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Luci ed ombre delle community nei videogames

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Luci ed ombre delle community nei videogames 1

Introduzione

Da diversi anni, quello delle community intorno ai videogiochi, è un fenomeno che si è espanso e trasformato. Da spazi di discussione intorno ai titoli, sia fisici che all’interno di forum online, oggi si integrano anche le esperienze virtuali in game, come quelle FPS competitive o MMO.

Come per tutte le esperienze collettive umane, i risvolti di questi fenomeno sono molto variegati e come si può ben immaginare, mettere d’accordo tutti è estremamente complicato. Per questo, nonostante si parli di attività ludiche il cui obiettivo dovrebbe essere quello di divertirsi ed alimentare la propria passione, sono ben noti casi di abusi e violenza anche in quest’ambito.

Le community nei videogames

Di fatto, non c’è una grande differenza tra un match online in Call of Duty e la vostra riunione di condominio. Magari giusto quel senso di impunità che hanno alcuni utenti dato dal semianonimato che il filtro di internet offre. Diciamo che Franco, il condomino del 4c, se avesse gli stessi privilegi virtuali, potrebbe sentirsi incentivato a non tenere per sé quei pensieri sessisti che ha da tempo nei confronti di Teresa, l’inquilina del 2a.

Ma quindi le community online sono tutte spazzatura? Gli utenti che si raccolgono attorno ad un titolo comunemente amato sono costretti in un eterno ciclo di vessazione e abuso? E qual è la community più tossica di tutte? Se siete tra quelli che non vogliono essere turbati dalle brutte storie, leggete fino alla fine perché potreste avere delle sorprese.

Il fenomeno delle community online

Le community virtuali come fenomeno sociale hanno un loro funzionamento specifico che si discosta in un certo modo dalla loro controparte del mondo fisico. In questa tesi, per esempio, si affronta l’argomento sostenendo che gli utenti di una community online decostruiscano certi confini sociali per via dell’anonimato e di una conseguente ridotta autoregolazione. Il fatto poi che molte caratteristiche degli utenti siano nascoste, come etnia, genere o età, permette loro di ricreare una diversa gerarchia basata su parametri totalmente distinti.

Le community videoludiche si estendono anche a forum e sezioni commenti

Il paper parla poi della costruzione della community grazie a due elementi: il primo é la definizione di significati condivisi che servono ad ovviare la mancanza della comunicazione non verbale. In parole povere, l’uso di emoticon e azioni descritte attraverso il testo. Questo perché lo studio è basato su IRC e analizza la community di una chat testuale. Magari parlando di community online, ciò a cui pensate sono gli insulti nella chat vocale di un match di COD, ma è importante ricordare che la community di un titolo è presente anche nei forum, nei commenti degli account di informazione, nelle chat degli streamer.

Il secondo è invece l’uso di sanzioni sociali che in base ad uno specifico sistema di norme e regole, stabiliscano le punizioni per coloro che le contravvengano. Nel caso delle community online si fa largo uso di kick, kill e ban e la loro applicazione viene affidata ai moderatori, utenti con privilegi che monitorano la community e prendono provvedimenti in caso di comportamenti scorretti.

Questo è un paper del 1991, quindi nel frattempo il fenomeno si è molto evoluto, ma grossomodo mantenendo sempre questi caratteri generali.

Ultimamente, le community sono molto polarizzate

Soprattutto credo ci sia un rapporto di interdipendenza tra la ridotta autoregolazione dovuta all’anonimato e la polarizzazione che stiamo vivendo negli ultimi anni, ma lo ammetto, questa è una mia personale speculazione. Però mi sembra curioso che ci sia una riduzione delle capacità lessicali nelle discussioni e contemporaneamente la scomparsa di tutte quelle valutazioni e critiche ai videogiochi diverse da “capolavoro assoluto” o “immondizia ingiocabile”. Il tutto supportato spesso da community altrettanto polarizzate e apparentemente incapaci di analisi critica.

Le community tossiche esistono…

È difficile stabilire quale sia il videogame con la community più tossica di tutte, visto che è complicato fare una esaustiva raccolta dati su tutti gli incidenti e stabilire parametri univoci per categorizzare quali siano esattamente i comportamenti da considerare “tossici”. Più che altro per fare una valutazione in tal senso, ci si basa sulla percezione degli utenti.

Patch.com, in una top 5 (EDIT: tra la scrittura e la pubblicazione di questo articolo, il contenuto citato é stato reso indisponibile dall’autore originale. n.d.a.), cita Call of Duty, League of Legends, DOTA 2, Rainbow Six e Counter Strike: Global Offensive. I comportamenti rilevati sarebbero insulti razziali, minacce di morte, doxxing, abusi verbali e accuse di cheating. In certi casi si parla anche di aggressioni verbali e kill dirette verso membri dello stesso team perché considerati non all’altezza.

La Top 5 delle community piú tossiche

Queste pratiche appesantiscono notevolmente l’esperienza per gli utenti esistenti e scoraggiano l’ingresso di nuovi utenti. Perché io, utente inesperto che deve affrontare da zero la curva di apprendimento di un nuovo gioco, dovrei tollerare il nonnismo dei veterani della community?

Un paper della tedesca Offenburg University (da un articolo di Polygon) riporta una statistica basata su due studi che coinvolgono Valorant e Overwatch.

Il primo studio segue una streamer su Overwatch che in 19 incontri presi in esame riceve molestie generiche e un’altra streamer su Valorant che in 9 incontri subisce molestie sia generiche che sessuali.

Il secondo studio invece si concentra su Valorant e prende in esame 4 soggetti per 30 incontri ciascuno. Sui complessivi 120 incontri, si sono verificati 82 casi di molestie sessuali. Commenti a sfondo sessuale e insulti sono stati riscontrati in 17 match. Oltre alla tossicità incentrata sulla sessualità, è stato rilevato l’uso di parolacce in 97 incontri e molestie verbali generiche in 31.

Lo studio prende in esame le community di Overwatch e Valorant

Come detto precedentemente, la tossicità varia in base alla percezione, quindi è interessante a tal proposito un sondaggio condotto da Casino.ca in cui vengono raccolte le opinioni di 4000 gamer con almeno 6 ore di gioco a settimana. Viene indicato Call of Duty come il titolo con la community più tossica, seguita da League of Legends e Counter Strike. Se però consideriamo la piattaforma di gaming, COD si conferma al primo posto su Xbox e Playstation, mentre League of Legends passa al primo posto su PC. Secondo posto per COD su Pc, League of Legends su PS e Fortnite su Xbox. Mentre al terzo posto, Counter Strike su PC e FIFA sulle console di Microsoft e Sony.

Questi sono solo pochi esempi per mostrare ciò che vediamo quotidianamente nei forum, nelle chat, nelle notizie e nelle live. E potremmo quasi essere tentati di pensare che le persone sono orribili, che il mondo sia popolato di bulli e che non ci si possa fare niente, ma in realtà il problema è che la nostra psicologia tende a tenere in memoria tutti questi episodi negativi, scabrosi o morbosi, mentre tende a cancellare tutto il resto. Sebbene in tutto il resto ci siano un sacco di esempi meravigliosi.

Casino.ca ha analizzato le diverse community in un interessante sondaggio

…Ma le community positive sono molte di più (e molto più cool)

Citare l’immondizia digitale che appesta le comunità di videogiocatori era d’obbligo. Ma vorrei che il messaggio principale di questo articolo sia mosso dall’enorme potenziale che hanno le community quando si uniscono per raggiungere uno scopo condiviso. Ci sono innumerevoli testimonianze di come le persone in rete si siano riunite intorno alla passione per un videogame e abbiano tirato fuori il meglio aiutando concretamente a migliorare il mondo.

Warframe

Come ad esempio la testimonianza di Keith Stuart, giornalista del Guardian, che in questo articolo racconta come Warframe, videogioco dello studio canadese Digital Extremes, si sia rivelato un rifugio sicuro per il figlio neurodivergente Zac. Il gamplay in sé non è troppo dissimile da un Destiny, The Division o FFXIV Online, ma a mantenere alta l’attenzione di Zac è proprio la community estremamente accogliente ed amichevole.

Il timore di Keith era che attraversando l’adolescenza e passando da titoli piú “infantili” come Minecraft o Fortnite a altri più maturi e con atmosfere meno giocose o cartoonesche, Zac potesse finire in ambienti o community tossiche che lo avrebbero emarginato o bullizzato per il suo modo di interagire con gli altri.

Warframe ha una delle community migliori

Ed è proprio sotto questo aspetto che Warframe si è rivelato diverso da tutti gli altri. Il team di sviluppo aveva chiaro sin dagli inizi dello sviluppo che mantenere una community sana sarebbe stato fondamentale per la buona riuscita del titolo, anche perché non avendo fondi per fare grandi investimenti nella parte di tutorial, si incoraggiavano gli utenti ad interagire tra di loro per scambiarsi informazioni nelle chat e nei forum.

Inoltre, il team di sviluppo è molto attivo nelle chat in-game e nei canali Discord, fanno una live settimanale con interviste e discussioni, organizzano un meeting annuale e applicano un regolamento per le interazioni tra gli utenti. Con il tempo queste community crescono sviluppando un clima di mutuo aiuto ed accoglienza, convertendosi in quei rifugi sicuri che tutti noi vorremmo che fossero, sia che siamo principianti o giocatori con esperienza.

Black Girl Gamers e PMS Clan

Questi sono due esempi di community tutte al femminile che rispondono a quel retropensiero diffuso che fa: “il gaming è roba da maschi”. La risposta non potrebbe essere più chiara ed un rotondissimo NO!

Black Girl Gamers è un’azienda, fondata da Jay-Ann Lopez, che all’inizio altro non era che una community online per videogiocatrici nere che si sono andate unendo a partire da un gruppo Facebook aperto nel 2015. Jay-Ann aprì il gruppo perché appassionata di videogiochi fin da giovane, ma in difficoltà nel trovare altre ragazze nere che condividessero la sua stessa passione.

Black Girl Gamers é una community per le videogiocatrici nere

La community è cresciuta nel tempo, arrivando ad organizzare eventi fisici ed avere dei panel nei PAX festival. Nel 2020 aveva 20k followers su Twitter e 10k su Twitch (che oggi sono diventati 42k). Nel 2019 Jay-Ann ha ricevuto il premio Women in Games Campaigner of the Year di MCV/Develop.

PMS Clan (inizialmente Psychotic Man Slayers, cambiato in Pandora’s Mighty Soldiers quando il gruppo ha cominciato ad attrarre le attenzioni degli sponsor) è una community di giocatrici multipiattaforma il cui obiettivo dichiarato è cambiare la percezione che il gaming competitivo sia dominato dagli hardcore gamer maschi. Per poter entrare nella community, oltre ad essere una donna, è necessario giocare a titoli che permettano incontri online e tornei. Si può spaziare dagli MMO, al racing e agli sparatutto.

Questi gruppi sono estremamente importanti nel processo che sta cercando di riequilibrare i diritti di genere e permettono alle donne di reclamare spazi esclusivi e rappresentazione in ambiti fortemente influenzati dagli uomini e dai loro gusti.

PMS Clan é un'altra community tutta al femminile

La community Minecraft dell’Ospedale Pediatrico di Seattle

Se siete dei bambini e siete costretti a passare lunghi periodi in un ospedale, sicuramente vi annoierete parecchio. Ma se oltre a questo, avete pure poca possibilità di interagire con gli altri, le giornate diventano una tortura infinita.

Per questo, nel 2024, con la collaborazione tra l’Ospedale Pediatrico di Seattle, Mojang Studios e Hive Games, è stato realizzato il primo server privato di Minecraft pensato proprio per i pazienti dell’ospedale, perché avessero modo di dar sfogo alla creatività e al contempo interagire con gli altri anche nei casi in cui non potessero allontanarsi fisicamente dalla propria stanza.

All’interno del server di gioco, l’intero ospedale è stato ricreato dal Dott. Herny Ou, che ha speso oltre 500 ore del proprio tempo libero per completarlo. Questo strumento, oltre ad essere un aiuto a disposizione dei pazienti per socializzare, aiuta con la riabilitazione, riduce lo stress, allevia l’ansia e in generale migliora il tasso di riuscita di trattamenti ed operazioni.

Minecraft e la sua community sono spesso protagonisti di esempi positivi

Questo non è un caso isolato. Il programma Minecraft Hospital Heroes riunisce diversi partner del H2O Esport Campus, un’area di oltre 12000m2 dedicati al gaming nel cuore di Amsterdam, in un evento in cui si ricreano diversi ospedali in scala reale all’interno di un server Minecraft. L’evento serve a raccogliere fondi per varie associazioni e nella sua prima edizione ha raccolto oltre 20000 euro ricostruendo vari ospedali olandesi.

E se il tema delle iniziative sociali basate su Minecraft vi intriga, leggetevi questo articolo di Daniele Mantegna sul progetto The Uncensored Library di Reporter Senza Frontiere.

FFXIV Online: dalla pandemia Covid ai terremoti di Turchia e Siria

Tutti noi ricordiamo la pandemia. Alcuni come il periodo più nero della propria vita, altri come un’esperienza che ci ha ricordato come ci siano altre cose oltre il lavoro. Personalmente, mi ha permesso di scoprire quel capolavoro che è No Man’s Sky, su cui mi chiusi pesantemente. Tutto senza ovviamente voler sminuire tutte le sofferenze, le perdite e i lutti che moltissimi hanno subito.

Tra le cose che la pandemia ha usato per prenderci a schiaffi c’è stato anche l’isolamento sociale. Che se sei un asociale introverso come lo sono io, è una cosa che ti disturba poco, ma se sei un animale da festa e il contatto umano è più importante dell’aria che respiri, potrebbe essere il tuo peggiore incubo.

La community di Final Fantasy XIV Online ha affrontato la pandemia in maniera creativa

Ed è per questo che un paio di utenti di Final Fantasy XIV online hanno avuto la brillante idea di organizzare un ritrovo digitale per la community, con un evento principale incentrati su musica e socialità, The Tavern, ed un secondo evento intorno a tematiche esclusivamente adulte, Endless Nights Events. Niente quest, niente loot, niente NPC. Solo contatto con gli altri per attenuare il senso di solitudine di tutti quelli che si sono ritrovati chiusi in casa con il bisogno di contatto umano.

Un’altra bellissima storia attorno a FFXIV Online è quella dell’Eorzea Rescue: un evento in cui 30 band si sono esibite in un concerto all’interno del mondo di gioco. L’evento é stato organizzato dalla community Bards & Bands per raccogliere fondi per le persone colpite dai terremoti in Siria e in Turchia. L’iniziale obiettivo di 1000$ è stato sforato molto velocemente e l’evento, a cui si poteva assistere direttamente in-game o attraverso la live dedicata su Twitch, si è chiuso con un totale di 3600$.

Sempre la stessa community ha anche organizzato concerti per beneficienza all'interno del gioco

Quella volta che un giocatore di No Man’s Sky salvò il suo personaggio grazie alla community

Come ho già accennato, No Man’s Sky è per me un titolo incredibile a partire dal suo concept procedurale che lo rende impossibile da completare. Le modalità si sono arricchite nel tempo, ma una in particolare sembra aver sempre avuto abbastanza successo: la Permadeath. Il vostro personaggio è sempre un viaggiatore che sta esplorando la galassia, ma in questa modalità, se il vostro personaggio muore, il salvataggio viene cancellato, quindi è possibile che si verifichino momenti di grande tensione in cui la vita del vostro personaggio è in pericolo e l’ansia di perdere tutte le vostre ore di gioco si fa molto tangibile.

Ed è in questa situazione che si è trovato un utente, Spirited_Ad3028, che sperduto su un pianeta, senza carburante e senza risorse, non sapeva come poter decollare con la propria astronave, apparentemente condannato a morire abbandonato su quel sasso digitale.

Ciò che questo utente ha fatto a questo punto, è stato chiedere aiuto alla community su Reddit. E la community si è mossa. Per tre mesi ci si è arrovellati tutti insieme su come poter salvare il malcapitato protagonista di questa storia. Molti hanno proposto di farsi dare le coordinate per organizzare una missione di salvataggio, ma Spirited ha rifiutato, in quanto gli sarebbe sembrato di barare.

La community di No Man's Sky e quella volta che salvó la "vita" di un utente

C’è stato talmente tanto movimento intorno a questa faccenda, che persino Sean Murray, l’ideatore del gioco, ha ricaricato una clip sui propri canali social.

Dopo tutto questo tempo, in cui il giocatore sembrava avere solo la possibilità di restare seduto nella propria astronave aspettando di esaurire l’ossigeno, qualcuno ha finalmente suggerito di smontare lo scanner per ottenere i materiali necessari a produrre il carburante per ripartire.

E fu così che la community di Reddit salvò letteralmente un giocatore di No Man’s Sky dalla morte (digitale).

Cosa impariamo da queste storie?

In un’intervista del ’76, Bob Marley diceva “Le persone che cercano di rendere questo mondo peggiore non si prendono un giorno di riposo. Perché dovrei farlo io?”.

Io credo che tutti in fondo si rendano conto di quanto sia facile lasciar scorrere le proprie frustrazioni verso gli altri, perché è un’azione semplice che ci da un’immediato senso di sollievo. Aiutare invece, aiutare davvero, è più complicato. Per farlo dobbiamo cercare di superare il nostro dolore e la frustrazione, ed è una cosa che non siamo progettati per fare. Ma è una cosa su cui si può fare pratica. Che si può imparare.

Le community possono essere tossiche, ma anche molto positive per i videogiocatori

Se potessi portare un messaggio con quest’articolo, vorrei che fosse il seguente. Anche in qualcosa di apparentemente molto banale come appartenere ad una community di videogiocatori, ci si presenta una scelta: possiamo essere quelli che cercano di rendere questo un mondo peggiore. Oppure no. È così semplice.

In un’attualità in cui siamo sempre connessi e anche il videogame sembra destinato ad essere always online, dobbiamo ricordarci che all’altro capo della nostra connessione internet ci sono altre persone come noi, che amano, che soffrono, che sognano. E noi dobbiamo scegliere come entrare nelle loro vite.

Nel bene o nel male.

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Luci ed ombre delle community nei videogames 8

Appassionato di videogiochi fin dall'infanzia, dategli un puzzle game o uno story driven con dei begli enigmi e si galvanizza, ma se gli parlate di FPS multiplayer online si addormenta.
Ha messo le mani su pc e console a partire dall'Atari 2600 e attualmente gioca su XBox Series X.
Potete trovarlo anche su Instagram e YouTube, su cui porta avanti un canale a tema videogames che si chiama La Tana di Yoshi.
Vive in Andalusia e oltre ad essere uno scarso ma appassionato bassista, è istruttore di kitesurf.

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