Recensioni

Marvel’s Spider-Man 2, la recensione: essere migliori, insieme

Se anni fa mi avessero chiesto di parlare di una delle mie storie preferite dell’arrampicamuri di casa Marvel, sinceramente non avrei mai pensato di mettere nel mezzo del discorso Marvel’s Spider-Man 2.

Il seguito della storia di Peter Parker secondo Insomniac Games in collaborazione con Marvel mette radici su un solidissimo terreno già ampiamente assodato con il primo capitolo, i suoi DLC e soprattutto con lo spin-off sul neonato Spider-Man di Miles Morales. Il risultato? Un capitolo spettacolare che impara da quasi tutti gli errori del passato e migliora l’esperienza di gioco, equilibra trama e attività secondarie e regala emozionanti rimandi a chi, come me, legge dell’amichevole Spider-Man di quartiere da anni.

Sedetevi comodi, perché Marvel’s Spider-Man 2 ha moltissimo da raccontare, e spero di essere un ottimo tramite nel condividere quella che reputo la più bella trasposizione videoludica del ragno della casa delle idee.

Salviamo il mondo

Marvel’s Spider-Man 2 riprende la storia dei nostri due Spider-Men dopo circa sei mesi dagli eventi narrati in Marvel’s Spider-Man Miles Morales. Peter è diventato un insegnante e vorrebbe convivere con MJ, mentre Miles sta tentando di trovare un equilibrio tra la sua nuova vita e quella di un adolescente in ingresso al college.

ADV

Le vicende del titolo di Insomniac Games si focalizzano su un duplice dualismo dettato da una cadenza di eventi serratissima, esplorando sia la vita privata che supereroistica di Peter e Miles. Gli eventi e lo scorrere del tempo in Marvel’s Spider-Man 2 sono ben ritmati e a mio avviso decisamente più coinvolgenti rispetto a quelli del primo capitolo, fin troppo prolisso in alcune sue parti.

L’aspetto più amazing di questo pacing viene dettato da un crescendo narrativo senza precedenti in un videogioco di genere supereroistico, che più o meno dalla metà delle vicende inizia a raggiungere altezze vertiginose, per culminare poi in quella che considero essere una spettacolare e ben servita sorpresa nella sua interezza.

Il mio entusiasmo è dettato dalla quantità di riferimenti all’universo dell’Uomo Ragno e dall’enorme sorpresa di ritrovarmi davanti a rivisitazioni di tantissimi personaggi dello Spider-Verso (uno tra questi Venom, ma ce ne saranno molti altri), pur sempre rimanendo coerenti e creando una sorta di effetto wow sempre più consistente dalla seconda metà del titolo in poi.

Tra cacciatori e simbionti

Marvel’s Spider-Man 2 vuole riprendere nelle idee quanto raccontato ne “L’ultima caccia”, presentando Kraven come una minaccia per New York City. La sua pericolosità risiede nella volontà di voler morire combattendo contro un degno rivale, e trova in New York City un plausibile terreno di caccia dove poter coronare il suo desiderio.

ADV

Se ne “L’ultima caccia”, l’obiettivo di Kraven era fin da subito scontrarsi con Peter Parker, qui quello di Insomniac intraprende una via più caotica e arriva al nostro arrampicamuri solo dopo aver sfidato la morte scontrandosi contro una serie di vecchie conoscenze di Spider-Man.

C’è poi Venom, la sua presenza non è un mistero ed è stata svelata sin dal primissimo trailer, ormai due anni fa, ma il modo in cui Peter entra in contatto con il simbionte nero è davvero interessante e sorprendentemente inaspettato.

Due è meglio di uno

L’aspetto narrativo di Marvel’s Spider-Man 2 lavora per caratterizzare al meglio i personaggi di Peter e Miles, rendendo il lavoro di Insomniac Games un vero gioiello per essere un videogioco sui supereroi.

Il dinamicissimo duo si dimostra fin da subito affiatato, grazie a una scrittura dei personaggi piuttosto fedele alla loro controparte cartacea. Sulle prime battute non nascondo che lo spazio dato a Peter e ai personaggi che gli ruotano intorno mette in ombra un bel po’ il carisma di Miles, che viene rilegato per lo più a faccende secondarie, a incarichi di poco conto, quasi come se gli si volesse forzatamente attaccare l’etichetta dello Spider-Man secondario, e non comprimario.

ADV

Questo aspetto si evolve in parte con il proseguire dell’avventura, ma in realtà è evidente come il focus principale di Marvel’s Spider-Man 2 sia soprattutto sulla vita privata di Peter, completamente scissa e contesa tra il dovere che sente di avere per la propria città, il rapporto con la sua ragazza, MJ, e con il suo migliore amico ritrovato, Harry.

Nel mentre, Miles cerca di arrangiarsi da solo, ma anche lui riscontra una serie di problemi con la sua identità segreta, tra il dover scrivere la lettera di ammissione per il college, imparare a dare il giusto tempo agli impegni privati e, soprattutto, superare la morte del padre per mano di Martin Li. La sua figura non riesce a decollare mai del tutto mettendola a paragone con quella di Peter, ma nonostante questo il nuovo Spider-Man riesce a essere ciò di cui Peter ha bisogno per liberarsi dei fantasmi del passato.

Può sembrare confusionario, specie se nell’equazione mettiamo in mezzo tutti i personaggi che ruotano intorno ai due Spider-Men, ma Marvel’s Spider-Man 2 ha in realtà solo bisogno di tempo, lasciando il giusto spazio a entrambi i personaggi di evolversi. Percorreranno strade completamente diverse, che si ricongiungono in un bellissimo crescendo di eventi volto a salvare New York prima dal pericolo di Kraven il Cacciatore e poi da Venom.

Essere un amichevole Spider-Man di quartiere

La vicenda principale è intervallata con la stessa identica formula del primo capitolo, offrendo incarichi di salvataggio, raccolta di collezionabili e missioni secondarie. L’unica novità risiede nel fatto che, durante queste fasi, è possibile intercambiare liberamente Peter e Miles, giocando con uno o l’altro e svolgendo attività di contorno pressoché invariate rispetto ai precedenti capitoli.

ADV

Qui si intravede probabilmente lo scoglio più grande della produzione, che prova solo in minima parte a migliorare ciò che già nel 2018 con Marvel’s Spider-Man e nel 2020 con Miles Morales risultava una spina nel fianco. Gli incarichi secondari sono infatti abbastanza ripetitivi, rendendo l’open world di Marvel’s Spider-Man 2 privo di inventiva, salvo qualche missione di contorno che offre spunti interessanti e risvolti anche abbastanza rilevanti a livello di trama.

Dove il comparto open world lascia un po’ a desiderare perché non reinventa assolutamente nulla, c’è da dire che invece Insomniac Games ha decisamente preso il massimo dei voti sull’aspetto prettamente ludico.

Marvel’s Spider-Man 2 ripresenta il sistema di movimento già adottato con i predecessori, aggiungendo però le Ali di Ragno, che permettono di planare e di sfruttare i flussi d’aria per muoversi tra i palazzi di Manhattan e Brooklyn.
A questo si aggiunge anche una personalizzazione piuttosto minuziosa del modo in cui i nostri amici ragni dondoleranno per NYC, grazie alla possibilità di regolare per esempio la fisica in fase di dondolamento, utile per controllare al meglio Peter e Miles sfruttando particolari slanci altrimenti impossibili da realizzare.

Anche il sistema di combattimento, basato sempre sul concetto di attacca-schiva-contrattacca, introduce delle grandi novità, come per esempio il sistema di parata oppure l’uso dei poteri, che si affianca a un uso dei gadget molto più intuitivo.
Queste novità diversificano tantissimo l’esperienza di gioco rispetto ai precedenti titoli sul ragno di Insomniac Games, rendendo i combattimenti molto più variegati del premere quadrato per attaccare e cerchio per schivare.

Articoli che potrebbero interessarti

I poteri sono innanzitutto unici e di due nature sia per Peter che per Miles, e consistono in attacchi speciali che si ricaricheranno continuando a incrementare il contatore delle combo. Sono selezionabili tenendo premuto il tasto L1 insieme a uno dei quattro pulsanti del DualSense, e l’azione viene svolta nell’immediato senza che si debba aprire una sorta di ruota dei poteri. Analogamente, anche i gadget funzionano allo stesso modo con l’ausilio del tasto R1, trovando una dimensione molto più appropriata rispetto al primo capitolo che nella scelta del gadget interrompeva il flusso del combattimento proprio per l’apertura della ruota dei gadget con conseguente blocco dell’azione.

Il sistema di parata, volgarmente detto parry, consiste invece nel parare l’attacco in una determinata finestra temporale per respingerlo e procedere con un contrattacco, meccanica che si integra nel modo corretto in un videogioco di natura prettamente action.

Come i predecessori, anche in questo capitolo è presente una progressione a livelli utile a sbloccare punti abilità da spendere in non uno, non due ma ben tre alberi delle abilità; uno di questi è comune tra i due Spider-Men e gli altri due specifici per ognuno. Immancabili poi i potenziamenti dei gadget e della tuta, che offrono nel primo caso migliorie generiche nell’utilizzo in combattimento degli accessori e nel secondo caso passive utili a migliorare parametri quali forza, mobilità o salute.

L’esperienza pad alla mano di Marvel’s Spider-Man 2 diverte tantissimo, riuscendo a rendere appagante il menar le mani per tutta l’interezza del titolo laddove specialmente il primo capitolo peccava. Ho notato in generale un grande rinnovamento e un certo senso di freschezza, per quanto Marvel’s Spider-Man 2 sia a tutti gli effetti un classicissimo videogioco d’azione con un sistema di combattimento che fa ancora tanto l’occhiolino al free-flow system reso celebre dalla saga Arkham della controparte DC.

Good morning New Yorkers

In Marvel’s Spider-Man 2 ci troviamo a giocare in una New York City un po’ più completa rispetto alla sola Manhattan vista in precedenza. Ad essa infatti si aggiungono Brooklyn e parte del Queens, quartieri della Grande Mela al di là dell’East River, ingrandendo il terreno di gioco (o la zona di caccia, come la definirebbe Kraven) di quasi il doppio.

Nuovi quartieri sono ora raggiungibili, ed è qui che si trova tra l’altro la casa di zia May, ora di proprietà di Peter Parker, o la Brooklyn Visions Academy, l’high school di Miles Morales. Questi hanno una conformazione ben diversa rispetto ai grattacieli su cui siamo abituati a dondolare per Manhattan, basti pensare che per esempio il quartiere Astoria (che corrisponde alla parte del Queens nell’immaginario di Insomniac) è una zona per lo più di villeggiatura, con case molto basse tra cui diventa essenziale l’uso delle Ali di Ragno.

A questo proposito, ho trovato un level design intelligentemente pensato per integrare all’uso della ragnatela quello delle Ali di Ragno: il risultato è un mix di acrobazie in una New York molto più variegata, colorata e densa rispetto ai precedenti capitoli. Dondolare tra i grattacieli del distretto finanziario, lanciarsi con un sistema di catapulta da un lato all’altro dell’East River e planare nel verde del quartiere di Astoria è non solo divertente, ma diventa parte integrante dell’esperienza di Marvel’s Spider-Man 2.

Ed è questo il motivo per cui non ho mai sfruttato la funzionalità di viaggio rapido, se non per provarla curioso dell’integrazione e della velocità per passare da un estremo all’altro della mappa con un’animazione davvero molto bella. In realtà girare per New York City è parte integrante dell’esperienza che vuole offrire Marvel’s Spider-Man 2 perché permette di impersonare i ragni a 360 gradi offrendo un’esperienza davvero appagante.

I due Spider-Man si muovono in modo diverso, ognuno dondola con proprie animazioni e effettua acrobazie differenti, come è differente la sensazione di peso che Peter e Miles danno nel momento in cui si lanciano da un tetto e volteggiano in spettacolari acrobazie. La verità è che tutt’ora, anche dopo aver raggiunto il 100% del gioco, ho ancora voglia di quel sistema di movimento per girare una città dai colori meravigliosi, dalle sfumature incredibili e con un senso di vita ancora più accentuato rispetto ai predecessori.

La meraviglia tecnica di Marvel’s Spider-Man 2

Non è una sorpresa: i titoli PlayStation Studios a loro modo sanno fare miracoli e Marvel’s Spider-Man 2 li concentra principalmente in due aspetti: il frame-rate granitico nonostante l’elevata risoluzione e l’incredibile velocità in cui ci si può muovere per la Grande Mela.

Il titolo di Insomniac Games presenta due modalità di gioco, quella grafica e quella prestazioni. La prima permette di giocare il titolo in 4K nativo, con un framerate fisso a 30 frame per secondo e con un uso della tecnologia Ray Tracing davvero sbalorditivo, azzarderei unico del suo genere su console. La seconda invece predilige ovviamente i 60 frame per secondo, mantenendo comunque una risoluzione di 1440p e garantendo comunque il Ray Tracing, seppur meno definito di quello della modalità grafica.

Per i pannelli che supportano il VRR, Marvel’s Spider-Man 2 permette l’utilizzo di questa tecnologia per aumentare il frame-rate, così come è disponibile una modalità a 120Hz.

Ma la grafica non è mai stata per me la vera novità di questa generazione di console, bensì la sua enorme velocità. La potenza di calcolo della console di casa Sony unita alla sua incredibile unità SSD permettono di viaggiare a una velocità davvero sbalorditiva senza mostrare il minimo cedimento. Il viaggio rapido sopracitato e l’immediatezza dell’entrare in gioco non sono nulla rispetto alla soddisfazione di poter volteggiare e planare per tutta la città senza che il gioco ceda e soprattutto mantenendo la qualità e la pulizia visiva nell’interezza delle fasi di spostamento, renderizzando non solo palazzi ma anche chi vi ci abita e il traffico, rendendola finalmente viva e degna del suo soprannome: la città che non dorme mai.

Non è ovviamente tutto oro quel che luccica, perché per quanto New York possa essere bella e i costumi dei due Spider-Man abbiano dei dettagli e una cura nelle texture oserei dire maniacale, lo stesso non posso dire dei volti e in particolar modo delle animazioni facciali. Certo, riconosco che non sia decisamente il focus di una produzione simile, ma vista la cura riposta nel comparto narrativo mi aspettavo sinceramente delle espressioni e una resa facciale in linea di massima migliore.

Ottimo invece è l’adattamento e il doppiaggio italiano, in grado di mantenere sempre i toni del racconto coerenti con gli avvenimenti e il corso della storia. Pecca un po’ invece nella composizione della colonna sonora: in Marvel’s Spider-Man 2 non vi sono tracce particolarmente memorabili al di là del tema principale, ma posso dirvi senza fare troppi spoiler che una sua particolare e misteriosa rivisitazione l’ho invece particolarmente apprezzata.

Nessuna menzione d’onore per il DualSense, che avevo invece particolarmente trovato azzeccato nel capitolo di Miles Morales perché integrato per lo meno durante il gameplay. In Marvel’s Spider-Man 2 il feedback aptico è sì presente ma risulta essere per lo più una generica vibrazione, mentre i trigger adattivi sono praticamente rilegati solo a minigiochi.

La migliore trasposizione videoludica di Spider-Man

Sì, lo dico senza preoccupazioni. Il lavoro di Insomniac Games è un tributo enorme e una lettera d’amore per tutti i fan dell’Uomo Ragno, rendendo questo titolo la migliore trasposizione videoludica di Spider-Man.

È vero, tra i due Spider-Men solo uno è al 100% della sua forma, ma la narrazione di questa avventura e il suo energico e divertente gameplay compongono insieme un eccellente mix che regala nella sua totalità più di una trentina di ore di divertimento.

Marvel’s Spider-Man 2 è a tutti gli effetti un sequel consapevole del primo capitolo e di quello su Miles Morales e riesce a migliorare i ritmi di narrazione andando a costruire una storia più concentrata ma paradossalmente più ricca di contenuti rispetto a quella del suo predecessore e ponendo a mio parere un nuovo standard nel panorama dei videogiochi supereroistici, a patto che venga però sensibilmente svecchiata la componente open world per essere riempita con attività con più mordente.

Marvel's Spider-Man 2
GAMEPLAY E LONGEVITÀ
9
COMPARTO GRAFICO E SONORO
9
COERENZA E CURA DEL DETTAGLIO
9.5
Pros
La miglior trasposizione videoludica di Spider-Man
Gameplay migliorato rispetto al primo capitolo
Comparto narrativo superiore alle aspettative, sorprendente e avvincente
Hardware PlayStation 5 sfruttato egregiamente
Cons
Struttura open world ancora carente
9
VOTO
Seguici su tutti i nostri social!
CondividI
Simone Montanaro

Sviluppatore software di professione, Simone inizia la sua carriera videoludica già dall’infanzia, crescendo nel mondo PlayStation e seguendo le orme del padre. Predilige per lo più opere con una forte componente narrativa e adora immergersi nei panni dei protagonisti che va via via a giocare. Adora alternare momenti ludici con la visione e/o lettura di opere orientali, ma non si rifiuta di approcciarsi alle novità!

  • Articoli recenti

    Bridgerton – Stagione 3: la recensione in armocromia

    La serie Netflix guilty-pleasure-di-molti-serieprefe-di-pochi, Bridgerton, è finalmente sulla bocca - e gli schermi - di…

    % giorni fa

    X-Men 97, la recensione: I fumetti ripartano dall’animazione

    Con la recente acquisizione dei diritti cinematografici dei personaggi degli X-Men, da anni in un…

    % giorni fa

    Dead Island 2, la recensione: sangue e non-morte tra le strade di Los Angeles

    È ormai da diversi anni che lo sviluppo di un videogioco tripla A stia risultando…

    % giorni fa

    Indika, la recensione: nell’anima di una suora

    Ero rimasta abbastanza colpita dall'annuncio di Indika, ma allo stesso tempo dubbiosa sui suoi contenuti…

    % giorni fa

    Deadpool: Il buono, il brutto e il cattivo, la recensione: Ridi, Pagliaccio

    Deadpool parte alla ricerca delle sue origini assieme a Wolverine e Capitan America. In questa…

    % giorni fa

    Che cos’è il City Pop? Nascita e Rinascita di un genere musicale

    Se una macchina del tempo mi trasportasse nel Giappone di metà anni '80 non credo…

    % giorni fa