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La trilogia sequel di Star Wars: una retrospettiva – Parte 3

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Siamo quindi giunti alla conclusione del nostro viaggio attraverso il ciclo che avrebbe dovuto dare nuova linfa vitale al franchise creato nel lontano 1977 dalla mente di George Lucas, ma che invece con questo ultimo capitolo ha inevitabilmente piantato l’ultimo chiodo nella bara, almeno dal punto di vista cinematografico, alla saga di Guerre Stellari.

Star Wars: L’ascesa di Skywalker (Star Wars: The Rise of Skywalker), terzo e ultimo film della cosiddetta “trilogia sequel”, vede il ritorno alla regia di J.J. Abrams, già visto dietro la macchina da presa in Star Wars: Il risveglio della Forza, rimpiazzando quindi Rian Johnson. A ricomparire è inoltre il volto di un celeberrimo antagonista del franchise, l’imperatore Palpatine (interpretato ancora una volta da Ian McDiarmid) il quale si scopre essere il vero artefice dietro la costruzione del Primo Ordine.

Determinato a dare inizio alla battaglia conclusiva contro la Resistenza, soltanto gli sforzi combinati di Rey, Poe e Finn possono fermare le brame di potere del malvagio tiranno, grazie anche all’aiuto degli ultimi membri sopravvissuti della Resistenza (tra cui compaiono anche Chewbacca e C3PO) e di un inaspettato Kylo Ren, ora nuovo protetto di Palpatine e Leader Supremo del Primo Ordine.

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Un disastro preannunciato

Come successe nei precedenti capitoli, anche L’ascesa di Skywalker, nonostante soddisfacenti risultati al botteghino (è pur sempre Star Wars, ndr.) già dalla prima settimana di uscita nelle sale venne pesantemente criticato, questa volta non solo dai fan più accaniti del franchise, ma anche dalla critica specializzata e da quella fetta di pubblico che precedentemente aveva difeso la nuova trilogia Disney.

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Queste sfavorevoli opinioni avevano cominciato a prendere forma già all’uscita dei primi scoop durante la produzione del film, alimentando i pregiudizi. Articoli che evidenziavano il repentino cambio di regia, i vari reshoots durante la fase di post produzione, imprevisti cambi di sceneggiatura dovuti a problematiche tra il team creativo e il cast e infine la distribuzione nelle sale in ritardo a causa della pandemia non avevano fatto altro che creare dubbi e interrogativi sulla buona riuscita del nuovo capitolo della saga.

Non a caso dalle prime impressioni della critica, tutt’al più tiepide se non negative, sembrava si volesse fare intendere che quello uscito nelle sale non era affatto il film pensato per essere il vero capitolo finale della nuova saga.

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Molti difetti, ma anche qualche pregio

Malgrado la già sedimentata reputazione bistrattata di L’ascesa di Skywalker, ci sono da riconoscere  alcuni lati positivi. Ad esempio il trio di protagonisti formato da Rey, Finn e Poe presenta delle dinamiche di gruppo ben consolidate e una buona chimica tra i membri che lo compongono, malgrado tutti e tre i personaggi siano dotati di personalità molto diverse tra loro.

Vediamo infatti il gruppo di eroi vivere avventure, raggiungere successi ma anche litigare per via della situazione molto tesa che stanno vivendo, piccoli momenti di umanità a cui lo spettatore, aiutato anche dalle stellari performance di Daisy Ridley, Oscar Isaac e John Boyega, non fa fatica a empatizzare. Altro punto a favore è l’utilizzo dei personaggi più storici e rappresentativi del brand attraverso nuovi e inesplorati archi narrativi e sfumature caratteriali, come succede con l’androide C3PO, che passa dalla spalla comica della vecchia trilogia a personaggio fondamentale per la trama e dotato di una personalità profonda e a tutto tondo.

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Parlando di comicità poi, paradossalmente, questo capitolo riesce a bilanciare egregiamente i momenti divertenti da quelli più seri, aspetto che invece non si può dire per i precedenti capitoli, in special modo Gli Ultimi Jedi, il cui utilizzo del botox al fine di spezzare la tensione lascia parecchio a desiderare.

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Come non scrivere un copione

Malgrado questi aspetti più riusciti della pellicola però L’ascesa di Skywalker risente di grandissime problematiche, soprattutto riguardanti la sceneggiatura e l’intera produzione che c’è stata dietro.

Partiamo analizzando appunto la sceneggiatura: parlando dei protagonisti, come detto precedentemente, gli sceneggiatori sono certamente riusciti a creare personaggi nel complesso variegati e ben consolidati. Il vero problema risulta in quello che effettivamente gli viene fatto dire: durante qualsiasi scambio di battute, ogni cosa che qualunque personaggio dice, soprattutto durante la prima parte del film, consiste in spiegazioni banali di nozioni già conosciute dal pubblico, che servono solo come pretesto per far mandare avanti la trama senza però dare un attimo di respiro alla vicenda che si sta creando.

La quantità di informazioni alla quale è sottoposto il pubblico può risultare addirittura stancante e la sola ragione per cui tale mole di spiegazioni viene detta in così poco tempo forse risiede nella speranza di poter stimolare sempre di più l’attenzione dello spettatore, fallendo miseramente. Ne risentono addirittura i titoli di apertura del film, non a caso i più lunghi della saga, che invece di dare contesto alla vicenda rivelano importanti punti della trama (come appunto il ritorno di Palpatine) che lo spettatore non può ovviamente vedere e deve dare per assodato che siano successi, quasi come se tutte queste informazioni fossero state aggiunte in un secondo momento.

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Somehow, Palpatine has returned

Parlando di aspetti non strutturati nella trama, mettiamo in evidenza il personaggio di Palpatine. Oltre a non avere alcuna spiegazione di come sia tornato in vita, la presenza dell’Imperatore è assolutamente problematica per l’andamento della trama, in quanto il suo piano non ha alcun senso e cambia continuamente obiettivo. Prima ha bisogno che Kylo Ren uccida Rey, poi in un secondo momento vuole che Rey sopravviva per poterla incontrare e assorbire il suo corpo e infine, dopo un ulteriore ripensamento, decide di uccidere la protagonista con le sue stesse mani.

Questo incerto utilizzo di Palpatine fa sembrare la presenza del personaggio quasi come messa a caso, una strizzata d’occhio ai fan della saga da parte di Abrams per avere dei consensi più favorevoli da parte del pubblico.

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L’aspetto che tuttavia più insospettisce di tutta la matassa è la scelta di voler rendere proprio Rey l’erede di Palpatine in quanto sua discendente, rivelando al pubblico che il signore dei Sith è in realtà il nonno di Rey, motivo per cui la giovane ha una tale dimestichezza nell’utilizzo della Forza. Tale rivelazione tuttavia è in contrasto con il messaggio che i primi due capitoli della trilogia sequel volevano far intendere, soprattutto Gli Ultimi Jedi, ovvero che chiunque poteva avere un grande contatto con la Forza e non solo i predestinati come appunto i Palpatine o gli Skywalker.

Certo, tale rivelazione è funzionante nella trama per dare maggior conflitto al personaggio di Rey, in quanto ora consapevole della triste verità di essere imparentata con uno dei peggiori criminali della galassia, ma anche in questo caso sembra essere una scelta fatta all’ultimo, ancora per soddisfare quella parte del fandom di Star Wars integralista che vuole si vengano seguite le regole del canone di Guerre Stellari. 

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Creare un universo senza nessuna linea guida

Se avete seguito questa rubrica, avrete forse avuto modo di notare il trend che la Disney ha utilizzato: consapevole della reputazione dei prequels, si è cercato di realizzare un capitolo il più fedele possibile alla trilogia originale con Il Risveglio della Forza.

Ma una volta che il fandom si è lamentato di questo, si è cercato di creare una storia originale con Gli Ultimi Jedi, dove si è cercato di staccarsi dallo status quo dell’universo di Star Wars per vedere fin dove si poteva sperimentare con il franchise, anche se con varie controversie.

Con L’ascesa di Skywalker invece si è cercato di creare lo Star Wars definitivo, eliminando ciò che era stato precedentemente seminato per lasciare spazio al più sfrenato fanservice, ma al contrario di altri film dello stesso stampo (si pensi a Spider Man: No Way Home) qui eseguito in maniera raffazzonata e poco lungimirante.

Ecco spiegato il ritorno improvviso di Palpatine oppure l’abilità di utilizzare la Forza solo alle famiglie di Jedi come appunto gli Skywalker o i Palpatine, elemento che inevitabilmente mette in secondo piano qualsiasi altro personaggio che non sia un Jedi o un Sith, quali appunto Finn, che aveva tutti i presupposti per poter diventare un coprotagonista mentre invece è diventato praticamente un personaggio di contorno, oppure Poe Dameron, che non ha mai avuto alcun tipo di evoluzione nel suo arco caratteriale come invece doveva essere previsto ed infine Rose, personaggio talmente odiato nel film precedente che in questo film è relegato in una scena da neanche dieci secondi.

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Se non fosse per i credits che attestino un qualche ingegno creativo a fine film, sembrerebbe che la sceneggiatura di questa pellicola sia stata fatta da un’intelligenza artificiale, in quanto malgrado abbia la potenzialità di toccare tutti i punti per essere un valido film, risulta essere un film sciatto, disconnesso e poco originale. Si può persino percepire la disperazione nella ricerca affannosa dell’attenzione del pubblico quando vengono presentate non una, non due, ma ben quattro finte morti (Chewbacca, C3PO; Kylo Ren e Rey) solo per cercare di tenere alto l’interesse degli spettatori e allungare ancora di più la storia con qualche mediocre cliffhanger.

Degno di nota anche l’utilizzo spropositato della Forza, che qui viene usato come mero espediente di trama; Palpatine infatti riesce a lanciare onde energetiche che riescono ad abbattere intere navi imperiali, Kylo Ren riesce a letteralmente resuscitare Rey con la sola imposizione delle mani e così via. Vero, la Forza è un qualcosa di sfuggente e altamente astratto, ma il suo utilizzo spropositato per meri escamotage narrativi demistifica un potere come quello della Forza e ovviamente viene a meno la sospensione dell’incredulità.

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Quello che i fan si meritano

Questo film ha messo in repentaglio il franchise di Star Wars, in quanto ha progetti futuri legati al brand pronti ad essere distribuiti cinematograficamente oppure li ha trasferiti nel mercato del dello streaming on demand, dove però si sono riscontrati inaspettati successi che stanno pian piano facendo rinascere l’universo espanso di Star Wars, come con The Mandalorian o il più recente Andor

Difficile trovare l’origine di un disastro così catastrofico. Indubbiamente, la produzione de L’ascesa di Skywalker è stata ostacolata per tutto il periodo della sua realizzazione, anche da incidenti di causa naturale. La morte dell’attrice Carrie Fisher, storica interprete della principessa Leila, nel mezzo delle riprese, il cui personaggio doveva essere uno dei punti nevralgici durante la prima stesura della trama del film (doveva essere Leila infatti ad indirizzare Kylo Ren verso il Lato Chiaro della Forza) ma è doveroso ammettere che una parte della colpa è stata proprio del fandom incontentabile, che per anni è andato contro ogni singolo aspetto di questa trilogia.

Sicuramente, visto singolarmente, è un film d’intrattenimento che fa il suo dovere, ovvero d’intrattenere, e sicuramente esistono film hollywoodiani peggiori, ma è indubbio che come parte del filone cinematografico di Guerre Stellari risulta un grave insuccesso di un’azienda multimiliardaria che non ha saputo gestire con coerenza un progetto amato da milioni di persone. Ma è quello che noi fan apparentemente ci meritiamo.

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Giornalista freelance e articolista a tempo perso, penso che anche i film, fumetti e videogiochi hanno qualcosa da raccontare se si scava un pò più in fondo e non ci si ferma alla semplice copertina.

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