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Jaadugar – A Witch in Mongolia n. 1, la recensione

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In Jaadugar – A Witch in Mongolia, Tomato Soup e J-POP Manga ci portano in un affascinante viaggio tra Iran e Mongolia del XIII secolo

Come spesso mi capita ultimamente, mi sono interessato all’uscita del manga di Jaadugar – A Witch in Mongolia di Tomato Soup contemporaneamente al rilascio del primo teaser trailer del suo adattamento animato, in uscita a Luglio di quest’anno. In particolare, sono stato totalmente affascinato dall’atmosfera che si percepisce in quei 45 secondi, che unisce il mistico alla vita quotidiana di luoghi e tempi dai noi molto distanti.

Un’atmosfera che mi ha ricordato molto da vicino quella della saga di Prince of Persia, ormai sfortunatamente in balia della disastrosa gestione di Ubisoft, che infiniti lutti addusse al nostro caporedattore. Il contesto di partenza è simile, infatti, dato che la trama parte dalle strade di Tus, un’antica cittadina situata nel nord-est dell’Iran, nei primi decenni del 1200. Ma come, non dovevamo essere in Mongolia?

Jaadugar – A Witch in Mongolia segue le orme di Sitara, una schiava che viene dapprima venduta a una facoltosa famiglia di studiosi di Tus, dove viene istruita al fine di poter un giorno diventare la concubina di qualche facoltoso aristocratico. Inizialmente Sitara non vorrebbe essere costretta allo studio, ma un incontro cambia questa prospettiva, facendole capire che lo studio potrebbe contribuire a cambiare le sorti della sua vita.

Dopo una serie di tragiche vicende, Sitara viene catturata dai mongoli. Grazie alla sua scaltrezza e ai suoi studi, riesce però ad entrare nelle grazie di Tolui, quarto figlio di Genghis Khan e comandante della spedizione che aveva conquistato Tus. Quest’ultimo decide quindi di rendere Sitara l’attendente di sua moglie, e da qui partirà il lungo viaggio della nostra eroina verso la Mongolia armata di un un’unica risorsa: la conoscenza.

Jaadugar - A Witch in Mongolia n. 1, la recensione 7

Un manga atipico

Quello che più colpisce di Jaadugar – A Witch in Mongolia, è sicuramente l’unione di un contesto poco utilizzato all’interno del medium – non mi vengono in mente molti altri manga che narrano le vicende della Mongolia dei Khan, e ancora meno quelli che non si concentrano sull’aspetto militare delle imprese dei mongoli -, per altro con uno stile di disegno molto old-school, che richiama palesemente il tratto di Osamu Tezuka.

Un tratto che sicuramente può avere i suoi pregi e i suoi difetti, ma che potrebbe risultare poco appropriato in alcuni contesti, in quanto tende a infantilizzare eccessivamente i character design dei vari personaggi, rendendo anche i feroci conquistatori mongoli dei ragazzini con uno sorriso più beffardo che minaccioso.

Dal punto di visto della trama e della caratterizzazione dei personaggi ho invece considerazioni molto più positive da esternare: pur non potendoci affezionare molto alla maggior parte delle comparse di questo primo volume, la storia e il carattere di Sitara sicuramente emergono all’interno del contesto della narrazione, con il suo fare scaltro ma anche esuberante che riesce a farsi apprezzare. Sono curioso di vedere come si evolverà la storia e come la protagonista riuscirà (o meno?) a sfruttare il suo sapere per continuare indenne la sua vita.

Un’altra menzione positiva va all’aspetto storico e culturale del manga: si vede che c’è stata una grande ricerca portata avanti per mettere in piedi questa storia, con avvenimenti storici realmente accaduti, come il saccheggio di Nishapur da parte di Genghis Khan, e la spiegazione di diversi elementi culturali propri della tradizione mongola e persiana, oltre all’approfondimento di alcuni dei più grandi progressi compiuti dalla civiltà antica, come il calcolo della circonferenza terrestre attraverso l’utilizzo delle ombre.

Per quanto riguarda l’edizione italiana, il primo volume è uscito in due edizioni, una regular e una splendida variant di 12,5x17cm, entrambe brossurate, al prezzo di 7,50€. Si tratta di un prezzo leggermente più elevato di quanto J-POP Manga ci abbia abituato, ma comunque sempre nell’ordine dell’euro di differenza. La traduzione in Italiano è di ottima qualità e i versi del Corano recitati nel manga sono ripresi da una traduzione ufficiale del testo religioso.

Non mentirò: non sono mai stato un lettore assiduo di shojo, ma penso che Jaadugar – A Witch in Mongolia, sia una delle eccezioni che confermi la regola. Al netto di alcune riserve sullo stile visivo dell’opera, ho trovato questo volume un’introduzione davvero ottima al contesto della serie e non vedo l’ora di scoprire il futuro che ci riserva nei prossimi volumi. Magari senza troppa ansia, dato che la serializzazione è attualmente ferma in quanto l’autrice è in congedo di maternità.

jaadugar a witch in mongolia tomato soup j-pop manga
Sceneggiatura
9.2
Disegno
6
Cura editoriale
9
Pros
Atmosfera unica nel panorama manga moderno
Intreccio narrativo coinvolgente
Lato culturale splendidamente approfondito
Edizione di Ottima fattura, con un'ottima traduzione
Cons
I disegni a volte stonano un po' con quella che dovrebbe essere la percezione del momento
Alternanza di eventi forse un po' troppo frenetica
8.4
VOTO

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Jaadugar - A Witch in Mongolia n. 1, la recensione 8

Nato praticamente con il pad in mano, ho iniziato a giocare sin dalla primissima età. Crescendo però è stata la Nintendo a dettare legge nella mia vita videoludica, per poi riavvicinarmi al multipiattaforma solamente con la PS4. Nonostante la propensione per il mondo del gaming, non disdegno altre forme di intrattenimento quali fumetti, cinema o serie TV.

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