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Resident Evil 4 Remake, la recensione: l’orrore è tornato

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Resident Evil 4 Remake, la recensione: l'orrore è tornato 1

Resident Evil 4 Remake

9.3

GAMEPLAY E LONGEVITÀ

9.5/10

GRAFICA E SONORO

9.0/10

COERENZA E CURA DEL DETTAGLIO

9.5/10

Pros

  • Una storia completamente rivisitata
  • Un gameplay divertente e mai monotono
  • Comparto tecnico e sonoro di pregevole fattura
  • IA dei nemici migliorata sotto ogni punto di vista...

Cons

  • ...da rivedere però l'IA di Ashley
  • Doppiaggio italiano non eccelso

Ci sono stati giochi che, alla loro uscita, hanno saputo rivoluzionare un intero genere videoludico. Pensiamo per esempio a Zelda Breath of The Wild, al più datato Dark Souls, fino al più recente Elden Ring. Eppure, nel lontano 2005, c’è stato un titolo che ha avuto forte influenza sull’intero genere dei survival horror, proponendo un gameplay totalmente innovativo per l’epoca, segnando, al contempo una nuova strada da seguire per una delle saghe horror più amate del periodo: stiamo parlando di Resident Evil 4.

18 anni dopo, Capcom decide di riproporlo alle nuove generazioni con un Remake di altissimo livello, su cui siamo riusciti a mettere le mani, e di cui, in questa recensione, spiegheremo pregi, difetti, somiglianze con l’originale e del perché risulti essere non solo un fantastico remake, ma anche un grandioso titolo standalone.

Resident Evil 4 - Launch Trailer

Vogliamo ricordare anche che, in un precedente articolo, che vi riportiamo qui, abbiamo già parlato dell’originale Resident Evil 4 e di come abbia avuto un forte impatto sul genere dei survival horror alla sua uscita.

Benvenuto, Forastero

Le vicende di Resident Evil 4 si svolgono sei anni dopo quelle di Resident Evil 2, e vedono come protagonista l’ex poliziotto Leon Scott Kennedy, sopravvissuto alla tragedia di Racoon City e ormai divenuto agente governativo agli ordini degli Stati Uniti d’America. Leon viene inviato in Europa, precisamente in un villaggio spagnolo isolato, per recuperare la figlia del Presidente degli Stati Uniti, Ashley Graham, rapita da un gruppo di fanatici religiosi. Ben presto, Leon si accorgerà che non tutto è come sembra, e che questa missione sarà tutt’altro che una passeggiata.

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Arrivato al villaggio, Leon si accorgerà che tutti gli abitanti del luogo, i quali tenteranno di ucciderlo sin dal suo arrivo, risultano essere incredibilmente ostili e resistenti. All’apparenza, le persone del posto sembrano essere semplici uomini e donne, ma in realtà essi sono posseduti da un parassita noto come “Las Plagas”, che li ha trasformati in “Ganados”, esseri irrazionali guidati da un sedicente patriarca, chiamato Lord Saddler. Questi “Ganados”, infatti, sono in grado di comunicare e di interagire tra di loro, come in una vera e propria comunità.

La setta di cui fanno parte questi infetti è chiamata “Los Illuminados”, e sono coloro che hanno organizzato il rapimento di Ashley. Il piano della setta è infatti molto semplice, oltre a chiedere un pesante riscatto per il rilascio della ragazza, hanno intenzione di infettarla e lasciare che sia lei, una volta tornata a casa sotto il loro controllo, a propagare il parassita.

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Infettato a sua volta dal parassita, Leon si ritroverà, oltre ad affrontare l’intera setta e a fermare i piani del malvagio Lord Saddler, anche a dover salvare la vita di Ashley e di se stesso. Ad aiutarlo troviamo Luis Serra, un ex ricercatore di Umbrella, e vecchie conoscenze come Ada Wong, apparsa già in Resident Evil 2, anche lei presente nel villaggio per conto di una misteriosa figura.

Una longevità maggiore rispetto all’originale

Resident Evil 4, nelle circa 15 ore che ci sono volute per portare a termine il gioco per la prima volta, ci ha proposto un insieme di situazioni molto varie, realizzate con estrema cura, e in grado, soprattutto, di soddisfare numerose tipologie di giocatori.

La storia si snoda attraverso diversi capitoli, 16 per essere precisi, necessari però solamente a definire il susseguirsi degli eventi all’interno dei diversi momenti dell’avventura. Per quanto riguarda il level design, anche qui parliamo di un lavoro pressoché eccellente: le macro aree risultano adatte sia per essere esplorate a fondo una prima volta, che per un po’ di sano backtracking, corposo, ma mai eccessivamente frustrante o noioso, grazie alla contenuta dimensione degli ambienti e alla possibilità di sfruttare l’aiuto degli alleati che Leon incontrerà durante la sua avventura (Ashley su tutti) per raggiungere luoghi fino ad allora inaccessibili.

Riguardo invece la fase esplorativa, le attività da svolgere si riducono a due macro categorie: la raccolta di tesori nascosti e il completamento di missioni secondarie per ottenere “Spinelli” utili ad essere scambiati con altre risorse dal Mercante. Nonostante la varietà di attività da svolgere sembri molto scarna, il modo in cui sono state inserite le fa sembrare perfettamente naturali e coerenti con la storia principale del gioco, facendo sì che non si rivelino mai ridontanti o fastidiose.

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Per quanto riguarda la longevità, per completare il gioco al 100%, compreso quindi di tutte le missioni secondarie, si attesta intorno alle 20 ore di gioco, se invece ci concentriamo solo sulla storia principale, le ore scendono all’incirca sulle 13-14, a differenza dell’originale, in cui la durata si attestava sulle 9-10. Una longevità che può sostanzialmente aumentare nel momento in cui si decida di portare a termine tutte le numerose sfide presenti all’interno del gioco, che richiedono di completare l’avventura più volte sfruttando bonus e malus che via via verranno messi a disposizione del giocatore.

Per il momento nel gioco non sono presenti riferimenti ai DLC presenti nell’originale, “Assignement Ada” e “Separate Ways”, mentre è stato già annunciato che, nell’aggiornamento del 7 aprile, verrà aggiunta la modalità “Mercenari”.

Un gameplay rinnovato

Resident Evil 4 è principalmente un action in terza persona che, pur avendo delle caratteristiche da survival horror, basa il suo gameplay sull’affrontare numerose orde di nemici sempre più pericolose. Proprio per questo, Leon può sparare, parare alcuni colpi, stordire i nemici con dei calci ben assestati, eseguire supplex sui nemici di spalle oppure sfruttare le risorse presenti nell’ambiente circostante (per esempio barili esplosivi) per sconfiggere numerosi avversari senza utilizzare troppe risorse.

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Un così ampio ventaglio di opzioni avrebbe rischiato di rovinare completamente l’atmosfera spaventosa e piene di ansia che un vero survival horror dovrebbe trasmettere al giocatore. Tuttavia, Capcom è riuscita a bilanciare il tutto, garantendo la giusta dose di tensione al giocatore e risultando coerente con ciò che era stato fatto nei precedenti due Remake.

Il lato shooting del gioco non si allontana molto da ciò che abbiamo visto nei Remake del secondo e terzo capitolo: Leon risulta essere meno preciso nel momento in cui spara e cammina nello stesso momento, garantendo una buona precisione solo nei momenti in cui risulteremo fermi a mirare con la giusta accuratezza. Inoltre, nonostante Leon sia stato duramente allenato nel corso del suo periodo di addestramento per diventare agente governativo, riesce a trasmettere la propria fatica e pesantezza nell’eseguire alcune mosse, senza però mai risultare goffo o macchinoso.

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Considerata però una mobilità maggiore di alcuni nemici rispetto all’originale, è stato necessario, in maniera analoga, modificare il combat system, ecco quindi che Leon potrà parare gli attacchi nemici con il suo coltello, facendo però attenzione a non consumarlo troppo, altrimenti sarà inutilizzabile.

Inoltre, quando la folla di nemici risulterà ingestibile, l’agente Kennedy potrà stordire i nemici sparandogli in testa e scalciarli addosso agli altri, garantendosi una via di fuga. Sono stati, inoltre, rimossi completamente i QTE presenti nell’originale.

In alternativa, a differenza dell’originale, in questo Remake sarà possibile affrontare intere aree in maniera completamente stealth, eliminando i nemici in un colpo solo. Tuttavia, anche questo sarà vincolato all’usura del coltello, per evitare che tutto ciò possa risultare monotono o ridondante.

Doveroso parlare anche del livello di sfida: le varie situazioni che vengono proposte dal gioco spingono il giocatore ad usare con saggezza le proprie risorse: sparare a testa bassa tutti i proiettili raccolti potrebbe non rivelarsi la soluzione migliore, come anche fuggire una volta trovatisi di fronte ad un gran numero di nemici. Nonostante ciò, il gioco non metterà mai il giocatore in totale assenza di risorse, grazie anche ad un sistema automatico di drop che rilascerà risorse in maniera casuale nel corso dell’avventura. Nel caso in cui si decida di giocare a difficoltà più elevate, i nemici rilasceranno più spesso denaro invece che munizioni, spingendo il giocatore a potenziare le armi in proprio possesso e a dosare in maniera saggia ogni singola munizione che riuscirà a rimediare.

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Un gameplay così bilanciato comporta anche la necessità di un numero di nemici in grado di garantire situazioni sempre diverse, e anche in questo, Capcom è riuscito a migliorare un bestiario di nemici già molto vasto nell’originale. Infatti, non solo Leon si ritroverà ad affrontare una numerosa varietà di nemici, ma ognuno di essi presenterà un pattern diverso di attacco e punti deboli sempre differenti, garantendo al giocatore una costante diversità durante tutti gli scontri. Inoltre, se vogliamo analizzare anche le Boss Fight, tra pesanti modifiche rispetto al gioco originale e nuovi Boss creati appositamente per questo Remake, ci ritroveremo davanti ad alcuni fra i migliori scontri mai proposti dalla serie, con un livello di varietà tale da rendere quei pochi boss mai ripetitivi ed espressamente basati su pattern ben definiti.

Il ritorno dell’inventario “a Tetris”

Parlando invece della gestione delle risorse, è stato mantenuto il classico inventario “a Tetris”, quindi con uno spazio limitato, che risulterà fondamentale ottimizzare. Infatti, nella valigetta sarà possibile riporre armi, munizioni, erbe curative e altri strumenti utili come possono essere le modifiche alle armi, oppure i materiali per creare nuove risorse (a differenza di ciò che accade nei precedenti due Remake, gli oggetti chiave verranno riposti in un inventario a sé stante, senza quindi andare ad intaccare lo spazio dell’inventario standard, ndr).

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Come accennato poco prima, a differenza dell’originale, in questo remake sarà possibile generare delle nuove risorse, utilizzando i materiali che troveremo nel corso dell’avventura, della polvere da sparo, oppure le classiche erbe da combinare per generarne altre con effetti più potenti.

Torna anche il Mercante, con delle novità davvero interessanti: oltre al poter acquistare nuove risorse e armi, potenziare quelle già in nostro possesso oppure vendere i tesori raccolti, in questo remake sarà possibile anche scambiare gli “Spinelli” ottenuti grazie alle missioni secondarie per ottenere oggetti speciali, come possono esserlo potenziamenti di armi, le mappe che segnano dove sono ubicati i tesori, erbe gialle utili ad aumentare la salute del nostro Leon e così via.

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Un titolo (quasi) completamente nuovo

Per rispondere alla domanda di cosa cambia rispetto all’originale, potremmo dire: quasi tutto, una risposta che però non renderebbe giustizia all’immenso lavoro svolto dagli sviluppatori con questo Remake. Infatti, l’originale Resident Evil 4, in questo nuovo capitolo, è presente e assente allo stesso momento, questo perché Capcom ha messo in atto una vera e propria riscrittura della storia, la quale mantiene alcune delle vicende più iconiche, ma allo stesso momento le inserisce in contesti completamente diversi, e sorprende come questo sia stato fatto con una tale naturalezza da rendersi conto solo con il progredire della storia di trovarsi davanti un titolo completamente nuovo.

Alcune sezioni sono state modificate, o addirittura rimosse, anche se ci teniamo a precisare che non ci sono stati pesanti tagli alla narrazione come accaduto per il Remake del terzo capitolo, né tantomeno pesanti stravolgimenti alla struttura che caratterizzava Resident Evil 4: gli eventi iniziano e terminano esattamente come nell’originale, ad essere stato modificato è lo sviluppo dell’intera avventura, con personaggi maggiormente sviluppati e una narrazione più coerente e collegamenti più naturali che contribuiscono a rendere l’esperienza finale sicuramente più godibile rispetto all’originale del 2005.

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Ad essere stata ritoccata è anche l‘IA di Ashley Graham, la figlia del Presidente che Leon dovrà salvare, non esattamente il personaggio più amato dalla community, considerata da sempre irritante, fastidiosa e poco credibile all’interno del contesto del gioco. In questo Remake, la figura di Ashley è stata resa molto più realistica e con un ruolo più incisivo all’interno del gameplay, con anche maggiori interazioni e dialoghi tra lei e Leon.

Inoltre, è stata rimossa la sua barra della salute: una volta che Ashley verrà colpita, cadrà a terra, e dovrà essere aiutata da Leon a rimettersi in piedi e le si potrà anche chiedere di star vicino o più lontano dal protagonista, per evitare di essere d’intralcio durante i combattimenti. Purtroppo, abbiamo notato che in alcuni spazi molto ristretti, nonostante si dia il comando alla ragazza di rimanere lontana, essa risulterà rimanere in mezzo agli scontri a fuoco, rendendo la vita ancora più complicata al giocatore.

Un comparto tecnico “da brividi”

Analizzando il lato più puramente tecnico del gioco, anche qui Capcom ha fatto un lavoro davvero eccellente: con il proseguire dell’avventura, abbiamo potuto apprezzare il numero di dettagli aggiunto in ogni area del gioco, dal villaggio, ai boschi, fino al castello (in cui possiamo trovare degli elementi che con la memoria ci rimandano a Resident Evil Village), che presenta un livello di dettaglio da lasciare a bocca aperta.

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Anche i modelli poligonali dei personaggi sono stati curati in maniera maniacale: dai capelli incredibilmente realistici, fino al vestiario (stupendo il vestito rosso di Ada, ndr.), e il supporto al Ray Tracing non fa che rendere il tutto più piacevole agli occhi. Qualche incertezza invece l’abbiamo notata negli sguardi dei personaggi, soprattutto in quella di Leon.

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Dal lato dell’ottimizzazione invece, noi abbiamo giocato la versione PC, e anche qui, come nei precedenti due Remake, è stato svolto un lavoro davvero impeccabile: grazie alle numerose impostazioni grafiche presenti, è possibile godersi il gioco anche su hardware non troppo recenti.

Da elogiare anche l’IA dei nemici: essi risulteranno molto più imprevedibili per il giocatore, seguendo percorsi più intricati, aggirando Leon e attaccandolo alle spalle. Come nei precedenti remake, i nemici non potranno entrare in alcune aree del gioco, come per esempio quelle in cui è presente il Mercante, garantendo al giocatore dei piccoli momenti in cui riprendere fiato.

Molte aree di gioco sono state riviste, come per esempio scale e porte, in cui, nell’originale, era possibile uccidere un gran numero di nemici bloccati in quella sezione con il coltello. Anche nel remake è possibile farlo, ma in maniera più limitata, grazie anche all’IA migliorata dei nemici.

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Ottimo anche il comparto sonoro del gioco: diverse battute dei “Ganados” sono rimaste invariate (è ancora presente il celebre “Un forastero”), mentre risultano diminuite le battute ironiche di Leon. L’audio invece dell’ambiente circostante è davvero notevole, e contribuisce ad aumentare l’ansia del giocatore una volta che si ritrova in ambienti completamente chiusi e silenziosi.

Il gioco, a differenza dell’originale, è doppiato completamente in italiano, ma non ci ha fatto impazzire: ottimo il lavoro di Alessandro Rigotti, storica voce di Leon, da rivedere invece il doppiaggio di Ashley, che in alcuni momenti sembra essere fin troppo “piatta”.

Il Remake definitivo

Con Resident Evil 4 Remake, Capcom è riuscita a svolgere un lavoro eccellente, riprendendo le meccaniche già introdotte, e rivelatesi vincenti, nei precedenti due Remake, senza però cadere negli errori già commessi, soprattutto con Resident Evil 3 Remake.

Ci troviamo di fronte ad un titolo fantastico sotto ogni punto di vista, con un gameplay che risulta essere divertente, ma mai monotono, e un lato tecnico e sonoro che prendono e migliorano elementi già visti nei precedenti remake, ma anche nel più recente Resident Evil Village (di cui abbiamo portato una recensione, che vi lasciamo qui).

In conclusione, Resident Evil 4 si rivela essere, al pari del Remake del 2, il miglior remake della serie, ma anche uno dei migliori capitoli dell’intera saga, superiore addirittura all’originale, risultando adatto ad ogni tipo di giocatore, sia al veterano della saga, ma anche a chi si sta avvicinando per la prima volta a questa serie.

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Mi presento, mi chiamo Armando, amante della tecnologia e dei videogiochi fin da bambino. Sono un grandissimo appassionato di giochi di carte, soprattutto Yu-Gi-Oh!, e di videogiochi a carattere horror, in particolare la saga di Resident Evil, con il quarto capitolo in cima alla classifica dei miei videogiochi preferiti.

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