Si ringrazia Konami Digital Entertainment per averci fornito la copia utilizzata per redarre questa recensione di Castlevania: Belmont’s Curse.
Si è già discusso di come Konami negli ultimi anni abbia riportato in auge alcuni dei suoi franchise più iconici a lungo bistrattati dalla stessa compagnia. Dopo Metal Gear Solid e Silent Hill , per il ritorno di Castlevania si trattava soltanto di una questione di tempo.
A pensarci, è quasi assurdo che proprio uno dei padri dei metroidvania 2D , uno dei sottogeneri più in voga degli ultimi anni, sia rimasto nell’ombra così a lungo. Castlevania: Order of Ecclesia , pubblicato nell’ormai lontano 2008 su Nintendo DS, è stato l’ultimo capitolo a riproporre la formula che ha reso famosa la serie.
Da lì in poi, la proprietà intellettuale si è trasformata più volte, nel tentativo di ampliare la propria platea nei modi più disparati: dagli action 3D ai giochi mobile, dai pachinko in Giappone alle serie animate Netflix .
Nel frattempo, nel sottobosco degli studi emergenti sono apparse produzioni che avevano poco da invidiare ai giganti del genere. Basti pensare al successo che hanno riscosso nel tempo serie come Hollow Knight , Blasphemous e Guacamelee o persino Bloodstained , di Koji Igarashi , creato proprio con l’obiettivo di sfamare gli appassionati rimasti orfani delle avventure dei Belmont.
Samus Aran è riuscita a rimettersi in gioco con l’acclamato Metroid Dread , sviluppato da MercurySteam , dando nuova linfa vitale alla serie. E per quanto riguarda Castlevania, invece? Cosa deve fare un franchise storico di questo calibro per competere con le prestigiose nuove leve ?
La risposta di Konami è stata prevedibile, ma molto intelligente: affidare le chiavi di casa direttamente a uno di questi nuovi studi di talento. La scelta è ricaduta su Evil Empire e Motion Twin , creatori del roguelike 2D Dead Cells che in passato avevano già collaborato con la casa giapponese per realizzare un’espansione crossover dedicata a Castlevania.
Questa collaborazione ha portato alla nascita di una nuova opera, che si propone come un nuovo punto di partenza per il brand, in bilico tra tradizione e modernità . Vi raccontiamo, quindi, Castlevania: Belmont’s Curse e il risultato di questa nuova avventura.
Un eterno conto in sospeso
Quella tra Dracula e il clan Belmont è probabilmente una delle dispute più longeve nella storia dei videogiochi. Puntualmente, ogni tot anni, il signore delle tenebre torna con il suo castello mutaforma per creare caos e scompiglio sulla Terra. Al suo ritorno lo attendono gli ammazzavampiri della famiglia sopracitata che, come da tradizione, eliminano la minaccia e riportano momentaneamente la pace.
Anche in questo caso, la storia si ripete. A 23 anni dagli eventi di Castlevania III: Dracula’s Curse , il re dei vampiri è tornato in una Parigi medievale del 1499 . La protagonista della vicenda è Rose Belmont , figlia di Trevor Belmont , colui che uccise il maligno un paio di decenni prima.
Insieme a suo padre, la giovane decide di percorrere le strade della capitale per affrontare le mostruose creature e raggiungere il leggendario castello. La missione si rivela tutt’altro che semplice, a causa delle numerose minacce che si frappongono sul suo cammino.
Inoltre, oltre a peccare d’inesperienza, la giovane soffre di una grave corruzione al braccio destro, ereditata da sua madre Sypha Belmont , deceduta a causa di una maledizione del vampiro poco dopo averla messa al mondo.
Oltre a questa maledizione, Rose ha ricevuto in dono dalla madre anche un misterioso mazzo di tarocchi in grado di assorbire le essenze di potenti guerrieri e le loro abilità, permettendole di sfruttarle a proprio vantaggio.
La narrazione, seppur ripercorra stilemi già visti più volte e in diverse occasioni, risulta piuttosto piacevole e ben raccontata . Quella di Rose è una vicenda incentrata sul riscatto , tanto personale quanto legato alle perdite subite dalla sua famiglia. Ad accompagnarla troviamo diversi volti, vecchi e nuovi , che arricchiscono l’intreccio grazie ai loro aneddoti e alle loro storie personali.
Il misterioso Caduto , Giovanna d’Arco e la gorgone Medusa , una volta assorbiti dai tarocchi, diventano i principali compagni di viaggio della protagonista. In determinate situazioni, il quartetto riesce a dar vita a dialoghi particolarmente interessanti, merito delle personalità ben delineate dei suoi membri.
Non mancano piacevoli riferimenti ai precedenti capitoli appartenenti al canone, ma ciò non pregiudica in alcun modo la fruizione dell’opera da parte dei neofiti della serie. La vicenda viene vissuta attraverso gli occhi di Rose, che conosce già diversi eventi legati al proprio clan, ma resta una principiante con ancora molto da imparare sul suo passato.
Lodevole anche la narrativa ambientale che, attraverso documenti collezionabili e indizi visivi, riesce a contestualizzare e valorizzare diverse figure della mitologia, conferendo maggiore profondità e un’aura di mistero a questi personaggi.
Contro le forze del male
Come sempre, l’ammazzavampiri deve mettere a disposizione il proprio arsenale e le sue abilità per farsi strada tra i demoni che infestano la città. Rose può equipaggiare un’arma alla volta e scegliere tra sette tipologie differenti .
Ciascuna di esse si distingue per DPS (danno per secondo) e modalità di utilizzo . Con spada e scudo, ad esempio, è possibile parare i colpi alzando la guardia o effettuare delle cariche, mentre le doppie lame consentono di eseguire combo più potenti del solito, a patto di rispettare uno specifico tempismo.
Tutte le tipologie risultano ben distinte e appaganti, ma avrebbero beneficiato di una maggiore componente di personalizzazione . È infatti possibile trovare ben quattro armi per ciascuna tipologia, ma le differenze riguardano quasi esclusivamente il danno inflitto, fatta eccezione per gli esemplari più avanzati, che presentano ulteriori variazioni tangibili, come la possibilità di infliggere status alterati ai nemici o di sfruttare moveset differenti.
Questo sistema di progressione risulta in realtà piuttosto sgradevole : non sapendo in quali zone o scrigni sia possibile trovare le armi che si desidera potenziare, si finisce per utilizzare quelle che infliggono più danni tra quelle disponibili, anziché le tipologie che si preferiscono.
Come già detto in precedenza, i tarocchi di Rose possono assorbire i poteri dei nemici per sfruttarli a proprio vantaggio. Nello specifico, si tratta delle abilità dei boss : una volta sconfitto uno di essi, il suo potere viene racchiuso in una carta che permette, attraverso l’apposito tasto, di utilizzare una delle sue mosse consumando mana.
I tarocchi sono numerosi e offrono diversi effetti, oltre alla possibilità di infliggere status alterati. Si parte da una semplice palla di fuoco da scagliare con il braccio, per arrivare a colpi decisamente più letali. Ogni carta può inoltre essere potenziata , a patto di soddisfare determinati requisiti di combattimento completabili durante qualsiasi scontro.
Rose può anche equipaggiare fino a tre amuleti che offrono bonus passivi. Solitamente, però, si tratta di vantaggi talmente marginali e situazionali che risulta difficile parlare di veri e propri set. Anche sotto questo aspetto, pertanto, la componente di personalizzazione del proprio stile di gioco si rivela lacunosa .
Come in ogni metroidvania che si rispetti, non mancano manovre di movimento avanzate sbloccabili nel corso della partita. All’inizio Rose è soltanto in grado di correre, saltare e scivolare, ma, con il proseguire dell’avventura, acquisisce anche altre abilità acrobatiche: dalle più classiche, come il dash in aria o il doppio salto, fino a quelle più peculiari della produzione, come la possibilità di oscillare con l’immancabile frusta o di effettuare contrattacchi magici.
A proposito di avversari, il bestiario è sufficientemente variegato e ricco di archetipi classici già visti in precedenza nella saga, come licantropi, scheletri, armature stregate, arpie e molte altre creature. Differenziandosi per stazza, mosse e punti vita, questi nemici sono abbastanza diversificati da mantenere i combattimenti stimolanti per tutta la durata della campagna. Le sfide contro i boss rappresentano alcuni degli apici della produzione sul piano coreografico: sono numerose e caratterizzate da attacchi spettacolari.
Rose deve prestare attenzione anche alla gestione delle proprie risorse . Quando la salute scende troppo, può ripristinarla utilizzando apposite cure, che si ricaricano a ogni checkpoint. A differenza di quanto visto in passato, il cibo recuperabile nella mappa non può essere conservato , ma viene consumato immediatamente. Il mana, necessario per lanciare gli incantesimi dei tarocchi, si ricarica attaccando ed eliminando i mostri. Sconfiggendo gli avversari, inoltre, la protagonista ottiene punti esperienza, utili per salire di livello e migliorare le proprie statistiche.
Il ritmo delle battaglie è frenetico , i movimenti della protagonista sono estremamente fluidi e il feedback dei colpi riesce a trasmettere una sensazione di piena soddisfazione a ogni attacco andato a segno. Non è un titolo particolarmente difficile e, con determinati equipaggiamenti, può risultare persino troppo semplice. Al netto di questi casi, tuttavia, il gioco mantiene un buon livello di sfida fino al completamento.
Per chi lo ritenesse necessario, è possibile attivare una modalità personalizzata attraverso i menù di gioco e modificare determinati parametri, come il danno subito e l’esperienza ottenuta, così da adattare il titolo alle esigenze di diverse tipologie di giocatori.
Ma che bel castello…
Castlevania: Belmont’s Curse segna per Evil Empire un importante traguardo: si tratta del loro primo titolo con una mappa fissa e interconnessa , priva di elementi casuali e caratterizzata da un level design ben definito. Si può dire che, come primo approccio, gli sviluppatori siano riusciti a realizzare un prodotto assolutamente valido, seppur non manchino diverse sbavature .
La prima parte del gioco si svolge nelle strade infestate di Parigi, dove Rose è chiamata ad affrontare tre boss specifici per sbloccare un portone che conduce alla strada verso il castello . Questi tre avversari si trovano in altrettante regioni della mappa e sconfiggendoli si sbloccano i primi strumenti utili a rendere la navigazione più agevole.
Le prime aree esplorabili risultano semplici e lineari , con poche diramazioni e senza particolari guizzi creativi. Questo potrebbe facilmente preoccupare i giocatori più esigenti, magari abituati ai livelli più raffinati di altri esponenti del genere. Le cose, però, cambiano quando si raggiunge finalmente la dimora di Dracula .
Da quel momento, al giocatore viene concessa molta più libertà di esplorazione , lasciandogli decidere quando sia opportuno affrontare il signore del male. Anche il castello è suddiviso in varie sezioni, ognuna caratterizzata da peculiarità stilistiche e di design . La biblioteca , per esempio, è un’area in cui bisogna risolvere enigmi ambientali perfettamente integrati con le sezioni platform per poter avanzare. La torre dell’orologio , invece, richiede maggiore precisione e riflessi, a causa delle trappole e degli ostacoli disseminati lungo il percorso.
La mappa esplorabile, considerata nella sua totalità, è densa e stratificata . Non mancano segreti e oggetti da collezionare , come amuleti, armi e potenziamenti per la salute e il mana. Nelle strade è inoltre possibile trovare elementi del codex , sotto forma di indizi utili sia ad approfondire il contesto dell’ambientazione sia a raggiungere gli scontri più importanti.
L’opera riesce spesso a regalare momenti di epifania , dovuti alla scoperta di zone particolarmente nascoste o alla risoluzione di situazioni criptiche, mantenendo alto il senso di scoperta . Tutto ciò contribuisce a rendere l’esperienza scorrevole e coinvolgente fino ai titoli di coda.
Non tutte le aree, tuttavia, sono brillanti e riuscite allo stesso modo. Una zona in particolare, che non approfondiremo per evitare spoiler, richiede di essere esplorata senza l’ausilio della mappa . L’area in questione è particolarmente complessa e sfrutta diversi portali che teletrasportano il giocatore da una stanza all’altra, rendendo l’esplorazione caotica e poco piacevole . Fatta questa eccezione, il level design generale ne esce piuttosto bene, anche se non raggiunge i picchi qualitativi di altre produzioni simili , come Prince of Persia: The Lost Crown o l’acclamato Hollow Knight: Silksong .
Un’altra nota dolente è la mancanza di contenuti extra significativi al di fuori della campagna principale e di qualche skin aggiuntiva. Non sono presenti difficoltà sbloccabili, modalità aggiuntive o personaggi bonus utilizzabili al di fuori di Rose. Il pacchetto base si regge comunque sulle proprie gambe, considerando che completare il gioco al 100% può richiedere dalle 20 alle 25 ore , ma l’assenza di una chicca finale si fa sentire.
Una bellezza controversa
L’aspetto artistico di Castlevania: Belmont’s Curse è sicuramente quello più controverso dell’intera produzione . Nonostante si tratti di un titolo visivamente splendido , è assolutamente comprensibile che questo nuovo stile possa far storcere il naso a molti vecchi fan della serie, soprattutto a chi ha profondamente amato i capitoli a cui ha lavorato il leggendario Koji Igarashi .
Come già detto nell’introduzione, Castlevania è diventato tante cose nel corso degli anni, comprese due serie animate Netflix . In assenza di videogiochi di rilievo legati alla saga per molti anni, queste ultime hanno rappresentato per tanti nuovi fan il principale punto d’ingresso nel mondo del franchise di Konami. Non c’è quindi da sorprendersi se si è scelto di cavalcare l’onda del successo delle due produzioni e di riprenderne parte dello stile artistico, così da invogliare chi le ha viste a provare il nuovo titolo.
Per godersi questo nuovo Castlevania è necessario mettere da parte le tanto amate illustrazioni di Ayami Kojima , i grezzi sprite in pixel art e le oscure atmosfere gotiche, per abbracciare invece una scelta artistica più moderna che, seppur diversa, è comunque in grado di regalare parecchie soddisfazioni.
La direzione intrapresa da Evil Empire non richiama soltanto quanto visto nelle serie animate, ma sembra trarre ispirazione anche da alcuni esponenti della nuova generazione di sviluppatori . Osservando le meravigliose illustrazioni dei tarocchi o quelle che accompagnano i dialoghi di gioco, è difficile non pensare subito alle opere di Supergiant Games , in particolare ai due acclamati capitoli di Hades .
Le somiglianze si ritrovano anche nella commistione tra elementi 2D e 3D . Capita spesso di rimanere incantati osservando personaggi in cel-shading , caratterizzati da forti contrasti di luce, muoversi attraverso fondali in parallasse dai colori brillanti , accompagnati da effetti particellari bidimensionali. La stessa cura è riservata ai menù di gioco e, più in generale, a tutti gli elementi visivi.
Non ci sono gravi lacune sul fronte tecnico, ma è giusto segnalare un lieve aliasing sulla versione PC e dei cali di frame quando si passa dal gioco alle scene di intermezzo.
Il doppiaggio inglese dei personaggi è di alto livello , così come lo sono i vari effetti sonori. I brani che accompagnano l’avventura rappresentano un mix perfetto tra musica elettronica e sonorità gotiche classiche . Proprio come accadeva nei capitoli precedenti, quando ci si ritrovava a canticchiare le melodie del castello, anche in questo caso alcune composizioni restano facilmente impresse, pur riconoscendo le differenze stilistiche.
Tiriamo le somme
Castlevania: Belmont’s Curse è quindi un tradimento ? Difficile rispondere alla domanda, soprattutto considerando che gli sviluppatori hanno inserito diverse strizzate d’occhio nostalgiche a dimostrazione della loro buona volontà. La vera domanda da porsi è un’altra: anche se lo fosse, sarebbe davvero un problema ? È così sbagliato uscire dai binari e sacrificare parte della tradizione per intraprendere una nuova strada?
In questo caso, si può dire che ne sia valsa la pena . Questo gioco non è Symphony of the Night e nemmeno Aria of Sorrow , ma possiede un’identità unica e riconoscibile . La cura riservata alla direzione artistica e al comparto ludico è assolutamente lodevole, tanto da rendere quasi irrilevante il peso del nome che porta .
Belmont’s Curse è un gran bel gioco , che piaccia o meno. Il primo tentativo di Evil Empire con una produzione di questo calibro si rivela assolutamente riuscito e ci si augura che questa collaborazione con Konami possa durare a lungo. Non è privo di difetti e presenta alcune mancanze che lasciano l’amaro in bocca, ma vale assolutamente la pena provarlo per tutti gli amanti del genere.
Castlevania è morto, lunga vita a Castlevania!
Castlevania: Belmont's Curse
Comparto grafico e sonoro
9
Coerenza e cura del dettaglio
8
Pros
Comparto artistico e sonoro eccellente
Combattimento fluido e stimolante
Progressione scorrevole e ben ritmata
Narrazione molto piacevole
Cons
Lacune nella componente RPG
Incertezze in alcune fasi di esplorazione
Totale assenza di sorpese finali
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