Cinque anni dopo l’uscita di Resident Evil Village , ultimo capitolo della saga principale, Capcom abbandona temporaneamente la strada dei remake dei capitoli originali per tornare alla timeline principale con Resident Evil: Requiem . Il titolo segna l’attesissimo ritorno di Leon Scott Kennedy (tornato sì con Resident Evil 4 , ma assente dai capitoli principali dal catastrofico Resident Evil 6 ) e introduce una nuova protagonista: Grace Ashcroft , figlia della giornalista Alyssa Ashcroft , personaggio comparso negli spin-off di Resident Evil Outbreak .
L’annuncio di Resident Evil: Requiem arrivò un po’ a sorpresa durante la Summer Game Fest 2025 , a cui seguì una campagna marketing assolutamente perfetta che contribuì in modo significativo ad aumentare l’hype attorno al gioco. Capcom, infatti, ha collaborato con diversi brand: tra questi Porsche , che ha inserito una Porsche Cayenne Turbo GT come auto di Leon, e Hamilton , che ha realizzato due modelli distinti di orologi dedicati rispettivamente a Leon e Grace.
Inoltre, per la prima volta in assoluto, Capcom ha deciso di puntare pesantemente su Nintendo Switch 2 , annunciando che Requiem , insieme a Resident Evil 7 e Resident Evil Village , avrebbe ricevuto anche un porting sulla più recente console di casa Nintendo. Il tutto accompagnato dall’annuncio di un Pro Controller a tema Resident Evil e di due amiibo raffiguranti Leon e Grace.
Insomma, un mix di ingredienti che ha contribuito ad alimentare l’attesa per un titolo che prometteva davvero tantissimo. Ma sarà riuscito a mantenere le aspettative? Scopriamolo insieme in questa recensione.
Grace e Leon Gli eventi di Resident Evil: Requiem si svolgono esattamente 28 anni dopo il lancio missilistico avvenuto sulla città di Raccoon City durante gli eventi di Resident Evil 3 , collocando quindi la storia nel 2026.
La nuova protagonista è Grace Ashcroft, analista dell’FBI e figlia della giornalista Alyssa Ashcroft . Grace viene incaricata dal suo superiore, Nathan Demsey, di indagare su una misteriosa morte avvenuta al Greenwood Hotel , lo stesso luogo dove, sei anni prima, la ragazza ha assistito alla morte della madre .
Il corpo rinvenuto è soltanto l’ultimo di una serie di morti misteriose avvenute in tutto il Midwest degli Stati Uniti. Sugli stessi eventi sta indagando anche l’agente della DSO Leon Kennedy , che fa il suo attesissimo ritorno nella timeline principale dopo gli eventi di Resident Evil 6 . Leon, colpito da una strana malattia, scopre che tutte le vittime sono vecchi sopravvissuti di Raccoon City e che i loro decessi sembrano essere collegati a un ex ricercatore della Umbrella Corporation: Victor Gideon .
Nel frattempo, Gideon ha catturato Grace al Wrenwood Hotel e l’ha portata nella sua clinica privata, il Rhodes Hill Center .
È proprio qui che le strade dei due protagonisti finiscono per incrociarsi: Grace lotta per sopravvivere e per scoprire i suoi legami con la Umbrella, mentre Leon è determinato a porre fine una volta per tutte alle ambizioni dei rimanenti membri del vecchio colosso farmaceutico.
La componente horror del titolo Per la prima volta nella saga, Resident Evil: Requiem ci fa vivere le vicende secondo due punti di vista differenti, che determinano anche due modi di giocare completamente diversi . Prima di approfondire i gameplay di Grace e Leon, è doveroso dire che il gioco ci dà la possibilità di scegliere il punto di vista con cui vivere la nostra avventura, se in prima o in terza persona, consigliando però di giocare in prima persona con Grace e in terza con Leon. La spiegazione del gameplay che segue sarà basata proprio sull’idea di seguire questo consiglio.
Partiamo da un presupposto: la sezione di Grace all’interno del Rhodes Hill è probabilmente una delle più belle non solo di Requiem , ma forse dell’intero franchise. Raramente ricordo di aver provato un senso di oppressione così forte nel vagare senza alcuna reale possibilità di difesa all’interno dei corridoi del centro di cura, dove Grace è continuamente braccata dagli zombie e può a malapena difendersi. Le risorse a sua disposizione sono infatti estremamente limitate : gli unici bonus che ci vengono concessi sono i rari colpi per la Requiem che troviamo durante l’esplorazione, ma per la maggior parte del tempo ci ritroveremo a doverci difendere con una semplice pistola, cercando di evitare il più possibile gli scontri diretti.
La possibilità di evitare i combattimenti deriva anche dal nuovo comportamento degli zombie che, a differenza dei titoli passati, mantengono alcune delle caratteristiche e delle abitudini che avevano durante la loro vita precedente . Possiamo trovarci davanti, per esempio, a uno zombie cuoco che continua a tagliare la carne anche da morto, a uno zombie domestico intento a pulire i bagni oppure a uno zombie facchino che si occupa di tenere spente le luci. Tutti elementi che contribuiscono a rendere il gameplay di Grace molto più strategico. Inoltre, a tutto ciò si aggiungono anche alcuni nemici “stalker” che perseguitano la ragazza e risultano impossibili da uccidere, aumentando a dismisura il senso di essere costantemente in pericolo.
Al senso di oppressione del Rhodes Hill contribuisce anche il comparto sonoro , assolutamente perfetto in questo capitolo, che amplifica l’ansia mentre si girano gli angoli o si percorrono i lunghi corridoi sentendo in lontananza il gemito di uno zombie. Soprattutto negli ambienti chiusi, il RE Engine e il sound design lavorano in modo straordinario nel creare un’atmosfera unica, difficilmente ritrovabile anche in altri capitoli della saga.
Al gameplay di Grace si aggiungono poi gli enigmi ambientali, perfettamente integrati nel contesto del centro di cura. Chi ha giocato i capitoli precedenti potrà riconoscere rimandi a quasi tutta la saga: troviamo elementi di Resident Evil Village , Resident Evil 7 , ma anche, e soprattutto, dei classici come Resident Evil e Resident Evil 2 .
Insomma, potremmo dire che la prima metà del gioco riesce a fondere sapientemente tutti gli elementi migliori delle componenti horror dei precedenti capitoli, dando vita a un mix quasi perfetto che probabilmente rappresenta la prima parte di gioco meglio riuscita dell’intero franchise . Ma anche al di fuori del Rhodes Hill, le sezioni con protagonista Grace restano tra le più riuscite dell’intera saga.
Per evitare spoiler, cercheremo di parlare il meno possibile delle sezioni successive al Rhodes Hill, di cui si è già visto molto nei vari trailer, cercando di rimanere il più vaghi possibile.
La parte action del titolo Passiamo ora a parlare del nostro caro Leon Kennedy, che fa il suo attesissimo ritorno nella timeline principale dopo ben 14 anni di assenza , dai tempi del catastrofico Resident Evil 6 . Già dai primi minuti del suo arrivo al Rhodes Hill l’antifona è piuttosto chiara: con Leon non si pensa, si agisce .
Il gameplay di Leon è completamente differente da quello di Grace, e su questo c’erano pochi dubbi. L’agente della DSO, dopo tutto quello che ha passato, è letteralmente una macchina da guerra in grado di fare piazza pulita di tutti gli zombie che gli si parano davanti, e soprattutto in tanti modi diversi. Il gameplay riprende a piene mani dal capitolo action più riuscito della saga, Resident Evil 4 , cercando di evolverne le meccaniche senza però riuscirci pienamente; anzi, sotto alcuni punti di vista sembra addirittura fare qualche passo indietro.
Parliamoci chiaro però: il gameplay di Leon è godibilissimo e soprattutto divertente (tranne alcune sezioni di cui parleremo più avanti). Contribuisce inoltre a staccare perfettamente dall’atmosfera opprimente che si crea con Grace , dando al giocatore la possibilità di “scatenarsi” contro tutti quei nemici che, con la ragazza, era invece costretto a evitare. Il suo arsenale è molto vasto, a cui si aggiunge un’ascia che va a sostituire i classici coltelli e che possiamo usare per effettuare parry sugli attacchi dei nemici e finire quelli storditi, una meccanica che richiama chiaramente Resident Evil 4 . L’ascia è praticamente indistruttibile, ma può consumarsi, e ogni tanto saremo costretti ad affilarla di nuovo per ripristinarne la resistenza (poche volte questo rappresenta davvero un malus).
Non possono mancare ovviamente gli attacchi melee , che però sembrano meno precisi rispetto a quelli di Resident Evil 4 . In quest’ultimo, infatti, colpire i nemici alla testa o alle gambe garantiva quasi sempre la possibilità di effettuare un attacco corpo a corpo ; in Requiem questa dinamica risulta meno precisa. Capita spesso di colpire uno zombie nei suoi punti deboli senza farlo barcollare, rendendo la possibilità di colpirlo, e finirlo, molto più casuale rispetto al passato.
Sia chiaro: si tratta soprattutto di sottigliezze e piccole rifiniture che sembrano mancare. Il gameplay di Leon resta comunque molto godibile e divertente , capace di mettere d’accordo quasi tutti i tipi di giocatore.
Una seconda parte con qualche difetto Se nella prima parte dell’avventura non troviamo praticamente difetti, lo stesso non si può dire della seconda e conclusiva sezione, che vede come protagonista soprattutto Leon. Questa è probabilmente la parte che ha diviso maggiormente la community : da un lato chi la considera perfetta così com’è, dall’altro chi la ritiene la sezione più debole dell’intero titolo.
Il mio pensiero è che la seconda parte con protagonista Leon rappresenti esattamente ciò che mi aspettavo dal suo gameplay fin dall’annuncio, riuscendo a soddisfare pienamente le mie aspettative. È innegabile che si perda gran parte del fascino della prima parte ambientata al Rhodes Hill , sostituito questa volta da una Raccoon City ormai ridotta in macerie. Allo stesso tempo, però, era difficile aspettarsi un’atmosfera simile con Leon protagonista.
Ci sono comunque alcune cose che non funzionano del tutto, soprattutto per quanto riguarda alcune boss fight , che risultano molto meno impattanti rispetto ad altre e danno talvolta la sensazione di essere inseriti più come riempitivo piuttosto che come veri momenti chiave dell’avventura.
Abbiamo anche una minore varietà di nemici, questa volta molto più standardizzati e meno caratteristici rispetto a quelli della prima parte. Anche in questo caso, però, il confronto con la sezione di Grace va contestualizzato : con lei il numero di nemici da sviluppare era inferiore, mentre con Leon le creature sono decisamente più numerose, contribuendo a rendere la sua parte molto più frenetica. Nonostante questo, la parte di Leon funziona: è divertente e il gameplay gira alla grande (rimanendo inferiore soltanto a quello di Resident Evil 4 ).
Inoltre, la sezione dedicata a Leon, su cui non ci dilungheremo troppo per evitare spoiler, rappresenta anche un forte momento nostalgico, che ci riporta alle origini del personaggio e al suo legame con Raccoon City. Un elemento perfettamente in linea con l’uscita di Resident Evil: Requiem , che coincide con il trentesimo anniversario della saga .
Due tipi di gameplay, due tipi di inventario Oltre al gameplay, a differire tra i due protagonisti è anche la gestione dell’inventario, che contribuisce ulteriormente a distinguere le due esperienze di gioco. L’inventario di Grace è praticamente identico a quello di Resident Evil 2 , con la possibilità di utilizzare le macchine da scrivere per salvare la partita e la classica cassa oggetti per depositare tutto ciò che non serve nell’immediato.
La gestione dell’inventario con Grace è fondamentale, proprio perché nelle prime fasi dell’avventura avremo pochi slot liberi e molti oggetti da raccogliere, rendendo necessario un utilizzo attento della cassa, in pieno stile survival horror .
L’inventario di Leon, invece, è praticamente lo stesso visto in Resident Evil 4 , con il classico sistema a valigetta in cui gli oggetti occupano uno spazio variabile a seconda delle loro dimensioni. A differenza di Grace, Leon non può usufruire di una cassa oggetti, ma ha accesso ad uno shop dove è possibile acquistare armi e potenziamenti utilizzando i crediti ottenuti eliminando i nemici.
Va detto però che Leon ottiene armi e risorse in grande quantità , rendendo lo shop quasi un elemento di contorno, utile soprattutto per rifornirsi di cure e munizioni. A difficoltà normale, infatti, il gioco può essere portato a termine tranquillamente anche senza utilizzare quasi mai lo shop, se non per potenziare qualche arma.
Una longevità in linea con la saga Parlando della longevità del titolo, Resident Evil: Requiem , nella prima run, si porta a termine in circa 12-13 ore. A questo si aggiungono poi le 50 sfide attualmente disponibili, che richiedono di rigiocare la storia principale soddisfacendo determinati requisiti. Completando questi obiettivi si ottiene una valuta chiamata CP, che permette di sbloccare diversi bonus, tra cui nuove armi per entrambi i personaggi, munizioni infinite, costumi alternativi e potenziamenti aggiuntivi per le armi.
La storia principale, almeno nella prima run, può essere affrontata in tre diverse difficoltà: Casual (la modalità facile, che include anche la mira assistita), Normale Moderna (la classica difficoltà equilibrata, adatta a ogni tipo di giocatore) e Normale Classica (stesso livello di difficoltà della Moderna, ma con l’aggiunta dei salvataggi limitati tramite Nastri d’Inchiostro nella sezione di Grace, mentre la parte di Leon rimane invariata).
Dopo aver completato il gioco a una delle difficoltà sopra citate si sblocca la modalità Follia , che introduce salvataggi limitati e una difficoltà molto più punitiva. In questa modalità diventa fondamentale gestire con grande attenzione le risorse ed evitare il più possibile i danni, visto che, nella maggior parte dei casi, pochi colpi possono determinare un game over.
Queste diverse opzioni di difficoltà cercano di accontentare un po’ tutti i tipi di giocatore, rendendo il titolo estremamente accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta alla saga di Resident Evil .
Il Resident Evil definitivo? Resident Evil: Requiem era probabilmente il titolo che più aspettavo nel corso del 2026, ed è riuscito ad andare oltre le mie aspettative. Il gioco riesce a combinare alcuni degli elementi migliori di tanti capitoli della saga , elevandone alcuni a un livello ancora più alto, come la componente horror della sezione di Grace, e mantenendone altri su livelli estremamente solidi senza snaturarli, come accade per la componente action legata a Leon.
Il dualismo tra Grace e Leon rende il titolo estremamente divertente e vario, facendolo sembrare quasi due videogiochi in uno . La parte horror dedicata a Grace è probabilmente una delle migliori mai viste nell’intero franchise: il Rhodes Hill è un autentico gioiello , capace di riportarmi direttamente alle sensazioni provate agli inizi di Resident Evil 7 con la casa dei Baker, ma questa volta senza calare d’intensità con il passare delle ore. La sezione con Leon, invece, rappresenta una solidissima esperienza action : divertente e frenetica, permette al giocatore di scatenarsi dopo le fasi con Grace, che costringono invece a evitare il più possibile gli scontri con i nemici.
È il miglior Resident Evil di sempre? Al momento non ce la sentiamo di rispondere con certezza a questa domanda. È sicuramente uno dei migliori capitoli mai pubblicati, ma per il trono di miglior episodio della saga deve ancora confrontarsi con capolavori del calibro di Resident Evil 2 e Resident Evil 4 , che ancora oggi sembrano mantenere un leggero vantaggio rispetto a Requiem.
Probabilmente torneremo sull’argomento più avanti, quando saranno disponibili anche i contenuti aggiuntivi post-lancio annunciati di recente , che potrebbero contribuire a definire se Resident Evil: Requiem possa davvero essere considerato il miglior capitolo della saga.
Resident Evil: Requiem, la recensione: orrore per i vivi, requiem per i morti
COMPARTO GRAFICO E SONORO
10
COERENZA E CURA NEL DETTAGLIO
9.5
Pros
L'esperienza horror di Grace è probabilmente la migliore della saga
L'esperienza action di Leon è solidissima e divertente, sotto solo a Resident Evil 4
Comparto tecnico e sonoro di assoluto livello
Tante opzioni diverse per ogni tipo di giocatore
Cons
Qualche incertezza narrativa nella seconda parte di gioco
Supporto post-lancio al momento un po' scarno
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