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Scissor Seven, la recensione: un surrealismo singolare

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Scissor Seven

7.3

TRAMA

7.5/10

REGIA

7.0/10

COMPARTO TECNICO

8.0/10

CAST

6.5/10

Pros

  • Narrazione intrigante
  • Comparto tecnico certosino

Cons

  • Umorismo non sempre compreso da tutti

Scissor Seven, oppure Killer Seven come denominato in madrepatria, è un anime di origine cinese scritto e diretto da Xiaofeng He. La serie è composta attualmente da 2 stagioni da 1o episodi ciascuna, con una durata da 15 minuti circa per episodio e lo studio Sharefun Studio, in collaborazione con AHA Entertainment Nurostar, si è occupato di animare l’anime.

La prima in onda è avvenuta nell’aprile del 2018, mentre nel nostro paese è arrivato solamente nel Gennaio 2020, distribuito da Netflix. Attualmente la serie non ha ricevuto un proprio doppiaggio in lingua italiana ed è disponibile sottotitolata.

Non è la prima volta che ci troviamo davanti alla realizzazione di un anime non di origine prettamente giapponese, siccome la Cina è riuscita col tempo a sfornare diverse serie di animazione interessanti e accattivanti, anche se non ha raggiunto un numero elevato di persone.

Scissor Seven avrà rispettato le mie aspettative? Scopriamolo assieme.

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Trama

Seven è un giovane ragazzo che ha misteriosamente perso la memoria. Inizialmente lo troviamo intento a gestire un chiosco di frattaglie, dove è solito dedicarsi alla preparazione dei piatti mediante l’uso di un paio di forbici che egli comanda tramite una sorta di telecinesi.

La sua situazione cambia quando il suo fedele compagno di avventure, un “pollo blu” di nome Dai Bo, lo convince a sfruttare la propria abilità per un obiettivo più grande: quello di diventare un killer professionista e guadagnare il denaro necessario per recarsi nel regno di Stan, la cui tecnologia potrebbe restituire la memoria perduta al ragazzo. Seven decide così successivamente di un aprire un proprio negozio da parrucchiere per nascondere il suo nuovo lavoro da killer che, a causa della sua magnanimità, non sembra gli vada troppo a genio.

Ad accompagnare il nostro protagonista troveremo altri personaggi dal calibro di Xiao Fei, una sorta di piccolo pollo blu di forma sferica in grado di volare, e di Thirteen, una misteriosa combattente mascherata.

Un Battle-Shounen particolare

Surreale, questa è la parola principale che userei per descrivere questa serie. Scissor Seven è una serie molto particolare, non solo per quanto riguarda ovviamente il luogo di produzione e il comparto tecnico, ma soprattutto per quanto riguarda la trama e l’umorismo che ci viene trasmesso. Alcune caratteristiche della serie, per esempio, riprendono in qualche modo il setting che ritroviamo in altre serie di stampo giapponese, come per esempio “Kill la Kill“, dove i combattimenti e gli scenari raggiungono un livello di surrealismo assai elevato.

Seguendo questo filone, posso dire che le scene di combattimento sono intriganti e interessanti, grazie anche ad un certosino uso delle inquadrature che facilitano la visione.

A confronto con un classico battle-shounen, Scissor Seven ci presenta alcuni elementi drammatici, che verranno introdotti durante il proseguimento di trama, in particolare dalla seconda parte delle serie. Per quanto riguarda quest’ultimo, si adatta bene alla struttura della trama, dando alla serie quel pizzico di novità che altrimenti avrebbe potuto sfociare in scenari troppo ripetitivi e rindondanti.

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Non mancano ovviamente le scene comiche e divertenti, che ci strapperanno qualche volta un sorrisino durante la visione. Quest’ultime, come citato precedentemente, verranno a venire sempre meno con lo sviluppare della trama, dove i toni diverranno un pò più seriosi.

Nella seconda stagione vengono riprese ovviamente diversi pregi della prima stagione, facendo però di più spazio per una narrazione molto più continua e lineare tra un episodio e l’altro, continuando quindi il filone che si stava seguendo durante la seconda parte della prima stagione e abbandonando il format degli episodi autoconclusivi. Questo tuttavia lascia comunque spazio al classico umorismo che ci ha abituati la serie precedente, trascendendo però di meno al fantomatico surrealismo e nosense, rendendo le gag più apprezzabili in generale e abbandonando il fenomeno “cringe” che poteva invece crearsi precedentemente.

Comparto tecnico e sonoro

Nel corso degli anni siamo stati abituati a vedere lavori e animazioni da parte di compagnie che non risiedono in Giappone realizzate in modo certosino, che a volte non sfigurano affatto con la controparte del Sol Levante.

Scissor Seven non fa distinzioni per quanto mi riguarda. Le animazioni sono in generale ben realizzate e le scene di combattimento non presentano particolari forzature fastidiose che li possono rendere macchinosi in alcuni frangenti.

Lo stile dei disegni e del character design  seguono quelli che sono i standard e i canoni del battle-shounen, con disegni semplici ma a volte bizzarri che riescono ad appassionare i ragazzini amanti del genere. Un utilizzo abbastanza accurato di colori pastello rendono l’opera ancora più gradevole all’occhio e facile da visionare. Queste caratteristiche vengono riprese nella seconda stagione, dove troviamo un miglioramento generale delle animazioni soprattutto per quanto riguarda le scene di combattimento.

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Per quanto riguarda il comparto sonoro, si adatta molto bene all’atmosfera dell’anime e il doppiaggio dei personaggi, per quanto realizzato in lingua cinese, non risulta fastidioso e si adatta bene allo spirito dei personaggi. Un appunto per riguarda le soundtrack, che mentre nella prima stagione possono diventare ridondanti in qualche frangente, nella seconda stagione abbiamo più varietà di melodie che riescono ad adattarsi al contesto narrato.

Considerazioni e conclusioni

Scissor Seven è una di quelle opere che non ti aspetti, che ti ritrovi nel catalogo del tuo sito di streaming che di solito usi, ma che tralasci per fare spazio ad altre alternative. L’opera di animazione di Xiaofeng He merita sicuramente le sue attenzioni, non a caso è stato anche premiato sia in oriente sia in occidente, inserendosi per la prima volta come opera di produzione cinese tra gli alti ranghi, facendosi successivamente conoscere anche da noi, e di sicuro farà appassionare diverse persone a questa serie.

La normalità e la ragione sicuramente non sono caratteristiche principali dell’anime, catapultandoci direttamente in un universo surreale e alquanto peculiare, non tralasciando però momenti più seriosi durante la continuazione della trama.

In conclusione Scissor Seven è tutto sommato un buon prodotto che riesce a non sfigurare affatto con i suoi simili giapponesi e che riesce a tenere incollati allo schermo gli appassionati del genere del combattimento e dell’umorismo spiccato. Tuttavia, i detrattori del classico battle-shounen si ritroveranno davanti un classico anime “pieno di scazzottate”, che non aggiunge probabilmente nulla di nuovo a quello che già è presente sul mercato. Inoltre un molto elevato, a volte esagerato, umorismo e scene di completo nosense potrebbero non coincidere completamente con quello dello spettatore, ritrovandosi davanti qualcosa sopra le sue righe e che non potrebbero apprezzare pienamente.

Potete guardare entrambe le stagioni di Scissor Seven su Netflix.

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Salve gente, sono Daniele, per gli amici DANYMATT, ho 20 anni, studio Lingue e culture dell'Asia all'università di Torino e sono appassionato di Animazione e cultura giapponese. Non disdegno però assolutamente i videogiochi e gioco molto spesso a FPS e giochi di strategia. (* ^ ω ^)

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