimi anni abbiamo assistito a fenomeni di livello come Jujutsu Kaisen che hanno raggiunto un’ottima fama e settato uno standard verso il quale è logico guardare quando ci troviamo difronte ad un nuovo titolo.

DanDaDan però prova a dare una visione diversa dello shonen paranormale, caricandolo di dialoghi sopra le righe, personaggi irriverenti ed un’ironia più verso il seinen rispetto a quanto si poteva immaginare. Nel complesso questo mix assurdo funziona bene in questo primo volume ma la sensazione che lascia alla fine è quella che, forse dopo due o tre tankobon, il tutto possa risultare ripetitivo se non supportato da un’adeguata trama. Vedremo quindi come continuerà l’avventura di Momo e Ken nel prossimo volume, sperando di vedere uno sviluppo dei protagonisti più convincente ma con sempre questo mood irriverente che ci ha davvero sorpreso.

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Nascere in un paesino umbro ti porta ad avere tanti hobby.
Cresciuto tra console e computer, è da sempre amante di cinema, serie TV e musica, nella quale si diletta in maniera molto amatoriale. Anime e manga invece sono il pane quotidiano ma anche lo sport lo appassiona. Crede di aver visto ogni singola disciplina inserita dal CIO alle Olimpiadi.

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