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One Piece Netflix, la recensione: ciurma, all’arrembaggio!

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il

One Piece Netflix, la recensione: ciurma, all'arrembaggio! 1

One Piece Netflix

7.2

COMPARTO TECNICO

6.0/10

CAST

7.5/10

SCRITTURA

7.5/10

REGIA

7.0/10

DIREZIONE ARTISTICA

8.0/10

Pros

  • Ottimo cast
  • Scenografia on top
  • Fedele al manga ma originale

Cons

  • L'uso della CGI
  • Gli uomini pesce
  • Il doppiaggio in alcune lingue

Finalmente ci siamo. Dopo tanta attesa (e tantissimi dubbi a riguardo) la serie Netflix di One Piece che porterà i Mugiwara in live action è finalmente pronta a mostrarsi nella sua interezza. Otto episodi che non coprono – ovviamente – tutta la storia narrata nell’opera di Eiichiro Oda fino ad ora, ma che fanno tornare a galla gli esordi della ciurma di Monkey D. Luffy.

La trama la conosciamo pressocché tutti: Luffy è un giovane pirata che sin da bambino sogna di divenire un giorno il Re dei Pirati. Sulle orme del suo idolo Shanks il Rosso, tenterà di ottenere denaro, fama e potere come solo Gol D. Roger prima di lui era riuscito a fare.

Al suo annuncio i dubbi erano tanti ma, ora che è stata finalmente rilasciata, sarà degna della Rotta Maggiore o il suo destino è quello di affondare nel Mare Orientale? Scopriamolo insieme!

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Fedele all’opera di Oda, ma piena di novità

Il live action di One Piece rispetta in tutto e per tutto l’opera originale a cui è ispirato. Dal primo all’ultimo episodio, minuto per minuto, si respira l’aria di un vero One Piece. Il mood dell’intera serie è centrato in pieno, infatti la narrazione è costellata di easter eggs che solo i veri fan dei Mugiwara potrebbero cogliere. Tra tutti, nelle primissime scene, la presenza della famosissima (e commovente ndr.) Il Liquore di Binks, che è entrata nei cuori dei lettori del manga molti capitoli dopo rispetto ai fatti narrati su schermo.

Nonostante, come detto, scenografia, sceneggiatura e mood generale siano totalmente fedeli a One Piece, questa serie targata Netflix si concede più di qualche (delizioso) ritocco. Niente paura, nulla che possa stravolgere il racconto originale. Le soluzioni adottate per alcuni intrecci che riguardano anche i personaggi principali, rendono questo prodotto davvero fresco, quasi dando la sensazione di star guardando un One Piece alternativo a quello originale. Tale costruzione è un perfetto esempio di come, cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambi. Ci permettiamo di parlare in termini matematici perché (e qui chi scrive si sta sbilanciando più del dovuto ndr.) la formula One Piece è qualcosa di inconfutabile.

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Nonostante i pezzi del puzzle generale messi insieme diano la stessa (fedelissima2) immagine di One Piece, presi singolarmente regalano un’esperienza onepiece-ana tutta nuova anche per chi ha già familiarità con l’opera. Un espediente intelligente, oseremmo dire furbo, dato che non è affatto facile rimanere fedeli (in live action) ad un’opera manga riuscendo comunque a cacciar fuori un prodotto che sia adatto agli schermi dello streaming on demand.

One Piece Netflix – è per tutti?

La risposta è . Puoi goderti questa serie anche se non hai la minima idea di cosa sia One Piece. Come per ogni serie ispirata a saghe/opere di fama mondiale, sono stati inseriti elementi che renderanno la fruizione dei superfan un vero e proprio sogno ad occhi aperti, ma il tutto è facilmente recepibile anche da chi non ha familiarità con manga, anime o pirati di gomma.

Tutto merito di come sono stati messi insieme i tasselli dell’opera originale. Come detto, alcuni intrecci sono stati stravolti per portare allo stesso punto di arrivo, con lo scopo di creare due opere ben distinte in una volta sola.

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La prima è per i lettori del manga (o i fan della serie anime), che guardando gli otto episodi di Netflix One Piece avranno la sensazione di star rileggendo i primissimi capitoli della serie che amano, riuscendo a cogliere ogni cambiamento, ogni minima variazione, tutti gli easter egg. Insomma, sarà come tornare indietro nel tempo e ricominciare il manga da capo, ma avendo nel cervello già tutte le informazioni che abbiamo dopo 1100 capitoli di avventure e lotte varie.

La seconda è per i neofiti, che si troveranno davanti ad una bellissima storia di pirati molto strani e che, alla fine della fiera, avranno una gran voglia di recuperare l’opera originale (garantito al limone). Per questo tipo di spettatori Netflix ha usato i guanti di velluto, riuscendo a confezionare una serie completa e chiara per qualsiasi tipo di occhio, che ricostruisce fedelmente la trama originale senza tralasciare nessun dettaglio. Nemmeno il più piccolo.

Ok ma… Il cast?

Tutto giusto (tranne gli uomini pesce, please). Non è per razzismo, è proprio che rispetto a tutto il resto del cast, gli uomini pesce stonano decisamente nel contesto generale. Dall’inizio alla fine, ogni personaggio che appare su schermo è facilmente riconoscibile sia dall’aspetto che grazie alla sua accurata caratterizzazione. Menzion d’onore dovuta al cast di Roronoa Zoro e Bagy il Clown, che fittano perfettamente nel ruolo sia per aspetto che per interpretazione.

Proprio nella caratterizzazione di ogni personaggio sta il piacere di gustare One Piece Netflix. Ognuno dei protagonisti sembra provenire da una storia a sè, dove vigono regole e schemi narrativi diversi da quelli degli altri. Zoro sembra uscito da Kill Bill, Nami da un film sui gangster, Usopp sembra uno smarrito Pinocchio in mezzo ai pirati.

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Ciò che fa rabbrividire (in senso buono) è la crudeltà dei cattivi. In questa serie i pirati cattivi sono veramente cattivi. Dei veri pezzacci di… Melma. Ve lo lasciamo scoprire da voi, perché rivelarvi cosa hanno in serbo i villain per i Mugi rovina l’esperienza molto più di uno spoiler di trama.

Uomini pesce e altre ca…sbagli.

In One Piece Netflix funziona tutto alla perfezione. Fin quando non entra in scena la CGI. Infatti, se per quanto riguarda la scenografia non si possa dire letteralmente nulla in contrario (il Baratie è uscito direttamente dai sogni di chi scrive), non si può affermare lo stesso per le parti in computer grafica.

Si vede tantissimo quando viene utilizzata la CGI, purtroppo. Nei combattimenti, negli spostamenti in mare (addirittura nelle onde del mare). Questo rovina decisamente l’esperienza visiva che, lo ripeteremo altre centinaia di volte, fino a questo punto vince su tutto il resto.

Oltre alla CGI (che talvolta va a sporcare anche dei combattimenti in realtà dinamici e ben costruiti), ciò che fa rabbrividire (stavolta in senso negativo) sono i “trucchi” utilizzati per gli uomini pesce. Questi risultano molto fuori luogo rispetto al contesto generale (dei veri PESCI FUOR D’ACQUAHAHAHAAHAH) e, c’è da ammetterlo, non rendono giustizia alla maestosità dei corrispettivi dell’opera manga. Insomma, Arlong era ben altro che questo. Peccato.

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Conclusioni? Odio il pesce ma…

Chi scrive odia il pesce. Non lo mangia. Lo ha assaggiato varie volte ma niente. Gli fa schifo, che devo fare? Sono fatto così che volete da me. Sono gusti. A molti questa serie non piacerà affatto, e va bene così. Non a tutti piace quest’atmosfera grottesca e sfacciatamente surreale che caratterizza One Piece Netflix. Non sarebbe grottesco, non sarebbe surreale.

E non si tratta di capirci o non capirci. Sono semplicemente gusti. Probabilmente non basta neanche essere un agguerrito fan dell’opera originale per avere la certezza matematica che questo live action funzionerà. Ciò che è certo è che a me ha convinto, ma c’è un ma.

Se stai cercando qualcosa che sia GRANDE come One Piece: cambia canale e leggi One Piece. Fai un rewatch o, non lo so, guardati Disincanto e arrabbiati (così potrai unirti alla lotta di TUTTI).

Se stai cercando l’adattamento live action perfetto: lascia perdere. Vai al cinema ché ci sono le tartarugone.

Se hai voglia di vedere One Piece, come non lo hai mai visto: beh, accomodati e prendi i pop corn. Forse non ti piacerà, forse ti conquisterà.

Chi scrive ha adorato le sue atmosfere, i suoi personaggi, il suo modo così dolce e delicato di indurire un mondo già duro e grezzo come quello creato dal Maestro Oda. Ne ho odiato il pesce, dal primo all’ultimo. Ma forse, questo, è solo un mio difetto.

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Di giorno Social Media Manager, di notte niente più che il tuo amichevole Pokéuomo di quartiere.
Matteo B. Terenzi, latinense classe ‘94, ama le serie, i film ed i manga di ogni genere; ma nulla al mondo aggrada il suo palato quanto parlare dei mostri tascabili e scrivere bio in terza persona.

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