The Witcher 3 Remastered (la versione rivista e corretta dell’originale The Witcher 3: Wild Hunt ) è l’esempio perfetto di come si faccia una remastered di un videogame. E non parliamo di componente tecnica o di gameplay, anzi.
Ma entriamo nel dettaglio di questa nostra riflessione. Dopo tutte le ore nelle quali abbiamo giocato e rigiocato a The Witcher 3 Remastered (nella sua versione per PlayStation 5), vogliamo sfruttare l’occasione del gioco di CD Projekt RED per riflettere in generale su gaming, remastered e tutto il mercato che le circonda.
The Witcher 3 Remastered: un gioco imperfetto? Il ritorno dell’avventura di Geralt di Rivia fra mostri da cacciare, vampiri, la misteriosa e demoniaca Caccia Selvaggia che insegue la sua figlia adottiva Ciri , tutto mentre una guerra fra l’impero di Nilfgaard e i territori liberi prosegue interminabile, era parecchio attesa da chi era già assai fan della saga videoludica nata sui libri di Andrzej Sapkowski .
Il riportare al 2026 un RPG così vasto (uscito originariamente undici anni fa) non è stata sicuramente un’impresa facile, cercando l’equilibrio fra nostalgia e innovazione , fra novità e tradizione. Il team di CD Projekt RED, ce l’ha fatta, sia chiaro, ma non senza qualche tentennamento.
Dicevamo di voler evitare di concentrarci sul piano tecnico e di gameplay, quindi eccoci qua a toglierci subito il dente riguardo questi aspetti. Perché lo facciamo? Perché questa nuova versione di The Witcher 3: Wild Hunt risulta in alcuni frangenti imperfetta .
Talvolta la grafica e il dettaglio visivo potrebbero risultare un po’ datati , ma è pur vero che si tratta di una remastered, di una revisione del videogioco originale, non di un remake. Dispiace un po’ di più vedere qualche scatto e un frame rate ogni tanto ballerino , in particolare ovviamente se scegliamo la modalità grafica rispetto alla performance mode. Certo è che, in questo modo, possiamo avere il ray-tracing anche su console, seppur con un massimo di 30 fps.
Ugualmente, il gameplay ogni tanto lascia basiti. Nonostante sia stato rivisto in buona parte il combattimento , così come il sistema di progressione , entrambi ogni tanto sono ancora fin troppo simili a quelli che erano una volta, finendo per far sentire comunque tutti gli anni che si portano dietro .
E però, nonostante tutto questo, è comunque sempre così che si fanno (o che almeno andrebbero fatte ) le remastered .
Come si fanno le remastered di un videogioco? Con criterio In primis, come regola generale che fin troppi publisher e team di sviluppo dovrebbero tenere a mente, quando ci si approccia a un videogame bisognerebbe chiedersi se ci sia davvero bisogno di una remastered : e bisognerebbe farlo con criterio e ragionando .
Bisognerebbe ragionare non solo guardando a quante vendite abbia fatto un videogioco, ma tenendo a mente tanti altri dettagli per capire quanto sia utile (o inutile) una remastered. Un esempio? Quanto sia utile far uscire di nuovo un gioco uscito giusto qualche anno prima, oppure quanto sia corretto farlo di nuovo pagare all’utenza che è nostra fan.
E soprattutto, secondo noi, bisognerebbe guardare anche alla qualità del titolo che vogliamo rimasterizzare. Nel senso, anche guardando alla sua versione originale , The Witcher 3: Wild Hunt rimane ancora oggi uno dei migliori giochi di ruolo a mondo aperto di sempre , è inutile girarci attorno.
Nonostante tutti gli anni che si porta appresso, tuttora la costruzione narrativa, le ramificazioni degli eventi in game e delle nostre scelte, la lore, le ambientazioni, restano un modello di riferimento per chiunque voglia un RPG fatto come si deve. E da qui torniamo all’idea di fare con criterio una remastered: scegliere il gioco giusto, con i tempi giusti , modificando magari ciò che va modificato ma senza snaturare ciò che fu. In tutto questo, The Witcher 3 Remastered colpisce dritto nel segno. E ovviamente non è ancora finita.
Pensando alle tasche dell’utenza Quindi, già così, potremmo dire che Geralt si meritava questa remastered, e forse pure noi ce la meritavamo, già di base. Poi, su questo, s’innesta inevitabilmente anche il discorso economico .
Prendiamo un altro gioco simile uscito recentemente: The Elder Scrolls IV: Oblivion Remastered . Uscito nel 2025, è la remastered dell’omonimo gioco di Bethesda Softworks del 2006. E sì, certo, fra 2006 e 2025 passano 19 anni, ma comunque come remastered rimane assai debole , fin troppo simile all’originale, dunque vecchia e senza che ci faccia tornare la voglia di giocarci (nonostante Oblivion , per l’epoca, fosse un’opera mastodontica), ed evitiamo di addentrarci in tutta la questione di bug, difetti, e quant’altro.
Ma appunto, il problema non è solo riguardo quanto poco remastered sia Oblivion rispetto a The Witcher 3 , né riguardo quanto Oblivion sia invecchiato parecchio di più rispetto a The Witcher 3 . No, è anche un problema di soldi . Per poter giocare a Oblivion Remastered bisogna sborsare (su qualunque store online lo cerchiamo) 54,99 euro . 55 euro per la remastered di un videogame di 20 anni fa: ne vale la pena.
Certo, Oblivion Remastered è anche all’interno del catalogo di Game Pass . Ma ricordiamo un attimo: quanto ci costa anche solo un mese di abbonamento a Game Pass? Però, chiaro, non vogliamo accanirci contro The Elder Scrolls IV: Oblivion , perché è solo uno dei tanti , ovvio. Giusto per rimanere nel mondo di The Elder Scrolls , vogliamo parlare di quante versioni sono uscite di Skyrim (così tante da diventare addirittura un meme)?
E non è che su altri lidi si stia meglio. Giusto per citarne un altro, avremmo per esempio The Last of Us Remastered di Naughty Dog . Cos’hanno in comune tutti questi videogame? Che tocca pagare per giocare e rigiocare titoli vecchi (o venduti come tali), su cui abbiamo magari già macinato decine e decine di ore di gioco.
Poi c’è The Witcher 3 Remastered . Abbiamo cercato fra le nostre mensole, i nostri scaffali, e abbiamo recuperato The Witcher 3: Wild Hunt per PlayStation 4 (che per inciso non toccavamo da circa un secolo). Lo abbiamo inserito nella nostra PS5 e, neanche 50 giga di download dopo , stavamo di nuovo avviando la miglior avventura del nostro strigo preferito. Tutto questo, appunto, a costo zero , senza spese o acquisti aggiuntivi.
Ora, mettiamolo in chiaro: se lo cercate sugli store online , troverete direttamente la versione remastered con il suo bel prezzo di quasi 50 euro . Ma se già lo possedete (qualunque edizione sia) o se lo trovate per altri canali, magari fisico e pure a prezzo bassissimo, ecco che avrete automaticamente in mano anche l’edizione remastered di The Witcher 3 .
Senza fronzoli Niente orpelli, niente hype montato per mesi o per anni , centellinando le informazioni e basando tutto solo sul passaparola e i rumor. No, questa remastered è arrivata diretta e prepotente come le spadate di Geralt, e non solo per il discorso legato ai costi, ma più in generale per un dialogo che CD Projekt RED sembra aver cercato con la sua community .
Da un lato appunto c’è l’essere andata incontro al portafogli della sua utenza, dall’altro lato c’è stato il vendere The Witcher 3 Remastered solo per quel che è: un’onesta remastered di un gioco bellissimo . Per dirla in maniera schietta e, appunto, senza fronzoli, è così che si fidelizza il cliente, l’utente , il giocatore. È in questo modo che si dimostra di amare l’intero medium videoludico , oltre che le proprie opere. Poi bisognerebbe capire se è davvero così o se si tratta solo di marketing e comunicazione, ma non sta a noi stabilirlo (limitandoci a riscontrare che il messaggio che passa è questo).
Queste scelte legate al (ri)lancio di The Witcher 3 Remastered , fra l’altro, sono l’ultimo tassello del modus operandi di CD Projekt RED, almeno nei confronti del proprio pubblico (per quel che riguarda la condizione lavorativa, questa è un’altra storia fatta di controversie e “problemi” passati ). Dai tempi infatti del disastro dell’uscita di Cyberpunk 2077 , il publisher e developer polacco aveva iniziato un percorso di redenzione non solo legato appunto al rendere giocabile il suo GDR futuristico, ma più in generale tornare nelle grazie dell’utenza .
E appunto la release della remastered di The Witcher 3: Wild Hunt s’innesta in questo processo: da un lato cancellare gli errori passati, dall’altro lato guardare al futuro , con l’uscita di The Witcher IV prevista per il 2028.
The Witcher 3 Remastered: il riscontro del pubblico Quelle che avete appena letto sono soltanto le nostre opinioni su di un videogame, ma soprattutto sul perché questo gioco ha centrato nel segno , anche (e forse soprattutto) come operazione di comunicazione videoludica .
A corredo però di questa nostra semplice riflessione, ecco giusto un paio di dati. Nel momento in cui scriviamo, il numero di utenti che stanno giocando a The Witcher 3 sul solo Steam (stando ad aggregatori di informazioni come SteamDB e SteamCharts ) è di circa 70.000 utenti .
E non è solo questo dato a essere tanto stupefacente, per un gioco vecchio di 11 anni. È stato infatti in queste prime settimane dall’uscita della versione rimasterizzata che si è toccato addirittura il picco di utenti attivi su The Witcher 3 di sempre : il 4 ottobre 2026 , qualche giorno dopo la re-release, più di 137.000 persone hanno avviato il gioco (e ripetiamo, sono dati che contano unicamente lo store online di Valve, senza contare per esempio i sistemi Xbox e PlayStation).
Questi sono segnali che, al di là dell’effettiva bellezza del videogame e al di là di quanto sia ancora in grado di stupire, l’operazione di The Witcher 3 Remastered è stata un vero e proprio successo .
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